Troppa ideologia poca strategia: Il fronte nazionale che non abbiamo saputo creare.

destra

Un giorno feci un esperimento sul mio blog; presi il programma di un partito di destra radicale (non faccio nomi altrimenti mi accusate di fargli pubblicità) stemperai leggermente il punto riguardante l’immigrazione (ma davvero leggermente) e lo pubblicai dicendo che era il programma di un neonato movimento che voleva riunire tutti i sovranisti e tutti coloro che volevano opporsi a quel golpe finanziario chiamato Unione Europea.

L’apprezzamento fu unanime,  ricevetti decine e decine di commenti positivi, i cinque stelle scrivevano che il programma nella sostanza era simile a quello che avrebbero realizzato loro in Europa, i membri dei partiti di destra moderata e di centro mi scrivevano che nel programma c’erano i principi che essi predicavano da tempo; i sovranisti erano assolutamente entusiasti.

Pochi minuti dopo pubblicai una foto della leader del movimento da cui avevo preso in prestito il programma ma senza svelare nulla, quindi senza collegarla alla paternità dei punti programmatici che avevo pubblicato poco prima.

Sul web suscitai le reazioni più svariate e tanti commenti negativi. I pentastellati mi diedero del fascista, quelli del centro/destra mi diedero dell’estremista; quelli di sinistra mi riempirono di insulti dandomi dello xenofobo.

Questo mi fece capire che il sistema è riuscito a creare nell’opinione pubblica e nell’immaginario collettivo dei filtri impercettibili, delle barriere invalicabili che si attivano automaticamente contro chi è portatore di programmi e ideologie che quel sistema stesso potrebbero davvero mandarlo in tilt. Il sistema si è munito di etichette e preconcetti che si trasformano in proiettili scagliati inconsciamente dal popolo stesso contro chi di quel popolo potrebbe davvero fare gli interessi.

I neonati movimenti di destra radicale questo meccanismo non l’hanno capito, forse lo hanno capito i loro leader a cui fa comodo il ruolo di disturbatori e contestatori del sistema ma che non hanno reale interesse a crescere perché sanno che finchè sei piccolo il sistema ti alleva anche se sei contro di lui per lasciarti neutralizzare la protesta ma se cresci proverà a distruggerti.

Come funziona il meccanismo dei poteri forti: Ve lo spiego attraverso l’uso della figura principale in questo gioco delle parti che è quella di Mussolini. Basta una sua foto, una sua frase, un post dedicato a lui e su colui che l’ha tirato in ballo cala una rete a maglie strettissime ed il movimento o partito che sia rimane chiuso in trappola e costretto politicamente a rappresentare a vita soltanto uno zero virgola.

Quelli che non cadono nella trappola della foto del Duce, inciampano nella trappola del discorso immigrati. Il problema dell’immigrazione clandestina in Italia è sentito da tutti, ma è un filo scoperto sul quale si rimane spesso fulminati. Se lo sbandieri come primo punto del programma si attivano i filtri e cala la rete a maglie strette. Stessa cosa accade a chi fa il grave errore di prendersela con l’immigrato stesso che nella maggior parte dei casi è solo un povero disgraziato che cerca di fuggire da un destino infame. Dobbiamo ospitarli tutti da noi ? Assolutamente no. Non possiamo. Non sarebbe neanche giusto. Ma non possiamo prendercela con loro. Dobbiamo prendercela con chi li manda qui, dobbiamo prendercela con l’Europa che lascia che il problema sia solo nostro e non diviso per 27 paesi; dobbiamo prendercela con i nostri governi che rinunciando alla sovranità monetaria sono costretti a togliere agli italiani quello che spendono per gli immigrati. Ma questo i vari movimenti della destra radicale lo hanno capito ? Assolutamente no. Ed allora che fanno ?  si perdono in post inneggianti alla violenza e nel peggiore dei casi li mettono in pratica. Imbrattano le proprie pagine di foto di questi clandestini accusandoli dei mali del mondo. La rete cala, i filtri si attivano, il movimento rimane imbrigliato al solito zero virgola. Il sistema scampa il pericolo avendo imparato a manovrare le reti al momento giusto.

Cosa accadrebbe se invece riprendessimo quel famoso programma di cui ho parlato all’inizio di questo post, non gli attribuissimo alcuna paternità, preoccupandoci di portare avanti solo i principali punti che lo contraddistinguono come la riconquista della sovranità, la difesa dello Stato, la valorizzazione delle identità e delle autonomie, la difesa dei cittadini, la liberazione dalla dittatura finanziaria, la lotta alla clandestinità ma non al clandestino. Cosa accadrebbe se invece di pensare a Mussolini aprendo il solito dibattito sterile e funzionale al sistema  – tra chi vuole farcelo vedere come il dittatore razzista, xenofobo e guerrafondaio e chi invece lo vede come l’unico che aveva fatto una legge speciale contro la massoneria, che aveva mantenuto e difeso la sovranità monetaria, ed aveva creato i maggiori enti previdenziali – focalizzassimo la nostra attenzione sul creare leader moderni, sognatori pragmatici capaci di armonizzare gli apparenti antagonismi di sempre: economia ed etica, potere finanziario e amore, difesa delle identità e altruismo. Cosa accadrebbe ? Come potrebbero fermare il consenso ? Semplice. Non potrebbero fermarlo.

Ci vogliamo provare ? ci volete provare ? Abbiamo tentato con 160 pentastellati in Parlamento, li abbiamo lasciati lavorare al loro programma utopico con fiducia e speranza. Ma dobbiamo prendere atto della realtà: Dovevano aprire il parlamento come una scatoletta di tonno e sono finiti negli scaffali della Camera in barattoli sotto vuoto. Dovevano mandare tutti a casa, li hanno fatti finire invece tutti al Governo. Non è stata colpa loro. C’hanno provato. Ma noi non possiamo restare ancora a guardare.

E’ tempo di creare un fronte nazionale, che non sia fatto di ex fascisti o Mussoliniani dell’ultima ora. Ne di razzisti ne di bulletti di quartiere. E’ tempo che impariamo a fare gli uomini e soprattutto a scendere in campo.

Francesco Amodeo

Germania, Francia e la truffa del 3%: Ecco le prove dell’inganno all’Italia.

libro amodeo

Appello agli europei: denunciamo l’inganno del 3% e la truffa della Germania

Tenendo conto che:

Il vincolo che inchioda i paesi europei all’austerity, che blocca la spesa sociale, che non permette agli stati e ai comuni di poter spendere a deficit neanche nelle emergenze; il vincolo che ha causato l’aumento dell’iva, che ha impedito allo Stato di pagare le aziende creditrici causando così la chiusura di centinaia di imprese colpevoli di aver generato crediti con la pubblica amministrazione e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro; il vincolo che causa il dilagare dei suicidi tra gli imprenditori, è stato deciso quasi 35 anni fa in meno di un’ora senza basi teoriche e senza nessuna valutazione tecnica da un funzionario, ai tempi non ancora trentenne, del governo francese di Francois Mitterand per dei loro interessi interni.                                           Non si tratta di un delirio complottista ma di quanto riportato dal Sole 24 ore riprendendo quanto già dichiarato dal quotidiano tedesco “Frankfurter Allgemeine Zeitung” e prima ancora dal francese “Aujourd’hui en France –Le Parisien”.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-01-29/parla-inventore-formula-3percento-deficitpil-parametro-deciso-meno-un-ora-102114.shtml?uuid=ABJHQ0s

E’ stato proprio lo sconosciuto funzionario francese ad aver confessato che quel parametro non ha alcuna base scientifica e che rispondeva solamente alle esigenze del governo francese degli anni 80 che aveva l’esigenza di contenere il deficit causato dalle promesse elettorali ed evitare ulteriori spese pubbliche all’impazzata.                               A dicembre del 1991 quella regola fu promossa da francese ad europea entrando a pieno titolo nei parametri di Maastricht senza sollevare nessuna obiezione da parte dei governi e da allora non è mai più cambiata nonostante 25 anni di notevoli cambiamenti economici e sociali. Ma al di la delle modalità assurde e inaccettabili che hanno visto la nascita di questo parametro, la cosa ancora più scandalosa è che non è mai stato applicato allo stesso modo a tutti i paesi dell’Unione europea ma anzi è stato applicato con una disparità senza precedenti come dimostra il fatto che la Commissione Europea (entità che non rappresenta i cittadini europei) ha raccomandato al Consiglio Europeo (altra entità non investita da legittimità popolare)di prorogare i termini per la correzione del disavanzo eccessivo per sei paesi (Spagna, Francia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia) escludendo l’Italia da tale beneficio.

http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-13-463_it.htm

E allora viene istintivo chiedersi come mai? Perché è rimasta esclusa da questa richiesta di proroga da parte della Commissione ed anzi nel 2009 è stata avviata una procedura per disavanzi eccessivi nei confronti del bel paese in grosse difficoltà? Perché la Commissione ha richiesto addirittura una proroga non di un anno ma di due anni per la Francia e per la Spagna per consentire ai due paesi di porre fine alla situazione di disavanzo eccessivo rispettivamente entro il 2015 ed entro il 2016 dando loro una significativa boccata d’ossigeno negata ad altri paesi in gravi difficoltà? Sul sito della Commissione Europea scrivono che:

“Uno Stato membro può ottenere una proroga del termine per correggere un disavanzo eccessivo, senza che si passi alla fase successiva della procedura per i disavanzi eccessivi, purché: si sia verificato un evento economico sfavorevole con importanti conseguenze negative per lo Stato membro soggetto a procedura per i disavanzi eccessivi, che gli impedisce di rispettare il termine per la correzione del disavanzo eccessivo.”

Perché per l’Italia fu, invece, attuata la procedura per disavanzi eccessivi? Un paese che ha un tasso di disoccupazione pari al 12,9% (la più alta da 35 anni) con la disoccupazione giovanile (15-24 anni) che ha raggiunto il 42,24 % per un totale di 3.293.000 di senza lavoro costretti a vivere ai margini della società. Con i dati che mostrano che da gennaio a dicembre del 2013 in Italia hanno chiuso 72.367 imprese del commercio. Con una produzione industriale ai minimi storici, per non parlare del dato più macabro che ha registrato nel 2013 il picco di suicidi di imprenditori a causa della crisi con la media di uno ogni due giorni e mezzo, portando complessivamente ad oltre 150 il numero delle persone che si sono tolte la vita per motivazioni economiche spesso legate all’insolvenza dello Stato. Possibile che un paese colpito dalla crisi in questo modo non possa essere considerato un paese “con eventi economici sfavorevoli con importanti conseguenze negative per lo Stato membro soggetto a procedura per i disavanzi eccessivi, che gli impedisce di rispettare il termine per la correzione del disavanzo eccessivo.”                                                                                                     Sono stati i nostri Governanti a non richiedere tale procedura o ci è stata negata?

Nell’uno o nell’altro caso quali sono le ragioni che giustificherebbero una tale negligenza e quali sono le responsabilità di chi ha negato ossigeno al malato terminale? Perché alla Francia che non vive le nostre difficoltà è stato permesso di sforare tale vincolo ed avere una proroga? (nel 2014 dichiarerà di non poter rispettare neanche la proroga rimandando il tutto al 2017)                                                                                 Analizziamo quali potrebbero essere i fattori determinanti: La Francia ha un rapporto debito/pil più basso del nostro ma sicuramente non meritevole, infatti nel 2013 era superiore al 92%.                                                                                                            Ma al di la di tutto non potrebbe essere questo il motivo dato che la proroga per il rientro del disavanzo è stata richiesta dalla Commissione anche per il Portogallo che nel 2013 aveva un rapporto debito/pil del 123,7% quindi quasi pari al nostro. Possiamo quindi scartare l’ipotesi che la nostra esclusione dal beneficio della proroga sia dovuta al nostro alto debito come vorrebbero gli economisti del sistema ed i seguaci dell’Europa buona e giusta anche perché non è specificata in nessun trattato la relazione tra il debito di un paese e la sua possibilità di avere accesso ad una proroga sul rientro del disavanzo. Detto questo ci troviamo davanti ad una realtà per noi inaccettabile. La possibilità o meno di una proroga viene scelta in maniera del tutto arbitraria.                                                                                                                             Ma da chi? e chi si può opporre a questa scelta?

Oggi l’Italia ha un rapporto deficit/pil pari al 2,6% ben al di sotto del 3%. Per arrivare ad una riduzione così drastica in pochi anni ha dovuto massacrare di tasse i cittadini, aumentare l’iva, bloccare i pagamenti alle aziende. Ma perché?

L’Italia è attualmente tra i pochi paesi europei a rispettare questo vincolo. La Francia nel 2012 era comodamente ferma al 4,7 – mentre l’Italia aveva già due punti di meno – ed è ancora ferma ben al di sopra del 4%. Il Portogallo nel 2012 era fermo al 5% per poi scendere di mezzo punto. Per non parlare della Spagna che nel 2012 era al 7% o dell’Irlanda al 8,3%.

 http://www.soldionline.it/infografiche/infografica-il-fiscal-monitor-dell-fmi

Ma allora noi perché abbiamo avuto in quel periodo tanta fretta, da costringere il Governo a tagliare e tassare senza sosta per ridurre quel rapporto?

Perché nel 2009 abbiamo avuto la procedura per disavanzi eccessivi e non abbiamo mai avuto proroghe? Perché Renzi, addirittura,corre dalla Merkel per chiedere il permesso, non di sforare o avere una proroga, ma semplicemente di poter passare dal nostro 2,6% al 3% per recuperare alcuni miliardi di euro indispensabili in questo periodo. In pratica stiamo elemosinando alla Germania la possibilità di restare all’interno dei parametri imposti mentre gli altri scorazzano indisturbati ben al di fuori, alcuni di loro senza avere neanche la mortificazione di essere definiti Piigs, come nel caso dei francesi.                                                                                                     Immaginate se noi decidessimo di sforare, non più di altri, ma arrivando per esempio al pari della Francia nel rapporto deficit/pil. Sapete quanti miliardi di euro il nostro Governo avrebbe immediatamente a disposizione già da domani mattina? Fatevi i calcoli. Se Renzi ha bisogno di uno 0,4% per recuperare oltre 6 miliardi quanti ne potrebbe recuperare salendo di oltre un punto e mezzo che ci separa dal deficit francese? Ecco come si potrebbero risolvere dal giorno alla notte gran parte dei problemi che ci sbattono su tutte le prime pagine, senza apparente soluzione (imu, iva, esodati, ecc.)

Il famoso giurista di fama internazionale Giuseppe Guarino, professore emerito di Diritto amministrativo alla Sapienza di Roma e già Ministro delle Finanze e dell’Industria definisce il Fiscal compact e quindi il pareggio di bilancio incostituzionale ed illegittimo secondo gli stessi Trattati europei e lo fa documentando le motivazioni in un saggio di 76 pagine zeppe di riferimenti legislativi e rimandi giurisprudenziali evidenziando la necessità di far cadere con effetto immediato questo vincolo esigendo il rispetto del proprio diritto alla corretta ed integrale applicazione del Trattato, cioè dell’art. 104 C TUE, oggi 126 TFUE”.

 Tenendo conto che:

Il fiscal compact è stato firmato da un presidente del Consiglio di un governo tecnico non eletto dai cittadini ma espressione dei vertici delle più spietate lobby finanziarie (Bilderberg, Trilaterale, Goldman Sachs, Brugel).

 Tenendo conto che:

La crescita economica tedesca fra il 2000 e il 2003 era stata nulla mentre la disoccupazione cresceva. Nel primo decennio dell’euro (1999-2008) il debito pubblico tedesco è aumentato dal 61% al 67% del Pil al contrario di quello di molti Pigs, Italia compresa, il cui debito nello stesso periodo scendeva dal 113% al 106% del Pil questo perché dal 2000 al 2005 (badate bene), prima dello scoppio della crisi del 2007 la spesa pubblica tedesca è aumentata di circa 120 miliardi di euro, una cifra che fu allocata per circa 2/3 (90 miliardi di euro complessivi) in sussidi alle imprese e in politiche attive per il mercato del lavoro. Le spese per l’istruzione invece aumentarono di soli 8 miliardi e quelle per l’edilizia popolare di 3. In pratica la Germania che per 4 anni di seguito sforò la regola del 3% nel rapporto deficit/pil aveva finanziato a deficit le proprie imprese in aperta violazione del Trattato di Maastricht spendendo soldi pubblici per rendersi competitiva con le scorrette riforme Hartz – che quindi vanno inquadrate come il classico aiuto di stato vietato dai trattati – che porteranno ad un abbattimento del costo del lavoro tedesco, a colpi di precarietà con la flexicurity e i mini job, che determinarono un declino dei salari nominali e reali tedeschi che scesero fra il 2003 e il 2009 di circa il 6%.                                                                                         Una svalutazione reale finanziata con sussidi diretti e indiretti al sistema produttivo tedesco. Queste azioni di vero e proprio dumping sociale avviate in Germania furono decise unilateralmente, senza consultare “i fratelli europei” violando palesemente l’articolo 119 del Trattato di Funzionamento dell’UE (TFUE).

Tenendo conto che:

Che la Germania giocasse sporco lo avevamo già intuito quando l’ex Ministro delle finanze greco Nicos Christodoulakis denunciò a suo tempo che il Governo tedesco non aveva incluso gli ospedali nel settore pubblico falsando quindi i suoi conti dell’entrata nell’euro. Visto che il lupo perde il pelo ma non il vizio, la Germania non ha mai smesso di finanziare le sue imprese in violazione dei trattati europei. In pochi sanno – dato che i media e i politici tendono a glissare su questo argomento – che la banca pubblica tedesca creata nel dopoguerra dagli alleati per gestire i fondi del piano Marshall è diventata oggi il più importante strumento di politica industriale del paese ed una delle più grandi e potenti banche del mondo la Kreditanstalt fuer Wiederaufbau, (KfW) cioè Istituto di credito per la ricostruzione.

La KfW ha da decenni il ruolo di motore e finanziatore dello sviluppo, ossia quel ruolo che i falchi di Berlino e di tutta l’Eurozona non vogliono attribuire alla Banca Centrale Europea.

A trarne vantaggio è il solo sistema tedesco. Il rating di questa banca è ottimo, pari a quello dei Bund tedeschi, per cui alla KfW non è difficile approvvigionarsi a tassi bassissimi quasi esclusivamente sui mercati mondiali dove negli ultimi anni ha realizzato in media emissioni per circa 80 miliardi di euro come riportato in un articolo di Repubblica del 11 Febbraio 2013 dal titolo “così funziona il motore della Germania”.

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2013/02/11/news/kfw_cos_funziona_il_motore_della_germania-52371618/

La KfW appartiene per l’80% alla Repubblica federale e al 20% ai Lander (ossia i 16 stati federati della Germania, sempre soggetti pubblici) e svolge molti compiti di finanziamento del settore pubblico, non solo finanziando le piccole-medie imprese, ma rendendosi artefice di salvataggi di aziende e banche come nel caso della Ikb collassata a causa dei mutui subprime. Salvataggi che ad altri Paesi non sarebbero stati permessi ma che Berlino continua a far passare come interventi non pubblici, a dispetto della proprietà al 100% pubblica dell’istituto, e sostenendo dei costi che restano al di fuori del perimetro del bilancio federale e che quindi non figurano nel debito pubblico tedesco.

Compiti e operazioni che, invece, in altri Paesi figurerebbero nei conti statali incidendo nel rapporto debito/pil in maniera considerevole infatti, conteggiando le spese di questa che può essere definita la Cassa depositi e prestiti tedesca, la Germania sfiorerebbe il 100% nel rapporto deficit/Pil come ha fatto notare l’economista Alberto Bagnai su “il Fatto Quotidiano” spiegando che: “questa operazione è consentita dai criteri contabili Esa95, che escludono dal computo del debito pubblico quello delle società pubbliche che coprono i propri costi per oltre il 50% con ricavi di mercato. La KfW rientra in questo criterio, ma ciò non toglie che se qualcosa le andasse storto, sarebbe il governo federale a garantire le sue obbligazioni, esattamente come gli altri Bund.”

 http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/23/germania-solo-berlino-puo-truccare-conti-%20eurozona-terra-di-disuguaglianza/718024/%20)

In pratica anche se i tedeschi hanno trovato il modo per aggirare le norme resta il fatto che si tratta di operazioni estremamente scorrette e di vere e proprie falsificazioni dei conti. Alla luce di queste nuove realtà cambia completamente l’immagine dell’Italia definita un paese spendaccione, che vive al di sopra delle proprie possibilità, nei confronti della Germania definita invece oculata e sempre attenta alla propria spesa per tenere i conti in ordine, infatti, se andiamo a vedere qualche grafico ufficiale ci rendiamo conto che dal secondo trimestre del 2007, ossia quando è ufficialmente scoppiata la crisi dei subprime e delle banche che negli anni successivi hanno chiesto aiuto agli Stati, facendo quindi incrementare il debito pubblico che nell’Eurozona è passato dal 60 all’80% l’Italia è stato il paese che ha visto crescere meno di tutti, nell’area euro, il debito pubblico nominale (quello che comprende anche il tasso di inflazione).Dalla metà del 2007 a metà 2013, ha avuto un incremento del 27%. Nello stesso periodo il debito pubblico della Germania dove, come abbiamo visto,non viene conteggiata l’ingente quota della KfW ha avuto, invece, un incremento del 34%. Questo nonostante negli stessi anni la Germania abbia generato un’inflazione inferiore di cinque punti rispetto all’Italia e abbia pagato tassi sul debito molto più bassi rispetto al nostro paese (da qui lo spread). E la Francia? Nel frattempo ha visto crescere lo stock di debito del 57%, anch’esso vicinissimo ai 2 mila miliardi di euro. Ha mantenuto un elevato e continuo sforamento del vincolo del 3% senza subire una procedura d’infrazione.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-12-03/il-debito-pubblico-e-peccato-originale-italia-dati-dicono-che-cresce-meno-tutti-paesi-euro-mentre-pil%E2%80%93110537.shtml?uuid=ABDnIYh

Incrociando questi dati emerge che le nuove misure del Governo dovrebbero soprattutto cercare di risollevare il Pil piuttosto che concentrarsi unicamente sulla riduzione del debito. Eppure in Italia quando si parla del rapporto debito/pil tutta l’attenzione viene incentrata sul debito come se fosse quella la chiave di volta ignorando invece che se il debito sarà ridotto ma il Pil continuerà a perdere colpi il parametro debito/Pil continuerà a peggiorare, in un preoccupante circolo vizioso.           Ma perché il nostro pil e le nostre esportazioni non crescono? Ancora una volta bisogna esaminare il ruolo scorretto della Germania.

Proprio la Germania, che intima agli altri paesi di rispettare i parametri europei, ha mantenuto un ampio surplus di conto corrente durante tutta la crisi finanziaria dell’area dell’euro, eccedendo la soglia [del 6%] ogni anno a partire dal 2007.

Addirittura nel 2012 il surplus nominale di conto corrente della Germania era maggiore di quello della Cina, ignorando ogni raccomandazione a ridurlo e a stimolare lo sviluppo della domanda interna, per contribuire a portare gli altri paesi fuori dalla crisi. Inaccettabile è che la critica a tale operato sia arrivata dal governo degli Usa e da ambienti di ricerca e non dalla Commissione Europea sempre pronta a bacchettare il nostro paese, dimostrando palesemente come queste procedure seguano una ingiustificata logica asimmetrica e totalmente arbitraria.

Tenendo conto che:

La Germania non ha fatto altro che sfruttare a danno di altri paesi gli enormi vantaggi avuti dalla moneta unica, una moneta troppo forte per i paesi come l’Italia che hanno quindi perso competitività nei confronti della Germania che invece ha giovato anche del regime di cambi fissi evitando che proprio il tasso di cambio riflettesse il suo ampio surplus considerato un freno per la ripresa dei paesi dell’Eurozona, che infatti, fronteggiano un corrispondente deficit commerciale.

Tenendo conto che:

La Germania si è battuta per fare in modo che i paesi in crisi dell’area euro non potessero ricevere neanche gli aiuti dalla Banca Centrale provando a bloccare con un ricorso il piano degli Omt ossia l’acquisto straordinario da parte della BCE di titoli di stato dei paesi in difficoltà definendola un’operazione che va oltre il mandato di politica monetaria della Banca centrale europea.

La Corte costituzionale tedesca ha fatto però un passo indietro in questo senso quando la Germania codardamente si è resa conto che senza aiuti a questi paesi, sarebbe saltato l’euro ed ha quindi deciso di demandare la Corte Europea di giustizia sull’interpretazione del piano Omt della Bce per lasciare in pratica che fosse l’Europa a giudicare se stessa. Questo la dice lunga su quanto la Germania tema la distruzione dell’euro e quanto sarebbe disposta ad ogni tipo di concessione qualora i nostri governanti riuscissero davvero a dimostrare con fermezza la volontà di uscire dalla moneta unica.

Tenendo conto del:

Palese piano di dominio della Germania con la complicità della nostra classe politica che trova evidenza nel fatto che i maggiori acquirenti di aziende italiane, indebolite dalla recessione e dal credit crunch sono proprio le imprese tedesche, che al contrario di quelle tricolori nuotano nella liquidità per le ragioni che abbiamo ampiamente spiegato.                                                                                                                    Come ha riportato il Financial Times, “sono ben 23 le Pmi italiane passate in mani tedesche nel 2013, dopo le 20 acquisizioni registrate nel 2012. E quasi sempre si tratta di gioiellini con conseguente perdita di posti di lavoro in Italia e l’addio definitivo a pezzi strategici della struttura industriale italiana. Con pesanti conseguenze, nel lungo termine, per il nostro Paese”. Come testimoniato da un articolo del Sole 24 Ore dal titolo“ così la Germania sta facendo incetta delle migliori pmi italiane a prezzi di saldo”.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-02-02/ecco-perche-germania-sta-facendo-incetta-migliori-pmi-italiane-a-prezzi-saldo-161240.shtml?uuid=ABaILzt

Tenendo conto che:

La Bundesbank elude il divieto di acquisto di titoli di Stato sul mercato primario come dimostrato da diversi economisti e spiegato nell’articolo dal titolo “ l’eccezione tedesca nel collocamento dei titoli si stato”.

Dovremmo chiedere di:

Sospendere da subito i vincoli del fiscal compact invitando il Governo italiano a spendere a deficit oltre il limite del 3% per investimenti e lavoro, fino al raggiungimento, almeno, della soglia media del rapporto deficit/pil dei paesi europei (oltre il 4%) in modo da avere liquidità immediatamente disponibile per uscire dall’emergenza in attesa di rendere possibile la rescissione di tali trattati e l’uscita dalla moneta unica.

Sospendere il patto di stabilità interno agli enti locali invitandoli a spendere da subito per la popolazione i fondi bloccati a causa dei vincoli del patto stesso.

Istituire una banca nazionale per finanziare imprese e sviluppo.

Risarcimenti alla Germania per le violazioni sopra citate.

Pillola azzurra: la Germania è virtuosa e noi siamo dei pigs

Pillola rossa: i nostri governanti sono dei pigs e permettono che la Germania, a nostre spese, si finga virtuosa.

Tratto dal libro “La Matrix Europea” di Francesco Amodeo

 

Ecco come l’Europa strozza regioni e comuni: Il patto di stabilità interno.

libro amodeo

Si parla tanto del fiscal compact e dei famosi parametri che stanno mettendo o che metteranno in ginocchio il nostro paese condannandolo all’austerity e a uno stato di crisi permanente. Mi riferisco al vincolo del 3% sul rapporto defici/pil, al pareggio di bilancio introdotto in costituzione e alla necessità per i paesi con un rapporto debito/pil superiore al 60% di ridurre entro un ventennio tale eccedenza. Nel caso dell’Italia con un debito

pubblico al 130% è stato già calcolato che questo vincolo potrà essere raggiunto nei tempi imposti solo con una media di oltre 30 miliardi di euro di tagli o tasse ogni anno per vent’anni.

Ma c’è un patto strettamente collegato al fiscal compact, in quanto mirato proprio a contenere lo stock di debito e di spesa pubblica per rientrare in quei parametri, che è una vera ghigliottina per i comuni ed è la causa principale della crisi delle aziende che lavorano con la pubblica amministrazione, della perdita di servizi erogati alla cittadinanza e del degrado di comuni, strade, scuole, nonché la causa di migliaia di licenziamenti, mancati pagamenti e chiusura di attività. Si chiama il Patto di stabilità interno.

Sul sito della Camera leggiamo che:“ le regole del patto di stabilità interno sono funzionali al conseguimento degli obiettivi finanziari fissati per le regioni e gli enti locali quale concorso al raggiungimento dei più generali obiettivi di finanza pubblica assunti dal nostro paese in sede europea con l’adesione al patto europeo di stabilità e crescita (poi divenuto fiscal compact)”

 http://leg16.camera.it/522?tema=104&Patto+di+stabilit%C3%A0+interno

Questi nuovi obiettivi finanziari hanno imposto alle istituzioni locali, un ulteriore inasprimento dei vincoli dato che come riportato nel trattato: “a partire dal 2011 il risparmio richiesto alle regioni deve essere tale da coprire il taglio di risorse effettuato nell’ambito delle manovre finanziarie di risanamento dei conti pubblici.” Questo ha causato un calo di quasi il 40% di investimenti da parte degli enti locali dato che “ il mancato raggiungimento degli obiettivi posti dal patto di stabilità interno comporta l’applicazione di una serie di misure sanzionatorie come il divieto di ricorrere all’indebitamento per finanziare gli investimenti.”

Come si legge nella relazione dell’UPI (Unione Province Italiane) sul caso della Regione Marche dal titolo “Gli effetti depressivi del Patto di Stabilità sulle attività produttive: 600 milioni di euro di investimenti bloccati”:

http://www.upimarche.it/rassegna_stampa/comunicato%20stampa%20Fabio%20Lo%20Savio.pdf

I meccanismi del patto di stabilità interno bloccano i pagamenti alle imprese e le manutenzioni dei beni pubblici e di fatto ci rende i peggiori committenti per le aziende. Sono 600 milioni di euro gli investimenti tenuti fermi nella sola Regione Marche. Non abbiamo potuto pagare lavori di emergenza che lo Stato ci ha chiesto di fare e diventiamo inattendibili.

Solo modificando alcune regole vessatorie che riguardano il patto di stabilità probabilmente saremo in grado di pagare le imprese e commissionare qualche lavoro nuovo facendo fronte ad interventi di prevenzione per scongiurare danni ben più importanti”.

 Dall’UPI fanno anche sapere che:

“Il patto di stabilità interno pone alla spesa degli enti locali un sistema di vincoli, che si aggiunge agli equilibri di bilancio definiti dal testo unico, secondo cui le entrate accertate devono essere maggiori o uguali alle spese impegnate e le entrate correnti devono essere pari o uguali alle spese correnti più le quote capitale delle rate dei mutui.”

Ciò significa che se un’Amministrazione deve pagare una fattura relativa ad un lavoro finanziato con un mutuo è obbligata a riscuotere, nello stesso esercizio un’entrata in conto capitale di pari importo. Ciò si traduce in un forte rallentamento dei pagamenti alle imprese e in una pesante riduzione delle manutenzioni di competenza di Comuni e Province. “Si tratta di somme dovute alle imprese che in mancanza dei vincoli del patto si tradurrebbero in pagamenti nell’arco di pochi giorni.” L’impossibilità di effettuare i pagamenti determina di fatto un rallentamento nell’esecuzione dei lavori anche se regolarmente finanziati ed appaltati.

I meccanismi del patto rendono inutilizzabile l’avanzo di amministrazione per finanziare investimenti in quanto l’operazione non determina riscossioni. Al momento attuale le priorità degli enti sarebbero date da manutenzioni straordinarie (riferite per esempio a strade e messa a norma di scuole) ma per effetto dei vincoli del patto gli avanzi di amministrazione sono destinati all’estinzione anticipata dei mutui. Sono stati calcolati in centinaia di migliaia di euro la massa di investimenti bloccati, solo nelle Marche, a causa dei vincoli del patto di stabilità e quello delle province marchigiane è solo un esempio, sicuramente tra i meno tragici rispetto alla situazione riscontrata in diverse altre regioni a dimostrazione che, nonostante i soldi ci siano, si lascia che le aziende falliscano, che i comuni dichiarino il dissesto e che gli imprenditori continuino a suicidarsi non vedendo altra soluzione.                                                                               Tutto ciò avviene a causa dell’obbligo di mantenere con precisione maniacale il vincolo del 3% del rapporto deficit/pil. Una misura straordinaria fu addirittura applicata di recente a danno degli enti locali quando l’Italia era al 3,1% e ci fu richiesto dall’Europa di rientrare subito di quel (0,1%) che consisteva in 1 miliardo e mezzo circa di tagli immediati.

Nb: Siamo gli unici in Europa oltre alla Germania a rientrare nel parametro richiesto.

Siamo gli unici in Europa ad aver accettato di mettere in essere violente politiche di macelleria sociale pur di rientrare in tale parametro prima degli altri.

In queste settimane la Regione Campania ha comunicato che sono finiti i fondi destinati ai centri accreditati con il servizio sanitario nazionale che erogano prestazioni mediche facendo le veci degli ospedali dove le attese sono lunghissime ed i costi per prestazione sono maggiori. In pratica i napoletani che soffrono di patologie e che non hanno i soldi per pagare gli esami diagnostici o quant’altro, fino al primo gennaio 2015 saranno costretti a pagare se vorranno ricevere una prestazione in un centro diagnostico accreditato o dovranno sottostare a liste di attesa interminabili negli ospedali con ulteriore aggravio di spese per il servizio sanitario nazionale. Il governatore della Regione Campania ha detto che i fondi per sbloccare questa situazione ci sarebbero grazie ad un avanzo dell’amministrazione ma sono bloccati dal patto di stabilità interno. In pratica, anche se la Regione ha i soldi disponibili, non li può utilizzare perché il patto di stabilità prevede che non solo non si può spendere a debito ma che addirittura con l’avanzo vanno prima estinti i mutui in essere verso le banche. Forse non sono stato chiaro. La regione ha i soldi per permettere ai pazienti (anche quelli oncologici) di ricevere assistenza sanitaria ma deve sospendere le convenzioni perchè sono finiti i fondi e gli avanzi non possono essere usati per dare la proroga e permettere ai cittadini di curarsi ma solo per estinguere anticipatamente i mutui con le banche. Risultato finale i pazienti che non hanno la possibilità rimanderanno di 4 mesi le prestazioni sanitarie anche per patologie per le quali la tempistica di intervento è di vitale importanza.

Tratto dal libro “La Matrix Europea” di Francesco Amodeo

Lettera di un napoletano al giornalista di Bloomberg: Il clan più spietato è il cartello finanziario.

Gentile giornalista di Bloomberg,

Mi chiamo Francesco Amodeo sono un blogger, giornalista pubblicista e autore del libro “La Matrix Europea” ma le scrivo semplicemente in veste di cittadino napoletano per rispondere al suo articolo che riguarda la mia città in riferimento alla riunione dei banchieri centrali che si svolge oggi nel capoluogo campano.

http://www.bloomberg.com/news/2014-09-30/draghi-takes-ecb-to-lond-of-gomorrah-as-naples-prays.html

Città che lei nel titolo definisce “Terra di Gomorrah” usando un termine più soft e cinematografico per lasciare intendere “Terra di camorra” (rendiamo grazie a Saviano).  Ho ragione di credere che lei sia italiano e prendo atto che nonostante la massiccia fuga di cervelli che ha investito il nostro paese, lei abbia deciso di lasciare qui da noi proprio il suo e di metterlo al servizio dello straniero con dei risultati che sono sotto gli occhi di tutti.    Non mi dilungherò sul contenuto del suo articolo intriso di luoghi comuni e frasi fatte, le riconosco un tocco di originalità nella scelta di citare il miracolo di San Gennaro invece della solita “pizza e mandolino” ed un pizzico di confusione storica nella scelta di paragonare Napoli alla Grecia dando a quel paragone una valenza negativa, ignorando che quella greca è stata la culla della civiltà occidentale e che Napoli è stato un fulcro della cultura greca in occidente in quella che fu definita Magna Grecia. Era questo l’unico paragone possibile per chi è in buona fede o semplicemente informato.                                                                                                                           Voglio invece porre la mia attenzione su quelli che sono alcuni punti non toccati dal suo articolo ma indispensabili per non dare una visione distorta o incompleta della realtà. Riporterò in virgolettato alcune frasi del suo articolo: “Located in one of Italy’s poorest and most crime-ridden areas”. Non credo che Napoli sia collocata in una delle aree più povere d’Italia ma dato che lei menziona la nostra povertà in un articolo sul meeting dei banchieri centrali, le ricordo che i due eventi hanno una netta consequenzialità che forse è meglio che io le ricordi.                                                         Le maggiori banche centrali rappresentate al meeting di Napoli hanno quasi tutte tra i maggiori azionisti il gruppo che fa capo alla dinastia dei Rothschild.                                 Cosa c’entrano i Rotschild con Napoli ? Glielo spiego subito: “Cavour e i Savoia avevano messo in ginocchio l’economia piemontese, si erano indebitati verso i Rothschild per svariati milioni e divennero in breve due burattini nelle loro mani dovendo trovare il modo per ripagarli. Fu così che i Savoia presero di mira il bottino dei Borbone. La rinascita economica piemontese avvenne mediante un operazione militare espansionistica a cui fu dato il nome in codice di Unità d’Italia, un classico esempio di colonialismo sotto mentite spoglie. In realtà l’impresa di Garibaldi riuscì solo grazie ai finanziamenti dei Rothschild, con i loro soldi, infatti, i Savoia corruppero gli alti ufficiali dell’esercito borbonico che alla vista dei Mille batterono in ritirata, consentendo così la disfatta sul campo.” I fondi della massoneria (deviata) inglese, come documentato in diverse ricostruzioni storiche servirono anche a Garibaldi per acquistare a Genova i fucili di precisione, senza i quali non avrebbe potuto affrontare l’esercito borbonico. Tutto questo trova riscontro nelle parole dello stesso Cavour che In un intervento alla Camera del primo luglio 1850, quando ancora la sua carriera di ministro non era cominciata, descrive con franchezza la pensosa situazione finanziaria del regno sardo: “Io so quant’altri che, continuando nella via che abbiamo seguito da due anni, noi andremo difilati al fallimento, e che continuando ad aumentare le gravezze, dopo pochissimi anni saremo nell’impossibilità di contrarre nuovi prestiti e di soddisfare agli antichi”.                                                                                                                            Le finanze borboniche, invece, al momento della conquista godevano di splendida salute. Ed il sud fu perciò depredato del suo oro e delle sue ricchezze diventando quella landa di povertà che lei oggi descrive con molta enfasi.                                                   “…and most crime-ridden areas”: Senza dubbio a Napoli c’è una criminalità diffusa ma cerchiamo di analizzare da dove ha origine il potere della Camorra: “Con l’approssimarsi di Garibaldi a Napoli e lo spostamento di re Francesco II ed esercito a Gaeta, Liborio Romano, Prefetto di polizia passato alla fazione filounitaria, provvide ad inquadrare i malavitosi nella guardia cittadina, facendo in modo che i camorristi diventassero i “veri padroni” della città. Romano,massone e mazziniano assegnò alla camorra il compito di “corpo speciale di potere”: i delinquenti furono nominati poliziotti, “con tanto di coccarda”, e, in quanto polizia ufficiale, venivano stipendiati dallo Stato. Napoli fu consegnata nelle mani della camorra. Dunque, al fine di mantenere l’ordine all’arrivo di Garibaldi in città Romano provvide a far scarcerare i camorristi detenuti per ottenere un maggior appoggio.” Il tutto ovviamente avvenne sempre con la supervisione dei Rothschild che oggi inviano i propri dipendenti al meeting di Napoli.                           Io ho lavorato per anni per un quotidiano locale occupandomi di cronache di camorra, quindi quello che le dico, lo dico con cognizione di causa e con la piena conoscenza della piaga del fenomeno camorristico. Le assicurò però che nessun clan che opera in questa città è forte, organizzato, spietato, e capace di creare gli stessi danni di quelli causati dai membri del cartello finanziario che si riuniscono oggi nella reggia di Capodimonte. Analizziamo insieme come sono arrivato a questa conclusione: Lei scrive: “Criminal activity is among issues that distort the behavior of economic agents and market prices, reduce the effectiveness of government action, increase the tax burden on those who do their duty, and restrict productive investment and job creation”. Se come dice lei, le attività criminali della camorra fossero responsabili del calo della produttività, del calo degli investimenti, delle distorsioni dell’economia e dell’inefficacia delle azioni di governo, questi fenomeni dovrebbero riguardare solo la mia regione e qualche altra regione del sud. Invece le conseguenze di cui lei parla hanno poco o nulla a che fare con la camorra locale e molto invece a che fare con le azioni del cartello finanziario europeo come dimostrato dal fatto che esse non solo investono tutte le (ex ricche) regioni del nord Italia ma soprattutto gran parte delle nazioni del sud Europa.       Le distorsioni dell’economia si chiamano speculazioni finanziarie. L’inefficacia delle azioni del governo si chiama perdità di sovranità. La mancanza di investimenti si chiama fiscal compact e pareggio di bilancio. L’aumento delle tasse e il dilagare della disoccupazione si chiamano politiche di austerity. Come vede la camorra è una goccia in un oceano di scelte criminali da essa indipendenti ma operate in piena autonomia dal cartello finanziario.

Facciamo qualche esempio: Cosa fa la camorra ? La camorra è dedita al racket. In pratica presta i soldi a persone che non ne hanno ma che ne hanno un bisogno impellente per salvare la propria attività o per provare a crearsene una. Se i soldi non vengono restituiti, il camorrista punisce il debitore. Nel peggiore dei casi si è arrivati anche a veri e propri omicidi.                                                                                               Cosa fanno i banchieri centrali ? Negano il credito a persone che non hanno i soldi e che ne hanno un bisogno impellente per salvare la propria attività o per provare a crearsene una se non hanno la piena garanzia di poterlo recuperare (non rischiano mai di perdere il credito come fanno gli strozzini). Quando capita che lo prestano e non lo recuperano, l’imprenditore viene punito legalmente e gli viene tolto tutto quello che ha. Nel peggiore dei casi l’imprenditore si suicida.

Cosa fa la camorra ? Spesso falsifica i soldi. Gli euro falsi vengono venduti mediamente a 2.50 euro per ogni 10 euro. I falsari non sono proprietari della moneta, non hanno alcun diritto di dare un valore a della carta straccia, ne di stamparli ne di prestarli. Vanno perseguiti legalmente per questa attività.                    

Cosa fa la Banca centrale?: Crea moneta senza valore e non convertibile, in pratica carta straccia se non fosse la popolazione a dargli un valore convenzionale. La quasi totalità di questa moneta è addirittura virtuale, quindi viene creata moneta dal nulla. La banca centrale prende 10 euro più interessi per ogni 10 euro che emette. I soldi utili per ripagare gli interessi verranno a loro volta prestati con l’aggravio di ulteriori interessi generando di fatto un debito pubblico inestinguibile. Gli azionisti delle banche centrali private non sono proprietari della moneta, non hanno alcun diritto di dare un valore a della carta straccia, ne di stamparli ne di prestarli. Vanno perseguiti legalmente per questa attività.

Nb: Se i falsari della Bce usassero le stesse tariffe dei falsari napoletani per la creazione della moneta, l’Italia risparmierebbe 80 miliardi all’anno di interessi sul debito pubblico e potrebbe risolvere tutti i problemi di spesa pubblica senza politiche di austerity.

La camorra è responsabile mediamente di 60 omicidi all’anno. Si tratta quasi sempre di persone dedite al crimine.

Gli imprenditori che si sono tolti la vita a causa della crisi economica indotta dal cartello finanziario solo nel 2012 sono più del doppio. Si tratta quasi sempre di imprenditori che vantavano crediti nei confronti dello Stato.

Questo cosa vuol dire che la camorra va giustificata ed il cartello finanziario no ?             Non potrebbe mai essere questo il mio pensiero. La camorra è una piaga per la mia regione, va estirpata, combattuta e sbattuta fuori da Napoli.                                            Il cartello finanziario è una piaga per la mia regione, per il mio paese e per l’Europa intera. Va estirpato, combattuto ed i suoi membri sbattuti fuori da Napoli.                         Concludo augurandole una buona permanenza nella mia città. Spero assaggi la pizza lasciandosi cullare dal suono del mandolino così che potrà inserirli entrambi nel suo prossimo articolo sulla città.                                                                                                    

Porti i miei ossequi alla Regina. Mi saluti la patria dei Rothschild.

Cordialità,

Francesco Amodeo