Ecco come l’Europa strozza regioni e comuni: Il patto di stabilità interno.

libro amodeo

Si parla tanto del fiscal compact e dei famosi parametri che stanno mettendo o che metteranno in ginocchio il nostro paese condannandolo all’austerity e a uno stato di crisi permanente. Mi riferisco al vincolo del 3% sul rapporto defici/pil, al pareggio di bilancio introdotto in costituzione e alla necessità per i paesi con un rapporto debito/pil superiore al 60% di ridurre entro un ventennio tale eccedenza. Nel caso dell’Italia con un debito

pubblico al 130% è stato già calcolato che questo vincolo potrà essere raggiunto nei tempi imposti solo con una media di oltre 30 miliardi di euro di tagli o tasse ogni anno per vent’anni.

Ma c’è un patto strettamente collegato al fiscal compact, in quanto mirato proprio a contenere lo stock di debito e di spesa pubblica per rientrare in quei parametri, che è una vera ghigliottina per i comuni ed è la causa principale della crisi delle aziende che lavorano con la pubblica amministrazione, della perdita di servizi erogati alla cittadinanza e del degrado di comuni, strade, scuole, nonché la causa di migliaia di licenziamenti, mancati pagamenti e chiusura di attività. Si chiama il Patto di stabilità interno.

Sul sito della Camera leggiamo che:“ le regole del patto di stabilità interno sono funzionali al conseguimento degli obiettivi finanziari fissati per le regioni e gli enti locali quale concorso al raggiungimento dei più generali obiettivi di finanza pubblica assunti dal nostro paese in sede europea con l’adesione al patto europeo di stabilità e crescita (poi divenuto fiscal compact)”

 http://leg16.camera.it/522?tema=104&Patto+di+stabilit%C3%A0+interno

Questi nuovi obiettivi finanziari hanno imposto alle istituzioni locali, un ulteriore inasprimento dei vincoli dato che come riportato nel trattato: “a partire dal 2011 il risparmio richiesto alle regioni deve essere tale da coprire il taglio di risorse effettuato nell’ambito delle manovre finanziarie di risanamento dei conti pubblici.” Questo ha causato un calo di quasi il 40% di investimenti da parte degli enti locali dato che “ il mancato raggiungimento degli obiettivi posti dal patto di stabilità interno comporta l’applicazione di una serie di misure sanzionatorie come il divieto di ricorrere all’indebitamento per finanziare gli investimenti.”

Come si legge nella relazione dell’UPI (Unione Province Italiane) sul caso della Regione Marche dal titolo “Gli effetti depressivi del Patto di Stabilità sulle attività produttive: 600 milioni di euro di investimenti bloccati”:

http://www.upimarche.it/rassegna_stampa/comunicato%20stampa%20Fabio%20Lo%20Savio.pdf

I meccanismi del patto di stabilità interno bloccano i pagamenti alle imprese e le manutenzioni dei beni pubblici e di fatto ci rende i peggiori committenti per le aziende. Sono 600 milioni di euro gli investimenti tenuti fermi nella sola Regione Marche. Non abbiamo potuto pagare lavori di emergenza che lo Stato ci ha chiesto di fare e diventiamo inattendibili.

Solo modificando alcune regole vessatorie che riguardano il patto di stabilità probabilmente saremo in grado di pagare le imprese e commissionare qualche lavoro nuovo facendo fronte ad interventi di prevenzione per scongiurare danni ben più importanti”.

 Dall’UPI fanno anche sapere che:

“Il patto di stabilità interno pone alla spesa degli enti locali un sistema di vincoli, che si aggiunge agli equilibri di bilancio definiti dal testo unico, secondo cui le entrate accertate devono essere maggiori o uguali alle spese impegnate e le entrate correnti devono essere pari o uguali alle spese correnti più le quote capitale delle rate dei mutui.”

Ciò significa che se un’Amministrazione deve pagare una fattura relativa ad un lavoro finanziato con un mutuo è obbligata a riscuotere, nello stesso esercizio un’entrata in conto capitale di pari importo. Ciò si traduce in un forte rallentamento dei pagamenti alle imprese e in una pesante riduzione delle manutenzioni di competenza di Comuni e Province. “Si tratta di somme dovute alle imprese che in mancanza dei vincoli del patto si tradurrebbero in pagamenti nell’arco di pochi giorni.” L’impossibilità di effettuare i pagamenti determina di fatto un rallentamento nell’esecuzione dei lavori anche se regolarmente finanziati ed appaltati.

I meccanismi del patto rendono inutilizzabile l’avanzo di amministrazione per finanziare investimenti in quanto l’operazione non determina riscossioni. Al momento attuale le priorità degli enti sarebbero date da manutenzioni straordinarie (riferite per esempio a strade e messa a norma di scuole) ma per effetto dei vincoli del patto gli avanzi di amministrazione sono destinati all’estinzione anticipata dei mutui. Sono stati calcolati in centinaia di migliaia di euro la massa di investimenti bloccati, solo nelle Marche, a causa dei vincoli del patto di stabilità e quello delle province marchigiane è solo un esempio, sicuramente tra i meno tragici rispetto alla situazione riscontrata in diverse altre regioni a dimostrazione che, nonostante i soldi ci siano, si lascia che le aziende falliscano, che i comuni dichiarino il dissesto e che gli imprenditori continuino a suicidarsi non vedendo altra soluzione.                                                                               Tutto ciò avviene a causa dell’obbligo di mantenere con precisione maniacale il vincolo del 3% del rapporto deficit/pil. Una misura straordinaria fu addirittura applicata di recente a danno degli enti locali quando l’Italia era al 3,1% e ci fu richiesto dall’Europa di rientrare subito di quel (0,1%) che consisteva in 1 miliardo e mezzo circa di tagli immediati.

Nb: Siamo gli unici in Europa oltre alla Germania a rientrare nel parametro richiesto.

Siamo gli unici in Europa ad aver accettato di mettere in essere violente politiche di macelleria sociale pur di rientrare in tale parametro prima degli altri.

In queste settimane la Regione Campania ha comunicato che sono finiti i fondi destinati ai centri accreditati con il servizio sanitario nazionale che erogano prestazioni mediche facendo le veci degli ospedali dove le attese sono lunghissime ed i costi per prestazione sono maggiori. In pratica i napoletani che soffrono di patologie e che non hanno i soldi per pagare gli esami diagnostici o quant’altro, fino al primo gennaio 2015 saranno costretti a pagare se vorranno ricevere una prestazione in un centro diagnostico accreditato o dovranno sottostare a liste di attesa interminabili negli ospedali con ulteriore aggravio di spese per il servizio sanitario nazionale. Il governatore della Regione Campania ha detto che i fondi per sbloccare questa situazione ci sarebbero grazie ad un avanzo dell’amministrazione ma sono bloccati dal patto di stabilità interno. In pratica, anche se la Regione ha i soldi disponibili, non li può utilizzare perché il patto di stabilità prevede che non solo non si può spendere a debito ma che addirittura con l’avanzo vanno prima estinti i mutui in essere verso le banche. Forse non sono stato chiaro. La regione ha i soldi per permettere ai pazienti (anche quelli oncologici) di ricevere assistenza sanitaria ma deve sospendere le convenzioni perchè sono finiti i fondi e gli avanzi non possono essere usati per dare la proroga e permettere ai cittadini di curarsi ma solo per estinguere anticipatamente i mutui con le banche. Risultato finale i pazienti che non hanno la possibilità rimanderanno di 4 mesi le prestazioni sanitarie anche per patologie per le quali la tempistica di intervento è di vitale importanza.

Tratto dal libro “La Matrix Europea” di Francesco Amodeo

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