Le lobbies di Bruxelles che eseguono gli ordini del cartello finanziario.

libro amodeo

 Le Lobbies di Bruxelles

Alle potenti organizzazioni mondiali, che abbiamo esaminato sinora, si uniscono alcune lobbies con sede a Bruxelles che sono quelle che preparano materialmente i trattati e i regolamenti per conto degli oligarchi e che poi trasmettono alle principali
istituzioni europee come la Commissione ed il Consiglio che, a loro volta, avranno il compito di recepire e fare attuare.
Ce ne sarebbero diverse, ma tra le principali vale la pena di menzionare Il Transatlantic Business Dialogue (TABD) che forma, senza dubbio la più ampia e strutturata alleanza tra grandi corporations e Stati; la European Roundtable of Industrialists (ERT) e la Business Europe (BE) perché ci sono le prove che da queste in particolare, provengano i principali trattati che oggi subiamo sulla nostra pelle come il six pack e il fiscal compact.                                                                                   La sua influenza sui processi decisionali ha indotto diversi accademici a definire il TABD come una nuova forma di governance, una commistione poteri pubblici/privati di immense proporzioni. In un summit del TABD che risale al 1998, nei primi anni di vita
della lobby, in cui essa portò a casa i più grandi successi, l’allora Vice Presidente degli Stati Uniti, Al Gore, dichiarò rivolgendosi ai presenti: “So che andate orgogliosi del fatto che più del 50% delle vostre raccomandazioni sono state tradotte in legge negli
ultimi tre anni(dalla nascita del TABD )”.                                                                        Nel 2000, Pascal Lamy, attuale direttore generale del WTO (World Trade Organization), allora Commissario UE al Commercio nominato dal suo presidente
Romano Prodi, rassicurò gli industriali del TABD che la Commissione “stesse facendo del suo meglio per mettere in pratica le loro raccomandazioni.” In quell’occasione Lamy proseguì elencando una serie di punti sui quali il TABD avrebbe voluto posticipare, indebolire o abolire completamente proposte o leggi esistenti, adottate dai governi, che avevano lo scopo di mettere dei paletti al grande business ed affermò, a tale proposito, che sulla strada della deregolamentazione “sono stati fatti dei grandi progressi”.
Un attento esame del sito delle altre due lobbies sopracitate effettuato dal giornalista Matteo Bernabè ha rilevato che: “nel 2002 l’European Roundtable of Industrialists chiedeva che le “implicazioni dei bilanci nazionali delle politiche di spesa allo stadio della prima ideazione siano controllati al livello della UE”. Nel 2011 arriva il Semestre Europeo che stabilisce che i governi degli Stati nazionali dovranno sottoporre i bilanci nazionali alla Commissione Europea e al Consiglio Europeo nell’aprile di ogni anno per essere esaminati ed eventualmente modificati.
Nel 2010 Business Europe chiedeva “un meccanismo forte di costrizione che assicuri obbedienza” da parte degli Stati e “un sistema di penalità graduali e di multe in caso di ripetuta indisciplina nei bilanci nazionali.”
Nel 2011 il Preventing Macroeconomic Imbalances delinea le sanzioni a cui gli Stati “disobbedienti” vanno incontro in caso di mancata applicazione delle correzioni indicate dalla Commissione Europea.
Nel 2010 Business Europe chiedeva “una maggiore flessibilità nelle strutture di contrattazione dei salari” oltre a “un legame più stretto tra l’età pensionabile e l’aspettativa di vita” (aumentare l’età pensionabile).
Nel marzo 2011 Business Europe sottolineava “il bisogno di dare un ruolo di primo piano alla Commissione, e di limitare il potere degli Stati membri”.
Nel marzo 2011 l’Europact stabilisce la necessità di “riesaminare gli accordi salariali e laddove necessario, il grado di accentramento del processo negoziale”; oltre a imporre ai governi di “allineare l’età pensionabile con l’aspettativa di vita” (nota: hanno usato anche le stesse parole). Inoltre, la sostenibilità delle finanze pubbliche deve essere valutata in base a “regimi pensionistici, assistenza sanitaria e previdenza sociale” (non, per esempio, a spese militari).                                                                                           Nel giugno 2010 e nel marzo 2011 Business Europe suggeriva “la trasposizione di regole sul deficit (pubblico) e sul debito (pubblico) in leggi nazionali”e “barriere al debito
pubblico introdotte nelle leggi nazionali”.
Nel marzo 2012 il cosiddetto Fiscal Compact sancisce “l’obbligo di trasporre la regola del pareggio [di bilancio] nel sistema giuridico nazionale a livello costituzionale o equivalente” (nuovo articolo 81 della Costituzione Italiana entrato in vigore il 17 aprile 2012). Inoltre gli Stati “devono fare rapporto ex-ante (prima, nda) alla Commissione e al Consiglio Europeo sui loro piani di emissione di debito”.
Come vedete la staffetta è molto chiara: Nelle loro organizzazioni e riunioni a porte chiuse gli oligarchi decidono cosa è meglio per i loro interessi, trasmettono il tutto alle lobbies di Bruxelles da essi stessi finanziate, le quali provvedono a creare leggi e regolamenti che poi trasferiranno alle istituzioni europee – dove intanto gli oligarchi hanno piazzato i propri membri – sotto forma di “consigli”.
Come per incanto questi “consigli” diventeranno leggi vincolanti per la vita di milioni di persone ma a favore degli oligarchi stessi.
Nel 2000 l’allora presidente dell’European Roundtable of Industrialists, Daniel Janssen lo disse chiaramente: “Da una parte stiamo riducendo il potere dello Stato e del settore pubblico con le privatizzazioni e la deregolamentazione (…) Dall’altra
stiamo trasferendo molti dei poteri nazionali dagli Stati a una struttura più moderna a livello europeo,24 che aiuta i business internazionali come il nostro”.
In un rapporto del Corporate Europe Observatory sull’operato della ERT si dichiarava che: “Le politiche sociali sono state accantonate – spiega il rapporto ed il processo decisionale accelerato e privato di un aperto dibattito. Con modalità che sono al servizio del grande business, lasciando inascoltate altre voci”.
Inutile dire che queste lobbies sono sotto il controllo dei soliti gruppi. L’ex presidente del Bilderberg, Etienne Davignon è uno dei principali esponenti della European Roundtable of industrialists.
La onnipresente Goldman Sachs ha il suo zampino anche qui.
Ai vertici della ERT, infatti, troviamo proprio Peter Sutherland, presidente della controversa banca americana, membro del Direttivo del Bilderberg e Presidente europeo della Commissione Trilaterale. Tra i membri italiani, sul sito ufficiale, troviamo gli stessi che troviamo nelle liste del Bilderberg come John Elkann e Rodolfo De Benedetti.
Il cerchio ancora una volta si chiude.
Alla presidenza della Business Europe, invece, dal 1 Luglio 2013 troviamo Emma Mercegaglia, già presidente della nostra Confindustria e dal 2014 nuovo presidente dell’Eni. Volete scommettere che adesso l’ex Ente Nazionale Idrocarburi verrà completamente privatizzata?

Tratto dal libro “La Matrix Europea” di Francesco Amodeo

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