L’insostenibile leggerezza dell’essere pro euro.

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Sono quasi le 2 di notte, voi dormite, io scrivo. A quest’ora mi sento più calmo, più riflessivo e riesco persino a mettermi nei panni di quelli che chiedono “Più Europa” “Perché questa Europa si deve riformare” “Perché vogliamo l’Europa dei popoli”.
Ho dedicato alcune ore del giorno trascorso a chiedere a queste persone cosa intendessero dire con le tre frasi che ho virgolettato ammettendo di condividerle in pieno e di essere quindi pronto a barattare il mio accanito “No euro” qualora fosse possibile realizzare quei tre punti.

Procediamo per gradi: Mi hanno risposto che vogliono delle istituzioni elette dai popoli.
Tradotto in troikese vuol dire che non vogliono la BCE, non vogliono la Commissione Europea e non vogliono il Fondo monetario internazionale, ossia le principali istituzioni che hanno il potere decisionale ma i cui membri non sono mai stati eletti.
Credo a questo punto che vogliano cambiare anche il Parlamento europeo che, invece, viene eletto dai cittadini ma che non ha il potere e le funzioni che hanno avuto i parlamenti tradizionali in tutta la loro storia.

Mi hanno detto che vogliono che i trattati europei più importanti vengano votati o sottoposti a referendum.
In pratica mi hanno detto che non vogliono il trattato di Maastricht, quello di Lisbona, quello di Velsen…

Mi hanno detto che vogliono un Europa che si preoccupi di salvare i cittadini e non le banche.
Possiamo quindi dire che non vogliono il Mes (meccanismo europeo di stabilità) sia perché salva le banche sia perché è a sua volta un organismo non eletto. Vorrebbero un fondo salva popoli che non esiste, un fondo salva lavoratori che non esiste, un fondo salva disoccupati che non esiste. I fondi fino adesso li hanno sempre chiamati salvastati intendendo dire che lo Stato lo salvi solo salvando le sue banche.

Mi hanno detto che vogliono una politica fiscale comune, che in questa Europa non esiste.
Una politica del lavoro comune, che in questa Europa non esiste.
Un sistema contributivo comune, che in questa Europa non esiste.
Una banca centrale prestatrice di ultima istanza, che in questa Europa non esiste.
Un esercito comune, che in questa Europa non esiste.

Mi hanno detto che vogliono la mutualizzazione dei debiti che in questa Europa non esiste.
Una moneta più competitiva che in questa Europa non esiste.

Mi hanno detto che vogliono la tutela del consumatore, che in questa Europa non esiste e stanno facendo il Ttip che invece predilige i profitti delle multinazionali alla tutela della salute.

Mi hanno detto che vogliono una Europa che tuteli i prodotti e quindi le leggi sulle etichettature obbligatorie che invece l’Europa vorrebbe abolire.

In pratica mi hanno detto che vogliono l’Europa dei popoli. E quando io ho detto loro che voglio uscire dall’euro e da questa Unione Europea mi hanno risposto che chiedo cose che non otterrò mai.

Allora mi sono fermato un attimo ed ho pensato a tutte le volte che ho detto “No euro” e che ho chiesto cose che non otterrò mai, quando invece avrei potuto dire che voglio “Più Europa”; “Europa dei popoli” “Riformare l’Europa” e mi sono sentito piccolo e stupido.

Ora vedo le cose con occhi diversi. Grazie amici. Vado a dormire sereno.

Francesco Amodeo

European Redemption Fund: Il nuovo piano di spoliazione degli Stati nazionali.

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Ecco cosa ci aspetta dopo le elezioni europee: il micidiale ERF

08 – 04 – 2014 di Antonio Maria Rinaldi

Mentre i candidati di tutte le compagini politiche alle prossime elezioni per il rinnovo quinquennale del Parlamento Europe già fanno a gara, con sfumature diverse, nel professarsi critici contro questa aggregazione monetaria e verso ogni cosa provenga dai palazzi di Bruxelles, gli eurocrati stanno preparando in silenzio la più micidiale delle trappole a danno dei paesi eurodotati; una sorta di punto di non ritorno nei confronti della totale abdicazione delle residue sovranità nazionali.

E’ drammatico, e nel frattempo stesso patetico per le sorti del Paese, il modo con cui molti esponenti politici italiani trattano argomenti economici pubblicamente senza averne le più che minime conoscenze tecniche e ignorando completamente i vincoli e i dettami sempre più pressanti imposti dalle regole dei Trattati sottoscritti.

DAL TRATTATO DI MAASTRICHT AL FISCAL COMPACT

Cerchiamo però di spiegarci meglio. Il “vecchio” Trattato di Maastricht, firmato nel 1992 e ribadito da quello di Lisbona entrato in vigore nel 2009, prevedevano essenzialmente la possibilità dell’indebitamento massimo del 3% rispetto al rapporto con il PIL e il contenimento del debito non oltre il 60%, sempre secondo l’indicatore della crescita. Successivamente si sono voluti irrigidire ulteriormente questi criteri di convergenza, introducendo il Trattato sulla Stabilità, meglio conosciuto come Fiscal Compact, dove veniva introdotto il principio del pareggio di bilancio, quindi la non più possibilità per uno Stato membro di ricorrere all’indebitamento, inserendo il vincolo anche nel dettame costituzionale, e una metodologia precisa e pianificata per il rientro delle eccedenze delle porzioni di debito pubblico superiori al citato 60% nel limite temporale di venti anni.

IL FISCAL COMPACT SECONDO IL PROF. GUARINO

Premesso che l’Italia è stato per ora l’unico Paese dei 25 firmatari ad averlo inserito in costituzione (art.81), ricordiamo che l’impianto del Fiscal Compact è illegittimo secondo le puntuali deduzioni del prof. Giuseppe Guarino, in quanto lo stesso testo precisa che si applica se non in contrasto con altri Trattati su cui si fonda l’Unione Europea (art.2) mentre questi ultimi specificano chiaramente che il limite dell’indebitamento è del 3% (art. 104 c di Maastricht e art.126 di Lisbona) e non lo 0% come invece recita l’art. 3, n.1, lett.a del Trattato in questione.

IL MICIDIALE, ULTERIORE, MECCANISMO AUTOMATICO

Ma la bruciante crisi economica che da più di 5 anni attanaglia l’eurozona e che ha fatto precipitare tutti i dati macroeconomici, ha indotto la Commissione Europea ad “escogitare” un micidiale ulteriore meccanismo automatico per il rispetto delle regole previste dal Fiscal Compact che altrimenti rischiavano di rimanere lettera morta se affidate solamente alle “volontà” dei rispettivi governi nazionali.     

LA SORPRESINA POST ELETTORALE ESCOGITATA DA BARROSO

Pertanto, mentre per soddisfare i fabbisogni finanziari in regime di “pareggio di bilancio”, per noi tollerato al 0,5%, dovremo far ricorso solo ed esclusivamente a tagli della spesa pubblica e/o aumenti della pressione fiscale a carico delle famiglie e del sistema delle imprese che saranno in questo modo considerati a tutti gli effetti i soli “prestatori di ultima istanza” e non come in tutto il resto del mondo dove questa funzione è svolta correttamente e proficuamente dalle proprie Banche Centrali, per ottemperare lo scoglio della riduzione del debito, la Commissione guidata da Barroso ci ha riservato una bella sorpresina post elettorale. Non guasta ricordare comunque in questa sede che la spesa primaria, cioè al netto degli interessi sul debito, è già comunque inferiore alla spesa sostenuta dalla media dei Paesi dell’eurozona, essendo minore a quella di paesi come la Francia, Finlandia, Austria, Belgio, Germania e Olanda (dati ufficiali AMECO) e che pertanto il futuro reperimento di fabbisogni finanziari sarà soddisfatto con sempre maggiore ricorso alla fiscalità e circostanziando il problema della spesa a criteri qualitativi e non quantitativi.

LE VARIE INTERPRETAZIONI

Poi c’è la questione sulla data di applicazione del Fiscal Compact perché anche qui piovono interpretazioni: nei gineprai dei Regolamenti europei ne spunta uno, il 1467/97 e successivi, che ci dà una piccola mano in quanto prevede che uno Stato membro, soggetto precedentemente a una procedura per disavanzi eccessivi, soddisfa i requisiti per un triennio a decorrere dalla correzione. Pertanto, essendo stata chiusa la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia il 29.5.13, secondo l’interpretazione della Banca d’Italia dovrebbe scattare dal 2015, perché le lancette le fa partire dal momento dell’inizio della manovra correttiva avvenuta nel 2012, mentre per il Ministero dell’Economia dal 2016, poiché considera invece la chiusura della procedura d’infrazione del maggio 2013!

QUANTO CI COSTERA’ LA STANGATA

In ogni caso se volessimo ad oggi simulare l’entità delle risorse necessarie per soddisfare la riduzione dell’eccedenza del debito così come previsto dal F.C. e tenendo conto dei dati previsionali forniti dal FMI sulla dinamica del debito e del PIL nel 2014 e 2015 nel nostro Paese, dovremmo reperire 38,4Mld di euro, ma a conti fatti potrebbero essere molti di più perché le elaborazioni che in genere fornisce il FMI sulla crescita si sono rivelate essere sempre troppo ottimistiche e non veritiere.

IL FAMIGERATO RUOLO DI UN COMITATO DI ESPERTI…

Ma in ogni caso il Fiscal Compact, almeno come lo conosciamo ora, quasi sicuramente subirà una terrificante evoluzione perché essendo la Commissione Europea conscia che in pochi riusciranno a rispettarlo, ha incaricato un Comitato di esperti di redigere un altro “pilota automatico” per il suo rispetto tecnico. Questo Comitato, composto da 11 titolati economisti europei di cui neanche uno italiano e presieduto dall’integerrima ex banchiera centrale austriaca Gertrude Trumpel-Gugerell, ha terminato i lavori a fine marzo facendo propria la proposta del German Council of Economics Expert avanzata alla fine del 2012 che prevede la costituzione di un Fondo Europeo di Redenzione, ovvero l’ERF, acronimo di European Redemption Fund. Questa proposta, su cui il sottoscritto era già sulle tracce già un anno fa, tanto da inserirla a pag.164 del saggio “Europa Kaputt” del giugno 2013, è stata presa a totale riferimento nel lavoro degli esperti incaricati da Bruxelles per ridurre coercitivamente le eccedenze di debito senza possibilità di moratorie e con modalità automatiche.

ECCO CHE COS’E’ IL FAMIGERATO ERF

Il micidiale ERF funziona essenzialmente in questo modo: tutti gli Stati aderenti conferiscono a un Fondo specifico le eccedenze delle porzioni di debito superiori al 60% del PIL e lo stesso Fondo, per finanziarsi e tramutare i titoli nazionali con quelli con garanzia comune, emetterà sul mercato dei capitali una sorta di super eurobond al cubo e avvalendosi della tripla A, concessa dalle Agenzie di rating alle emissioni della UE, potranno godere di tassi presumibilmente più bassi rispetto a quelli di molti paesi “periferici”.

GLI EFFETTI NEFASTI PER L’ITALIA

Ma siccome nessuno ti regala nulla per nulla, tantomeno i ragionieri esattori europei, in cambio viene pretesa a garanzia l’asservimento dei rispettivi asset patrimoniali nazionali, riserve valutarie e auree e parte del gettito fiscale (es. IVA). In questo modo si firmano cambiali in bianco e la riduzione del debito avverrà automaticamente con la vendita dei  beni patrimoniali seguendo la logica del curatore fallimentare più orientata a soddisfare i diritti del creditore che del debitore se non si sarà in grado di versare gli importi previsti ogni anno e per vent’anni! Praticamente per noi una specie di euro Equitalia esattrice-liquidatrice o come avviene con la cessione del quinto stipendio, rimanendo però con il residuo del debito (il 60%) da onorare senza più contare sul “collaterale” patrimoniale!

LA TRISTE FINE DELLE PARTECIPAZIONI DI STATO

Le partecipazioni di ENI, Finmeccanica, Poste, ENEL ecc., beni immobiliari pubblici, riserve auree e valutarie, saranno liquidate automaticamente con il pericolo che saranno letteralmente svendute a favore dei soliti noti, per soddisfare il criterio della riduzione ventennale del debito, visto che attualmente la nostra eccedenza di debito ammonta a circa 1170 Mld., pari al 73% del PIL essendo ora al 133%.

LA TOTALE ABDICAZIONE DELLA SOVRANITA’

Inoltre in questo modo il nostro debito, anche se attualmente espresso in euro, ma di fatto valuta per noi estera in quanto non la stampiamo, almeno è ancora sotto la giurisdizione italiana, mentre con la conversione in emissioni comuni (eurobond), si tramuterebbe in giurisdizione internazionale e non più convertibile in valuta nazionale in caso di uscita poiché non più applicabile il principio di Lex Monetae previsto dagli artt.1277 e 1278 del nostro codice civile. Si tratterebbe dell’abdicazione più totale di qualsiasi residuo di sovranità e saremo depredati di tutto il nostro patrimonio pubblico. E poi per la nota massima “Moneta buona scaccia la cattiva”, il residuale di debito del 60% sul PIL, che rimarrebbe comunque in nostro carico, subirebbe un forte deprezzamento in termini di tassi pur espresso sempre in euro!

Ma possiamo star pur certi che la nostra classe politica, già fortemente deficitaria sulla conoscenza del funzionamento del Fiscal Compact nonostante l’abbia votato e inserito in Costituzione, ignora completamente cosa stiano tramando a Bruxelles e la decisione politica sull’applicazione dell’ERF, il cui iter è da scommettere inizierà un minuto dopo la chiusura delle urne il 25 maggio prossimo, li troverà totalmente impreparati.

Ma questa volta c’è in gioco il destino, il futuro e l’identità del nostro Paese e sono certo che la corretta informazione preventiva farà in modo che la coscienza dei cittadini italiani compenserà l’incapacità dimostrata fino ad ora dalla classe politica nel non comprendere l’irreversibilità di certe scelte scellerate.

Fonte: formiche.net

Grillo e l’euro: Quello che gli anti-europeisti che criticano i Cinquestelle non hanno preso in considerazione.

Beppe-Grillo

Non voglio essere disfattista e prima di condannare il leader del Movimento Cinquestelle per non aver preso una posizione nettamente a favore dell’uscita dall’euro voglio valutare tutte le possibili motivazioni anche le più nobili e perchè no anche le più improbabili per fare in modo che la mia analisi non parta da preconcetti o da sterili prese di posizione.

Nell’articolo che seguirà viene analizzato un punto di vista differente ma pur sempre possibile. Un punto di vista però che verrebbe smentito se davvero Grillo portasse avanti il referendum sull’euro perchè a quel punto sarebbe chiara la sua intenzione di legittimare la più grande truffa di tutti i tempi con una votazione popolare che a causa della disinformazione e del terrorismo mediatico propenderebbe senza dubbio per il SI EURO. Se l’annuncio del referendum, invece, fosse solo un modo per prendere tempo allora la tesi presa in considerazione nell’articolo che segue potrebbe avere un fondo di verità e a quel punto Grillo dovrebbe cominciare a coprirsi le spalle con alleanze strategiche sul territorio con movimenti e gruppi anti-europeisti.

Staremo a vedere. Buona lettura:

E se Grillo volesse davvero uscire dall’Euro?

NO, tranquilli che non vuole, direbbero molti. E’ ambiguo, indeciso, sfuggente. Io penso che dovrebbe, ma per quello che sembra, questi timori sono esatti.
Tuttavia, prima di rispondere definitivamente, vi chiedo di seguirmi in un ragionamento
Un anno fa, il 25 febbraio 2013, il M5S era dato in tutti i sondaggi al massimo sul 17-18% dei voti e, siccome i sondaggi pubblici erano (e sono) truccati, alle elezioni vere prese il 25%. Oggi i sondaggi lo danno al 25%: se tanto mi dà tanto, c’è da credere che stia ampiamente oltre il 30%, forse al 35%. Del resto se le proposte di riforma elettorale presentate da due coalizioni che solo un anno fa hanno preso il 29% ipotizzavano prima un premio di maggioranza al 35% e poi addirittura al 37% con – udite udite – il ballottaggio se nessuno raggiunge la soglia, io comincio a pensare male . Non è che la soglia serve non tanto a premiare loro, quanto a NON PREMIARE qualcun altro? Qualcuno che, magari, sarebbe ampiamente in vantaggio, ma  si potrebbe provare a battere lo stesso, costringendolo a un ballottaggio contro le due forze di “insider” unite contro il “nemico populista”? Fantapolitica? Forse.

Quello che qualcuno sussurra, negli ambienti finanziari, è che l’improvvisa sparizione dall’orizzonte degli eventi della riforma elettorale e questa strana crisi politica accompagnata addirittura da un calo dello spread siano tutte legate al timore di due eventi, che loro (gli ambienti finanziari) vedono concatenati, talmente grossi che nemmeno l’interessato osa parlarne: a) GRILLO AL POTERE e b) L’ITALIA FUORI DALL’EURO. Grillo sta facendo uno spettacolo dove attacca l’Europa: perché lo sta facendo nei teatri? Potrebbe riempire le piazze, o almeno i palasport, anche restando a pagamento, e invece va in teatro. Sembra avere fifa, come se non volesse farlo sapere troppo in giro. Ne parla, allude, sembra propendere per, ma poi si ritira dietro formule generiche. I sette punti del M5S per le elezioni europee sono il trionfo del cerchiobottismo, un mix di cose impossibili ed altre facili, talmente facili che ci sono già.

È tutta colpa di Casaleggio che solo pochi mesi fa diceva “se torniamo alla lira i risparmi varranno zero?“. Può darsi, ma credo ci sia dell’altro.
Non sarà che la fifa di Grillo viene da lontano, da quell’estate del 2011 in cui, dicono, la sola idea di tornare alla Lira che B ventilò in colloqui privati fece di lui il bersaglio dei ben noti attacchi concentrici e dell’Italia l’obiettivo della così detta “guerra dello spread” che portò prima alla lettera BCE che giunse a Roma e poi, preparato il terreno ben bene, alle dimissioni dell’ultimo premier eletto per passare al ben più affidabile Monti? E non fu lo stesso meccanismo adottato con la Grecia (cui addirittura fu cambiato il governo al solo annuncio di un referendum) e la Spagna e anche con l’Irlanda ?
Aggiungo una cosa: tutti i fautori dell’uscita dall’Euro concordano su un fatto: quando se ne uscirà, la notizia deve essere tenuta segreta il più possibile fino all’ultimo, per evitare una serie di nefaste conseguenze. Giusto. Peccato che ciò dovrebbe essere fatto da parte di un qualche governo e che questo governo dovrebbe essersi, nel frattempo, insediato con pieni poteri. Ebbene, visti i precedenti io non credo che l’UE lascerebbe insediare un capo del governo che avesse dichiarato pubblicamente la sua volontà di portare l’Italia fuori dall’Euro. Le armi ci sono, e sono micidiali: l’Italia non ha migliorato nessuno dei fondamentali che furono presi come “scusa” per l’attacco del 2011: abbiamo più debito, più disoccupazione, il PIL è calato di parecchio e in più, l’esposizione verso creditori stranieri è molto diminuita. Ci tengono per le palle: gli avvertimenti mafiosi di Olli Rehn e dello stesso Draghi “Renzi sa quello che deve fare” sono il sinistro avvertimento del capo mandamento al picciotto colto dal dubbio. Il Presidente del Consiglio che volesse tirare fuori l’Italia dall’Euro, dovrebbe farlo in incognito: dovrebbe vincere le elezioni parlando d’altro e poi… zac, tirare fuori ‘asso della manica.
Vi sembra possibile? Probabilmente no.
Ma Grillo potrebbe essere quanto di più simile abbiamo oggi a questo ritratto: non ha ancora detto nulla di impegnativo e potrebbe già avere il 35% dei consensi. Certo, io penso che se dichiarasse guerra aperta a Bruxelles vincerebbe a mani basse le elezioni, ma se facesse così, avremmo ancora delle elezioni in cui votarlo o verremmo trascinati di crisi in crisi come la Grecia fino a che, stremati, gli elettori italiani farebbero come quelli sardi nelle recenti elezioni regionali, dove il 50% degli elettori che vota per convenienza sarebbe l’unico ad andare alle urne ed eleggerebbe un altro governo di esponenti del Pud€?
E dall’altro lato, se Grillo acquisisse “in incognito” consensi sufficienti ad andare al governo, una volta lì, porterebbe l’Italia fuori dall’Euro?
Come dice acutamente il prof.Rinaldi , molti dei punti del programma del M5S non sono minimamente realizzabili restando nell’Euro, ma – guarda un po’ – tutti e sette sarebbero raggiunti automaticamente  tornando alla Lira.
Quindi? La strategia di Grillo potrebbe anche essere quella di chi, richiuso in un campo di nudisti al circolo polare artico, NON DICHIARA MAI APERTAMENTE DI VOLERSI VESTIRE DI TUTTO PUNTO, ma dice a persone diverse e in momenti diversi di volersi mettere solo le scarpe, oppure le calze e i pantaloni, oppure solo la sciarpa e il maglione, etc.. Sa benissimo che si dovrebbe circolare col cappotto e che, rimanendo lì, prima o poi moriranno tutti di freddo, ma sa anche che urlare a squarciagola “voglio un cappotto” non farebbe che attirare l’attenzione dei guardiani e quindi, in ultima analisi, far fallire la rivolta cui sta lavorando sottotraccia e alla quale, poco per volta, molti altri prigionieri stanno aderendo.

Sarà quello che pensa anche lui? E, se lo fosse, basterà per ingannare gli occhiuti custodi del campo?

 

FONTE: http://italy4d.wordpress.com/2014/02/24/e-se-grillo-volesse-davvero-uscire-dalleuro/

USCIRE DALL’EURO ? L’OLANDA SI PREPARA

uscire euro

Uscire dall’euro? Si può. Con le elezioni europee alle porte, la campagna elettorale per i seggi diStrasburgo si annuncia infuocata. Il fronte anti-euro e i partiti euroscettici cominciano ad organizzarsi per accendere la corsa verso il voto e convincere gli elettori che mollare la moneta unica è possibile. E così in Olanda si portano avanti col lavoro. Il leader del partito di destra olandese Freedom Party,  Geert Wilders ha presentato ieri uno studio economico, commissionato alla società di consulenza inglese Capital Economics, che presenta i benefici per l’Olanda rivenienti da una sua uscita non solo dall’Eurozona ma dalla Unione Europea, inserendolo dentro al programma per le elezioni europee su cui chiamerà gli elettori olandesi a votare.

I vantaggi – Lo studio di ben 157 pagine affronta i vantaggi di un’uscita dell’Olanda dall’euro-zona. I vantaggi non sono pochi. Il primo riguarda il maggior potere decisionale da parte di Amsterdam di decidere le politiche commerciali e industriali. Un elemento che di sicuro potrebbe giovare anche all’Italia, dato che dal punto di vista delle politiche economiche e industriali gli ultimi due governi, quello del Prof e diLetta che hanno sempre avallato i diktat di Berlino salvo poi rimangiarsi tutto per bocca di Napolitano. Ma uscire dall’euro, come avvertono dall’Olanda, darebbe un’autonomia monetria e soprattutto fiscale. L’Europa infatti da sempre impone agli stati membri il regime monetario che discende dalla Bce con le varie regole di Maastricht rafforzate dal Fiscal Compact. Spezzare queste catene di sicuro darebbe nuova linfa all’economia nazionale, sia in Olanda che in Italia.

I costi – Nel caso di Amsterdam è parere comune dei tecnici euroscettici che  una politica monetaria molto più lasca (“looser”) rispetto a  quella imposta all’Eurozona dalla leadership tedesca potrebbe mettere in moto la ripresa e la rescita. Ulteriori “guadagni”, sempre secondo lo studio Capital Economics,  verrebbero sia dalla eliminazione dell’ingombrante (“cumbersome”) regolamentazione che l’UEimpone alle aziende, ritenuta particolarmente inefficiente, specie se confrontata con la legislazione interna del vicino UK, sia dal risparmio sui versamenti alla UE (l’Olanda è un contributore netto), sia dall’autonoma gestione dei flussi di immigrazione. L’unico problema riguarda il costo dell’addio all’euro.

Nuova valuta –  La preparazione di nuove banconote, modifiche dei sistemi informativi e di pagamento, eccetera sono stati stimati dallo 0,3 al 0,8% del PIL, prendendo come riferimento i costi dell’analoga transizione dal Gulden all’Euro nel 1999-2000, mentre gli eventuali futuri costi di transazione, legati ad avere una moneta propria variano, a seconda di diversi studi, dallo 0,1% allo 0,8% del Pil ma scenderebbero notevolmente se l’area euro rimanesse in piedi dopo l’uscita dell’Olanda. Le conclusioni dello studio sono che in caso di uscita dalla Ue l’Olanda nel 2035 avrebbe un Pil dal 10 al 13% maggiore che restando nell’attuale situazione. La ricetta del Freedom Party, nonostante sia difficle da realizzare nel breve periodo, convince gli elettori. Il partito euroscettico olandese infatti è attualmente in testa in quasi tutte le proiezioni per le Elezioni Europee, con stime che arrivano persino ad appena un seggio in meno rispetto ai partiti della attuale coalizione di governo. Se ad Amsterdam dovesse partire l’efftto domino anti-euro, la prossima tessera a cascare giù è di sicuro quella Italiana.

FONTE: liberoquotidiano.it

Istigazione al suicidio: Procura accoglie denunce. Ora mandiamoli in galera.

galera

sabato 1 febbraio 2014

Procura accoglie denunce, governi sotto inchiesta per “istigazione al suicidio!”

FINALMENTE una buona notizia, anche se prima di festeggiare, è bene essere prudenti: pare che la procura abbia accolto 3 denunce presentati da imprenditori, e abbia posto SOTTO INCHIESTA i Governi Letta, Monti e Berlusconi per istigazione al suicidio! 
«Hanno assistito incuranti al volgere della crisi, spingendo molti a farla finita»

E’ NOSTRO COMPITO SOSTENERE VIVAMENTE LA PROCURA, FACCIAMO CAPIRE AI MAGISTRATI CHE NON SONO SOLI, CHE MILIONI DI ITALIANI SONO CON LORO, PRIMA CHE SIANO INTIMIDITI DAI POTERI FORTI…!!! NON LASCIAMOLI SOLI… DIVULGATE QUESTA NOTIZIA OVUNQUE, SULLE VOSTRE BACHECHE, SU GRUPPI E PAGINE… OVUNQUE!!!

La notizia è stata divulgata da “Il Mattino” di Padova, ma è stata (ovviamente) censurata da tutte le televisioni e dalle grandi testate nazionali: DIVULGHIAMOLA NOI PER COSTRINGERLI A PARLARNE!!! (se ne parliamo tutti, sono costretti a parlarne, oppure si sputtanano definitivamente) FORZA RAGAZZI !!!

Staff Informatitalia e Nocensura.com  

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Governi Letta, Monti e Berlusconi sotto inchiesta per istigazione al suicidio!

La procura accoglie tre esposti presentati da imprenditori, presto interrogati: «Hanno assistito incuranti al volgere della crisi, spingendo molti a farla finita»
Di Carlo Bellotto
PADOVA. Istigazione al suicidio dei politici verso gli imprenditori in crisi, la procura ha aperto un’inchiesta. Già tre le denunce arrivate al quarto piano del Palazzo di giustizia, sostanzialmente simili. Il fascicolo per ora è senza indagati, ma nei prossimi giorni il magistrato sentirà i tre imprenditori per capire quali sarebbero, a loro modo di vedere, i comportamenti dei politici degli ultimi tre governi, quelli che si sono succeduti dall’inizio della crisi, che avrebbero indotto decine di piccoli imprenditori a togliersi la vita. Quali sono stati i comportamenti per i quali si sarebbero sentiti minacciati. Sotto accusa i governi Letta, Monti e Berlusconi.
«Governo e Parlamento non hanno messo in atto provvedimenti» recita l’esposto querela «anche in forma assistenziale, tali da impedire che si succedessero i suicidi a causa della perdita del posto di lavoro, a causa della crisi economica che ha colpito duramente i piccoli artigiani, commercianti agricoltori, colpa dell’esasperante pressione fiscale e di altro. Al contrario, invece di perseguire i gestori delle slot machine o quelli che continuano a detenere ricchezze finanziarie italiane all’estero per mancato pagamento di quanto dovuto all’erario, li hanno graziati e condonati e dulcis in fondo finanziato con i gettiti erariali banche private come Mps, ma risorse finanziarie e programmi per tutelare la vita dei cittadini italiani rimasti senza reddito, giammai». I querelanti accusano i politici di non aver mai istituito, a tutela dei meno abbienti, disoccupati, piccole aziende che fallivano e chiudevano i battenti anche a causa dei mancati pagamenti dei crediti loro spettanti da parte della pubblica amministrazione, un fondo a loro tutela, con la supervisione dei prefetti «per dare un reddito e una dignità a tutti quei cittadini che si trovassero in crisi finanziaria».
Per farsi un’idea dei fautori di queste prime denunce e del loro pensiero, basta visitare la pagina Facebook del “Comitato 580 cp” accessibile a chiunque. È pubblicato il fac simile della denuncia, identico a quelli arrivati in procura, dopo le generalità di chi denuncia, in successione sono riportati gli articoli 2 (diritti inviolabili dell’uomo) e 32 (tutela della salute) della Costituzione italiana e gli articoli 1, 2, 19 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo in sostegno del “diritto alla vita di ogni persona” che deve “essere protetto della legge”. Dopo diverse premesse chi denuncia chiede che la procura della Repubblica «voglia procedere penalmente nei confronti di tutti i membri del governo, come anche di tutti i deputati e senatori, dell’attuale e passata legislatura che hanno assistito incuranti al volgere della crisi e alle sue drammatiche conseguenze, ovvero di quanti verranno ritenuti responsabili del reato previsto dall’articolo 580 cp (istigazione o aiuto al suicidio, ndr)».
Si chiude l’esposto chiedendo alla procura di procedere alla individuazione delle persone che hanno tentato il suicidio in Italia negli ultimi 3 anni, ovvero da quando si è sviluppata una crisi economica senza precedenti «con politiche recessive dei governi in carica». Si chiede che queste persone vengano sentite come testi dei veri motivi che li hanno spinti a tentare di farla finita.

Fonte: http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2014/02/01/news/istigazione-al-suicidio-governanti-sotto-inchiesta-1.8582243