Le lobbies di Bruxelles che eseguono gli ordini del cartello finanziario.

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 Le Lobbies di Bruxelles

Alle potenti organizzazioni mondiali, che abbiamo esaminato sinora, si uniscono alcune lobbies con sede a Bruxelles che sono quelle che preparano materialmente i trattati e i regolamenti per conto degli oligarchi e che poi trasmettono alle principali
istituzioni europee come la Commissione ed il Consiglio che, a loro volta, avranno il compito di recepire e fare attuare.
Ce ne sarebbero diverse, ma tra le principali vale la pena di menzionare Il Transatlantic Business Dialogue (TABD) che forma, senza dubbio la più ampia e strutturata alleanza tra grandi corporations e Stati; la European Roundtable of Industrialists (ERT) e la Business Europe (BE) perché ci sono le prove che da queste in particolare, provengano i principali trattati che oggi subiamo sulla nostra pelle come il six pack e il fiscal compact.                                                                                   La sua influenza sui processi decisionali ha indotto diversi accademici a definire il TABD come una nuova forma di governance, una commistione poteri pubblici/privati di immense proporzioni. In un summit del TABD che risale al 1998, nei primi anni di vita
della lobby, in cui essa portò a casa i più grandi successi, l’allora Vice Presidente degli Stati Uniti, Al Gore, dichiarò rivolgendosi ai presenti: “So che andate orgogliosi del fatto che più del 50% delle vostre raccomandazioni sono state tradotte in legge negli
ultimi tre anni(dalla nascita del TABD )”.                                                                        Nel 2000, Pascal Lamy, attuale direttore generale del WTO (World Trade Organization), allora Commissario UE al Commercio nominato dal suo presidente
Romano Prodi, rassicurò gli industriali del TABD che la Commissione “stesse facendo del suo meglio per mettere in pratica le loro raccomandazioni.” In quell’occasione Lamy proseguì elencando una serie di punti sui quali il TABD avrebbe voluto posticipare, indebolire o abolire completamente proposte o leggi esistenti, adottate dai governi, che avevano lo scopo di mettere dei paletti al grande business ed affermò, a tale proposito, che sulla strada della deregolamentazione “sono stati fatti dei grandi progressi”.
Un attento esame del sito delle altre due lobbies sopracitate effettuato dal giornalista Matteo Bernabè ha rilevato che: “nel 2002 l’European Roundtable of Industrialists chiedeva che le “implicazioni dei bilanci nazionali delle politiche di spesa allo stadio della prima ideazione siano controllati al livello della UE”. Nel 2011 arriva il Semestre Europeo che stabilisce che i governi degli Stati nazionali dovranno sottoporre i bilanci nazionali alla Commissione Europea e al Consiglio Europeo nell’aprile di ogni anno per essere esaminati ed eventualmente modificati.
Nel 2010 Business Europe chiedeva “un meccanismo forte di costrizione che assicuri obbedienza” da parte degli Stati e “un sistema di penalità graduali e di multe in caso di ripetuta indisciplina nei bilanci nazionali.”
Nel 2011 il Preventing Macroeconomic Imbalances delinea le sanzioni a cui gli Stati “disobbedienti” vanno incontro in caso di mancata applicazione delle correzioni indicate dalla Commissione Europea.
Nel 2010 Business Europe chiedeva “una maggiore flessibilità nelle strutture di contrattazione dei salari” oltre a “un legame più stretto tra l’età pensionabile e l’aspettativa di vita” (aumentare l’età pensionabile).
Nel marzo 2011 Business Europe sottolineava “il bisogno di dare un ruolo di primo piano alla Commissione, e di limitare il potere degli Stati membri”.
Nel marzo 2011 l’Europact stabilisce la necessità di “riesaminare gli accordi salariali e laddove necessario, il grado di accentramento del processo negoziale”; oltre a imporre ai governi di “allineare l’età pensionabile con l’aspettativa di vita” (nota: hanno usato anche le stesse parole). Inoltre, la sostenibilità delle finanze pubbliche deve essere valutata in base a “regimi pensionistici, assistenza sanitaria e previdenza sociale” (non, per esempio, a spese militari).                                                                                           Nel giugno 2010 e nel marzo 2011 Business Europe suggeriva “la trasposizione di regole sul deficit (pubblico) e sul debito (pubblico) in leggi nazionali”e “barriere al debito
pubblico introdotte nelle leggi nazionali”.
Nel marzo 2012 il cosiddetto Fiscal Compact sancisce “l’obbligo di trasporre la regola del pareggio [di bilancio] nel sistema giuridico nazionale a livello costituzionale o equivalente” (nuovo articolo 81 della Costituzione Italiana entrato in vigore il 17 aprile 2012). Inoltre gli Stati “devono fare rapporto ex-ante (prima, nda) alla Commissione e al Consiglio Europeo sui loro piani di emissione di debito”.
Come vedete la staffetta è molto chiara: Nelle loro organizzazioni e riunioni a porte chiuse gli oligarchi decidono cosa è meglio per i loro interessi, trasmettono il tutto alle lobbies di Bruxelles da essi stessi finanziate, le quali provvedono a creare leggi e regolamenti che poi trasferiranno alle istituzioni europee – dove intanto gli oligarchi hanno piazzato i propri membri – sotto forma di “consigli”.
Come per incanto questi “consigli” diventeranno leggi vincolanti per la vita di milioni di persone ma a favore degli oligarchi stessi.
Nel 2000 l’allora presidente dell’European Roundtable of Industrialists, Daniel Janssen lo disse chiaramente: “Da una parte stiamo riducendo il potere dello Stato e del settore pubblico con le privatizzazioni e la deregolamentazione (…) Dall’altra
stiamo trasferendo molti dei poteri nazionali dagli Stati a una struttura più moderna a livello europeo,24 che aiuta i business internazionali come il nostro”.
In un rapporto del Corporate Europe Observatory sull’operato della ERT si dichiarava che: “Le politiche sociali sono state accantonate – spiega il rapporto ed il processo decisionale accelerato e privato di un aperto dibattito. Con modalità che sono al servizio del grande business, lasciando inascoltate altre voci”.
Inutile dire che queste lobbies sono sotto il controllo dei soliti gruppi. L’ex presidente del Bilderberg, Etienne Davignon è uno dei principali esponenti della European Roundtable of industrialists.
La onnipresente Goldman Sachs ha il suo zampino anche qui.
Ai vertici della ERT, infatti, troviamo proprio Peter Sutherland, presidente della controversa banca americana, membro del Direttivo del Bilderberg e Presidente europeo della Commissione Trilaterale. Tra i membri italiani, sul sito ufficiale, troviamo gli stessi che troviamo nelle liste del Bilderberg come John Elkann e Rodolfo De Benedetti.
Il cerchio ancora una volta si chiude.
Alla presidenza della Business Europe, invece, dal 1 Luglio 2013 troviamo Emma Mercegaglia, già presidente della nostra Confindustria e dal 2014 nuovo presidente dell’Eni. Volete scommettere che adesso l’ex Ente Nazionale Idrocarburi verrà completamente privatizzata?

Tratto dal libro “La Matrix Europea” di Francesco Amodeo

Il golpe della Goldman Sachs ai danni dei paesi europei.

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LA GOLDMAN SACHS

“Meno male che la popolazione non capisce il nostro
sistema bancario e monetario, perché se lo capisse,
scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina.”
Henry Ford

Pillola azzurra: La Goldman Sachs è una delle più grandi banche d’affari del mondo, che si occupa principalmente di investimenti bancari e azionari, di risparmio gestito e di altri servizi finanziari, prevalentemente con investitori istituzionali (multinazionali,
governi e privati). Fondata nel 1869 da Marcus Goldman, un tedesco di origini ebraiche immigrato negli Stati Uniti, la società acquisisce il nome Sachs quando nel 1896 a Marcus Goldman si unisce il genero Samuel Sachs e nello stesso anno viene
quotata alla borsa di New York.

Pillola rossa: La Goldman Sachs è la più potente banca d’affari americana, che condiziona mercati e governi al punto che, come ha rivelato il trader Alessio Rastani alla Bbc: “i governi non governano il mondo, Goldman Sachs governa il mondo”.
Lo fa attraverso il fenomeno conosciuto come revolving doors (in inglese: “porte girevoli”), per cui determinate persone passano da responsabilità pubbliche a ruoli di vario genere all’interno della banca d’affari e viceversa, configurando un pericoloso conflitto di interessi.

Gli uomini della Goldman, infatti, hanno ricoperto incarichi importanti nell’amministrazione Usa, arrivando a ruoli di primo piano.
Riporto solo alcuni dei casi più clamorosi:
Durante l’amministrazione Clinton l’ex direttore generale della Goldman Sachs, Robert Rubin, divenne sottosegretario al Tesoro.
Nel 2004, Henry Paulson, amministratore delegato dalla Goldman, fece approvare alla Commissione dei Titoli e Scambi un aumento dei limiti sul rapporto di indebitamento, permettendo alle banche d’investimento di avere ulteriori prestiti da utilizzare per manovre di speculazione. Il 30 maggio 2006 George Bush lo nominò segretario del Tesoro .
Robert Zoellich da dirigente Goldman Sachs a Vicesegretario Usa e poi 11° presidente della Banca Mondiale.
Paul Thain da presidente Goldman Sachs nel 2003 a capo del New York Stock Exchange.
Joshua Bolten da dirigente Goldman Sachs a capo del Gabinetto della Casa Bianca.
Jon Corzine da ex presidente Goldman Sachs a governatore del New Jersey.
Nel febbraio 2011, il “Washington Examiner” (19) riporta che Goldman Sachs ha intensamente finanziato la campagna presidenziale di Obama del 2008, come dimostrano anche i dati, e che il suo chairman Lloyd Blankfein (che ha dichiarato pubblicamente di svolgere il lavoro di Dio) (20) ha visitato la Casa Bianca almeno dieci volte. Obama ha quindi confermato il potere della banca d’affari. Il nuovo presidente della Federal Reserve Bank di New York (principale azionista della Fed) è William Dudley, ex capo economista della Goldman (che nel 2004 sosteneva con forza l’uso
dei derivati).
Capo dello staff del Segretario del Tesoro Timothy Geithner, è Mark Patterson, ex lobbista della Goldman Sachs. A capo dell’Autorità di vigilanza sugli scambi dei prodotti finanziari (Cfct ) si è insediato Gary Gensler, ex dirigente della Goldman Sachs che aiutò ad abolire la regolarizzazione dei derivati.
Altri esempi tra i più eclatanti di persone che hanno avuto ruoli alla Goldman Sachs e poi ai governi e alle banche centrali:
Mark Carney, Governatore della Banca del Canada dal 2008 al 2013, quando è divenuto poi Governatore della Bank of England, e presidente del Financial Stability Board dal 2001; ha lavorato per tredici anni alla Goldman Sachs.
Lucas Papademos, dalla Goldman Sachs alla vicepresidenza della Banca Centrale alla nomina di Primo Ministro del governo tecnico in Grecia dal 2011 al 2012.
Nell’aprile del 2010 i dirigenti della Goldman Sachs furono costretti a testimoniare al Congresso americano: Daniel Sparks, ex capo reparto mutui della Goldman (2006-2008) dovette riferire su alcune email in cui definiva certe transazioni “affari di merda”. Fabrice Tourre, direttore esecutivo prodotti strutturati della Goldman Sachs vendeva azioni che definiva “cacca”. Llyod Blankfein, presidente di Goldman, e David Viniar, vicepresidente esecutivo, sotto le pressanti domande del senatore Carl Levin furono costretti ad ammettere che sapevano di vendere spazzatura agli ignari investitori.

Perché ho voluto inserire una banca nel capitolo sulle organizzazioni e sui gruppi che decidono le sorti dei governi? L’ho fatto per due motivi: sia perchè la Goldman Sachs, come vedremo, è il “braccio armato” di queste organizzazioni sia per il coinvolgimento dei vertici del governo italiano con la controversa banca d’affari americana. Infatti anche in Italia l’effetto revolving doors è palese:
Romano Prodi è stato Advisor Goldman Sachs, prima di tornare all’Iri per privatizzarla e spiccare quindi il volo verso la Presidenza del Consiglio, per ben due volte. Al suo fianco, negli anni, Massimo Tononi, ex funzionario della Goldman Sachs divenuto poi con Prodi, Sottosegretario all’economia tra il 2006 e il 2008; Presidente della Borsa italiana nel 2011 e riconfermato nel 2014 per un altro triennio.
Mario Draghi da Vice Presidente Goldman Sachs in Europa a Governatore della banca D’Italia e poi Presidente della Banca Centrale Europea. Era alla Goldman proprio nel periodo in cui in America le banche d’affari erano scatenate in manovre speculative e scavavano il baratro finanziario che si è materializzato nel 2008, trascinando dentro il resto del mondo. Possibile che non ne sapesse nulla di queste tendenze il futuro presidente della Bce?
Mario Monti, dalla Commissione Europea alla Goldman Sachs alla Presidenza del Consiglio in Italia. Egli è stato International Advisor per Goldman Sachs dal 2005 cioè dall’anno in cui si stava progettando la crisi economica mondiale.
Possibile che non ne sapesse nulla il futuro Presidente del Consiglio italiano?
Gianni Letta da membro dell’advisory board di Goldman a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
“Che cosa hanno in comune Mario Draghi, Mario Monti e Lucas Papademos” (21) si domandava infatti, Marc Roche sulle pagine del prestigioso Le Monde. Il corrispondente da Londra del famoso quotidiano francese è anche autore di un libro di rilevo dal titolo:
“La Banca. Come Goldman Sachs dirige il mondo”, premiato nel 2010 con il Premio del libro di economia ed è lui a sottolineare i rapporti tra l’istituto americano e diversi leader europei.
Il nuovo presidente della Banca Centrale Europea, il presidente del Consiglio tecnico designato in Italia e il Primo Ministro designato in Grecia tutti e tre incaricati nei rispettivi ruoli nel novembre del 2011 appartengono a livelli diversi a quello che Roche chiama il “governo Sachs” europeo.

Nel 1999 la Grecia non aveva i numeri per entrare nell’euro. Quindi truccò i bilanci. Su “PressEurope” Gabriele Crescente scrive: “Nel 2000 Goldman Sachs International, la filiale britannica della banca d’affari americana, vende al governo socialista di Costas Simitis uno “swap” in valuta che permette alla Grecia di proteggersi dagli effetti di cambio, trasformando in euro il debito inizialmente emesso in dollari. Lo stratagemma consente ad Atene di iscrivere il “nuovo” debito in euro ed escluderlo dal
bilancio facendolo momentaneamente sparire.” Una truffa a tutti gli effetti che porterà poi al tracollo del sistema finanziario greco. Papademos, guarda caso, fu governatore della Banca Centrale ellenica tra il 1994 e il 2002, quindi partecipò all’operazione di falsificazione dei conti perpetrata da Goldman Sachs. Il gestore del debito greco è un certo Petros Christodoulos, un ex trader della Goldman. In pratica se la cantano e se la suonano, infatti, tra il 2001 e il 2002, quando il colpo alla Grecia e all’Europa, con il
debito greco truccato, è stato assestato, Papademos dalla Banca di Grecia passa alla vice-presidenza della Banca Centrale Europea (Bce), sotto Jean-Claude Trichet. In pratica, proprio dopo aver chiuso l’operazione di falsificazione dei conti riceve il ruolo alla banca centrale che come garante dovrebbe vigilare proprio che nessuno falsifichi i conti. Ma non finisce qui. Chi viene scelto per gestire il dopo-accordo con il governo greco? Alla Goldman Sachs va Draghi che poi diventa Governatore della Banca d’Italia e all’inizio di novembre 2011 si ritrovano insieme ad essere di nuovo promossi: Mario Draghi presidente della Bce, Papademos capo del governo greco. La Goldman Sachs, però, qualche anno dopo aver truccato i conti della Grecia, comincia ad attaccare con le sue manovre speculative proprio il debito greco. Decisione spietata ma occasione irrinunciabile in nome del Dio profitto. E chi è dal 2005 – anno in cui parte la grande operazione internazionale contro la Grecia – l’International advisor per Goldman Sachs?
Mario Monti che nel 2011 chiuderà il cerchio ai vertici del governo italiano come Papademos farà in Grecia e Draghi alla Bce.
Il secondo canale della televisione pubblica tedesca, ZDF, ha trasmesso un servizio totalmente censurato dai media italiani (22) che ha svelato il vero Mario Draghi al pubblico tedesco ricostruendo le tappe principali della carriera di “Supermario”, a partire dalla segreta riunione sul Britannia del 2 giugno 1992 in cui si discusse la strategia delle privatizzazioni con il gotha della finanza londinese. “Sullo yacht della Regina vengono avviati affari miliardari, dai quali proprio Goldman guadagna parecchio” riferisce l’intervistato Benito Livigni, ex dirigente ENI, che racconta come successivamente le proprietà immobiliari dell’azienda petrolifera vennero svendute, quasi regalate, alla Goldman Sachs e sentenziando che: “Draghi deve la sua carriera proprio ai favori fatti alla grande banca d’affari”.
La condotta spietata e truffaldina della Goldman Sachs è però finita nel mirino della Securities and Exchange Commission americana (SEC) che l’ha accusata di aver frodato gli investitori con la vendita di titoli finanziari legati al mercato immobiliare. La società non avrebbe informato i suoi clienti sui rischi di perdita dei titoli, collegati ai mutui subprime (quelli che scateneranno la crisi sui mercati) ed anzi avrebbe speculato contro di loro, per guadagnare dalle loro perdite. Al centro dello scandalo c’è Abacus
2007-AC1, il nome cifrato di un titolo complesso che la banca rifilava ai propri clienti, anche grandi istituzioni finanziarie internazionali.
“Senza dirgli che quel sofisticato congegno era come un aereo progettato per precipitare. I clienti, pur avendo pagato biglietti di prima classe, erano le vittime designate di un disastro. Altri avrebbero intascato i premi sull’assicurazione.”
Che Goldman Sachs avesse fatto un gioco sporco durante la crisi, era materia di inchieste sui giornali da molti mesi e come riportato da Repubblica: (23) “E’ stata accusata di conflitti d’interessi durante tutti i sussulti del collasso dei mercati: tra i più importanti c’è la “partita di giro” che ha portato nelle casse di Goldman dei fondi pubblici di Washington destinati al salvataggio del colosso assicurativo Aig (una bancarotta costata fin qui 180 miliardi di dollari al contribuente). C’è lo scandalo dei superbonus: all’uscita dalla grande recessione il suo presidente si è concesso 9 milioni di gratifica, in un’America che per colpa dei banchieri ha visto salire al 10% la sua disoccupazione.”

Tratto dal libro “La Matrix Europea” di Francesco Amodeo

Note:

19 http://www.examiner.com/article/obama-repaying-his-masters-at-goldman-sachs

20 http://www.cnbc.com/id/101063280#.

21 http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/11/goldman-sachs-lato-ombra-

draghi-monti/169987/

22 http://www.movisol.org/12news238.htm

23 http://www.repubblica.it/economia/2010/04/17/news/rampini_goldman-3407899/

Il link dello scandalo apparso su tutti i media del mondo il 28 Settembre 2014 dopo le rivelazioni di un ex dipendente della Federal Reserve.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/27/fed-succube-di-goldman-sachs-i-nastri-che-imbarazzano-i-controllori-usa/1135189/

http://www.washingtonpost.com/posttv/politics/former-employee-releases-secret-ny-federal-reserve-recordings/2014/09/27/67514de0-45e3-11e4-8042-aaff1640082e_video.html

Attacco ai popoli e agli stati. Scendono in campo le regioni sovrane.

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Campania Autonoma e Sovrana è un altro movimento che vuole aggiungersi alla lunga lista dei movimenti meridionalisti, indipendentisti, secessionisti ?

Tutt’altro. Campania Autonoma e Sovrana è un movimento pilota che nasce in Campania ma che deve essere necessariamente ripreso in tutte le altre regioni. Non per dividerle, ma per unirle. Unirle rispettando la loro autonomia e la loro identità. Noi vogliamo un’Italia autonoma e sovrana ma siamo dell’idea che bisogna cominciare dalle regioni e dalle istituzioni più prossime ai cittadini. Non vogliamo dividerci dal nord vogliamo mettere in pratica la nostra strategia per difenderci dal golpe finanziario. Mi spiego meglio: Se l’Italia manovrata dai golpisti non può mettere in discussione i trattati europei e le conseguenti cessioni di sovranità politica e monetaria. Saranno le regioni singolarmente a doverlo fare.

Cosa vi differenzia dagli altri movimenti meridionalisti allora ?

Ci differenzia il concetto stesso di meridione. Per gli altri movimenti a cui lei fa riferimento, la questione meridionale è tutta incentrata sul sud Italia partendo dall’invasione che le regioni del sud subirono 150 anni fa con l’Unita d’Italia diventando una colonia del nord. Tutto esatto. Ma sono passati 150 anni. Ora non è più un problema di sud Italia colonia del nord Italia. Oggi abbiamo permesso che il problema si ampliasse e che fosse il sud Europa a diventare colonia del nord Europa. Gli effetti devastanti che stiamo subendo sulla nostra economia e sul nostro territorio non sono più soltanto il riflesso di quanto avvenuto più di un secolo e mezzo fa ma sono gli effetti della colonizzazione spacciata per unione avvenuta assai più di recente con l’entrata nell’Unione Europea. Il nostro meridione oggi è il meridione d’Europa. Il nostro nemico è questa Unione Europea nata da un golpe finanziario. E’ da questi golpisti che le nostre regioni vanno rese autonome e sovrane. Faccio un esempio banale. Un pesciolino viene inghiottito da uno squalo, e tenta di liberarsi. Ma lo squalo viene a sua volta inghiottito da un orca. Da chi dovrà liberarsi il pesciolino per poter tornare libero nel mare ? Dallo squalo o dall’orca ? Ovviamente dovrà uscire dal ventre dell’orca. A cosa serve allora liberare le regioni del sud Italia da quelle del nord o viceversa se poi si rimane tutti nel ventre di questa tirannica Unione Europea ?

Quindi la vostra campagna di comunicazione non verterà sul racconto di un nord Italia brutto e cattivo ?

La nostra campagna di informazione mirerà a spiegare ai campani e poi a seguire nelle altre regioni che siamo vittime di un golpe finanziario per cui il nostro governo attualmente è manovrato da golpisti che remano contro gli interessi dei popoli.

Sembra una teoria del complotto.

E’ esattamente il contrario di una teoria del complotto perchè noi il complotto non lo raccontiamo ma lo sveliamo. Il complottismo nella sua valenza negativa si fonda su teorie e supposizioni su qualcosa che rimane occulto. Quello che è successo ai danni del popolo italiano è tutto visibile e dimostrabile con dati reali. Altro che complotto.

Fammi qualche esempio di dato reale a dimostrazione della tua tesi.

Quanto paga lo stato italiano di interessi sul debito pubblico ? mediamente 80 miliardi all’anno. A quanto ammontava il debito dello Stato verso le aziende e i cittadini che lavorano con le pubbliche amministrazioni ? 85 miliardi di euro. Il governo per anni non ha avuto i soldi per pagare entrambi questi debiti e cosa ha fatto ? Gli interessi sul debito pubblico alle banche private è stato sempre pagato. Con le aziende e con i cittadini, invece, si è continuato a contrarre debiti.                                                                            Cosa avrebbe causato il mancato pagamento degli interessi sul debito pubblico a delle banche private ? Assolutamente nulla. L’Europa è piena di fondi salva stati nati ingannevolmente per salvare le banche in difficoltà, lo abbiamo visto con le banche della Grecia, della Spagna.                                                                                                            Cosa ha causato invece il mancato pagamento verso chi lavorava con le pubbliche amministrazioni ? La chiusura di migliaia di aziende, il licenziamento di migliaia di lavoratori, il suicidio di decine e decine di imprenditori, il blocco di interi comparti. Il Governo ha fatto una scelta chiara. A morire dovevano essere cittadini e aziende.

Ti faccio un altro esempio: In queste settimane la Regione Campania ha comunicato che sono finiti i fondi destinati ai centri accreditati con il servizio sanitario nazionale che erogano prestazioni mediche facendo le veci degli ospedali dove le attese sono lunghissime ed i costi per prestazione sono maggiori. In pratica i napoletani che soffrono di patologie e che non hanno i soldi per pagare gli esami diagnostici o quant’altro, fino al primo gennaio 2015 saranno costretti a pagare se vorranno ricevere una prestazione in un centro diagnostico accreditato o dovranno sottostare a liste di attesa interminabili negli ospedali con ulteriore aggravio di spese per il servizio sanitario nazionale. Il governatore della Regione Campania ha detto che i fondi per sbloccare questa situazione ci sarebbero grazie ad un avanzo dell’amministrazione ma sono bloccati dal patto di stabilità interno. In pratica, anche se la Regione ha i soldi disponibili, non li può utilizzare perché il patto di stabilità prevede che non solo non si può spendere a debito ma che addirittura con l’avanzo vanno prima estinti i mutui in essere verso le banche. Forse non sono stato chiaro. La regione ha i soldi per permettere ai pazienti (anche quelli oncologici) di ricevere assistenza sanitaria ma deve sospendere le convenzioni perchè sono finiti i fondi e gli avanzi non possono essere usati per dare la proroga e permettere ai cittadini di curarsi ma solo per estinguere anticipatamente i mutui con le banche. Risultato finale i pazienti che non hanno la possibilità rimanderanno di 4 mesi le prestazioni sanitarie anche per patologie per le quali la tempistica di intervento è di vitale importanza. Le banche, invece, dormiranno sonni tranquilli. Tutto questo è assurdo ma è ovvio se pensiamo che i nostri ultimi Presidenti del Consiglio sono stati imposti in quanto espressione delle più potenti e spietate lobby finanziarie come il Club Bilderberg o la Commissione Trilaterale nate per portare avanti gli interessi esclusivi dei potentati bancari e delle multinazionali.                                              Oggi il numero che preoccupa i nostri governanti e sul quale adeguare le politiche economiche è il 3% del rapporto deficit/pil e nessuno prende in minima considerazione “149” che è, invece, il numero dei suicidi tra gli imprenditori nel solo 2013 (uno ogni 2 giorni). La Regione si rifiuta di pagare perchè un ipotetico disavanzo contribuirebbe a far lievitare quel 3%. Ma ci siamo mai chiesti cosa succederebbe se quel 3% lievitasse ? Assolutamente nulla. In Francia, paese virtuoso, stanno ben oltre il 4%, il Portogallo ha toccato anche il 7% per non parlare della ricca Inghilterra. Cosa succede, invece, se la regione blocca i fondi per evitare che il 3% lieviti ? Succede quello che stiamo vivendo oggi, che si traduce anche in quel dato macabro sui numeri dei suicidi tra i lavoratori.

Qual’è la vostra proposta ?

La proposta è racchiusa nel nostro slogan: Riprendiamoci le chiavi di CA.S.A. dove casa è l’acronimo di Campania Sovrana e Autonoma. Una regione sovrana è una regione che si oppone a queste logiche per salvare i propri cittadini. I governanti di una regione sovrana sono quelli disposti ad una disobbedienza verso le politiche criminali del governo che prende il nome di obiezione di coscienza. Un esempio sul nostro territorio può essere quello del sindaco di Positano che si è rifiutato di far pagare la Tasi ai propri cittadini. Se le regioni diventano sovrane e autonome opponendosi a queste politiche imposte al governo nazionale dai golpisti sovranazionali allora possono cominciare un reciproco scambio di prodotti e servizi ed una reciproca collaborazione contro il nemico comune ed allora si che ci sarebbe finalmente anche l’Unità d’Italia come non c’è mai stata in 150 anni. In un colpo solo usciremmo dal ventre dello squalo e da quello della balena.

Credi che i campani capiranno questi concetti ?

Gli effetti di questi concetti i campani li subisco ogni giorno sulla propria pelle. Sentono il rumore dei colpi e si ritrovano le ferite addosso ma non hanno capito chi sono i cecchini che li tengono sotto tiro. Noi di Campania Sovrana e Autonoma spiegheremo ai cittadini chi sono i golpisti, come hanno preso il potere in Italia e faremo i nomi e i cognomi.               A quel punto conto su uno scatto d’orgoglio dei cittadini della mia terra. Vanno solo informati ed uniti.

Quale sarà il vostro rapporto con le piazze ?

Le piazze vanno usate per informare, ogni santo giorno. Non crediamo nelle rivolte popolari fine a se stesse, bisogna entrare nelle istituzioni e poi creare un ponte con la piazza. Se noi facciamo casino per le strade ma poi le decisioni nel palazzo dei bottoni le prendono altri, nulla può cambiare.

Con chi dialogherete in Campania ?

Stiamo effettuando incontri con diversi movimenti e associazioni che sono attivi sul territorio. Il nostro principale interlocutore è il Comitato Italiano Popolo Sovrano ma come proposta per la Campania è interessante anche quella di Rete civica nazionale, poi ci sono gli amici di Insorgenza Civile a cui va un inchino con tanto di cappello per il lavoro sempre svolto in prima linea sul nostro territorio. Tra i personaggi che ho incontrato in questi mesi il più interessante a mio avviso è uno dei leader del movimento terra dei fuochi, Angelo Ferrillo con il quale sento di avere molto in comune, lo trovo un ragazzo carismatico e animato da ottimi propositi, un’energia preziosa. Il problema è che si basa troppo sui numeri del web ed è un errore di valutazione che noi bloggers siamo soliti fare. Bisogna capire che chi ci clicca sul web non sempre è poi disposto ad aiutarci nel concreto. Se volessimo basarci su questi numeri io ho ottenuto 4 milioni e 200 mila visualizzazioni in totale con due soli video su you tube, dovrei candidarmi alla Presidenza del Consiglio e sbaragliare ma non è così. Poi bisogna fare attenzione a non essere monotematici ma ad avere sempre una visione di insieme. La terra dei fuochi è una delle peggiori piaghe della nostra regione ed il lavoro di Ferrillo è prezioso ma bisogna capire che anche la terra dei fuochi è soltanto una delle tante conseguenze delle dinamiche che ho spiegato prima. Basti pensare che la persona responsabile per aver secretato le rivelazioni del pentito Schiavone sulla terra dei fuochi oltre 15 anni fa è da quasi 10 anni il nostro Presidente della Repubblica ed è colui che ha dato seguito ai diktat europei di imporre i nostri ultimi 3 Presidenti del Consiglio senza dare al popolo la possibilità di esercitare la propria sovranità ma lasciandoli scegliere alle peggiori lobby assolutiste. Se non si portano alla luce queste dinamiche e i responsabili di questo piano sovranazionale contro i popoli, possiamo anche organizzare tutte le manifestazioni del mondo per la terra dei fuochi ma state pur certi che quando servirà nuovamente una discarica abusiva da noi verranno a sversare perchè saranno sempre loro nelle condizioni di poter decidere.

Campania Autonoma e Sovrana parteciperà alle prossime elezioni regionali ?

Dipende. Se dopo quello che ci siamo detti vogliamo continuare a delegare e a fare in modo che siano gli altri a scegliere per noi, allora possiamo anche rimanere a smanettare dietro ad un computer e a dire che chi vuole fare politica è brutto e cattivo.

Altrimenti ?

Altrimenti bisogna creare una lista civica che tracci il percorso per tornare a CA.S.A. e che includa persone, estranee alla politica ma non estranee all’attivismo che in questi anni si sono distinte per il loro lavoro sul campo.

Interlocutore politico ?

Per il momento chi ha dimostrato grossa attenzione alle nostre istanze è stato solo Stefano Caldoro. Lo riteniamo, come uomo (indipendentemente dal partito che rappresenta ) un interlocutore prezioso.

Come aderire a Campania Sovrana e Autonoma ?

Abbiamo una pagina face book appena nata. Riteniamo sia una comunicazione più snella rispetto al sito. Chi è interessato può inviare un messaggio con i propri dati ed il nome del gruppo che rappresenta e verrà contattato dalla nostra segreteria per un appuntamento. I singoli cittadini che volessero aderire e dare il proprio supporto sono i benvenuti alle nostre riunioni che verranno con largo anticipo pubblicizzate sulla pagina stessa.           Siamo pronti. Dobbiamo solo riprenderci le chiavi di CA.S.A.

Francesco Amodeo

Governo popolare e democrazia diretta: così le elites al potere si prendono gioco di noi.

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Mi arrivano proposte di ogni genere e con i nomi più fantasiosi “governo popolare”, “parlamento del popolo” “governo dei cittadini mediante democrazia diretta”.

Lo dico ancora una volta in un post pubblico che potrà in qualsiasi momento essere usato contro di me. Il popolo deve fare il popolo. I governati devono fare i governanti.

Non credo che un popolo possa mai essere in grado di guidare una nazione, organizzare uno Stato, prendere decisioni strategiche di geopolitica. Se oggi siamo in questo stato la maggior parte della colpa ce l’hanno proprio quei popoli a cui voi vorreste dare il comando di tutto. Sono loro che per decenni si sono affidati sempre agli stessi rappresentanti, sono loro che hanno elevato i media a messia della verità. Sono loro che sono stati incapaci di opporsi, di reagire. Da decenni si fanno usare come spauracchi dai sindacati e come burattini dai politici. Il popolo è quello che per 80 euro abbassa le braghe. E’ quello che recita il mantra de “l’ha detto la televisione”. E’ quello che vota da sempre gli stessi politici perché sa che adoperarsi per il cambiamento vuol dire assumersi la responsabilità dello stesso. Questo è il popolo al quale voi ipocritamente volete consegnare le redini del governo, dello Stato, della moneta.           Io non ci sto.

Sono tre le cose fondamentali che vanno garantite al popolo e per le quali io mi batterò ogni giorno.

  • Avere la possibilità di scegliere i propri governanti tra quelli che interpretano la politica come missione, come obiezione di coscienza, come la più alta forma di carità al servizio del popolo. Uomini visionari, sognatori pragmatici, con competenze specifiche. Individui con la naturale inclinazione alla responsabilità. La parola Individuo deriva da indivisibile, indica un uomo capace di indipendenza psicologica, di integrità, un uomo che ha fatto grandi sforzi per superare in sé le dualità, le contrapposizioni ed ogni forma di divisione di credo, di razza, di religione. Il popolo, invece, è di per se già diviso, frammentato per classi sociali e ideologie. Chi è diviso non può guidare altrimenti disperde.
  • Avere la possibilità di monitorare il lavoro dei suoi governanti e di conseguenza gli strumenti a disposizione per mandarli via qualora non rispettassero gli impegni presi o adottassero politiche che vanno contro gli interessi del popolo.
  • Avere una repubblica democratica fondata sulla felicità e sul benessere e non sul lavoro. Il lavoro è un mezzo per raggiungere felicità e dignità non può essere il fine ultimo ne di un uomo ne di uno Stato o diventa qualcosa di alienante.

Se il fine è la felicità è tacito che il lavoro dovrà essere un diritto imprescindibile.

La democrazia diretta, invece,  deve servire unicamente come supporto per selezionare i propri rappresentati, per dare indirizzi politici su tematiche che di volta in volta risulteranno essere maggiormente sentite dalla popolazione. Serve per mandare via i rappresentanti che non hanno svolto il proprio lavoro. STOP. Nulla di più o diventa anarchia.

Se io prendo un mezzo pubblico devo pretendere che esso sia puntuale, pulito, che l’autista sia scrupoloso e che magari ci sia un sistema che mi permetta di esprimere il mio giudizio o il mio disappunto sulla qualità del servizio. Non posso pretendere, invece, che sia data anche a me la possibilità di guidare il bus, solo perché sarebbe più democratico se guidassimo tutti ognuno verso casa propria.

Da che parte andrebbe il bus ? Se anche riuscissimo a metterci d’accordo sul tragitto, non abbiamo le competenze per guidare quel mezzo, non siamo stati selezionati per farlo, non sarebbe sicuro ne per noi ne per gli altri passeggeri se lo facessimo.

Chi vi promette il governo del popolo, chi vi promette la democrazia diretta a 360 gradi,  vuole farvi guidare il bus anche se nella vita avete acquisito competenze per fare tutt’altro. Perché sa che in questo modo finirete fuori strada e non potrete che incolpare voi stessi.  Io non ci sto. Fatemi scendere.

Io pretendo un conducente di professione e magari dei test di idoneità sempre più scrupolosi prima che gli sia data l’abilitazione a guidare quel pulman. Pretendo di sapere a chi rivolgermi per mandarlo via se lo becco a guidare parlando al cellulare o cambiare improvvisamente senso di marcia. Non posso pretendere altro. Non posso pretendere di mettermi alla guida. Allora perché voglio guidare il governo senza avere le competenze per farlo.

Sono pronto a sentirmi dire che sono più elitario delle elites che denuncio e combatto. Con una sola differenza: l’elite che io sogno è formata di leader capaci di armonizzare gli apparenti antagonismi di sempre: economia ed etica, azione e contemplazione, potere finanziario e amore e metterli tutti al servizio del popolo e non il contrario come fanno le elites che hanno preso il potere.

Un popolo non potrà mai sconfiggere una elite perché non ne conosce i meccanismi. Non può contrastarla perché ne ignora la natura. Verrebbe sempre anticipato nelle decisioni e nelle azioni da chi ha una struttura più snella, più reattiva.

Solo una elite proiettata al bene dell’umanità può contrastare una elite consacrata al suo male. Solo una oligarchia di uomini integri al servizio dei popoli può contrastare una oligarchia di uomini malvagi che quei popoli li disprezzano.

Esistono gli eserciti ed esistono i generali. Quando tra i due c’è sinergia, fiducia, e lealtà. Le battaglie si vincono. Provate, invece, a lasciare ai singoli soldati la facoltà di scegliere le strategie di guerra. Diventeranno prevedibili, lenti, scordinati, litigiosi ed in balia del nemico.

Sapete perché nella foresta la preda cade sempre vittima del predatore ? Perché il predatore ha imparato a conosce la sua routine, le sue abitudini. Sa quando e dove colpire. Il popolo è così. E’ prevedibile.

Nasceranno sempre più movimenti di persone che si ergono a paladini della giustizia e che sbandierano il popolo come guida suprema. Jihadisti del nulla, condottieri dell’utopia armati di moralismo e ipocrisia. Funzionali ed indispensabili proprio al sistema che fingono di combattere.                                                                               Non pretendo di essere capito e non sono certamente io, nella maniera più assoluta, uno di quelli da seguire, ma smettetela di parlarmi di governi popolari, democrazia diretta (se non siete riusciti a conservare manco quella indiretta), rivoluzioni varie ed eventuali.

Leader fatevi avanti. Popolo fai il popolo.

Francesco Amodeo

 

 

La verità su quanto accaduto all’Italia che i media e i politici non vi direbbero mai.

libro amodeo

La “pillola” finale tratta dal libro “La Matrix Europea”.

La verità su quanto accaduto all’Italia che i media e i politici non vi direbbero mai:

Alla fine di questo viaggio ci rimane l’ultima pillola ed è quella con la quale tireremo le somme.

Pillola azzurra:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità
appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. L’Italia consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni. Oggi l’Italia vive una crisi economica.

Pillola rossa:

Oggi l’Italia è vittima di un golpe finanziario.
Le politiche economiche italiane non sono piu’ decise a livello nazionale.
Siamo sotto ricatto dei potentati finanziari che tengono il nostro paese in scacco con “armi” che portano il nome dì default, spread,debito pubblico e che minacciano dì fare esplodere da un momento all’altro qualora ci rifiutassimo dì sottostare ai i loro diktat.
Il parlamento, e piu’ in generale la politica nazionale, e’ stata completamente esautorata. Nessuna decisione dì politica economica, dì bilancio o sociale può’ essere presa dai nostri politici senza concordarla con Bruxelles o addirittura senza subirla come imposizione.
A decidere per l’Italia sono il Fmi la Bce e la Commissione europea organismi composti da personaggi sconosciuti e mai eletti dai cittadini europei.
Dietro queste organizzazioni dì facciata ci sono le piu’ controverse lobby della finanza internazionale e le piu’ spietate dinastie di banchieri che vogliono:

• la distruzione degli stati nazionali
• la spoliazione delle sovranità’ (da quella politica a quella monetaria a quella alimentare)
• il trasferimento dei poteri decisionali nelle mani di una oligarchia che si prefigge dì annientare il concetto dì democrazia in quanto rappresenta un limite ai propri obiettivi.
• i Trattati europei come il trattato di Lisbona, il fiscal compact, il pareggio dì bilancio, il Mes, il semestre europeo, il six pact e tutto quanto previsto nella riforma dì governance economica dell’Ue tolgono ogni potere agli stati nazionali ed inchiodano in maniera irreversibile i cittadini all’austerity e a uno stato dì crisi permanente funzionale agli interessi delle élite assolutiste.
Tutto questo e’ stato promosso e voluto da alcune organizzazioni che come veri e propri governi ombra:
Selezionano, indottrinano e impongono ai governi dei tecnici da essi dipendenti.
Dirigono le politiche dei governi fantoccio.
Preparano e impongono i trattati da firmare, palesemente sbilanciati a favore dei potentati finanziari e delle multinazionali ai danni dei popoli e delle democrazie.
Essi si sono dotati di alcune organizzazioni di facciata che si riuniscono annualmente da oltre 60 anni. Questi gruppi, il cui operato è ufficiale e documentato, hanno un’influenza enorme sui nostri governi ma sono sconosciuti al grande pubblico grazie al
controllo che hanno dei media nazionali ed internazionali.

Il popolo italiano è chiamato ad avere come unica priorità quella della liberazione del paese dal controllo di questi potentati finanziari e a perseguire la difesa della Costituzione e della Democrazia dal golpe finanziario da essi perpetrato che vede in questa Unione Europea il mezzo per distruggere gli stati nazionali ed in
questa moneta/debito l’arma per soggiogare i popoli. E’ l’euro, infatti, l’arma nelle mani dei potentati finanziari che hanno il monopolio dell’emissione della moneta.
Esso e’ a tutti gli effetti una moneta straniera emessa a debito dei cittadini che gli stati prendono in prestito da entita’ private e sono poi costretti a ripagare con aggravio dì interessi generando un debito pubblico dì fatto inestinguibile.
E’ questo che gli italiani devono capire e cioè che non si tratta di una questione di scelta tra la permanenza nell’euro o il ritorno alla lira come vogliono farci credere. La vera sfida, vitale, è quella tra “moneta sovrana” (in qualsiasi modo la si voglia chiamare)
e “moneta non sovrana” (euro). Oggi, se lo Stato ha bisogno di spendere per i propri cittadini, per qualsiasi cosa anche in caso di calamità naturale, ha bisogno di andare a prendere letteralmente in prestito gli euro e a doverli poi restituire con l’aggiunta di
un forte tasso d’interesse. Uno stato a moneta sovrana, invece, dovrebbe solo stamparli e spenderli per quel che occorre, ovviamente mettendo in campo una serie di regole per il contenimento dell’inflazione.
L’euro prevede un rapporto dì cambi fissi, che penalizza palesemente le economie più’ deboli e impedisce la svalutazione in caso di shock esterni obbligando gli stati ad evitare il default con la svalutazione interna, con il taglio dei salari, della spesa pubblica
e delle politiche sociali.
Non ho voluto dedicare un capitolo di questo libro all’euro e alle menzogne da “pillola azzurra” sulla moneta unica che ci propinano ogni giorno i mass media e i politici perché per quello che vi ho raccontato, lo ritengo superfluo. Per chi, alla fine di questo
libro, avrà capito qual’è il piano di conquista di cui siamo vittime, quali sono le organizzazioni che lo stanno portando avanti, quali sono i trattati voluti e firmati dai suoi membri e quali sono i loro scopi, risulterà palese e quindi inutile da dimostrare che anche lo strumento di cui si sono dotati per ottenere tutto questo è ovviamente una moneta che incatena al palo gli stati nazionali, distrugge le economie meno forti e condanna le categorie più deboli.
Ossia, tutti coloro i cui interessi non sono rappresentati in quelle organizzazioni dove l’euro è stato progettato, voluto ed imposto.
E’ semplicistico dire che bisogna uscire dall’euro. Bisogna uscire dalla dittatura finanziaria che quell’euro lo usa come arma.
Fin quando grosse fette della popolazione non saranno a conoscenza di quello che sta accadendo nulla potrà’ sottrarci allo stato di prigionia in cui versiamo. Nessuna teoria economica che rompa i paradigmi di quelle imposte da queste organizzazioni potrà
mai essere realmente adottata finché rimaniamo sotto il controllo di questi poteri. E’ il diritto che deve prevalere sull’economia e non il contrario come sta accadendo. Dobbiamo arrivare alla consapevolezza che la fase della delega è finita e solo l’attivismo dei cittadini, la loro unione in un fronte comune che abbia come obiettivo la liberazione nazionale può rappresentare la vera opposizione a questi poteri e ad una classe politica responsabile dello stato in cui versa il paese svenduto e consegnato ad entità sovranazionali. Chi sente questa urgenza, deve mettere da parte
il sospetto, il pregiudizio, le velleità leaderiste, i sentimenti di invidia e rancore che ci hanno divisi in passato. Deve lasciare da parte programmi di governo e teorie economiche per lavorare con ogni energia ad un piano di liberazione nazionale, portandolo avanti senza se e senza ma.
Solo un popolo sovrano può chiamarsi libero, ed ambire al benessere.
Dobbiamo spezzare le catene che ci tengono legati all’austerity e ostaggio della dittatura finanziaria per tornare liberi e sovrani.                                                             Dobbiamo uscire dalla “Matrix Europea.”

Tratto dal libro “La Matrix Europea” di Francesco Amodeo

http://www.francescoamodeo.net

La chiave per tornare sovrani passa attraverso le regioni.

 

campania sovrana logo   Cosa rappresenta questo logo:

La battaglia contro la dittatura finanziaria imposta dall’Unione Europea deve partire dal basso, dai territori più prossimi ai cittadini che sono quelli che maggiormente subiscono i devastanti effetti della crisi economica indotta per costringere a cedere sovranità.

La chiave del riscatto è la sovranità e l’autonomia delle regioni. Solo tante regioni sovrane posso aspirare a creare uno stato sovrano.

Questo progetto parte dalla Campania e per la Campania ma può e deve essere replicato in altre regioni. Nessuno vuole dividere l’Italia ne creare conflitti interni. Al contrario vogliamo che ognuno si organizzi nel proprio territorio, e lavori per renderlo il più possibile autonomo e sovrano per poi potersi unire con le altre regioni per il riscatto dell’intero paese.

Dobbiamo essere dei sognatori pragmatici, capire la realtà se vogliamo trasformarla in sogno. E la realtà è che in questa fase, ne un’intera nazione ne tantomeno singole regioni potranno sconfiggere i potentati finanziari e le elites che stanno soggiogando l’Europa e che hanno il pieno potere su tutto. Chi vi dice il contrario vi parla di utopie e non ha il senso della realtà. La strategia iniziale non può, quindi, mirare a sconfiggere qualcosa di così radicato ma può aspirare a renderci da essi autonomi e indipendenti. Per questo più piccoli siamo e più facile diventa l’organizzazione e la realizzazione del progetto. Per questo bisogna necessariamente partire dalle regioni per entrare nelle istituzioni e renderle sovrane.

Il nostro logo rappresenta proprio questo. La chiave di svolta sta nelle regioni sovrane e autonome.

Noi partiamo dalla Campania per riprenderci le chiavi di CA.S.A .                                 Lo dice la parola stessa CA.S.A.= CampaniA Sovrana e Autonoma.

Uniamoci.

https://www.facebook.com/campaniasovrana

 

Francesco Amodeo

La verità sulla nomina della Mogherini e su come abbiamo barattato il paese.

Tarocco-Made-in-Italy-in-China

Vi siete chiesti come mai la Germania ha accettato di “perdere” il braccio di ferro sulla nomina della Mogherini lasciando all’Italia un incarico di tale prestigio ?

Ve lo spiego subito. Cominciamo col dire che nell’Unione Europea e nei paesi che ne fanno parte non esistono ruoli istituzionali di prestigio ma esistono solo ruoli di facciata. I burattinai che muovono i fili dietro le quinte sono sempre gli stessi, solo i burattini cambiano ma essendo telecomandati sono assolutamente ininfluenti. Uno vale l’altro.

I nostri media hanno esultato per la nomina di una italiana alla guida della politica estera di una Unione Europea che una politica estera comune non ce l’ha. E’ la celebrazione del nulla.Tra l’altro anche Draghi se per questo è italiano eppure chi lo manovra l’ha invitato a massacrarci.

Ma c’è un’altra ragione ancora più subdola, ed estremamente più grave che ha spinto la Germania a fingere di cedere sulla questione delle nomine per dare a Renzi i 15 minuti di gloria che Andy Warhol aveva previsto per ogni uomo.

C’è una questione in sospeso tra Italia e Germania di gran lunga più importante di una semplice nomina di facciata e vitale per la sopravvivenza economica del nostro paese.     E’ la questione dell’approvazione del pacchetto legislativo per la tutela della sicurezza dei prodotti, all’interno del quale sono contenute le norme a tutela del cosiddetto “Made in” nel nostro caso Made in italy.                                                                 Un passo fondamentale per la competitività delle nostre imprese, per la tutela dei consumatori e della salute e per la lotta alla contraffazione che ha una fortissima opposizione dei paesi nordici ed in particolare della Germania che da anni prova a fare di tutto per cancellarla dato che è una barriera alla delocalizzazione selvaggia e poi parliamoci chiaro, i tedeschi lo sanno bene che possono avere anche un cambio favorevole per le esportazioni ed un sistema industriale più avanzato ma quando dietro ad un prodotto manifatturiero c’è la scritta “Made in Italy” non c’è concorrenza che tenga.

Già quattro anni fa nel 2010 il Parlamento europeo aveva approvato un regolamento al riguardo, che poi fu ritirato dalla Commissione Europea e chiuso in un cassetto, senza dare troppe spiegazioni, violando la scelta dell’unica istituzione europea espressione della volontà dei cittadini.

Il regolamento intendeva introdurre l’obbligo di specificare su un prodotto proveniente da fuori l’Ue il luogo di produzione, in modo da fornire al consumatore una chiara indicazione.
Indicazione, ovviamente, premiante per quei produttori europei non avvezzi a delocalizzare, con un “made in” riconosciuto ed apprezzato nel mondo.

http://www.europarlamento24.eu/made-in-la-commissione-europea-ritira-il-regolamento/0,1254,106_ART_2190,00.html

Il 16 Aprile 2014 però è arrivata la batosta per la Germania e per i paesi nordici su questo fronte:                                         ll Parlamento europeo ha approvato, ancora una volta, con 485 voti a favore, 130 contrari e 27 astensioni, le norme per rendere obbligatorie le etichette “Made in” sui prodotti non alimentari venduti sul mercato comunitario.
Fonte: http://www.europarlamento24.eu/etichettatura-si-riprova-con-il-made-in-obbligatorio/0,1254,106_ART_6676,00.html

La questione ovviamente non finisce qui ed ora passa al Consiglio europeo durante la presidenza italiana. Sulla carta questo dovrebbe significare, a rigor di logica, la sconfitta definitiva della Germania e l’approvazione finale del regolamento che salverebbe il nostro paese, le nostre industrie, i nostri artigiani, il nostro commercio e la nostra stessa identità nel mondo.

Ma il diavolo si nasconde nei dettagli e c’è un detto che dice che quando accarezza è perché vuole l’anima.

La Germania ha deciso di organizzarsi seriamente senza lasciare nulla al caso:

Appoggia alla presidenza del Consiglio europeo, il Premier polacco Donald Tusk. La Polonia era l’unico paese che era rimasto neutrale nella passata votazione del regolamento e quindi potrebbe fare la differenza.

http://www.europarlamento24.eu/made-in-la-partita-e-ancora-italia-germania/0,1254,106_ART_6679,00.html

L’Italia dovrebbe opporsi ma Renzi si è già crogiolato nelle carezze del diavolo che ai suoi ringraziamenti per il sostegno alla nomina della Mogherini ha risposto: «Di nulla, te lavevo promesso».

Ora siamo in debito con la Germania. Il regolamento passa ad un Consiglio europeo presieduto da un uomo sostenuto dalla Merkel e premier dell’unico paese rimasto in passato neutrale sulla vicenda. A tutto questo si aggiunge che i partiti di “opposizione” nel nostro paese pensano, invece, che la lotta alla contraffazione e alla tutela del nostro prodotto passi dall’arresto dei vucumprà che vendono collanine sulle spiagge mentre i cittadini italiani di questo regolamento non sanno assolutamente nulla.

Staremo a vedere. Se perdiamo la partita del “Made in” non rimarrà più nulla dell’identità e dell’orgoglio del nostro paese.

Motivo di vanto resterà solo quella famosa frase che anni fa, durante un concerto, la cantante Madonna sfoggiò sulla sua maglietta: “Italians do it better” che divenne la rivalsa del maschio nostrano nel mondo, fin quando qualcuno non deciderà di cambiare anche quella in nome della globalizzazione con un più generico “somebody in the world do it better”.

A quel punto da napoletano suggerirei di fare appello ad un famoso film di Massimo Troisi: “Non ci resta che piangere”.

Francesco Amodeo