Sud No Euro: Le prove del golpe finanziario. Intervento di Amodeo

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CHI SIAMO:
Siamo un gruppo di attivisti del Sud da anni presenti sul web e nelle piazze contro le politiche di questa tirannica Unione Europea. Da sempre in prima linea nel denunciare i danni che la moneta unica – ed i vincoli economici da essa dipendenti – arrecano ai paesi del Sud Europa, alle Regioni, ai cittadini e al concetto di democrazia.
Perseguiamo il rilancio dell’economia, mediante l’uscita dall’Euro-zona ed il riscatto delle regioni del Sud attraverso la difesa delle autonomie e la valorizzazione dei territori.
Consapevoli che il ritorno alla sovranità monetaria e politica, sia l’unica via di salvezza abbiamo deciso di mettere insieme un gruppo di persone della società civile che si sono distinte per il loro attivismo e per la loro competenza nel corso degli anni e che oggi ritengono che il momento della delega sia finito e sono pronti a scendere in campo.
Partendo dal basso, Comune per Comune, Regione per Regione ci proponiamo come forza di governo per evitare che politici imposti dal cartello finanziario speculativo possano decidere le politiche del nostro paese a danno dei cittadini e a favore degli interessi delle organizzazioni sovranazionali che essi rappresentano. Partiamo dal Sud per evitare che i vecchi partiti usino tali urgenze solo come slogan elettorali per conquistare gli elettori di quei territori dei quali hanno sempre ignorato e contrastato gli interessi.

Nel logo sono rappresentati i punti di forza del nostro Meridione e le azioni prioritarie da realizzare insieme per favorirne il riscatto.
Un cerchio giallo a simboleggiare il sole uno sfondo blu che simboleggia il mare. Beni inalienabili del nostro Sud.
Il “No Euro” come principio imprescindibile per tornare liberi e autonomi.

La nostra carta dei valori:

1)Esclusione da incarichi di governo per quei politici che hanno fatto parte di organizzazioni sovranazionali che hanno finalità dichiaratamente contrarie agli interessi delle democrazie e delle costituzioni nazionali.

Annullamento di tutti i trattati, leggi o riforme, firmate, proposte o messe in essere da governi e politici che sono o sono stati membri di queste organizzazioni.

2) Ripristino dei principi costituzionali originari che sanciscono la Sovranità Popolare e
disciplinano la tutela del lavoro e del welfare.

3) Ritorno alla sovranità monetaria: Lo Stato italiano deve tornare ad emettere la propria moneta, non convertibile e con cambio
flessibile rispetto alle altre valute, per supportare il raggiungimento degli obiettivi di politica economica nazionali descritti nei punti successivi.

Va rigettato il principio del “pareggio di bilancio” introdotto nell’art. 81 ed in altri articoli
della nostra Costituzione: lo Stato deve essere libero di perseguire politiche di spesa in
deficit, quando necessario per il raggiungimento e successivo mantenimento dell’obiettivo della piena occupazione, in coordinamento con la politica monetaria perseguita dalla Banca Centrale.

Va ripristinata la situazione pre-divorzio del 1981 fra Banca Centrale e Ministero del Tesoro, il che significa nazionalizzare la Banca d’Italia ed avere una banca pubblica al servizio
dell’economia reale e dei piani di investimento atti a far crescere l’economia e fornire beni e
servizi alla collettività.

Va prevista la reintroduzione della legge sulla separazione bancaria, che separi banche
commerciali e banche d’affari (speculative), per tutelare i risparmi dei cittadini e l’esigenza
di credito da parte delle imprese che operano nell’economia reale.
L’obiettivo è di introdurre una legge bancaria sullo stile del Glass-Steagall Act che, appunto,
miri ad introdurre misure per contenere la speculazione da parte degli intermediari finanziari. La ratio di tale provvedimento sarebbe quello di evitare che il fallimento
dell’intermediario comporti altresì il fallimento della banca tradizionale, impedendo di fatto
che l’economia reale venga esposta al pericolo di eventi negativi prettamente finanziari
(come è accaduto nel 2007 con la crisi dei mutui sub-prime).

Ai debiti si applicheranno gli articoli 1277 e 1278 del Codice Civile. I debiti contratti in
Italia (a prescindere se con controparte estera o italiana) verranno convertiti nella nuova
valuta nazionale.

4)Recesso dai Trattati europei lesivi della sovranità e sottoscritti senza legittimità e senza
consenso popolare.

5) Rimodulazione del debito pubblico per la quota che riguarda gli organismi finanziari internazionali, tenendo conto che quanto già pagato fino ad oggi di soli interessi è illegittimo.

6) Lotta agli illeciti bancari a danno di imprenditori e privati cittadini.

7) Avvio immediato di un piano di opere pubbliche e di rilancio del comparto industriale.

8) “SUD NO EURO” sposa la politica fiscale della flat tax. E’ per l’ Abolizione della legge Fornero e del sistema usuraio di Equitalia; per l’abolizione degli studi di settore e del limite all’uso del contante.

9) Diciamo Stop alle privatizzazioni gestite da affaristi, sia italiani che stranieri, che finora hanno esclusivamente pensato al profitto personale; l’Italia dovrà riprendersi tutti gli assets strategici che finora ha dovuto cedere ai lobbisti internazionali e a danno del popolo italiano.

Chiediamo la rinegoziazione di tutti gli stipendi dei manager pubblici e adozione di soglie massime.

Tagli sulle maxi-pensioni e tetto massimo fissato.

10) Riforma della giustizia; separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti; fine dell’automatismo della carriera; Responsabilità civile e disciplinare del giudice;
Certezza della pena; Ripristino delle pene abolite per i reati minori.

11) Tutela del Made in Italy
Obbligo giuridico di menzionare nelle etichettature il luogo geografico di svolgimento delle lavorazioni o la tracciabilità di filiera nel caso di prodotti agro-alimentari. Stessa cosa per i prodotti regionali.

Rigide politiche di protezionismo dei mercati nazionali dalla concorrenza di chi sfrutta la forza-lavoro.

Rilancio dell’agricoltura come economia primaria; sostegno al consumo dei prodotti alimentari territoriali. Contrasto alla
produzione, al commercio e all’utilizzo di OGM.

Contrasto al TTIP. Incentivi alle energie
alternative.

13) Fermare l’immigrazione incontrollata e regolamentarla tenendo conto delle reali possibilità di accoglienza e inserimento, sia per quanto riguarda le dimensioni fisiche del territorio, sia per quanto attiene le oggettive capacità occupazionali del paese.

14) Rispetto e ripristino delle autonomie territoriali, delle identità e delle tradizioni.
Siamo a favore delle autonomie e rispettiamo il diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Beni e servizi di interesse nazionale o dati in concessione non possono essere ceduti a
multinazionali, a cittadini stranieri e ad organismi finanziari.

Turismo e agricoltura devono costituire i capisaldi dello sviluppo futuro del Sud.

15) Riforma del sistema di comunicazione mirata a contrastare la stampa e i media controllati e manipolati per gli interessi dei singoli editori e dei poteri forti.
Realizzazione di un’informazione libera, completa e plurale.

16) In attesa della realizzazione di tali punti, le politiche regionali dovranno tenere conto dei reali ed urgenti interessi dei cittadini e dei propri territori e non delle richieste e dei vincoli di organismi sovranazionali.

La nostra battaglia:

Siamo consapevoli che l’Italia, in quanto paese del Sud Europa è vittima di un golpe finanziario.
Le politiche economiche italiane non sono più decise a livello nazionale.
Siamo sotto ricatto dei potentati finanziari che tengono il nostro paese in scacco con “armi” che portano il nome dì default, spread, debito pubblico e che minacciano dì fare esplodere da un momento qualora ci rifiutassimo dì sottostare ai loro diktat.
Il Parlamento, e più in generale la politica nazionale, e’ stata completamente esautorata. Nessuna decisione dì politica economica, dì bilancio o sociale può essere presa a livello nazionale se non concordarla o addirittura imposta da Bruxelles.
A decidere per l’Italia sono il Fmi, la Bce e la Commissione europea (Troika), organismi composti da personaggi sconosciuti e mai eletti dai cittadini europei.
Dietro queste organizzazioni dì facciata ci sono le più controverse lobbies del cartello finanziario speculativo che mirano a:
• La distruzione degli stati nazionali
• La spoliazione delle sovranità’ (da quella politica a quella monetaria a quella alimentare)
• Il trasferimento dei poteri decisionali nelle mani di una oligarchia che si prefigge dì annientare il concetto dì democrazia in quanto rappresenta un limite ai propri obiettivi.
• I Trattati europei come il trattato di Lisbona, il fiscal compact, il pareggio dì bilancio, il Mes, il semestre europeo, il six pact e tutto quanto previsto nella riforma dì governance economica dell’Ue tolgono ogni potere agli stati nazionali ed inchiodano in maniera irreversibile i cittadini all’austerity e a uno stato dì crisi permanente funzionale agli interessi del cartello finanziario.
Tutto questo e’ stato promosso e reso possibile con l’uso sistematico di politici provenienti da alcune organizzazioni che hanno un’influenza enorme sui nostri governi ma sono sconosciute al grande pubblico grazie al controllo che hanno dei media nazionali ed internazionali. Esse come veri e propri governi ombra:
Selezionano, indottrinano e impongono ai governi dei tecnici da essi dipendenti.
Dirigono le politiche dei governi fantoccio.
Preparano e impongono i trattati da firmare, palesemente sbilanciati a favore dei potentati finanziari e delle multinazionali ai danni dei popoli e delle democrazie.Siamo chiamati ad avere come priorità la liberazione del paese dal controllo di questi potentati finanziari e al ripristino della sovranità.

http://www.sudnoeuro.it

Il vero pericolo per il Meridione non è la Lega ma sono i meridionalisti pro euro.

Cominciamo a chiarire una cosa. Ogni meridionale che si rispetti, di buon senso e che non sia autolesionista sarà per forza meridionalista. Non importa quali siano i pregi e quali i difetti della propria area geografica,perché i panni sporchi si lavano in famiglia, e non si può remare contro gli interessi della propria regione. E’ contro natura. Quando sento dalle mie parti qualcuno che mi dice “sono meridionalista”  come se fosse un valore aggiunto non ne capisco il senso. Ho capitò però, col tempo, che esistono Meridionalisti e meridionalisti (la differenza tra M maiuscola e m minuscola è voluta). La maggior dei (m)eridionalisti si rifanno ancora a quel fenomeno che riguarda solo le problematiche e le ingiustizie del periodo post-unitario (154 anni dopo) e non si concentrano sulla difesa del Sud e sulla valorizzazione del proprio territorio e della propria identità alla luce delle nuove sfide e delle nuove priorità.  Per questo non si possono ritenere (M) eridionalisti, coloro che ignorano (volutamente o meno) che i reali interessi del Meridione non possono prescindere dai mutamenti avvenuti negli oltre 150 anni dall’unità d’Italia,in virtù dei cambiamenti della situazione geopolitica e che si rifanno,troppo spesso,a slogan anacronistici che non trovano più collocazione nella realtà se non come strumento usato da qualcuno per ricavarsi una nicchia di elettori a cui si tende per convenienza a nascondere le nuove, reali e urgenti priorità. In questo periodo siamo alla vigilia delle elezioni Regionali e quindi il fenomeno degli slogan comincia a dilagare. Il reale pericolo che si corre,non è quello che qualcuno arrivi da fuori cavalcando le giuste priorità solo per prendere voti nelle nostre regioni e poi tornare a fare gli interessi delle proprie, perché ca nisciun e fesso.

Il pericolo serio invece, si corre se inconsapevolmente ci affidiamo a gente del nostro territorio che però ignora totalmente (o volutamente) quali siano le reali priorità da perseguire con ogni mezzo. Ed è per questo che dobbiamo far luce e chiarezza per fare in modo che nessuno venga ingannato. Cominciamo a capire chi sono i leader del (m)eridionalismo campano e da dove provengono. Tra i più rappresentativi ho scelto quello maggiormente degno di stima, precisando così che il mio non vuole essere, nella maniera più assoluta, un attacco alla persona (di tutto rispetto) ma una riflessione sulla incongruente e quindi inaccettabile proposta politica.

Marco Esposito classe 1963, è il leader di una coalizione di meridionalisti che si propongono con la propria lista alle elezioni regionali 2015 in Campania; diventa giornalista a Milano (Milano);redattore economico di Milano Finanza ( Milano ) negli anni del post Trattato di Maastricht quando i giornalisti economici ci avrebbero dovuto mettere in guardia su quelle che sarebbero state le sciagure economiche causate da quel Trattato, soprattutto al Meridione d’Europa e d’Italia, e si sono, invece, resi testimoni silenti del più spietato attacco ai popoli e alle democrazie. Nel dicembre 2009 Marco Esposito sospende l’attività giornalistica per un periodo di aspettativa ed è nominato da Antonio Di Pietro (Antonio Di Pietro sic) responsabile della sezione dipartimentale Politiche per il Mezzogiorno (quelle politiche che al Mezzogiorno non ci sono mai state, per intenderci).  Nel Giugno 2011 entra nella Giunta De Magistris al Comune di Napoli (Giunta De Magistris) come assessore alle attività produttive (quelle attività produttive di cui la Campania è sempre più carente, per intenderci). Resta in Giunta fino al Maggio 2013.

I (m)eridionalisti solitamente basano la loro attività nella critica feroce contro chi al Nord ha fatto sempre e solo gli interessi del Nord, ma raramente si concentrano su chi al Sud non ha saputo fare gli interessi del Sud (vedi Di Pietro, De Magistris ecc ecc). Se il Sud è stato bistrattato in ogni sede, diventando oggetto di predazione per chiunque – come i (m)eridionalisti stessi ci raccontano – come può esimersi da ogni responsabilità chi della difesa di quel Meridione, nelle sedi istituzionali, ne ha fatto una professione? Questo non vuol dire che siano stati tutti disonesti o in malafede (non è certamente il caso di Esposito persona onesta e preparata) ne vuol dire essere colpevoli. Ma sicuramente vuol dire aver fatto parte di un sistema che ha fallito e bisognerebbe almeno tenerne conto prima di proporsi leader di nuove battaglie. Esposito dopo aver lavorato per Repubblica (Repubblica sic ); quella del Gruppo di De Benedetti – (membro delle più spietate lobbies della finanza speculativa che hanno messo in ginocchio il nostro paese. Quello coinvolto nell’inchiesta sulla presenza dell’amianto negli stabilimenti della Olivetti a Pozzuoli (15 morti) non a Milano, a Pozzuoli. Quello il cui settimanale Espresso titolava “bevi Napoli e poi muori”.) – passa poi al Mattino (finalmente Napoli) e comincia a lavorare per l’editore Caltagirone nel quotidiano da molti considerato la voce dello sputtanapoli e soprannominato dagli stessi meridionalisti che sostengono Esposito “il mappino” (se non mi credete andate sui loro siti).  Intanto Esposito scrive e promuove libri in giro per l’Italia con Gianni Pittella del Pd (il partito di riferimento del cartello finanziario speculativo , quello che ha sfasciato il paese e polverizzato il Meridione). Pittella è (udite bene) il vicepresidente vicario del Parlamento Europeo ossia membro di spicco di quella stessa Unione Europea che ci ha tolto sovranità e dignità.  E che i due insieme sulla copertina del loro libro definiscono “terra di pace e democrazia” (si avete letto bene democrazia). Nulla di male in tutto questo che ho elencato finora, si tratta di datori di lavoro e di collaboratori e bisogna pur guadagnarsi la pagnotta in qualche modo. Ma è proprio Esposito ed il suo seguito di meridionalisti che ci tengono a ribadire con fermezza “ non tratteremo mai con chi ha contribuito a distruggere la Campania.” Ma chi pensano che l’abbia distrutta la Campania, Goldrake o Gig Robot d’acciaio ?

“Scurdammoce o’passat” si dice a Napoli e sono d’accordo. La mia preoccupazione però è che “chi va con lo zoppo impara a zoppicare” e allora mi chiedo se Esposito, prima di proporre il suo gruppo come alternativa per il futuro della Campania, abbia avuto modo di riflettere sul fatto che le nuove priorità della nostra Regione si scontrano proprio con gli interessi di quei sistemi di cui fino ad oggi si è dovuto alimentare.

La dicotomia “Nord Italia ricco brutto e cattivo” e “Sud Italia  povero e vittima” seppur basta su una realtà storica incontrovertibile è oggi una tesi totalmente anacronistica. Possiamo continuare a puntare il dito contro il politico del Nord, per entusiasmare qualche platea, ma chi ha un minimo di concezione della realtà sa bene che non ha più senso perché quei politici italiani non decidono più un fico secco, il Governo italiano è stato completamente esautorato. Sia Nord che Sud Italia oggi rappresentano insieme una porzione del Sud Europa cioè una parte dei Piigs cioè dei maiali.                                                                        A decidere le nostre politiche non è Roma o Milano ma Bruxelles. Non è il Nord che taglia i fondi (tranne pochi spiccioli ancora nelle disposizioni del Governo) ma è Bruxelles che impone dei vincoli di bilancio ed un patto di stabilità interno che mette in ginocchio Regioni, Comuni, Province e sindaci tanto del Nord che del Sud.

Vi faccio un esempio pratico a dimostrazione di quanto ho enunciato: Quando chiesi personalmente a Stefano Caldoro che fine avessero fatto i fondi per i centri sanitari accreditati ai quali avevano sospeso le convenzioni ai danni dei malati costretti a pagare tutto; il Presidente non rispose accusando il Nord di aver trattenuto quei fondi, in linea con la tesi dei (m)eridionalisti ma rispose che quei soldi erano chiusi in un “cassetto”  ma la Regione non poteva toccarli perché erano bloccati dal patto di stabilità interno imposto dall’Europa. ( I pazienti non vanno curati o si sfora uno stupido zero virgola). Ecco come ragiona quella che Esposito definisce “la grande famiglia europea”  e che invece si comporta come un gruppo di aguzzini che con l’euro hanno preso in ostaggio i popoli, gli Stati e le democrazie segregandoli a pane e acqua tra le catene inviolabili dell’austerity.     Quando Esposito dichiarava che il Sud deve separarsi ma restare in Europa, lo faceva cercando similitudini con la Grecia. Spiegategli che la Grecia è poi morta, ammazzata dai membri di quella famiglia europea a cui lui fa riferimento, schiacciata da una moneta debito insostenibile per noi del Sud (non sud Italia ma sud Europa). Quando Esposito dichiara che “nel 2011 c’è stato un inspiegabile diminuzione della quota degli investimenti statali al sud”. Spiegategli che nel 2011 lo Stato lo hanno completamente esautorato con una sorte di golpe finanziario che ha portato al governo un Presidente del Consiglio non eletto ma espressione diretta e documentata delle peggiori lobbies della finanza speculativa che ha firmato per conto degli speculatori internazionali e senza consenso popolare, il Mes il Fiscal compact, il Pareggio di bilancio, la riforma delle pensioni, in pratica tutto ciò che ha condannato a morte il paese (Meridione in primis) stritolandolo nella morsa dell’austerità. Spiegategli che la riunificazione della Germania “non è costata tanto alla Germania ovest” come lui sostiene ma è costata tanto al Sud Europa, soprattutto all’Italia, dato che il prezzo di quella unificazione prevedeva la deindustrializzazione del nostro paese come poi è avvenuto.  Ad Esposito invece io chiedo soltanto una spiegazione: Com’è possibile che un giornalista che ha scritto di proprio pugno una lettera alla Commissione Europea parlando del Meridione d’Italia come di un   “ disastro umano, sociale, civile, che si consuma nell’indifferenza dell’Italia e dell’Europa”  può addurre le colpe di tutto ciò a quelli che lui, nella stessa lettera, definisce semplicemente “alcuni squilibri creati dall’Unione europea”.

Ma è il resto della lettera che mi lascia ancora più sbigottito. Esposito scrive : “Il sud italiano non può reggere la concorrenza dei paesi dell’Est non aderenti all’euro che ai generosi aiuti del’Unione Europea possono aggiungere la possibilità di svalutare la propria moneta guadagnando vantaggi enormi su chi deve rispettare i vincoli della moneta comune. Così al Mezzogiorno d’Italia non resterebbe che uscire dall’euro e rendersi indipendente”. Ma allora lo sa ? ma allora sa tutto ? Ma allora conosce sia le cause che le soluzioni per il riscatto delle nostre regioni. E perché oggi accusa chi quelle soluzioni le porta avanti volendo uscire dall’euro ? Non è che ha guadagnato egli stesso vantaggi enormi nel sostenere questa versione ?

Siamo tutti nostalgici dei Borboni e rimpiangiamo le grandezze del Regno Delle Due Sicilie. I meridionalisti su questo sono molto bravi nelle loro conferenze a mostrarci quello che avevamo e che oggi non abbiamo più elencando a memoria tutti i primati del vecchio Regno, come le prime ferrovie, la prima flotta mercantile, la prima compagnia di navigazione nel mediterraneo, ma anche scuole, accademie, ponti, strade. Tutto vero. Ma tutti bravi ad analizzare gli effetti e nessuno che ne menziona le cause. Allora ve le dico io: Il Regno aveva la sovranità monetaria anzi la proprietà della moneta. Nel Regno delle Due Sicilie non circolavano banconote, cioè quella carta-moneta stampata ed emessa da una Banca Centrale privata (come all’epoca già avveniva nell’indebitato e fallimentare Regno di Piemonte e come avviene oggi in Italia – e non solo – con la conseguente illecita cessione della Sovranità Monetaria popolare, da parte degli Stati, a dei soggetti privati). Nel Regno erano talmente consapevoli che quello era il fulcro del loro potere che persino sulle loro monete (i carlini) lo scrivevano a chiare lettere: “De Socio Princeps” (Da Alleato a Sovrano) per sottolineare che erano divenuti indipendenti e sovrani a tutti gli effetti. Sui carlini ed i mezzi carlini del valore di 5 grani, era raffigurata al rovescio l’Abbondanza in atto di spargere monete. A simboleggiare quella che oggi chiameremmo politica economica espansiva e che solo con la sovranità monetaria si può perseguire per il bene dei cittadini. Durante il suo esilio in Roma, Francesco II del Regno delle Due Sicilie, seppur spodestato, volle continuare a coniare monete come atto simbolico per ribadire la propria sovranità. Consapevole che un Regno può essere considerato conquistato dallo straniero solo quando il suo sovrano non può più emettere la propria moneta. Vi siete mai chiesti cosa sarebbe stato il Regno delle Due Sicilie se avesse dovuto rispettare il pareggio di bilancio, il vincolo del 3%, il patto di stabilità interno, il fiscal compact. Come li avrebbero potuti raggiungere tutti quei primati se per ogni moneta spesa ne avessero dovuta chiedere per legge una di tasse ai cittadini ? Come si può aspirare a rivivere le glorie di quel Regno rinnegando al tempo stesso ciò che lo rese così grande.

Esposito ha scritto il libro “separiamoci” ma poi sostiene che bisogna restare nell’euro. In quel modo il “separiamoci”  diventa “suicidiamoci” . Ed è abbastanza ovvio. Noi non siamo più il Regno Delle Due Sicilie, non è che separandoci tornerebbe tutto il nostro oro nel Banco Di Napoli (manco quella banca è più la nostra). Non abbiamo più la prima ferrovia ma la peggiore. Non abbiamo più nessun primato se non nei disastrosi indici di economia e disoccupazione. Non mi sto piangendo addosso. Abbiamo mille risorse, un territorio unico, paesaggi e beni culturali che non ha nessuno al mondo ed una posizione geografica che fa invidia a tutti perché ci mette in collegamento con tutti. E’ su queste risorse che dovremmo puntare per risorgere,perché sono beni inalienabili che nessuno può mai portarci via. Quello che possono fare è che stanno facendo è impedirci di valorizzarli. E non ci sarebbe altro modo per farlo se non quello di tornare sovrani.

Le tesi di Esposito e degli altri meridionalisti, circa il divario Nord /Sud, sono esatte, lui tratta l’argomento con una competenza da pochi e guai se qualcuno non portasse queste realtà alla luce. Ma pensare che oggi sia questa la battaglia cruciale per la riscossa del Meridione vuol dire aver perso totalmente la bussola ed essere completamente fuori strada. Ben venga chi si prodiga nell’opera di informazione e divulgazione su alcune verità storiche che ci vedono vittime sacrificali, ma se gli stessi decidono di creare un movimento per il riscatto del Meridione usando questi argomenti, non meravigliamoci e non lamentiamoci se poi arriva da noi il leghista di turno che ha ben capito le priorità e ci fa un culo così. Concludo a questo proposito proprio con le parole con cui Salvini ha bacchettato Esposito in diretta a Matrix: “se davvero il Nord ruba risorse al Sud, allora vuol dire che le autonomie che noi proponiamo fanno bene tanto a noi che a voi, ma non serviranno a nulla se prima non capite che oggi il nemico della democrazia sta a Bruxelles e non da un altra parte”.

Cercate di capirlo. Ma fate in fretta. Bisogna capirlo MO.

Redazione “Sud No Euro”

*I virgolettati sono stati tratti dal video “conversazione con Marco Esposito sul Meridionalismo”:

“intervento di Marco Esposito a Matrix” :

e da “lettera dal Sud alla Commissione europea”:

http://ilazzaro.altervista.org/lettera-dal-sud-alla-commissione-europea/

Al Sud sta nascendo un sogno: Lo scatto d’orgoglio e na carta sporc’…

Liberta

Da giorni non faccio altro che dedicarmi ad un progetto. Senza sosta, carico di adrenalina come mai. Sto incontrando attivisti, gruppi, ma anche massaie, imprenditori, economisti, scrittori. Sto scoprendo che la mia Regione ha un potenziale che non avrei mai potuto immaginare. Intelligenze a cui non è mai stata data voce o che hanno preferito restare in silenzio in una città dove non conta cosa hai da dire perché, se non sai urlare, nel suo baccano nessuno ti sente.

Ho incontrato intellettuali che non vedevano l’ora che qualcuno li andasse a strattonare con forza dai loro divani per dirgli che la città ha bisogno di loro.

Ho incontrato professionisti in pensione sorpresi e commossi all’idea che qualcuno gli stesse chiedendo di provare a scrivere insieme il futuro della città piuttosto che farsi raccontare cos’era Napoli in passato.

Ho incontrato ragazzi nati con l’attivismo nel sangue a cui però è stato detto fin da piccoli che la politica è brutta e cattiva e che non hanno esempi che gli dimostrino il contrario.

Ho incontrato economisti di professione disposti a mettere in discussione le tesi economiche supportate dall’intero apparato economico di sistema.

Ho incontrato avvocati e giuristi che non riescono ad accettare più che il diritto venga subordinato a delle insensate leggi economiche per gli interessi di pochi.

Ho incontrato professori disposti a raccontare la controstoria del nostro paese e a mettere totalmente in discussione le tesi che hanno contraddistinto il loro insegnamento per anni.

Ho incontrato attivisti come me, voci solitarie lasciate gridare al vento.

Ne ho incontrati tanti, ci ho messo la faccia e sono andato a cercarli fin dentro le loro case. Ho scoperto che non c’è gioia più bella che qualcuno possa dare ad un uomo di valore se non quella di andargli a dire “c’è bisogno di te”.

Il lavoro è tanto ma prende forma il gruppo. Prende forma il sogno. Non il mio sogno, ma il sogno di tanti. Io non ho meriti se non quello di lanciare secchiate d’acqua. Ma ognuno che si risveglia saprà cosa fare. Stiamo selezionando i migliori tecnici perché non crediamo che “uno vale uno” ma che “uno vale tanto” e che ad ognuno vada affidata la massima libertà di espressione nella materia di propria competenza. Vogliamo invertire la tendenza che oggi sembra imporre che il fine ultimo della politica sia avere nel proprio movimento persone oneste. L’onesta deve essere una certezza non un fine. Ci servono persone oneste, competenti e libere. E le troveremo. Non abbiamo chiesto a nessuno “che cosa vuoi fare” ma soltanto “che cosa hai fatto fino ad oggi” ed abbiamo scoperto guerrieri lasciati combattere da soli.

La prima cosa che unisce il gruppo di lavoro è la consapevolezza che il momento della delega è finita ma soprattutto la certezza che il male del Sud non è lo straniero ma è il cittadino del Sud. Il male di Napoli non è il nordista ma il napoletano. Quello che trova più facile vomitare sulla propria città che rimboccarsi le maniche e scendere nel fango. Il meridionalista che passa la vita a rimpiangere quello che  il Sud è stato oltre 150 anni fa ma non si attiva per lasciare un Sud diverso alle generazioni che verranno. Quello che dice “separiamoci” per crearsi una nicchia di elettori nostalgici ma poi aggiunge “restiamo nell’euro” per essere politically correct truffando concittadini in buona fede. Il male vero sono i giornalisti di questa città, quelli che si rendono megafono del suo sputtanamento al soldo di editori che hanno il culo e gli interessi a centinaia di chilometri da qui. I politici locali che si vendono per quattro denari, e che accettano di restare immobili davanti al degrado della propria città pur di rispettare i vincoli imposti da tiranni perchè incapaci di concepire la politica come obiezione di coscienza.  I moralisti radical-chic che ti guardano con la puzza sotto al naso se ti vedono gridare per strada con un microfono in mano.

Il male del Sud così come il male della mia città è l’avere un nemico in casa e non aver fatto nulla per mandarlo via.

Abbiamo trovato il virus. Stiamo preparando l’antidoto.

Francesco Amodeo