Il GOLPE continua: Dopo il MES arriva Il Meccanismo di Risoluzione Unico

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Dopo il M.E.S. (Meccanismo Europeo di Stabilità) ecco arrivare una nuova minaccia per i cittadini europei: l’S.R.M. (Meccanismo di Risoluzione Unico).
I cittadini europei ed in principale modo gli italiani credono che il prelievo forzoso sui conti correnti bancari sia stato scongiurato per sempre, ma grazie a questo nuovo e complicatissimo meccanismo di salvataggio delle banche, stanno per ricevere una brutta sorpresa. (di Prinzirob)

Decreto Imu/Banca D’Italia contrasta con la Costituzione.

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Ricevo e pubblico dall’amico Giuseppe Paccione

Approvato da uno dei due rami del Parlamento, id est la Camera dei Deputati, il decreto che punta a rendere obbligatorio una rivalutazione delle quote della Banca nazionale, ubicata nella città eterna, ferme ai 156 mila euro di valore del periodo fascista. Il capitale tocca circa sette miliardi di euro di riserve della Banca d’Italia e agli azionisti, come gli istituti di credito privati, verrà offerto un dividendo intorno al 6%, di profitti ciascun anno. Le quote della Banca centrale nazionale potranno essere poste in vendita a soggetti di altri Paesi purché siano dell’Unione europea. Si tratta di un altro dono, ormai neanche così celato, alle banche o c’è qualcos’altro di più dietro questa decisione del governo attuale.

Il problema è senza dubbio più complesso del dono alle banche su cui si è soffermata gran parte del dibattito parlamentare con l’ostruzionismo dell’opposizione. Non è, infatti, la sostanza concreta posta in atto e sono altri due i punti chiavi che vanno inclusi.

Il primo punto si fonda sul fatto che si ha interesse a evitare che, anche in caso di uscita dall’Italia dall’eurozona ovvero dall’Unione economica monetaria (dalla moneta unica), il Paese possa tornare a esercitare, nei prossimi anni, la totale sovranità monetaria con una Banca nazionale attiva, come afferma il professor Galloni. Mentre oggi con un capitale di 156 mila euro sarebbe piuttosto semplice rendere ex novo pubblica la Banca d’Italia e proteggere anche le monete del vecchio conio, ma con il decreto deciso dal governo e approvato dalla Camera, qualche giorno fa, diventa davvero arduo e impossibile. Per tornare allo status ante quo della sovranità monetaria, nel caso dell’abbandono dell’eurozona e vista l’approvazione di tale decreto in legge, la sola soluzione sarebbe istituire una nuova Banca d’Italia, che vedo molto difficile.

Il secondo punto, si fonda sul fatto che, a prescindere le regalie ai vari istituti bancari privati, vi è problema meno soft e concerne il Monte dei Paschi di Siena. Il suo presidente ha dichiarato alla stampa che se non si fa la ricapitalizzazione al più presto della banca di Siena, crolla l’intero sistema bancario nazionale. In parole semplici, se non si fa la ricapitalizzazione e il Monte dei Paschi diventa pubblica, comprerà il denaro dalla Bce. Sono questi i due punti, a parere di chi scrive, più importanti della vicenda.

La vera battaglia in corso non è unicamente tra chi è a favore della moneta unica o chi è contro, ma che scenario si realizzerà in caso di uscita dall’area dell’euro.

Il fronte degli euroscettici è suddiviso tra chi preferisce la strada dell’uscita dalla moneta unica europea immediatamente e chi, invece, brama ripristinare la sovranità monetaria. E il fine consiste nell’interrompere la strada a questi ultimi ed evitare che il giorno dopo che salta l’euro, lo Stato possa tornare a esercitare la sua titolarità sulla moneta nazionale. Un modello sano di governance di Banca centrale da prendere a emblema sono quelli di alcuni Stato anglosassoni, soggetti di diritto internazionale e con capacità giuridica. In linea di massima, quello che noto è che solo la vecchia Europa abbia deciso di abdicare alla propria sovranità monetaria, riferendomi ai Paesi membri dell’UE che hanno aderito alla moneta unica europea.

Come di sovente accade, la stampa non ha mai avuto interesse di occuparsi del problema, mentre l’opinione pubblica ha affrontato la questione della ricapitalizzazione delle quote della Banca d’Italia. Il Movimento 5 Stelle, a cui bisogna riconoscere il loro grande ruolo e impegno a favore del popolo sovrano, è stato il grande attore ovvero protagonista di un’azione dura di ostruzionismo sulla conversione del decreto, divenuto legge. Ostruzionismo che è stato spezzato dall’intervento del presidente della Camera, facendo subito approvare tale decreto. Atto antidemocratico e in un certo senso intollerante nei riguardi della vera opposizione che ha democraticamente svolto il suo ruolo garantito dalla Costituzione e che non si vedeva da anni.

Anche se ci si è mossi con molto ritardo, l’importante è aver raggiunto una totale consapevolezza per continuare in quest’azione. È da tenere in considerazione che il Movimento 5 Stelle, con i suoi bravi ragazzi e ragazze che rappresentano tanti cittadini italiani che li hanno sostenuti alle precedenti elezioni politiche, hanno ottenuto una vittoria mediatica fondamentale, come risposta a quelli che l’hanno sempre accusato di muoversi unicamente per questioni di poco conto.

La legge di conversione del decreto legge IMU/Banca d’Italia potrebbe essere ritenuta pienamente incostituzionale. In primis, vi è stata violazione del diritto dell’opposizione del M5S di svolgere le loro motivazioni versus il provvedimento, secondo le disposizioni della Costituzione e il regolamento della Camera. La c.d. tagliola, applicata dal presidente Boldrini, va contro la costituzione italiana, per la ragione che cancella il diritto della opposizione di motivare il suo voto contrario.

Si menzioni che l’opposizione è parte essenziale della democrazia, i cui diritti vanno, in modo netto, tollerati. Al contrario, ci si trova in una situazione di regime cioè di dittatura della maggioranza. Si resta esterrefatti vedendo che taluni guardiani della Costituzione non dicano nulla su quest’aspetto gravissimo del vero e proprio colpo di mano del Presidente della Camera Boldrini, che ha impedito al M5S di motivare la sua opposizione sacrosanta di fronte al decreto legge del tutto illegittimo, per difetto, almeno in parte, del requisito di necessità e urgenza.

Ma illegittimo anche riguardo al diritto dovere di tracciare le ragioni del non rispetto a un decreto che determina una spesa maggiore e affronta temi gravi e complessi, di cui i cittadini ignorano il contenuto reale. La Presidente della Camera dovrebbe sapere – forse non sa nulla della Costituzione e il Regolamento della Camera dei Deputati – che la democrazia non dà tutto il potere a nessuno, ma lo distribuisce variamente a maggioranza e minoranza, che trapassano l’una nell’altra proprio per il fatto che, Aristotele docet, l’alternanza è l’essenza della democrazia e prova della libertà.

Nell’ambito della Costituzione, l’atteggiamento poco democratico della maggioranza consiste nel violare, legiferando e governando, i diritti della minoranza. Perciò la legge di conversione, approvata qualche giorno fa, è da ritenere non costituzionale. In aggiunta, la parte del decreto legge IMU/Banca d’Italia che concerne, come delineato sopra, la ricapitalizzazione della Banca d’Italia per vari miliardi di euro che, detto in modo semplice, si tradurrà nel finanziamento non lecito, attraverso la Banca d’Italia, di istituti di credito in crisi, cioè in una donazione di enormi somme di denaro alle banche azioniste che controllano la sede centrale della banca nazionale pubblica. La cosa strana è che questa parte del decreto legge, concernente la Banca d’Italia, pare totalmente aldilà del decreto legge sull’IMU, che è l’imposta applicata alla prima abitazione, per la quale poteva essere motivata la situazione straordinaria di necessità e urgenza, in virtù dell’articolo 77, paragrafo 2° della carta fondamentale della Repubblica Italiana, secondo cui quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni. Situazione che non si giustifica con la “ricapitalizzazione” della Banca d’Italia.

La questione vera è che il nostro martoriato Paese, con il suo elevatissimo debito pubblico versa in uno stato di profonda disperazione. E se fino ad oggi la BCE – Banca centrale europea – ha comprato titoli italiani alleggerendo la pressione sul debito, per il futuro lo stesso Istituto di Francoforte non potrà più proseguire ad acquistare i titoli. Quest’anno, da poco iniziato, gli Istituti bancari italiani dovranno ridurre l’acquisto del debito italiano, ma i nodi sono venuti al pettine, nel senso che i soldi andranno alle banche private attraverso il decreto IMU/Banca d’Italia a spese dei contribuenti su cui graverà il costo finale di tale operazione.

Si tratta di un decreto fatto con i piedi che vuole cose diverse da quelle che dice: apparentemente ricapitalizzare della Banca d’Italia, che dovrebbe essere patrimonio degli italiani, ma vuole finanziare le banche in crisi, proprio quelle pubbliche divenute private, che controllano quella di via nazionale a Roma, di cui sono proprietarie.

La prima cosa da fare è quella secondo cui il Presidente della Repubblica, applicando il primo paragrafo dell’articolo74 della Costituzione, prima di promulgare la legge di conversione, presenti una richiesta mediante messaggio motivato alle Camere, una nuova deliberazione, e come ha già rilevato in relazione al decreto mille proroghe, chieda lo stralcio dei due provvedimenti. Questo è il primo passo da fare, a parere di chi scrive. La seconda cosa da fare è che, in seguito, in sede di applicazione del decreto IMU, si potrà eccepire davanti alla Corte costituzionale l’incostituzionalità della legge di conversione.

Dott. Giuseppe Paccione

Esperto di diritto internazionale e dell’UE
Diritto costituzionale
Diritto diplomatico e consolare

Decreto Imu/Banca D’Italia contrasta con la Costituzione

31 – 01 – 2014Giuseppe Paccione

 

Truffa Bankitalia: “Per evitare che l’Italia torni alla sovranità monetaria anche in caso di uscita dall’euro”

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Il prof. Nino Galloni sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia

di Alessandro Bianchi

Nino Galloni. Economista. Ha insegnato all’Università Cattolica di Milano, all’Università di Modena ed alla Luiss. Dal 2010 è membro effettivo del collegio dei sindaci all’INPS. Autore di Chi ha tradito l’economia italiana? e Prendi i tuoi soldi e… scappa? La fine della globalizzazione.

– Ancora in discussione in Aula in queste ore il decreto che intende imporre una rivalutazione delle quote di Bankitalia, ferme ai 156 mila euro di valore del 1936.  Il capitale – se il decreto legge stilato da Saccomanni il 26 novembre scorso dovesse essere convertito entro stasera – passerà a 7,5 miliardi di euro di riserve della Banca centrale e agli azionisti, principalmente banche private, sarà garantito un dividendo del 6%, quindi fino a 450 milioni di euro di profitti l’anno. Infine, le quote della Banca di Italia potranno essere vendute a soggetti stranieri purché comunitari. Si tratta dell’ennesimo regalo, ormai neanche così tanto mascherato, alle banche o c’è qualcos’altro di più dietro questa iniziativa del governo Letta?

La questione è sicuramente più complessa del regalo alle banche su cui si sofferma gran parte del dibattito oggi. Non è quella la reale posta in gioco e sono altri due i punti chiavi che devono essere compresi.
Primo. Si vuole evitare che, anche in caso di uscita dall’Italia dall’euro, il Paese possa tornare ad esercitare in futuro la piena sovranità monetaria con una Banca nazionale attiva. Mentre oggi con un capitale di 156 mila euro sarebbe piuttosto agevole rendere nuovamente pubblica la Banca Centrale e salvare anche le nostre lire, con il decreto deciso dal governo Letta diventa praticamente impossibile. Per ripristinare la sovranità monetaria, nel caso dell’Eurexit e nel caso che dovesse passare questo decreto, l’unica soluzione sarebbe creare una nuova Banca d’Italia. Operazione chiaramente molto complessa. Comunque, la vicenda è un segnale di forte debolezza da parte di chi oggi combatte per sostenere l’euro.
Secondo punto. A parte i regali a questa o quella entità bancaria, vi è una questione molto più delicata e riguarda il Monte dei Paschi di Siena. Il suo presidente Alessandro Profumo ha dichiarato recentemente che se non si fa la ricapitalizzazione subito di Mps salta tutto il sistema bancario italiano. Traduzione: se non si fa la ricapitalizzazione e Mps diventa pubblica comprerà il denaro dalla Bce allo 0,25%, lo rivenderà allo Stato allo 0,30% e, quindi, quella differenziale di guadagno che oggi hanno le banche dai tassi d’interesse sui titoli di Stato e lo 0,25% non lo ricaveranno più. Sono questi i due aspetti più importanti della questione che devono essere compresi per avere piena consapevolezza della posta in gioco.
– Con questo decreto si vuole quindi assicurare che, qualunque sia lo scenario politico che si produrrà a seguito dell’immane crisi economica in atto, lo stato non possa comunque riappropriarsi della sua sovranità monetaria?
Si lo ribadisco è il primo punto. La vera battaglia in corso non è solo tra pro-euro o anti-euro, ma che scenario abbiamo in mente in caso di uscita dalla moneta unica. Lo si farà ripristinando la sovranità monetaria e degli Stati o rimanendo schiavi con monete diverse dall’euro? Questo decreto sulla Banca d’Italia è il segnale di cosa? Il fronte anti euro non è oggi una realtà omogenea e si divide tra coloro che vogliono uscire dall’euro a qualunque costo e quelli che vogliono farlo ripristinando la sovranità monetaria. E l’obiettivo, oggi, è tagliare la strada a questi ultimi ed evitare che il giorno dopo che salta l’euro, magari nei modi più imprevedibili, lo Stato possa tornare ad esercitare la piena sovranità monetaria. Certamente lo scenario che si creerebbe in questo modo sarebbe di grande confusione con conseguenze che non si possono oggi prevedere, ma gravi.
– Qual è un modello sano di governance di Banca centrale da prendere a modello?
Lo è sicuramente quello dell’Inghilterra, dell’Australia o degli Stati Uniti d’America, se poi i dollari non li stampassero per questioni discutibili. In generale, quello che vedo è che solo la vecchia  Europa abbia deciso di abdicare alla propria sovranità monetaria. Non è da tutti avere rinunciato ad una funzione così essenziale. In futuro, la Banca d’Italia, dovrà essere autonoma ma non indipendente.
– Anche se i media tradizionali hanno praticamente deciso di non occuparsi della questione, l’opinione pubblica si è mobilizzata sulla vicenda della ricapitalizzazione delle quote di Bankitalia ed in aula alcuni gruppi parlamentari, soprattutto il Movimento cinque stelle, si sono resi protagonisti di una dura azione di ostruzionismo sulla conversione del decreto. Ritiene che ci siano possibilità concrete che alla fine il governo possa fare un passo indietro?
Me lo auguro. Sicuramente ci si è mossi in ritardo, ma ora che è stata raggiunta una piena consapevolezza è importante proseguire in questa azione. Soprattutto per il Movimento cinque stelle sarebbe una vittoria mediatica importante, di risposta a tutti coloro che l’accusano di muoversi solo su questioni secondarie. Questa è una vicenda di fondamentale importanza per il futuro del nostro Paese.
Fonte: lantidiplomatico

La conferma ufficiale: La creazione della moneta da parte delle banche centrali è una truffa ai danni del popolo.

euro

Finalmente arriva la risposta all’interrogazione presentata dall’Europarlamentare Marco Scurria sulla natura giuridica dell’€uro, e finalmente arriva la conferma: ci stanno truffando. Ci hanno sempre truffati. Ma andiamo per ordine.

Marco Scurria aveva chiesto chiarimenti sulla risposta data dalla commissione europea alla prima interrogazione sulla proprietà giuridica dell’euro presentata dall’On. Mario Borghezio, nella quale si affermava che nella fase dell’emissione le banconote appartengono all’Eurosistema, mentre nella fase della circolazione appartengono al titolare del conto sulle quali vengono addebitate. Attenzione perchè le parole negli atti ufficiali e nel linguaggio tecno-eurocratico vanno soppesate per bene. Quindi il commissario Olli Rehn rispondeva a Borghezio che la proprietà delle banconote cartacee (dove troviamo ben impressa in ogni lingua dell’Unione la sigla della Banca Centrale Europea) è dell’EUROSISTEMA. Ma cos’è quest’Eurosistema? 
“L’Eurosistema è composto dalla BCE e dalle BCN dei paesi che hanno introdotto la moneta unica. L’Eurosistema e il SEBC coesisteranno fintanto che vi saranno Stati membri dell’UE non appartenenti all’area dell’euro.” 
Questa è la definizione che si legge sul sito ufficiale della BCE. Quindi le Banche centrali nazionali stampano le banconote e si appropriano del loro valore nominale (ad Es. se stampare un biglietto da 100 ha un costo fisico per chi lo conia di 0,20 centesimi – valore intrinseco – le BCN si appropriano anche del valore riportato sul biglietto stampato). E l’On Scurria chiedeva quali fossero le basi giuridiche su cui poggiava l’affermazione del Commissario Olli Rehn:

Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000302/2012
alla Commissione
Articolo 117 del regolamento
Marco Scurria (PPE)

Oggetto: Natura giuridica della proprietà dell’euro

In risposta ad un’interrogazione scritta sul medesimo tema presentata dall’on. Borghezio fornita il 16 giugno 2011, la Commissione informa il collega che “al momento dell’emissione, le banconote in euro appartengono all’Eurosistema e che, una volta emesse, sia le banconote che le monete in euro appartengono al titolare del conto su cui sono addebitate in conseguenza”.
Può la Commissione chiarire quale sia la base giuridica su cui si basa questa affermazione?

Nei tempi stabiliti dal Parlamento Europeo arriva la risposta:

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E-000302/2012
Risposta di Olli Rehn
a nome della Commissione
(12.3.2012)

L’articolo 128 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea costituisce la base giuridica per la disciplina dell’emissione di banconote e monete in euro da parte dell’Eurosistema (costituito dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali). La proprietà delle banconote e delle monete in euro dopo l’emissione da parte dell’Eurosistema è disciplinata dalla legislazione nazionale vigente al momento del trasferimento delle banconote e monete al nuovo proprietario, ossia al momento dell’addebito del conto corrente bancario o dello scambio delle banconote o monete.

Olli Rehn non fa altro che ribadire che dopo l’emissione, ossia dopo la creazione fisica delle banconote o più verosimilmente dell’apparizione in video delle cifre sui terminali dell’Eurosistema (totalmente a costo zero, se si esclude l’energia elettrica che mantiene accesi i computers…) la proprietà dei valori nominali appartiene al nuovo proprietario, ovvero a chi ha accettato l’addebito, a chi ha accettato di indebitarsi. Non solo. Olli Rehn, per giustificare l’affermazione secondo la quale rispondeva a Borghezio che l’Euro appartiene nella fase dell’emissione all’Eurosistema, cita l’articolo 128 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, dove nel comma 1 si legge:

La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione.

E’ chiarissimo. Non c’è scritto da nessuna parte che la proprietà giuridica dell’euro emesso appartiene alla BCE o alle BCN. C’è soltanto scritto che la BCE può autorizzare l’emissione di euro a se stessa e alle BCN, dovendo controllare l’inflazione nella zona euro, così come stabilito dal Trattato di Maastricht. Ribadisce che solo l’Eurosistema può stampare le banconote o creare elettronicamente i valori nominali. Ma nessun riferimento giuridico, nessun trattato, nessuna legge, nessuna deliberazione, niente di niente ci dice che l’Eurosistema ha la facoltà di addebitare la moneta. E’ evidente che si appropria di questo grande ed esclusivo privilegio.
Ciò che diceva il prof. Giacinto Auriti trova finalmente conferma in un atto ufficiale della Commissione Europea: le Banche Centrali si appropriano del valore della moneta perchè emettono solo addebitando, prestando, e il prestare è una qualità esclusiva del proprietario. Auriti chiamava questo meccanismo la truffa del signoraggio, parola sulla quale oggi si fa volutamente grande confusione.

Non a caso l’indomito professore dell’Università di Teramo aveva denunciato la Banca d’Italia (organismo privato in mano per il 94% a banche commerciali e fondazioni bancarie) per truffa, associazione a delinquere, usura, falso in bilancio e istigazione al suicidio (grave piaga dei tempi nostri). Infatti la moneta, essendo il mezzo di scambio con il quale i cittadini riescono ad interagire tra loro dando vita al mercato, ovvero riuscendo a scambiarsi reciprocamente beni e servizi prodotti grazie al loro lavoro, deve appartenere esclusivamente a chi lavora, ovvero al popolo. Chi si appropria indebitamente del valore della moneta non fa altro che sfruttare il lavoro del popolo, lucrare sulle fatiche e sulla produzione altrui chiedendo che gli vengano pagati gli interessi sul prestito erogato. Questa è la gigantesca distorsione del nostro tempo, questa è la Grande Usura. E sotto il giogo di questa malefica piaga, sono finiti tutti i popoli d’europa che oggi pagano sulla propria pelle una crisi sistemica e indotta, figlia di un paradigma che dal 1694 (anno di costituzione della prima Banca Centrale, la Bank of England) si è imposto sulla vita dell’uomo.

Il meccanismo dell’indebitamento degli Stati da parte di organismi privati quali sono le Banche Centrali Nazionali è presente quasi ovunque. La Federal Reserve conia negli USA il dollaro, la Bank of England conia nel Regno Unito la Sterlina, la BCE conia l’Euro. Ma per quanto ci riguarda, esiste un’abissale differenza, che rende il sistema ancora più perverso: gli Stati dell’Unione non possono ricevere il credito direttamente dalla BCE (cosa che invece accade in modo diretto e subordinato negli altri paesi, ed Es. negli USA dove il Congresso ordina di stampare e la FED esegue) ma devono finanziarsi sul mercato, la parolina magica con cui ci prendono per i fondelli. In poche parole funziona così: la BCE crea denaro a suo piacimento, lo da in prestito alle banche commerciali (Draghi ha recentemente creato circa 1000 miliardi di euro prestandoli all’1%) e queste possono decidere se acquistare o meno i cosiddetti BOND, i titoli del debito (con tassi che vanno dal 5 al 7%). Non è possibile, quindi, per i paesi della UE attuare una propria politica monetaria, pur volendo accettare il meccanismo dell’indebitamento pubblico.

Tutto è nelle mani della Grande Usura. I signori della Goldman Sachs, banca d’affari targata USA, siedono ai vertici delle grandi istituzioni bancarie, Mario Draghi ne è l’emblema. Ora hanno deciso di gestire direttamente anche le Istituzioni politiche, Mario Monti e Papademos sono i primi alfieri al servizio della Goldman.
La politica è messa sempre più all’angolo, ostaggio del sistema finanziario che controlla partiti, sindacati e mondo dell’informazione.

L’unica soluzione che abbiamo è quella di informare il più possibile. Questi meccanismi perversi devono essere conosciuti da tutti, nonostante il boicottaggio del sistema dell’informazione del regime usurocratico. Lo sforzo deve essere titanico, la volontà e la determinazione non devono piegarsi di fronte a niente.

A tutti noi un in bocca al lupo.

FONTE: http://rapportoaureo.wordpress.com