Il vero pericolo per il Meridione non è la Lega ma sono i meridionalisti pro euro.

Cominciamo a chiarire una cosa. Ogni meridionale che si rispetti, di buon senso e che non sia autolesionista sarà per forza meridionalista. Non importa quali siano i pregi e quali i difetti della propria area geografica,perché i panni sporchi si lavano in famiglia, e non si può remare contro gli interessi della propria regione. E’ contro natura. Quando sento dalle mie parti qualcuno che mi dice “sono meridionalista”  come se fosse un valore aggiunto non ne capisco il senso. Ho capitò però, col tempo, che esistono Meridionalisti e meridionalisti (la differenza tra M maiuscola e m minuscola è voluta). La maggior dei (m)eridionalisti si rifanno ancora a quel fenomeno che riguarda solo le problematiche e le ingiustizie del periodo post-unitario (154 anni dopo) e non si concentrano sulla difesa del Sud e sulla valorizzazione del proprio territorio e della propria identità alla luce delle nuove sfide e delle nuove priorità.  Per questo non si possono ritenere (M) eridionalisti, coloro che ignorano (volutamente o meno) che i reali interessi del Meridione non possono prescindere dai mutamenti avvenuti negli oltre 150 anni dall’unità d’Italia,in virtù dei cambiamenti della situazione geopolitica e che si rifanno,troppo spesso,a slogan anacronistici che non trovano più collocazione nella realtà se non come strumento usato da qualcuno per ricavarsi una nicchia di elettori a cui si tende per convenienza a nascondere le nuove, reali e urgenti priorità. In questo periodo siamo alla vigilia delle elezioni Regionali e quindi il fenomeno degli slogan comincia a dilagare. Il reale pericolo che si corre,non è quello che qualcuno arrivi da fuori cavalcando le giuste priorità solo per prendere voti nelle nostre regioni e poi tornare a fare gli interessi delle proprie, perché ca nisciun e fesso.

Il pericolo serio invece, si corre se inconsapevolmente ci affidiamo a gente del nostro territorio che però ignora totalmente (o volutamente) quali siano le reali priorità da perseguire con ogni mezzo. Ed è per questo che dobbiamo far luce e chiarezza per fare in modo che nessuno venga ingannato. Cominciamo a capire chi sono i leader del (m)eridionalismo campano e da dove provengono. Tra i più rappresentativi ho scelto quello maggiormente degno di stima, precisando così che il mio non vuole essere, nella maniera più assoluta, un attacco alla persona (di tutto rispetto) ma una riflessione sulla incongruente e quindi inaccettabile proposta politica.

Marco Esposito classe 1963, è il leader di una coalizione di meridionalisti che si propongono con la propria lista alle elezioni regionali 2015 in Campania; diventa giornalista a Milano (Milano);redattore economico di Milano Finanza ( Milano ) negli anni del post Trattato di Maastricht quando i giornalisti economici ci avrebbero dovuto mettere in guardia su quelle che sarebbero state le sciagure economiche causate da quel Trattato, soprattutto al Meridione d’Europa e d’Italia, e si sono, invece, resi testimoni silenti del più spietato attacco ai popoli e alle democrazie. Nel dicembre 2009 Marco Esposito sospende l’attività giornalistica per un periodo di aspettativa ed è nominato da Antonio Di Pietro (Antonio Di Pietro sic) responsabile della sezione dipartimentale Politiche per il Mezzogiorno (quelle politiche che al Mezzogiorno non ci sono mai state, per intenderci).  Nel Giugno 2011 entra nella Giunta De Magistris al Comune di Napoli (Giunta De Magistris) come assessore alle attività produttive (quelle attività produttive di cui la Campania è sempre più carente, per intenderci). Resta in Giunta fino al Maggio 2013.

I (m)eridionalisti solitamente basano la loro attività nella critica feroce contro chi al Nord ha fatto sempre e solo gli interessi del Nord, ma raramente si concentrano su chi al Sud non ha saputo fare gli interessi del Sud (vedi Di Pietro, De Magistris ecc ecc). Se il Sud è stato bistrattato in ogni sede, diventando oggetto di predazione per chiunque – come i (m)eridionalisti stessi ci raccontano – come può esimersi da ogni responsabilità chi della difesa di quel Meridione, nelle sedi istituzionali, ne ha fatto una professione? Questo non vuol dire che siano stati tutti disonesti o in malafede (non è certamente il caso di Esposito persona onesta e preparata) ne vuol dire essere colpevoli. Ma sicuramente vuol dire aver fatto parte di un sistema che ha fallito e bisognerebbe almeno tenerne conto prima di proporsi leader di nuove battaglie. Esposito dopo aver lavorato per Repubblica (Repubblica sic ); quella del Gruppo di De Benedetti – (membro delle più spietate lobbies della finanza speculativa che hanno messo in ginocchio il nostro paese. Quello coinvolto nell’inchiesta sulla presenza dell’amianto negli stabilimenti della Olivetti a Pozzuoli (15 morti) non a Milano, a Pozzuoli. Quello il cui settimanale Espresso titolava “bevi Napoli e poi muori”.) – passa poi al Mattino (finalmente Napoli) e comincia a lavorare per l’editore Caltagirone nel quotidiano da molti considerato la voce dello sputtanapoli e soprannominato dagli stessi meridionalisti che sostengono Esposito “il mappino” (se non mi credete andate sui loro siti).  Intanto Esposito scrive e promuove libri in giro per l’Italia con Gianni Pittella del Pd (il partito di riferimento del cartello finanziario speculativo , quello che ha sfasciato il paese e polverizzato il Meridione). Pittella è (udite bene) il vicepresidente vicario del Parlamento Europeo ossia membro di spicco di quella stessa Unione Europea che ci ha tolto sovranità e dignità.  E che i due insieme sulla copertina del loro libro definiscono “terra di pace e democrazia” (si avete letto bene democrazia). Nulla di male in tutto questo che ho elencato finora, si tratta di datori di lavoro e di collaboratori e bisogna pur guadagnarsi la pagnotta in qualche modo. Ma è proprio Esposito ed il suo seguito di meridionalisti che ci tengono a ribadire con fermezza “ non tratteremo mai con chi ha contribuito a distruggere la Campania.” Ma chi pensano che l’abbia distrutta la Campania, Goldrake o Gig Robot d’acciaio ?

“Scurdammoce o’passat” si dice a Napoli e sono d’accordo. La mia preoccupazione però è che “chi va con lo zoppo impara a zoppicare” e allora mi chiedo se Esposito, prima di proporre il suo gruppo come alternativa per il futuro della Campania, abbia avuto modo di riflettere sul fatto che le nuove priorità della nostra Regione si scontrano proprio con gli interessi di quei sistemi di cui fino ad oggi si è dovuto alimentare.

La dicotomia “Nord Italia ricco brutto e cattivo” e “Sud Italia  povero e vittima” seppur basta su una realtà storica incontrovertibile è oggi una tesi totalmente anacronistica. Possiamo continuare a puntare il dito contro il politico del Nord, per entusiasmare qualche platea, ma chi ha un minimo di concezione della realtà sa bene che non ha più senso perché quei politici italiani non decidono più un fico secco, il Governo italiano è stato completamente esautorato. Sia Nord che Sud Italia oggi rappresentano insieme una porzione del Sud Europa cioè una parte dei Piigs cioè dei maiali.                                                                        A decidere le nostre politiche non è Roma o Milano ma Bruxelles. Non è il Nord che taglia i fondi (tranne pochi spiccioli ancora nelle disposizioni del Governo) ma è Bruxelles che impone dei vincoli di bilancio ed un patto di stabilità interno che mette in ginocchio Regioni, Comuni, Province e sindaci tanto del Nord che del Sud.

Vi faccio un esempio pratico a dimostrazione di quanto ho enunciato: Quando chiesi personalmente a Stefano Caldoro che fine avessero fatto i fondi per i centri sanitari accreditati ai quali avevano sospeso le convenzioni ai danni dei malati costretti a pagare tutto; il Presidente non rispose accusando il Nord di aver trattenuto quei fondi, in linea con la tesi dei (m)eridionalisti ma rispose che quei soldi erano chiusi in un “cassetto”  ma la Regione non poteva toccarli perché erano bloccati dal patto di stabilità interno imposto dall’Europa. ( I pazienti non vanno curati o si sfora uno stupido zero virgola). Ecco come ragiona quella che Esposito definisce “la grande famiglia europea”  e che invece si comporta come un gruppo di aguzzini che con l’euro hanno preso in ostaggio i popoli, gli Stati e le democrazie segregandoli a pane e acqua tra le catene inviolabili dell’austerity.     Quando Esposito dichiarava che il Sud deve separarsi ma restare in Europa, lo faceva cercando similitudini con la Grecia. Spiegategli che la Grecia è poi morta, ammazzata dai membri di quella famiglia europea a cui lui fa riferimento, schiacciata da una moneta debito insostenibile per noi del Sud (non sud Italia ma sud Europa). Quando Esposito dichiara che “nel 2011 c’è stato un inspiegabile diminuzione della quota degli investimenti statali al sud”. Spiegategli che nel 2011 lo Stato lo hanno completamente esautorato con una sorte di golpe finanziario che ha portato al governo un Presidente del Consiglio non eletto ma espressione diretta e documentata delle peggiori lobbies della finanza speculativa che ha firmato per conto degli speculatori internazionali e senza consenso popolare, il Mes il Fiscal compact, il Pareggio di bilancio, la riforma delle pensioni, in pratica tutto ciò che ha condannato a morte il paese (Meridione in primis) stritolandolo nella morsa dell’austerità. Spiegategli che la riunificazione della Germania “non è costata tanto alla Germania ovest” come lui sostiene ma è costata tanto al Sud Europa, soprattutto all’Italia, dato che il prezzo di quella unificazione prevedeva la deindustrializzazione del nostro paese come poi è avvenuto.  Ad Esposito invece io chiedo soltanto una spiegazione: Com’è possibile che un giornalista che ha scritto di proprio pugno una lettera alla Commissione Europea parlando del Meridione d’Italia come di un   “ disastro umano, sociale, civile, che si consuma nell’indifferenza dell’Italia e dell’Europa”  può addurre le colpe di tutto ciò a quelli che lui, nella stessa lettera, definisce semplicemente “alcuni squilibri creati dall’Unione europea”.

Ma è il resto della lettera che mi lascia ancora più sbigottito. Esposito scrive : “Il sud italiano non può reggere la concorrenza dei paesi dell’Est non aderenti all’euro che ai generosi aiuti del’Unione Europea possono aggiungere la possibilità di svalutare la propria moneta guadagnando vantaggi enormi su chi deve rispettare i vincoli della moneta comune. Così al Mezzogiorno d’Italia non resterebbe che uscire dall’euro e rendersi indipendente”. Ma allora lo sa ? ma allora sa tutto ? Ma allora conosce sia le cause che le soluzioni per il riscatto delle nostre regioni. E perché oggi accusa chi quelle soluzioni le porta avanti volendo uscire dall’euro ? Non è che ha guadagnato egli stesso vantaggi enormi nel sostenere questa versione ?

Siamo tutti nostalgici dei Borboni e rimpiangiamo le grandezze del Regno Delle Due Sicilie. I meridionalisti su questo sono molto bravi nelle loro conferenze a mostrarci quello che avevamo e che oggi non abbiamo più elencando a memoria tutti i primati del vecchio Regno, come le prime ferrovie, la prima flotta mercantile, la prima compagnia di navigazione nel mediterraneo, ma anche scuole, accademie, ponti, strade. Tutto vero. Ma tutti bravi ad analizzare gli effetti e nessuno che ne menziona le cause. Allora ve le dico io: Il Regno aveva la sovranità monetaria anzi la proprietà della moneta. Nel Regno delle Due Sicilie non circolavano banconote, cioè quella carta-moneta stampata ed emessa da una Banca Centrale privata (come all’epoca già avveniva nell’indebitato e fallimentare Regno di Piemonte e come avviene oggi in Italia – e non solo – con la conseguente illecita cessione della Sovranità Monetaria popolare, da parte degli Stati, a dei soggetti privati). Nel Regno erano talmente consapevoli che quello era il fulcro del loro potere che persino sulle loro monete (i carlini) lo scrivevano a chiare lettere: “De Socio Princeps” (Da Alleato a Sovrano) per sottolineare che erano divenuti indipendenti e sovrani a tutti gli effetti. Sui carlini ed i mezzi carlini del valore di 5 grani, era raffigurata al rovescio l’Abbondanza in atto di spargere monete. A simboleggiare quella che oggi chiameremmo politica economica espansiva e che solo con la sovranità monetaria si può perseguire per il bene dei cittadini. Durante il suo esilio in Roma, Francesco II del Regno delle Due Sicilie, seppur spodestato, volle continuare a coniare monete come atto simbolico per ribadire la propria sovranità. Consapevole che un Regno può essere considerato conquistato dallo straniero solo quando il suo sovrano non può più emettere la propria moneta. Vi siete mai chiesti cosa sarebbe stato il Regno delle Due Sicilie se avesse dovuto rispettare il pareggio di bilancio, il vincolo del 3%, il patto di stabilità interno, il fiscal compact. Come li avrebbero potuti raggiungere tutti quei primati se per ogni moneta spesa ne avessero dovuta chiedere per legge una di tasse ai cittadini ? Come si può aspirare a rivivere le glorie di quel Regno rinnegando al tempo stesso ciò che lo rese così grande.

Esposito ha scritto il libro “separiamoci” ma poi sostiene che bisogna restare nell’euro. In quel modo il “separiamoci”  diventa “suicidiamoci” . Ed è abbastanza ovvio. Noi non siamo più il Regno Delle Due Sicilie, non è che separandoci tornerebbe tutto il nostro oro nel Banco Di Napoli (manco quella banca è più la nostra). Non abbiamo più la prima ferrovia ma la peggiore. Non abbiamo più nessun primato se non nei disastrosi indici di economia e disoccupazione. Non mi sto piangendo addosso. Abbiamo mille risorse, un territorio unico, paesaggi e beni culturali che non ha nessuno al mondo ed una posizione geografica che fa invidia a tutti perché ci mette in collegamento con tutti. E’ su queste risorse che dovremmo puntare per risorgere,perché sono beni inalienabili che nessuno può mai portarci via. Quello che possono fare è che stanno facendo è impedirci di valorizzarli. E non ci sarebbe altro modo per farlo se non quello di tornare sovrani.

Le tesi di Esposito e degli altri meridionalisti, circa il divario Nord /Sud, sono esatte, lui tratta l’argomento con una competenza da pochi e guai se qualcuno non portasse queste realtà alla luce. Ma pensare che oggi sia questa la battaglia cruciale per la riscossa del Meridione vuol dire aver perso totalmente la bussola ed essere completamente fuori strada. Ben venga chi si prodiga nell’opera di informazione e divulgazione su alcune verità storiche che ci vedono vittime sacrificali, ma se gli stessi decidono di creare un movimento per il riscatto del Meridione usando questi argomenti, non meravigliamoci e non lamentiamoci se poi arriva da noi il leghista di turno che ha ben capito le priorità e ci fa un culo così. Concludo a questo proposito proprio con le parole con cui Salvini ha bacchettato Esposito in diretta a Matrix: “se davvero il Nord ruba risorse al Sud, allora vuol dire che le autonomie che noi proponiamo fanno bene tanto a noi che a voi, ma non serviranno a nulla se prima non capite che oggi il nemico della democrazia sta a Bruxelles e non da un altra parte”.

Cercate di capirlo. Ma fate in fretta. Bisogna capirlo MO.

Redazione “Sud No Euro”

*I virgolettati sono stati tratti dal video “conversazione con Marco Esposito sul Meridionalismo”:

“intervento di Marco Esposito a Matrix” :

e da “lettera dal Sud alla Commissione europea”:

http://ilazzaro.altervista.org/lettera-dal-sud-alla-commissione-europea/

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One thought on “Il vero pericolo per il Meridione non è la Lega ma sono i meridionalisti pro euro.

  1. Ottime analisi, riflessioni, deduzioni e anche proposte risolutive, nelle quali mi rispecchio totalmente e che da tempo, attraverso il mio personale se pur umile impegno, continuo a promuovere tra Meridionalisti e meridionalisti, provando anche a sensibilizzare il variegato mondo di insorgenti, indipendentisti, duosiciliani, neo-borbonici e briganti, quelli che si distinguono per differenziarsi, senza volersi mai cimentare seriamente per poter mettere a fuoco una buona volta le vere priorità e le più gravi criticità ed emergenze da affrontare Mo-mmo ….. ma che dico, …. ieri era già già troppo tardi !!! Un abbraccio !!! 😉 )))))

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