Il cartello farmaceutico/alimentare: Quando farci ammalare diventa un business irrinunciabile. Il caso Ogm e Monsanto

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“La Monsanto è il primo produttore di OGM al mondo. Questa multinazionale americana, infatti, attualmente possiede il 90% degli OGM presenti a livello mondiale, ed anche i brevetti sulle sementi geneticamente modificate e sui fertilizzanti chimici. Essa crea sementi sterili che vanno riacquistate ogni anno e resistenti ai soli erbicidi da essa stessa prodotti con l’unico scopo di non perdere mai il primato mondiale nel mercato. È una delle aziende più controverse della storia industriale. Partendo dalla sua fondazione nel 1901, nel corso degli anni questa multinazionale, nata come industria chimica, è stata accusata di negligenza, frode, attentato a persone e cose, disastro ecologico e sanitario, utilizzo di false prove; eppure oggi questo pericoloso gigante della biotecnologia, che si pubblicizza come azienda della “scienza della vita”, è leader mondiale sfruttando non solo una comunicazione ingannevole, ma soprattutto i rapporti di collusione con i vertici politici e amministrativi USA, che gli permettono una politica di pressioni e corruzioni. È senza precedenti, infatti, il numero dei propri dirigenti passati a ruoli dirigenziali di organi di controllo governativi, ed è per questo che oggi continua indisturbata ad esportare ed imporre in tutto il mondo il pericoloso modello dell’agricoltura transgenica, avendo in mano la sorte dei nostri alimenti, e quindi, di conseguenza, delle nostre vite.”

” Il cibo deve essere prodotto per essere mangiato, e non solo per essere venduto. Ne va della sovranità alimentare dei popoli; ne va della nostra libertà, e soprattutto della nostra salute” commenta Alessandro.

“Invece non è dato sapere quali saranno in futuro gli effetti degli OGM sulla salute dell’ambiente e delle persone, ma per ora è certo che essi sono di proprietà di multinazionali che mirano a controllare il nostro cibo su scala globale, per vendercelo alle loro condizioni. Il libro ed il documentario “Il mondo secondo Monsanto” smascherano questi processi perversi e mettono in guardia sul futuro del cibo. Anniston in Alabama, dove aveva sede la Monsanto, era stata in passato di- chiarata una città modello, ed è stata resa invece una città fantasma, dove intere famiglie si ammalavano, bambini nascevano con malformazioni. Le sostanze chiamate PCB prodotte dalla Monsanto, infatti, hanno causato vere e proprie stragi, dato che si accumulano nella catena alimentare e soprattutto negli organi e nei tessuti degli animali. Nel 2001, oltre 3.600 abitanti di quella città che si sono ammalati di tumore hanno citato la Monsanto per una contaminazione di PCB. Stando ad un rapporto reso pubblico e riportato nell’inchiesta della giornalista francese, la Monsanto aveva riversato, durante quarant’anni, migliaia di tonnellate di rifiuti contaminati in un ruscello ed in una discarica a cielo aperto nel centro del quartiere nero della città, pur sapendo bene i sicuri rischi per chi viveva nelle vicinanze, mangiava pesci di quel fiume o prodotti agricoli dei campi circostanti. La cosa più vergognosa è proprio questa: la Monsanto sapeva che i PCB rappresentavano un grave rischio per la salute quarant’anni prima che essi siano stati definitivamente vietati. Il canale di Snow Creek in cui l’azienda ha scaricato i rifiuti, partiva dallo stabilimento e attraversava la città prima di riversarsi nei corsi d’acqua. Era acqua inquinata, e la Monsanto non ha mai detto niente, creando quindi il massimo del danno ambientale e umano. Dall’inchiesta della Robin è emerso che la FDA ha effettuato test sui pesci pescati alla confluenza di quei corsi d’acqua, ma ha emesso il divieto di pesca solo diversi anni dopo, per non suscitare sospetti contro la Monsanto e cercare di risolvere il problema con discrezione senza informare il pubblico. Solo anni ed anni dopo l’azienda è stata condannata a pagare settecento milioni di dollari di danni ed interessi, ed a garantire la bonifica della città, una cifra irrisoria rispetto ai danni provocati, anche perché gli è stato permesso di continuare ad operare ed espandersi, e ai responsabili dell’azienda non è stata comminata una sola giornata di carcere grazie alle collusioni con il governo e la complicità con esso.

La Monsanto infatti gode delle coperture governative perché lavora a stretto contatto con gli strateghi del Pentagono per sviluppare l’utilizzo di alcuni suoi prodotti come armi chimiche. Tra il 1961 ed il 1971, infatti, la Monsanto ha prodotto l’Agente Arancio, un erbicida la cui pericolosità è ampiamente nota, tanto che durante la guerra del Vietnam questo defoliante verrà sparso in modo massiccio dall’aviazione americana sopra le foreste vietnamite; le conseguenze si fanno sentire ancora oggi, con numerosi tumori e malformazioni neonatali nella popolazione vietnamita e con diverse conseguenze fra i numerosi veterani americani, che negli anni ‘70 hanno agito con una class action contro i produttori dell’Agente Arancio. La Monsanto – insieme ad altre sei aziende – si ritrovò così ad essere la principale accusata di avvelenamento. Nel 1987, i sette produttori dell’Agente Arancio furono condannati a pagare 180 milioni di dollari ad un fondo di compensazione destinato ai soldati americani. Durante questo processo si scoprì che la Monsanto aveva falsificato i documenti grazie agli appoggi di cui godeva per nascondere la pericolosità della diossina nei suoi prodotti. Anche la pubblicità ingannevole dell’erbicida Roundup ha garantito alla Monsanto una duplice condanna: una negli USA ed una in Francia, per affermazioni menzognere stampate sull’imballaggio di questo erbicida totale, descritto come «biodegradabile» e «buono per l’ambiente»”.

“È davvero vergognoso!”, esclama Carluccio con tono grave.

“Ma non è tutto! Tra le cose più eclatanti che ha causato la Monsanto: ha praticamente eliminato dalla cartina geografica un altro paesino di villeggiatura, chiamato Time Beach, nei pressi di Saint Louis, dove aveva una sede quell’industria chimica. Un fatto talmente incredibile, che dovrebbe essere considerato uno dei maggiori scandali degli Stati Uniti, ossia la produzione e lo svernamento nell’ambiente da parte della Monsanto della diossina, la molecola più pericolosa e tossica mai inventata dall’uomo. Hanno dovuto far evacuare la zona, ma quando era ormai troppo tardi. Centinaia di persone si sono ammalate: donne, bambini, giovani, lavoratori, per essere venuti a contatto con quella sostanza. Il governo fu addirittura costretto ad acquistare interamente Time Beach, come riportato nel libro Il mondo secondo Monsanto, e fu lo stesso Reagan a congelare il dossier di Time Beach, prova incontrovertibile del legame tra i grandi gruppi industriali ed il governo americano (ed ecco che abbiamo la dimostrazione che è sempre tutto collegato e che i personaggi e gli interessi sono sempre gli stessi).”

“Questo discorso è avvilente”, afferma Carluccio.

“Permettimi di portarti un ultimo esempio dei tanti che potrei ancora fare. All’inizio degli anni ‘90 la Monsanto commercializza il suo primo prodotto frutto delle biotecnologie: il Prosilac, un ormone della crescita bovina destinato ad aumentare del 20% la produzione di latte delle mucche. L’ormone causa delle mastiti e delle infiammazioni alle mammelle, perciò gli allevatori sono costretti a somministrare degli antibiotici di cui si ritrovano tracce nel latte. Oggi, secondo te, perché io non bevo latte vaccino e non mangio carne? È diventata causa di tumori forse più delle sigarette stesse. Ed in tanti lo sanno, ma nessuno lo dice. Sulle sigarette scrivono: «il fumo uccide»; dovrebbero farlo anche sulla carne, perché gli scienziati sono categorici a riguardo, e gli alimenti che somministrano a questi animali negli allevamenti intensivi sono tossici e cancerogeni per l’uomo.

Tu, che ora sei informato, riusciresti ad affidare ad aziende del genere la responsabilità di produrre i cibi che mangi? Indipendentemente dagli studi specifici sugli Ogm tu ti fideresti della Monsanto che quegli Ogm li produce dopo aver saputo come opera e quanto può essere cinica e spietata la sua politica che ha il profitto come unico interesse a danno di tutto il resto ?

“No, certo che non mi fiderei più!”

“Ecco, vedi, perché ora sei informato, ed è per questo che loro vogliono evitare che la gente sappia: perché vogliono che continuiamo a consumare i loro prodotti tutti i giorni senza associare il singolo prodotto all’azienda produttrice. Pensa che oggi la Monsanto sta facendo di tutto per ribaltare le normative europee sul marchio OGM obbligatorio, con l’appoggio anche del nostro governo e di un’opera di disinformazione e censura su questi argomenti che non ha eguali.”

“Ma come si può reagire a tutto questo?”

“Bisogna informarsi! Gli italiani sono tra i popoli meno informati. A questo riguardo infatti c’è stata una manifestazione globale, la Marcia contro Monsanto e gli OGM, che si è svolta sotto totale black out mediatico, e supportata solo da quanti hanno usato twitter per raccontare cosa stava accadendo dagli Stati Uniti al Canada, all’Austria, alla Germania, al Giappone. La manifestazione si è tenuta anche in Europa, ma l’Italia non ha partecipato, e non certo perché a noi piaccia farci avvelenare ma sempre per lo stesso discorso: non ci informiamo, non sappiamo e non agiamo. ”

“Assurdo!”

“Le collusioni con il governo americano sono talmente consolidate ed evidenti che è stata fatta una legge apposta per proteggere Monsanto: si chiama proprio “Monsanto Protection Act”, firmata da Barack Obama il 26 marzo 2013, e consente al dipartimento dell’Agricoltura di dare il via libera alle multinazionali per la vendita di semi OGM, mettendole al riparo da qualsiasi azione legale da parte dei contadini e dei consumatori.”

Ecco un altro esempio dello spietato mondo del cartello farmaceutico/alimentare.

Tratto dal libro “Azzannate le iene” di Francesco Amodeo

Il cartello farmaceutico/alimentare: Quando farci ammalare diventa un business irrinunciabile. Il caso del dolcificante aspartame.

aspartame

Il più dannoso e sconosciuto conflitto d’interessi al mondo è quello delle multinazionali del farmaco che sono allo stesso tempo multinazionali alimentari. Chi genera profitto vendendo farmaci non dovrebbe, nella maniera più assoluta, avere le mani anche su ciò che arriva sulla nostra tavola o si rischia di trovare in commercio alimenti dannosi che inducono patologie al fine di costringere l’ignaro consumatore a rivolgersi poi all’industria farmaceutica per ottenere la “cura”. Il caso dell’aspartame è un esempio concreto di questo perverso meccanismo.  Cosa intendi per “caso aspartame” ? “L’aspartame è un edulcorante, un dolcificante presente nella maggior parte delle bibite light e zero delle più importanti industrie, come la Coca Cola, ed è presente in una infinita gamma di prodotti alimentari e farmaceutici, dal chewingum senza zucchero allo yogurt, dalle caramelle agli antibiotici e agli sciroppi, ed in tanti altri prodotti light.  Il Centro di Ricerca sul Cancro della Fondazione Europea di Oncologia e Scienze Ambientali «Ramazzini» ha effettuato un lungo lavoro scientifico che ha dimostrato, e anzi confermato senza alcun dubbio, il potenziale di pericolosità dell’aspartame, ed ha ipotizzato un legame tra le sostanze rilasciate dal metabolismo dell’aspartame e l’aumento dell’incidenza di tumori cerebrali. Lo sanno bene anche gli americani: molti di loro si sono addirittura riuniti in un’associazione «vittime dell’aspartame», che ha condotto e sta ancora portando avanti una battaglia contro questo dolcificante. Il dibattito sull’uso di aspartame negli alimenti si è riacceso nel 2005 con la pubblicazione di uno studio promosso dalla California Environmental Protection Agency, che ha evidenziato un aumento dell’incidenza di linfomi e leucemie nei topi femmina a seguito di assunzione di bassi dosaggi di questa sostanza. L’aspartame è poi fonte di fenilanina, che per alcuni organismi intolleranti a questa sostanza potrebbe essere pericolosissima: infatti, se leggi sulle bibite è riportata in stampatello proprio la dicitura “Contiene fonti di fenilanina”. Il problema è che anche chi usa questi prodotti abitualmente non ci ha mai fatto caso perché non è mai stato informato su cosa sia questa sostanza, e quali danni potrebbe causare alla salute. I ricercatori dell’istituto Ramazzini, che è l’unico che abbia preso in considerazione l’uso di aspartame fin dai primi cicli di vita, seguendo la storia clinica dei topi fino al loro decesso naturale, ha rilevato rischi in particolare per i bambini anche a dosi pari alla metà della dose giornaliera ammissibile fissata dalla normativa internazionale vigente.                   Renditi conto della gravità di questi dati. Stimo parlando di bambini, e non più di topi. In pratica, nessuno può dire che questa sostanza non faccia male, ma si limitano a dire che fa male se vengono superate certe dosi; ed intanto è sempre più presente nei nostri alimenti.” “Ma come si fa a controllare quando si supera quella dose, e stiamo quindi ingerendo un veleno per l’organismo ?” “Non lo puoi sapere. L’unica speranza è che grazie a questi ulteriori studi, l’agenzia europea EFSA, sotto obbligo della Commissione Europea, dovrà rivalutare la sicurezza sull’aspartame. Intanto la gente ed i bambini continuano a consumarlo, e c’è la possibilità che questi poteri forti, che hanno interesse a commercializzarlo a tutti i costi, riusciranno nuovamente ad insabbiare la questione.” “Assurdo! Mio figlio utilizza quei prodotti. Io utilizzo quei prodotti.” “Lo so! Tutti noi li abbiamo utilizzati prima di esserci informati, ma la gente non lo immagina, i medici stessi ne sanno poco, le TV ed i giornali hanno, raramente, passato queste notizie.”  “Ma com’è possibile che sia stato messo in commercio?” “È possibile per il discorso che facevamo prima. Ci sono dei gruppi di potere che non solo controllano queste industrie, ma anche chi dovrebbe controllare i prodotti commercializzati dalle industrie farmaceutiche ed alimentari che li producono. Quindi, se il prodotto rende economicamente, si trova il mondo di farlo autorizzare e lo si mette sul mercato senza alcuno scrupolo. Tanto, se ti ammali hanno già preparato anche i medicinali da venderti.” “Puoi dimostrare concretamente la veridicità di quello che mi stai raccontando?” “Certo. Chi pensi che abbia contribuito a mettere in commercio l’aspartame? Qualche scienziato? Qualche medico? Qualche ricercatore? La fortuna del dolcificante si deve, negli anni ‘ 80, a due personaggi: Ronald Reagan e Donald Rumsfeld (Bilderberg, Trilaterale e CFR, PNAC).” “E cosa c’entrano loro? Rumsfeld non era Segretario alla Difesa degli StatiUniti ? Quello conosciuto per aver dichiarato che in Iraq c’erano armi di distruzione di massa quando non era vero?” “Esattamente! Egli è anche un membro permanente del Bilderberg e della Trilaterale, ed è addirittura colui che nel 1997 ha fondato, con altri esponenti della destra ultraconservatrice statunitense, il PNAC – Project for a New American Century (Progetto per un Nuovo Secolo Americano) – per rilanciare il dominio dell’America sul mondo intero, con un’agenda imperiale di espansionismo e dominio globale delle forze armate USA, che si prefigge di sfidare i regimi ostili agli interessi e ai valori americani. Prova a leggere le dichiarazioni deliranti dei membri del PNAC sui documenti ufficiali. Attualmente credo che sia tra le più influenti lobby del mondo in campo militare, ed ha avuto un ruolo determinante nella decisione di dichiarare guerra all’Iraq per i motivi che sappiamo, e che poi sono stati smentiti dalla realtà. Rumsfeld fu anche inviato speciale di Ronald Reagan in Vicino Oriente. Fu in questa veste che incontrò Saddam Hussein, all’epoca sostenuto dagli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran. Risale a quell’epoca, infatti, il famoso video in cui Rumsfeld stringe la mano a Saddam, che poi attaccherà qualche anno più tardi. Personaggio coerente ed affidabile, vero? Come Reagan tra l’altro, che ha avuto quasi tutti membri del CFR  e del Bilderberg nella sua amministrazione, ed ha sempre appoggiato queste lobby ed i grandi conglomerati industriali.”  “Infatti non capisco proprio cosa c’entrino questi pericolosi personaggi con i prodotti contenuti nelle bibite e negli alimenti.” “Chi vuole controllare il mondo deve prima di tutto controllare gli alimenti. Uno dei presidenti delle organizzazioni che ho nominato lo disse chiaramente: “se controlli il petrolio controlli le nazioni, se controlli il cibo controlli i popoli”. La Food and Drug Administration inizialmente aveva ritenuto l’aspartame dannoso per l’organismo. Un’inchiesta proprio della FDA, che stava dimostrando le incongruenze tra quanto dichiarava la Searle – l’azienda produttrice – ed i reali rischi legati al consumo di quel prodotto, fu sospesa ufficialmente per aver superato i limiti di tempo e di budget, ma è ovvio che in realtà fu sospesa perché avrebbe rischiato di bloccare un prodotto che fruttava miliardi e miliardi di dollari ai potenti che lo commercializzavano. Accadde così che nel 1981 Reagan sostituì il capo dell’FDA con un dirigente del Pentagono, mentre Rumsfeld, parallelamente, fu mandato a dirigere proprio la Searle (che è allo stesso tempo sia un’industria farmaceutica che alimentare). Ed è così che, con queste due persone nei ruoli chiave, l’aspartame sarà approvato dalla FDA e rimesso in commercio.                                                               Dopo questa operazione, che fruttò a Rumsfeld un mare di soldi, la Searle fu poi acquistata dalla Monsanto, la più controversa e dannosa industria agroalimentare del mondo in mano alle élite. Su quest’ultima avrei tanto da raccontare, avendo letto un’inchiesta giornalistica pazzesca dal titolo “Il mondo secondo Monsanto” svolta dalla giornalista, scrittrice e regista francese Marie-Monique Robin, vincitrice di molti prestigiosi premi e mai smentita dai diretti interessati, nonostante la gravità delle sue denunce.” Tratto dal libro “Azzannate le iene” di Francesco Amodeo

Germania, Francia e la truffa del 3%: Ecco le prove dell’inganno all’Italia.

libro amodeo

Appello agli europei: denunciamo l’inganno del 3% e la truffa della Germania

Tenendo conto che:

Il vincolo che inchioda i paesi europei all’austerity, che blocca la spesa sociale, che non permette agli stati e ai comuni di poter spendere a deficit neanche nelle emergenze; il vincolo che ha causato l’aumento dell’iva, che ha impedito allo Stato di pagare le aziende creditrici causando così la chiusura di centinaia di imprese colpevoli di aver generato crediti con la pubblica amministrazione e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro; il vincolo che causa il dilagare dei suicidi tra gli imprenditori, è stato deciso quasi 35 anni fa in meno di un’ora senza basi teoriche e senza nessuna valutazione tecnica da un funzionario, ai tempi non ancora trentenne, del governo francese di Francois Mitterand per dei loro interessi interni.                                           Non si tratta di un delirio complottista ma di quanto riportato dal Sole 24 ore riprendendo quanto già dichiarato dal quotidiano tedesco “Frankfurter Allgemeine Zeitung” e prima ancora dal francese “Aujourd’hui en France –Le Parisien”.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-01-29/parla-inventore-formula-3percento-deficitpil-parametro-deciso-meno-un-ora-102114.shtml?uuid=ABJHQ0s

E’ stato proprio lo sconosciuto funzionario francese ad aver confessato che quel parametro non ha alcuna base scientifica e che rispondeva solamente alle esigenze del governo francese degli anni 80 che aveva l’esigenza di contenere il deficit causato dalle promesse elettorali ed evitare ulteriori spese pubbliche all’impazzata.                               A dicembre del 1991 quella regola fu promossa da francese ad europea entrando a pieno titolo nei parametri di Maastricht senza sollevare nessuna obiezione da parte dei governi e da allora non è mai più cambiata nonostante 25 anni di notevoli cambiamenti economici e sociali. Ma al di la delle modalità assurde e inaccettabili che hanno visto la nascita di questo parametro, la cosa ancora più scandalosa è che non è mai stato applicato allo stesso modo a tutti i paesi dell’Unione europea ma anzi è stato applicato con una disparità senza precedenti come dimostra il fatto che la Commissione Europea (entità che non rappresenta i cittadini europei) ha raccomandato al Consiglio Europeo (altra entità non investita da legittimità popolare)di prorogare i termini per la correzione del disavanzo eccessivo per sei paesi (Spagna, Francia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia) escludendo l’Italia da tale beneficio.

http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-13-463_it.htm

E allora viene istintivo chiedersi come mai? Perché è rimasta esclusa da questa richiesta di proroga da parte della Commissione ed anzi nel 2009 è stata avviata una procedura per disavanzi eccessivi nei confronti del bel paese in grosse difficoltà? Perché la Commissione ha richiesto addirittura una proroga non di un anno ma di due anni per la Francia e per la Spagna per consentire ai due paesi di porre fine alla situazione di disavanzo eccessivo rispettivamente entro il 2015 ed entro il 2016 dando loro una significativa boccata d’ossigeno negata ad altri paesi in gravi difficoltà? Sul sito della Commissione Europea scrivono che:

“Uno Stato membro può ottenere una proroga del termine per correggere un disavanzo eccessivo, senza che si passi alla fase successiva della procedura per i disavanzi eccessivi, purché: si sia verificato un evento economico sfavorevole con importanti conseguenze negative per lo Stato membro soggetto a procedura per i disavanzi eccessivi, che gli impedisce di rispettare il termine per la correzione del disavanzo eccessivo.”

Perché per l’Italia fu, invece, attuata la procedura per disavanzi eccessivi? Un paese che ha un tasso di disoccupazione pari al 12,9% (la più alta da 35 anni) con la disoccupazione giovanile (15-24 anni) che ha raggiunto il 42,24 % per un totale di 3.293.000 di senza lavoro costretti a vivere ai margini della società. Con i dati che mostrano che da gennaio a dicembre del 2013 in Italia hanno chiuso 72.367 imprese del commercio. Con una produzione industriale ai minimi storici, per non parlare del dato più macabro che ha registrato nel 2013 il picco di suicidi di imprenditori a causa della crisi con la media di uno ogni due giorni e mezzo, portando complessivamente ad oltre 150 il numero delle persone che si sono tolte la vita per motivazioni economiche spesso legate all’insolvenza dello Stato. Possibile che un paese colpito dalla crisi in questo modo non possa essere considerato un paese “con eventi economici sfavorevoli con importanti conseguenze negative per lo Stato membro soggetto a procedura per i disavanzi eccessivi, che gli impedisce di rispettare il termine per la correzione del disavanzo eccessivo.”                                                                                                     Sono stati i nostri Governanti a non richiedere tale procedura o ci è stata negata?

Nell’uno o nell’altro caso quali sono le ragioni che giustificherebbero una tale negligenza e quali sono le responsabilità di chi ha negato ossigeno al malato terminale? Perché alla Francia che non vive le nostre difficoltà è stato permesso di sforare tale vincolo ed avere una proroga? (nel 2014 dichiarerà di non poter rispettare neanche la proroga rimandando il tutto al 2017)                                                                                 Analizziamo quali potrebbero essere i fattori determinanti: La Francia ha un rapporto debito/pil più basso del nostro ma sicuramente non meritevole, infatti nel 2013 era superiore al 92%.                                                                                                            Ma al di la di tutto non potrebbe essere questo il motivo dato che la proroga per il rientro del disavanzo è stata richiesta dalla Commissione anche per il Portogallo che nel 2013 aveva un rapporto debito/pil del 123,7% quindi quasi pari al nostro. Possiamo quindi scartare l’ipotesi che la nostra esclusione dal beneficio della proroga sia dovuta al nostro alto debito come vorrebbero gli economisti del sistema ed i seguaci dell’Europa buona e giusta anche perché non è specificata in nessun trattato la relazione tra il debito di un paese e la sua possibilità di avere accesso ad una proroga sul rientro del disavanzo. Detto questo ci troviamo davanti ad una realtà per noi inaccettabile. La possibilità o meno di una proroga viene scelta in maniera del tutto arbitraria.                                                                                                                             Ma da chi? e chi si può opporre a questa scelta?

Oggi l’Italia ha un rapporto deficit/pil pari al 2,6% ben al di sotto del 3%. Per arrivare ad una riduzione così drastica in pochi anni ha dovuto massacrare di tasse i cittadini, aumentare l’iva, bloccare i pagamenti alle aziende. Ma perché?

L’Italia è attualmente tra i pochi paesi europei a rispettare questo vincolo. La Francia nel 2012 era comodamente ferma al 4,7 – mentre l’Italia aveva già due punti di meno – ed è ancora ferma ben al di sopra del 4%. Il Portogallo nel 2012 era fermo al 5% per poi scendere di mezzo punto. Per non parlare della Spagna che nel 2012 era al 7% o dell’Irlanda al 8,3%.

 http://www.soldionline.it/infografiche/infografica-il-fiscal-monitor-dell-fmi

Ma allora noi perché abbiamo avuto in quel periodo tanta fretta, da costringere il Governo a tagliare e tassare senza sosta per ridurre quel rapporto?

Perché nel 2009 abbiamo avuto la procedura per disavanzi eccessivi e non abbiamo mai avuto proroghe? Perché Renzi, addirittura,corre dalla Merkel per chiedere il permesso, non di sforare o avere una proroga, ma semplicemente di poter passare dal nostro 2,6% al 3% per recuperare alcuni miliardi di euro indispensabili in questo periodo. In pratica stiamo elemosinando alla Germania la possibilità di restare all’interno dei parametri imposti mentre gli altri scorazzano indisturbati ben al di fuori, alcuni di loro senza avere neanche la mortificazione di essere definiti Piigs, come nel caso dei francesi.                                                                                                     Immaginate se noi decidessimo di sforare, non più di altri, ma arrivando per esempio al pari della Francia nel rapporto deficit/pil. Sapete quanti miliardi di euro il nostro Governo avrebbe immediatamente a disposizione già da domani mattina? Fatevi i calcoli. Se Renzi ha bisogno di uno 0,4% per recuperare oltre 6 miliardi quanti ne potrebbe recuperare salendo di oltre un punto e mezzo che ci separa dal deficit francese? Ecco come si potrebbero risolvere dal giorno alla notte gran parte dei problemi che ci sbattono su tutte le prime pagine, senza apparente soluzione (imu, iva, esodati, ecc.)

Il famoso giurista di fama internazionale Giuseppe Guarino, professore emerito di Diritto amministrativo alla Sapienza di Roma e già Ministro delle Finanze e dell’Industria definisce il Fiscal compact e quindi il pareggio di bilancio incostituzionale ed illegittimo secondo gli stessi Trattati europei e lo fa documentando le motivazioni in un saggio di 76 pagine zeppe di riferimenti legislativi e rimandi giurisprudenziali evidenziando la necessità di far cadere con effetto immediato questo vincolo esigendo il rispetto del proprio diritto alla corretta ed integrale applicazione del Trattato, cioè dell’art. 104 C TUE, oggi 126 TFUE”.

 Tenendo conto che:

Il fiscal compact è stato firmato da un presidente del Consiglio di un governo tecnico non eletto dai cittadini ma espressione dei vertici delle più spietate lobby finanziarie (Bilderberg, Trilaterale, Goldman Sachs, Brugel).

 Tenendo conto che:

La crescita economica tedesca fra il 2000 e il 2003 era stata nulla mentre la disoccupazione cresceva. Nel primo decennio dell’euro (1999-2008) il debito pubblico tedesco è aumentato dal 61% al 67% del Pil al contrario di quello di molti Pigs, Italia compresa, il cui debito nello stesso periodo scendeva dal 113% al 106% del Pil questo perché dal 2000 al 2005 (badate bene), prima dello scoppio della crisi del 2007 la spesa pubblica tedesca è aumentata di circa 120 miliardi di euro, una cifra che fu allocata per circa 2/3 (90 miliardi di euro complessivi) in sussidi alle imprese e in politiche attive per il mercato del lavoro. Le spese per l’istruzione invece aumentarono di soli 8 miliardi e quelle per l’edilizia popolare di 3. In pratica la Germania che per 4 anni di seguito sforò la regola del 3% nel rapporto deficit/pil aveva finanziato a deficit le proprie imprese in aperta violazione del Trattato di Maastricht spendendo soldi pubblici per rendersi competitiva con le scorrette riforme Hartz – che quindi vanno inquadrate come il classico aiuto di stato vietato dai trattati – che porteranno ad un abbattimento del costo del lavoro tedesco, a colpi di precarietà con la flexicurity e i mini job, che determinarono un declino dei salari nominali e reali tedeschi che scesero fra il 2003 e il 2009 di circa il 6%.                                                                                         Una svalutazione reale finanziata con sussidi diretti e indiretti al sistema produttivo tedesco. Queste azioni di vero e proprio dumping sociale avviate in Germania furono decise unilateralmente, senza consultare “i fratelli europei” violando palesemente l’articolo 119 del Trattato di Funzionamento dell’UE (TFUE).

Tenendo conto che:

Che la Germania giocasse sporco lo avevamo già intuito quando l’ex Ministro delle finanze greco Nicos Christodoulakis denunciò a suo tempo che il Governo tedesco non aveva incluso gli ospedali nel settore pubblico falsando quindi i suoi conti dell’entrata nell’euro. Visto che il lupo perde il pelo ma non il vizio, la Germania non ha mai smesso di finanziare le sue imprese in violazione dei trattati europei. In pochi sanno – dato che i media e i politici tendono a glissare su questo argomento – che la banca pubblica tedesca creata nel dopoguerra dagli alleati per gestire i fondi del piano Marshall è diventata oggi il più importante strumento di politica industriale del paese ed una delle più grandi e potenti banche del mondo la Kreditanstalt fuer Wiederaufbau, (KfW) cioè Istituto di credito per la ricostruzione.

La KfW ha da decenni il ruolo di motore e finanziatore dello sviluppo, ossia quel ruolo che i falchi di Berlino e di tutta l’Eurozona non vogliono attribuire alla Banca Centrale Europea.

A trarne vantaggio è il solo sistema tedesco. Il rating di questa banca è ottimo, pari a quello dei Bund tedeschi, per cui alla KfW non è difficile approvvigionarsi a tassi bassissimi quasi esclusivamente sui mercati mondiali dove negli ultimi anni ha realizzato in media emissioni per circa 80 miliardi di euro come riportato in un articolo di Repubblica del 11 Febbraio 2013 dal titolo “così funziona il motore della Germania”.

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2013/02/11/news/kfw_cos_funziona_il_motore_della_germania-52371618/

La KfW appartiene per l’80% alla Repubblica federale e al 20% ai Lander (ossia i 16 stati federati della Germania, sempre soggetti pubblici) e svolge molti compiti di finanziamento del settore pubblico, non solo finanziando le piccole-medie imprese, ma rendendosi artefice di salvataggi di aziende e banche come nel caso della Ikb collassata a causa dei mutui subprime. Salvataggi che ad altri Paesi non sarebbero stati permessi ma che Berlino continua a far passare come interventi non pubblici, a dispetto della proprietà al 100% pubblica dell’istituto, e sostenendo dei costi che restano al di fuori del perimetro del bilancio federale e che quindi non figurano nel debito pubblico tedesco.

Compiti e operazioni che, invece, in altri Paesi figurerebbero nei conti statali incidendo nel rapporto debito/pil in maniera considerevole infatti, conteggiando le spese di questa che può essere definita la Cassa depositi e prestiti tedesca, la Germania sfiorerebbe il 100% nel rapporto deficit/Pil come ha fatto notare l’economista Alberto Bagnai su “il Fatto Quotidiano” spiegando che: “questa operazione è consentita dai criteri contabili Esa95, che escludono dal computo del debito pubblico quello delle società pubbliche che coprono i propri costi per oltre il 50% con ricavi di mercato. La KfW rientra in questo criterio, ma ciò non toglie che se qualcosa le andasse storto, sarebbe il governo federale a garantire le sue obbligazioni, esattamente come gli altri Bund.”

 http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/23/germania-solo-berlino-puo-truccare-conti-%20eurozona-terra-di-disuguaglianza/718024/%20)

In pratica anche se i tedeschi hanno trovato il modo per aggirare le norme resta il fatto che si tratta di operazioni estremamente scorrette e di vere e proprie falsificazioni dei conti. Alla luce di queste nuove realtà cambia completamente l’immagine dell’Italia definita un paese spendaccione, che vive al di sopra delle proprie possibilità, nei confronti della Germania definita invece oculata e sempre attenta alla propria spesa per tenere i conti in ordine, infatti, se andiamo a vedere qualche grafico ufficiale ci rendiamo conto che dal secondo trimestre del 2007, ossia quando è ufficialmente scoppiata la crisi dei subprime e delle banche che negli anni successivi hanno chiesto aiuto agli Stati, facendo quindi incrementare il debito pubblico che nell’Eurozona è passato dal 60 all’80% l’Italia è stato il paese che ha visto crescere meno di tutti, nell’area euro, il debito pubblico nominale (quello che comprende anche il tasso di inflazione).Dalla metà del 2007 a metà 2013, ha avuto un incremento del 27%. Nello stesso periodo il debito pubblico della Germania dove, come abbiamo visto,non viene conteggiata l’ingente quota della KfW ha avuto, invece, un incremento del 34%. Questo nonostante negli stessi anni la Germania abbia generato un’inflazione inferiore di cinque punti rispetto all’Italia e abbia pagato tassi sul debito molto più bassi rispetto al nostro paese (da qui lo spread). E la Francia? Nel frattempo ha visto crescere lo stock di debito del 57%, anch’esso vicinissimo ai 2 mila miliardi di euro. Ha mantenuto un elevato e continuo sforamento del vincolo del 3% senza subire una procedura d’infrazione.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-12-03/il-debito-pubblico-e-peccato-originale-italia-dati-dicono-che-cresce-meno-tutti-paesi-euro-mentre-pil%E2%80%93110537.shtml?uuid=ABDnIYh

Incrociando questi dati emerge che le nuove misure del Governo dovrebbero soprattutto cercare di risollevare il Pil piuttosto che concentrarsi unicamente sulla riduzione del debito. Eppure in Italia quando si parla del rapporto debito/pil tutta l’attenzione viene incentrata sul debito come se fosse quella la chiave di volta ignorando invece che se il debito sarà ridotto ma il Pil continuerà a perdere colpi il parametro debito/Pil continuerà a peggiorare, in un preoccupante circolo vizioso.           Ma perché il nostro pil e le nostre esportazioni non crescono? Ancora una volta bisogna esaminare il ruolo scorretto della Germania.

Proprio la Germania, che intima agli altri paesi di rispettare i parametri europei, ha mantenuto un ampio surplus di conto corrente durante tutta la crisi finanziaria dell’area dell’euro, eccedendo la soglia [del 6%] ogni anno a partire dal 2007.

Addirittura nel 2012 il surplus nominale di conto corrente della Germania era maggiore di quello della Cina, ignorando ogni raccomandazione a ridurlo e a stimolare lo sviluppo della domanda interna, per contribuire a portare gli altri paesi fuori dalla crisi. Inaccettabile è che la critica a tale operato sia arrivata dal governo degli Usa e da ambienti di ricerca e non dalla Commissione Europea sempre pronta a bacchettare il nostro paese, dimostrando palesemente come queste procedure seguano una ingiustificata logica asimmetrica e totalmente arbitraria.

Tenendo conto che:

La Germania non ha fatto altro che sfruttare a danno di altri paesi gli enormi vantaggi avuti dalla moneta unica, una moneta troppo forte per i paesi come l’Italia che hanno quindi perso competitività nei confronti della Germania che invece ha giovato anche del regime di cambi fissi evitando che proprio il tasso di cambio riflettesse il suo ampio surplus considerato un freno per la ripresa dei paesi dell’Eurozona, che infatti, fronteggiano un corrispondente deficit commerciale.

Tenendo conto che:

La Germania si è battuta per fare in modo che i paesi in crisi dell’area euro non potessero ricevere neanche gli aiuti dalla Banca Centrale provando a bloccare con un ricorso il piano degli Omt ossia l’acquisto straordinario da parte della BCE di titoli di stato dei paesi in difficoltà definendola un’operazione che va oltre il mandato di politica monetaria della Banca centrale europea.

La Corte costituzionale tedesca ha fatto però un passo indietro in questo senso quando la Germania codardamente si è resa conto che senza aiuti a questi paesi, sarebbe saltato l’euro ed ha quindi deciso di demandare la Corte Europea di giustizia sull’interpretazione del piano Omt della Bce per lasciare in pratica che fosse l’Europa a giudicare se stessa. Questo la dice lunga su quanto la Germania tema la distruzione dell’euro e quanto sarebbe disposta ad ogni tipo di concessione qualora i nostri governanti riuscissero davvero a dimostrare con fermezza la volontà di uscire dalla moneta unica.

Tenendo conto del:

Palese piano di dominio della Germania con la complicità della nostra classe politica che trova evidenza nel fatto che i maggiori acquirenti di aziende italiane, indebolite dalla recessione e dal credit crunch sono proprio le imprese tedesche, che al contrario di quelle tricolori nuotano nella liquidità per le ragioni che abbiamo ampiamente spiegato.                                                                                                                    Come ha riportato il Financial Times, “sono ben 23 le Pmi italiane passate in mani tedesche nel 2013, dopo le 20 acquisizioni registrate nel 2012. E quasi sempre si tratta di gioiellini con conseguente perdita di posti di lavoro in Italia e l’addio definitivo a pezzi strategici della struttura industriale italiana. Con pesanti conseguenze, nel lungo termine, per il nostro Paese”. Come testimoniato da un articolo del Sole 24 Ore dal titolo“ così la Germania sta facendo incetta delle migliori pmi italiane a prezzi di saldo”.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-02-02/ecco-perche-germania-sta-facendo-incetta-migliori-pmi-italiane-a-prezzi-saldo-161240.shtml?uuid=ABaILzt

Tenendo conto che:

La Bundesbank elude il divieto di acquisto di titoli di Stato sul mercato primario come dimostrato da diversi economisti e spiegato nell’articolo dal titolo “ l’eccezione tedesca nel collocamento dei titoli si stato”.

Dovremmo chiedere di:

Sospendere da subito i vincoli del fiscal compact invitando il Governo italiano a spendere a deficit oltre il limite del 3% per investimenti e lavoro, fino al raggiungimento, almeno, della soglia media del rapporto deficit/pil dei paesi europei (oltre il 4%) in modo da avere liquidità immediatamente disponibile per uscire dall’emergenza in attesa di rendere possibile la rescissione di tali trattati e l’uscita dalla moneta unica.

Sospendere il patto di stabilità interno agli enti locali invitandoli a spendere da subito per la popolazione i fondi bloccati a causa dei vincoli del patto stesso.

Istituire una banca nazionale per finanziare imprese e sviluppo.

Risarcimenti alla Germania per le violazioni sopra citate.

Pillola azzurra: la Germania è virtuosa e noi siamo dei pigs

Pillola rossa: i nostri governanti sono dei pigs e permettono che la Germania, a nostre spese, si finga virtuosa.

Tratto dal libro “La Matrix Europea” di Francesco Amodeo

 

Ecco come l’Europa strozza regioni e comuni: Il patto di stabilità interno.

libro amodeo

Si parla tanto del fiscal compact e dei famosi parametri che stanno mettendo o che metteranno in ginocchio il nostro paese condannandolo all’austerity e a uno stato di crisi permanente. Mi riferisco al vincolo del 3% sul rapporto defici/pil, al pareggio di bilancio introdotto in costituzione e alla necessità per i paesi con un rapporto debito/pil superiore al 60% di ridurre entro un ventennio tale eccedenza. Nel caso dell’Italia con un debito

pubblico al 130% è stato già calcolato che questo vincolo potrà essere raggiunto nei tempi imposti solo con una media di oltre 30 miliardi di euro di tagli o tasse ogni anno per vent’anni.

Ma c’è un patto strettamente collegato al fiscal compact, in quanto mirato proprio a contenere lo stock di debito e di spesa pubblica per rientrare in quei parametri, che è una vera ghigliottina per i comuni ed è la causa principale della crisi delle aziende che lavorano con la pubblica amministrazione, della perdita di servizi erogati alla cittadinanza e del degrado di comuni, strade, scuole, nonché la causa di migliaia di licenziamenti, mancati pagamenti e chiusura di attività. Si chiama il Patto di stabilità interno.

Sul sito della Camera leggiamo che:“ le regole del patto di stabilità interno sono funzionali al conseguimento degli obiettivi finanziari fissati per le regioni e gli enti locali quale concorso al raggiungimento dei più generali obiettivi di finanza pubblica assunti dal nostro paese in sede europea con l’adesione al patto europeo di stabilità e crescita (poi divenuto fiscal compact)”

 http://leg16.camera.it/522?tema=104&Patto+di+stabilit%C3%A0+interno

Questi nuovi obiettivi finanziari hanno imposto alle istituzioni locali, un ulteriore inasprimento dei vincoli dato che come riportato nel trattato: “a partire dal 2011 il risparmio richiesto alle regioni deve essere tale da coprire il taglio di risorse effettuato nell’ambito delle manovre finanziarie di risanamento dei conti pubblici.” Questo ha causato un calo di quasi il 40% di investimenti da parte degli enti locali dato che “ il mancato raggiungimento degli obiettivi posti dal patto di stabilità interno comporta l’applicazione di una serie di misure sanzionatorie come il divieto di ricorrere all’indebitamento per finanziare gli investimenti.”

Come si legge nella relazione dell’UPI (Unione Province Italiane) sul caso della Regione Marche dal titolo “Gli effetti depressivi del Patto di Stabilità sulle attività produttive: 600 milioni di euro di investimenti bloccati”:

http://www.upimarche.it/rassegna_stampa/comunicato%20stampa%20Fabio%20Lo%20Savio.pdf

I meccanismi del patto di stabilità interno bloccano i pagamenti alle imprese e le manutenzioni dei beni pubblici e di fatto ci rende i peggiori committenti per le aziende. Sono 600 milioni di euro gli investimenti tenuti fermi nella sola Regione Marche. Non abbiamo potuto pagare lavori di emergenza che lo Stato ci ha chiesto di fare e diventiamo inattendibili.

Solo modificando alcune regole vessatorie che riguardano il patto di stabilità probabilmente saremo in grado di pagare le imprese e commissionare qualche lavoro nuovo facendo fronte ad interventi di prevenzione per scongiurare danni ben più importanti”.

 Dall’UPI fanno anche sapere che:

“Il patto di stabilità interno pone alla spesa degli enti locali un sistema di vincoli, che si aggiunge agli equilibri di bilancio definiti dal testo unico, secondo cui le entrate accertate devono essere maggiori o uguali alle spese impegnate e le entrate correnti devono essere pari o uguali alle spese correnti più le quote capitale delle rate dei mutui.”

Ciò significa che se un’Amministrazione deve pagare una fattura relativa ad un lavoro finanziato con un mutuo è obbligata a riscuotere, nello stesso esercizio un’entrata in conto capitale di pari importo. Ciò si traduce in un forte rallentamento dei pagamenti alle imprese e in una pesante riduzione delle manutenzioni di competenza di Comuni e Province. “Si tratta di somme dovute alle imprese che in mancanza dei vincoli del patto si tradurrebbero in pagamenti nell’arco di pochi giorni.” L’impossibilità di effettuare i pagamenti determina di fatto un rallentamento nell’esecuzione dei lavori anche se regolarmente finanziati ed appaltati.

I meccanismi del patto rendono inutilizzabile l’avanzo di amministrazione per finanziare investimenti in quanto l’operazione non determina riscossioni. Al momento attuale le priorità degli enti sarebbero date da manutenzioni straordinarie (riferite per esempio a strade e messa a norma di scuole) ma per effetto dei vincoli del patto gli avanzi di amministrazione sono destinati all’estinzione anticipata dei mutui. Sono stati calcolati in centinaia di migliaia di euro la massa di investimenti bloccati, solo nelle Marche, a causa dei vincoli del patto di stabilità e quello delle province marchigiane è solo un esempio, sicuramente tra i meno tragici rispetto alla situazione riscontrata in diverse altre regioni a dimostrazione che, nonostante i soldi ci siano, si lascia che le aziende falliscano, che i comuni dichiarino il dissesto e che gli imprenditori continuino a suicidarsi non vedendo altra soluzione.                                                                               Tutto ciò avviene a causa dell’obbligo di mantenere con precisione maniacale il vincolo del 3% del rapporto deficit/pil. Una misura straordinaria fu addirittura applicata di recente a danno degli enti locali quando l’Italia era al 3,1% e ci fu richiesto dall’Europa di rientrare subito di quel (0,1%) che consisteva in 1 miliardo e mezzo circa di tagli immediati.

Nb: Siamo gli unici in Europa oltre alla Germania a rientrare nel parametro richiesto.

Siamo gli unici in Europa ad aver accettato di mettere in essere violente politiche di macelleria sociale pur di rientrare in tale parametro prima degli altri.

In queste settimane la Regione Campania ha comunicato che sono finiti i fondi destinati ai centri accreditati con il servizio sanitario nazionale che erogano prestazioni mediche facendo le veci degli ospedali dove le attese sono lunghissime ed i costi per prestazione sono maggiori. In pratica i napoletani che soffrono di patologie e che non hanno i soldi per pagare gli esami diagnostici o quant’altro, fino al primo gennaio 2015 saranno costretti a pagare se vorranno ricevere una prestazione in un centro diagnostico accreditato o dovranno sottostare a liste di attesa interminabili negli ospedali con ulteriore aggravio di spese per il servizio sanitario nazionale. Il governatore della Regione Campania ha detto che i fondi per sbloccare questa situazione ci sarebbero grazie ad un avanzo dell’amministrazione ma sono bloccati dal patto di stabilità interno. In pratica, anche se la Regione ha i soldi disponibili, non li può utilizzare perché il patto di stabilità prevede che non solo non si può spendere a debito ma che addirittura con l’avanzo vanno prima estinti i mutui in essere verso le banche. Forse non sono stato chiaro. La regione ha i soldi per permettere ai pazienti (anche quelli oncologici) di ricevere assistenza sanitaria ma deve sospendere le convenzioni perchè sono finiti i fondi e gli avanzi non possono essere usati per dare la proroga e permettere ai cittadini di curarsi ma solo per estinguere anticipatamente i mutui con le banche. Risultato finale i pazienti che non hanno la possibilità rimanderanno di 4 mesi le prestazioni sanitarie anche per patologie per le quali la tempistica di intervento è di vitale importanza.

Tratto dal libro “La Matrix Europea” di Francesco Amodeo

Le lobbies di Bruxelles che eseguono gli ordini del cartello finanziario.

libro amodeo

 Le Lobbies di Bruxelles

Alle potenti organizzazioni mondiali, che abbiamo esaminato sinora, si uniscono alcune lobbies con sede a Bruxelles che sono quelle che preparano materialmente i trattati e i regolamenti per conto degli oligarchi e che poi trasmettono alle principali
istituzioni europee come la Commissione ed il Consiglio che, a loro volta, avranno il compito di recepire e fare attuare.
Ce ne sarebbero diverse, ma tra le principali vale la pena di menzionare Il Transatlantic Business Dialogue (TABD) che forma, senza dubbio la più ampia e strutturata alleanza tra grandi corporations e Stati; la European Roundtable of Industrialists (ERT) e la Business Europe (BE) perché ci sono le prove che da queste in particolare, provengano i principali trattati che oggi subiamo sulla nostra pelle come il six pack e il fiscal compact.                                                                                   La sua influenza sui processi decisionali ha indotto diversi accademici a definire il TABD come una nuova forma di governance, una commistione poteri pubblici/privati di immense proporzioni. In un summit del TABD che risale al 1998, nei primi anni di vita
della lobby, in cui essa portò a casa i più grandi successi, l’allora Vice Presidente degli Stati Uniti, Al Gore, dichiarò rivolgendosi ai presenti: “So che andate orgogliosi del fatto che più del 50% delle vostre raccomandazioni sono state tradotte in legge negli
ultimi tre anni(dalla nascita del TABD )”.                                                                        Nel 2000, Pascal Lamy, attuale direttore generale del WTO (World Trade Organization), allora Commissario UE al Commercio nominato dal suo presidente
Romano Prodi, rassicurò gli industriali del TABD che la Commissione “stesse facendo del suo meglio per mettere in pratica le loro raccomandazioni.” In quell’occasione Lamy proseguì elencando una serie di punti sui quali il TABD avrebbe voluto posticipare, indebolire o abolire completamente proposte o leggi esistenti, adottate dai governi, che avevano lo scopo di mettere dei paletti al grande business ed affermò, a tale proposito, che sulla strada della deregolamentazione “sono stati fatti dei grandi progressi”.
Un attento esame del sito delle altre due lobbies sopracitate effettuato dal giornalista Matteo Bernabè ha rilevato che: “nel 2002 l’European Roundtable of Industrialists chiedeva che le “implicazioni dei bilanci nazionali delle politiche di spesa allo stadio della prima ideazione siano controllati al livello della UE”. Nel 2011 arriva il Semestre Europeo che stabilisce che i governi degli Stati nazionali dovranno sottoporre i bilanci nazionali alla Commissione Europea e al Consiglio Europeo nell’aprile di ogni anno per essere esaminati ed eventualmente modificati.
Nel 2010 Business Europe chiedeva “un meccanismo forte di costrizione che assicuri obbedienza” da parte degli Stati e “un sistema di penalità graduali e di multe in caso di ripetuta indisciplina nei bilanci nazionali.”
Nel 2011 il Preventing Macroeconomic Imbalances delinea le sanzioni a cui gli Stati “disobbedienti” vanno incontro in caso di mancata applicazione delle correzioni indicate dalla Commissione Europea.
Nel 2010 Business Europe chiedeva “una maggiore flessibilità nelle strutture di contrattazione dei salari” oltre a “un legame più stretto tra l’età pensionabile e l’aspettativa di vita” (aumentare l’età pensionabile).
Nel marzo 2011 Business Europe sottolineava “il bisogno di dare un ruolo di primo piano alla Commissione, e di limitare il potere degli Stati membri”.
Nel marzo 2011 l’Europact stabilisce la necessità di “riesaminare gli accordi salariali e laddove necessario, il grado di accentramento del processo negoziale”; oltre a imporre ai governi di “allineare l’età pensionabile con l’aspettativa di vita” (nota: hanno usato anche le stesse parole). Inoltre, la sostenibilità delle finanze pubbliche deve essere valutata in base a “regimi pensionistici, assistenza sanitaria e previdenza sociale” (non, per esempio, a spese militari).                                                                                           Nel giugno 2010 e nel marzo 2011 Business Europe suggeriva “la trasposizione di regole sul deficit (pubblico) e sul debito (pubblico) in leggi nazionali”e “barriere al debito
pubblico introdotte nelle leggi nazionali”.
Nel marzo 2012 il cosiddetto Fiscal Compact sancisce “l’obbligo di trasporre la regola del pareggio [di bilancio] nel sistema giuridico nazionale a livello costituzionale o equivalente” (nuovo articolo 81 della Costituzione Italiana entrato in vigore il 17 aprile 2012). Inoltre gli Stati “devono fare rapporto ex-ante (prima, nda) alla Commissione e al Consiglio Europeo sui loro piani di emissione di debito”.
Come vedete la staffetta è molto chiara: Nelle loro organizzazioni e riunioni a porte chiuse gli oligarchi decidono cosa è meglio per i loro interessi, trasmettono il tutto alle lobbies di Bruxelles da essi stessi finanziate, le quali provvedono a creare leggi e regolamenti che poi trasferiranno alle istituzioni europee – dove intanto gli oligarchi hanno piazzato i propri membri – sotto forma di “consigli”.
Come per incanto questi “consigli” diventeranno leggi vincolanti per la vita di milioni di persone ma a favore degli oligarchi stessi.
Nel 2000 l’allora presidente dell’European Roundtable of Industrialists, Daniel Janssen lo disse chiaramente: “Da una parte stiamo riducendo il potere dello Stato e del settore pubblico con le privatizzazioni e la deregolamentazione (…) Dall’altra
stiamo trasferendo molti dei poteri nazionali dagli Stati a una struttura più moderna a livello europeo,24 che aiuta i business internazionali come il nostro”.
In un rapporto del Corporate Europe Observatory sull’operato della ERT si dichiarava che: “Le politiche sociali sono state accantonate – spiega il rapporto ed il processo decisionale accelerato e privato di un aperto dibattito. Con modalità che sono al servizio del grande business, lasciando inascoltate altre voci”.
Inutile dire che queste lobbies sono sotto il controllo dei soliti gruppi. L’ex presidente del Bilderberg, Etienne Davignon è uno dei principali esponenti della European Roundtable of industrialists.
La onnipresente Goldman Sachs ha il suo zampino anche qui.
Ai vertici della ERT, infatti, troviamo proprio Peter Sutherland, presidente della controversa banca americana, membro del Direttivo del Bilderberg e Presidente europeo della Commissione Trilaterale. Tra i membri italiani, sul sito ufficiale, troviamo gli stessi che troviamo nelle liste del Bilderberg come John Elkann e Rodolfo De Benedetti.
Il cerchio ancora una volta si chiude.
Alla presidenza della Business Europe, invece, dal 1 Luglio 2013 troviamo Emma Mercegaglia, già presidente della nostra Confindustria e dal 2014 nuovo presidente dell’Eni. Volete scommettere che adesso l’ex Ente Nazionale Idrocarburi verrà completamente privatizzata?

Tratto dal libro “La Matrix Europea” di Francesco Amodeo

Il golpe della Goldman Sachs ai danni dei paesi europei.

libro amodeo

LA GOLDMAN SACHS

“Meno male che la popolazione non capisce il nostro
sistema bancario e monetario, perché se lo capisse,
scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina.”
Henry Ford

Pillola azzurra: La Goldman Sachs è una delle più grandi banche d’affari del mondo, che si occupa principalmente di investimenti bancari e azionari, di risparmio gestito e di altri servizi finanziari, prevalentemente con investitori istituzionali (multinazionali,
governi e privati). Fondata nel 1869 da Marcus Goldman, un tedesco di origini ebraiche immigrato negli Stati Uniti, la società acquisisce il nome Sachs quando nel 1896 a Marcus Goldman si unisce il genero Samuel Sachs e nello stesso anno viene
quotata alla borsa di New York.

Pillola rossa: La Goldman Sachs è la più potente banca d’affari americana, che condiziona mercati e governi al punto che, come ha rivelato il trader Alessio Rastani alla Bbc: “i governi non governano il mondo, Goldman Sachs governa il mondo”.
Lo fa attraverso il fenomeno conosciuto come revolving doors (in inglese: “porte girevoli”), per cui determinate persone passano da responsabilità pubbliche a ruoli di vario genere all’interno della banca d’affari e viceversa, configurando un pericoloso conflitto di interessi.

Gli uomini della Goldman, infatti, hanno ricoperto incarichi importanti nell’amministrazione Usa, arrivando a ruoli di primo piano.
Riporto solo alcuni dei casi più clamorosi:
Durante l’amministrazione Clinton l’ex direttore generale della Goldman Sachs, Robert Rubin, divenne sottosegretario al Tesoro.
Nel 2004, Henry Paulson, amministratore delegato dalla Goldman, fece approvare alla Commissione dei Titoli e Scambi un aumento dei limiti sul rapporto di indebitamento, permettendo alle banche d’investimento di avere ulteriori prestiti da utilizzare per manovre di speculazione. Il 30 maggio 2006 George Bush lo nominò segretario del Tesoro .
Robert Zoellich da dirigente Goldman Sachs a Vicesegretario Usa e poi 11° presidente della Banca Mondiale.
Paul Thain da presidente Goldman Sachs nel 2003 a capo del New York Stock Exchange.
Joshua Bolten da dirigente Goldman Sachs a capo del Gabinetto della Casa Bianca.
Jon Corzine da ex presidente Goldman Sachs a governatore del New Jersey.
Nel febbraio 2011, il “Washington Examiner” (19) riporta che Goldman Sachs ha intensamente finanziato la campagna presidenziale di Obama del 2008, come dimostrano anche i dati, e che il suo chairman Lloyd Blankfein (che ha dichiarato pubblicamente di svolgere il lavoro di Dio) (20) ha visitato la Casa Bianca almeno dieci volte. Obama ha quindi confermato il potere della banca d’affari. Il nuovo presidente della Federal Reserve Bank di New York (principale azionista della Fed) è William Dudley, ex capo economista della Goldman (che nel 2004 sosteneva con forza l’uso
dei derivati).
Capo dello staff del Segretario del Tesoro Timothy Geithner, è Mark Patterson, ex lobbista della Goldman Sachs. A capo dell’Autorità di vigilanza sugli scambi dei prodotti finanziari (Cfct ) si è insediato Gary Gensler, ex dirigente della Goldman Sachs che aiutò ad abolire la regolarizzazione dei derivati.
Altri esempi tra i più eclatanti di persone che hanno avuto ruoli alla Goldman Sachs e poi ai governi e alle banche centrali:
Mark Carney, Governatore della Banca del Canada dal 2008 al 2013, quando è divenuto poi Governatore della Bank of England, e presidente del Financial Stability Board dal 2001; ha lavorato per tredici anni alla Goldman Sachs.
Lucas Papademos, dalla Goldman Sachs alla vicepresidenza della Banca Centrale alla nomina di Primo Ministro del governo tecnico in Grecia dal 2011 al 2012.
Nell’aprile del 2010 i dirigenti della Goldman Sachs furono costretti a testimoniare al Congresso americano: Daniel Sparks, ex capo reparto mutui della Goldman (2006-2008) dovette riferire su alcune email in cui definiva certe transazioni “affari di merda”. Fabrice Tourre, direttore esecutivo prodotti strutturati della Goldman Sachs vendeva azioni che definiva “cacca”. Llyod Blankfein, presidente di Goldman, e David Viniar, vicepresidente esecutivo, sotto le pressanti domande del senatore Carl Levin furono costretti ad ammettere che sapevano di vendere spazzatura agli ignari investitori.

Perché ho voluto inserire una banca nel capitolo sulle organizzazioni e sui gruppi che decidono le sorti dei governi? L’ho fatto per due motivi: sia perchè la Goldman Sachs, come vedremo, è il “braccio armato” di queste organizzazioni sia per il coinvolgimento dei vertici del governo italiano con la controversa banca d’affari americana. Infatti anche in Italia l’effetto revolving doors è palese:
Romano Prodi è stato Advisor Goldman Sachs, prima di tornare all’Iri per privatizzarla e spiccare quindi il volo verso la Presidenza del Consiglio, per ben due volte. Al suo fianco, negli anni, Massimo Tononi, ex funzionario della Goldman Sachs divenuto poi con Prodi, Sottosegretario all’economia tra il 2006 e il 2008; Presidente della Borsa italiana nel 2011 e riconfermato nel 2014 per un altro triennio.
Mario Draghi da Vice Presidente Goldman Sachs in Europa a Governatore della banca D’Italia e poi Presidente della Banca Centrale Europea. Era alla Goldman proprio nel periodo in cui in America le banche d’affari erano scatenate in manovre speculative e scavavano il baratro finanziario che si è materializzato nel 2008, trascinando dentro il resto del mondo. Possibile che non ne sapesse nulla di queste tendenze il futuro presidente della Bce?
Mario Monti, dalla Commissione Europea alla Goldman Sachs alla Presidenza del Consiglio in Italia. Egli è stato International Advisor per Goldman Sachs dal 2005 cioè dall’anno in cui si stava progettando la crisi economica mondiale.
Possibile che non ne sapesse nulla il futuro Presidente del Consiglio italiano?
Gianni Letta da membro dell’advisory board di Goldman a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
“Che cosa hanno in comune Mario Draghi, Mario Monti e Lucas Papademos” (21) si domandava infatti, Marc Roche sulle pagine del prestigioso Le Monde. Il corrispondente da Londra del famoso quotidiano francese è anche autore di un libro di rilevo dal titolo:
“La Banca. Come Goldman Sachs dirige il mondo”, premiato nel 2010 con il Premio del libro di economia ed è lui a sottolineare i rapporti tra l’istituto americano e diversi leader europei.
Il nuovo presidente della Banca Centrale Europea, il presidente del Consiglio tecnico designato in Italia e il Primo Ministro designato in Grecia tutti e tre incaricati nei rispettivi ruoli nel novembre del 2011 appartengono a livelli diversi a quello che Roche chiama il “governo Sachs” europeo.

Nel 1999 la Grecia non aveva i numeri per entrare nell’euro. Quindi truccò i bilanci. Su “PressEurope” Gabriele Crescente scrive: “Nel 2000 Goldman Sachs International, la filiale britannica della banca d’affari americana, vende al governo socialista di Costas Simitis uno “swap” in valuta che permette alla Grecia di proteggersi dagli effetti di cambio, trasformando in euro il debito inizialmente emesso in dollari. Lo stratagemma consente ad Atene di iscrivere il “nuovo” debito in euro ed escluderlo dal
bilancio facendolo momentaneamente sparire.” Una truffa a tutti gli effetti che porterà poi al tracollo del sistema finanziario greco. Papademos, guarda caso, fu governatore della Banca Centrale ellenica tra il 1994 e il 2002, quindi partecipò all’operazione di falsificazione dei conti perpetrata da Goldman Sachs. Il gestore del debito greco è un certo Petros Christodoulos, un ex trader della Goldman. In pratica se la cantano e se la suonano, infatti, tra il 2001 e il 2002, quando il colpo alla Grecia e all’Europa, con il
debito greco truccato, è stato assestato, Papademos dalla Banca di Grecia passa alla vice-presidenza della Banca Centrale Europea (Bce), sotto Jean-Claude Trichet. In pratica, proprio dopo aver chiuso l’operazione di falsificazione dei conti riceve il ruolo alla banca centrale che come garante dovrebbe vigilare proprio che nessuno falsifichi i conti. Ma non finisce qui. Chi viene scelto per gestire il dopo-accordo con il governo greco? Alla Goldman Sachs va Draghi che poi diventa Governatore della Banca d’Italia e all’inizio di novembre 2011 si ritrovano insieme ad essere di nuovo promossi: Mario Draghi presidente della Bce, Papademos capo del governo greco. La Goldman Sachs, però, qualche anno dopo aver truccato i conti della Grecia, comincia ad attaccare con le sue manovre speculative proprio il debito greco. Decisione spietata ma occasione irrinunciabile in nome del Dio profitto. E chi è dal 2005 – anno in cui parte la grande operazione internazionale contro la Grecia – l’International advisor per Goldman Sachs?
Mario Monti che nel 2011 chiuderà il cerchio ai vertici del governo italiano come Papademos farà in Grecia e Draghi alla Bce.
Il secondo canale della televisione pubblica tedesca, ZDF, ha trasmesso un servizio totalmente censurato dai media italiani (22) che ha svelato il vero Mario Draghi al pubblico tedesco ricostruendo le tappe principali della carriera di “Supermario”, a partire dalla segreta riunione sul Britannia del 2 giugno 1992 in cui si discusse la strategia delle privatizzazioni con il gotha della finanza londinese. “Sullo yacht della Regina vengono avviati affari miliardari, dai quali proprio Goldman guadagna parecchio” riferisce l’intervistato Benito Livigni, ex dirigente ENI, che racconta come successivamente le proprietà immobiliari dell’azienda petrolifera vennero svendute, quasi regalate, alla Goldman Sachs e sentenziando che: “Draghi deve la sua carriera proprio ai favori fatti alla grande banca d’affari”.
La condotta spietata e truffaldina della Goldman Sachs è però finita nel mirino della Securities and Exchange Commission americana (SEC) che l’ha accusata di aver frodato gli investitori con la vendita di titoli finanziari legati al mercato immobiliare. La società non avrebbe informato i suoi clienti sui rischi di perdita dei titoli, collegati ai mutui subprime (quelli che scateneranno la crisi sui mercati) ed anzi avrebbe speculato contro di loro, per guadagnare dalle loro perdite. Al centro dello scandalo c’è Abacus
2007-AC1, il nome cifrato di un titolo complesso che la banca rifilava ai propri clienti, anche grandi istituzioni finanziarie internazionali.
“Senza dirgli che quel sofisticato congegno era come un aereo progettato per precipitare. I clienti, pur avendo pagato biglietti di prima classe, erano le vittime designate di un disastro. Altri avrebbero intascato i premi sull’assicurazione.”
Che Goldman Sachs avesse fatto un gioco sporco durante la crisi, era materia di inchieste sui giornali da molti mesi e come riportato da Repubblica: (23) “E’ stata accusata di conflitti d’interessi durante tutti i sussulti del collasso dei mercati: tra i più importanti c’è la “partita di giro” che ha portato nelle casse di Goldman dei fondi pubblici di Washington destinati al salvataggio del colosso assicurativo Aig (una bancarotta costata fin qui 180 miliardi di dollari al contribuente). C’è lo scandalo dei superbonus: all’uscita dalla grande recessione il suo presidente si è concesso 9 milioni di gratifica, in un’America che per colpa dei banchieri ha visto salire al 10% la sua disoccupazione.”

Tratto dal libro “La Matrix Europea” di Francesco Amodeo

Note:

19 http://www.examiner.com/article/obama-repaying-his-masters-at-goldman-sachs

20 http://www.cnbc.com/id/101063280#.

21 http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/goldman-sachs-lato-ombra-

draghi-monti/169987/

22 http://www.movisol.org/12news238.htm

23 http://www.repubblica.it/economia/2010/04/17/news/rampini_goldman-3407899/

Il link dello scandalo apparso su tutti i media del mondo il 28 Settembre 2014 dopo le rivelazioni di un ex dipendente della Federal Reserve.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/27/fed-succube-di-goldman-sachs-i-nastri-che-imbarazzano-i-controllori-usa/1135189/

http://www.washingtonpost.com/posttv/politics/former-employee-releases-secret-ny-federal-reserve-recordings/2014/09/27/67514de0-45e3-11e4-8042-aaff1640082e_video.html

La verità su quanto accaduto all’Italia che i media e i politici non vi direbbero mai.

libro amodeo

La “pillola” finale tratta dal libro “La Matrix Europea”.

La verità su quanto accaduto all’Italia che i media e i politici non vi direbbero mai:

Alla fine di questo viaggio ci rimane l’ultima pillola ed è quella con la quale tireremo le somme.

Pillola azzurra:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità
appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. L’Italia consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni. Oggi l’Italia vive una crisi economica.

Pillola rossa:

Oggi l’Italia è vittima di un golpe finanziario.
Le politiche economiche italiane non sono piu’ decise a livello nazionale.
Siamo sotto ricatto dei potentati finanziari che tengono il nostro paese in scacco con “armi” che portano il nome dì default, spread,debito pubblico e che minacciano dì fare esplodere da un momento all’altro qualora ci rifiutassimo dì sottostare ai i loro diktat.
Il parlamento, e piu’ in generale la politica nazionale, e’ stata completamente esautorata. Nessuna decisione dì politica economica, dì bilancio o sociale può’ essere presa dai nostri politici senza concordarla con Bruxelles o addirittura senza subirla come imposizione.
A decidere per l’Italia sono il Fmi la Bce e la Commissione europea organismi composti da personaggi sconosciuti e mai eletti dai cittadini europei.
Dietro queste organizzazioni dì facciata ci sono le piu’ controverse lobby della finanza internazionale e le piu’ spietate dinastie di banchieri che vogliono:

• la distruzione degli stati nazionali
• la spoliazione delle sovranità’ (da quella politica a quella monetaria a quella alimentare)
• il trasferimento dei poteri decisionali nelle mani di una oligarchia che si prefigge dì annientare il concetto dì democrazia in quanto rappresenta un limite ai propri obiettivi.
• i Trattati europei come il trattato di Lisbona, il fiscal compact, il pareggio dì bilancio, il Mes, il semestre europeo, il six pact e tutto quanto previsto nella riforma dì governance economica dell’Ue tolgono ogni potere agli stati nazionali ed inchiodano in maniera irreversibile i cittadini all’austerity e a uno stato dì crisi permanente funzionale agli interessi delle élite assolutiste.
Tutto questo e’ stato promosso e voluto da alcune organizzazioni che come veri e propri governi ombra:
Selezionano, indottrinano e impongono ai governi dei tecnici da essi dipendenti.
Dirigono le politiche dei governi fantoccio.
Preparano e impongono i trattati da firmare, palesemente sbilanciati a favore dei potentati finanziari e delle multinazionali ai danni dei popoli e delle democrazie.
Essi si sono dotati di alcune organizzazioni di facciata che si riuniscono annualmente da oltre 60 anni. Questi gruppi, il cui operato è ufficiale e documentato, hanno un’influenza enorme sui nostri governi ma sono sconosciuti al grande pubblico grazie al
controllo che hanno dei media nazionali ed internazionali.

Il popolo italiano è chiamato ad avere come unica priorità quella della liberazione del paese dal controllo di questi potentati finanziari e a perseguire la difesa della Costituzione e della Democrazia dal golpe finanziario da essi perpetrato che vede in questa Unione Europea il mezzo per distruggere gli stati nazionali ed in
questa moneta/debito l’arma per soggiogare i popoli. E’ l’euro, infatti, l’arma nelle mani dei potentati finanziari che hanno il monopolio dell’emissione della moneta.
Esso e’ a tutti gli effetti una moneta straniera emessa a debito dei cittadini che gli stati prendono in prestito da entita’ private e sono poi costretti a ripagare con aggravio dì interessi generando un debito pubblico dì fatto inestinguibile.
E’ questo che gli italiani devono capire e cioè che non si tratta di una questione di scelta tra la permanenza nell’euro o il ritorno alla lira come vogliono farci credere. La vera sfida, vitale, è quella tra “moneta sovrana” (in qualsiasi modo la si voglia chiamare)
e “moneta non sovrana” (euro). Oggi, se lo Stato ha bisogno di spendere per i propri cittadini, per qualsiasi cosa anche in caso di calamità naturale, ha bisogno di andare a prendere letteralmente in prestito gli euro e a doverli poi restituire con l’aggiunta di
un forte tasso d’interesse. Uno stato a moneta sovrana, invece, dovrebbe solo stamparli e spenderli per quel che occorre, ovviamente mettendo in campo una serie di regole per il contenimento dell’inflazione.
L’euro prevede un rapporto dì cambi fissi, che penalizza palesemente le economie più’ deboli e impedisce la svalutazione in caso di shock esterni obbligando gli stati ad evitare il default con la svalutazione interna, con il taglio dei salari, della spesa pubblica
e delle politiche sociali.
Non ho voluto dedicare un capitolo di questo libro all’euro e alle menzogne da “pillola azzurra” sulla moneta unica che ci propinano ogni giorno i mass media e i politici perché per quello che vi ho raccontato, lo ritengo superfluo. Per chi, alla fine di questo
libro, avrà capito qual’è il piano di conquista di cui siamo vittime, quali sono le organizzazioni che lo stanno portando avanti, quali sono i trattati voluti e firmati dai suoi membri e quali sono i loro scopi, risulterà palese e quindi inutile da dimostrare che anche lo strumento di cui si sono dotati per ottenere tutto questo è ovviamente una moneta che incatena al palo gli stati nazionali, distrugge le economie meno forti e condanna le categorie più deboli.
Ossia, tutti coloro i cui interessi non sono rappresentati in quelle organizzazioni dove l’euro è stato progettato, voluto ed imposto.
E’ semplicistico dire che bisogna uscire dall’euro. Bisogna uscire dalla dittatura finanziaria che quell’euro lo usa come arma.
Fin quando grosse fette della popolazione non saranno a conoscenza di quello che sta accadendo nulla potrà’ sottrarci allo stato di prigionia in cui versiamo. Nessuna teoria economica che rompa i paradigmi di quelle imposte da queste organizzazioni potrà
mai essere realmente adottata finché rimaniamo sotto il controllo di questi poteri. E’ il diritto che deve prevalere sull’economia e non il contrario come sta accadendo. Dobbiamo arrivare alla consapevolezza che la fase della delega è finita e solo l’attivismo dei cittadini, la loro unione in un fronte comune che abbia come obiettivo la liberazione nazionale può rappresentare la vera opposizione a questi poteri e ad una classe politica responsabile dello stato in cui versa il paese svenduto e consegnato ad entità sovranazionali. Chi sente questa urgenza, deve mettere da parte
il sospetto, il pregiudizio, le velleità leaderiste, i sentimenti di invidia e rancore che ci hanno divisi in passato. Deve lasciare da parte programmi di governo e teorie economiche per lavorare con ogni energia ad un piano di liberazione nazionale, portandolo avanti senza se e senza ma.
Solo un popolo sovrano può chiamarsi libero, ed ambire al benessere.
Dobbiamo spezzare le catene che ci tengono legati all’austerity e ostaggio della dittatura finanziaria per tornare liberi e sovrani.                                                             Dobbiamo uscire dalla “Matrix Europea.”

Tratto dal libro “La Matrix Europea” di Francesco Amodeo

http://www.francescoamodeo.net