La verità sulla truffa del vincolo del 3% nel rapporto deficit/pil che nessuno ti ha mai raccontato.

3-per-cento-Europa

Cominciamo a capire da dove proviene questo vincolo del 3%. Chi l’ha deciso ? in che modo ? quali sono state le valutazioni tecniche e gli studi che hanno portato a stabilire che questo vincolo potesse essere condiviso da diversi stati con diverse economie.

La risposta è nessuna valutazione tecnica, nessuno studio di particolare entità. Il vincolo che inchioda i paesi europei all’austerity, che blocca la spesa sociale, che non permette agli stati e ai comuni di poter spendere a deficit neanche nelle emergenze, il vincolo che ha causato l’aumento dell’iva, che ha impedito allo stato di pagare le aziende creditrici causando così la chiusura di centinaia di imprese colpevoli di aver generato crediti con la pubblica amministrazione e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro e il dilagare dei sucidi tra gli imprenditori, è stato deciso quasi 35 anni fa in meno di un’ora senza basi teoriche da un funzionario ai tempi non ancora trentenne del governo francese di Francois Mitterand.

Non si tratta di un delirio complottista di Francesco Amodeo ma di quanto riportato dal Sole 24 ore: 

( http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-01-29/parla-inventore-formula-3percento-deficitpil-parametro-deciso-meno-un-ora-102114.shtml?uuid=ABJHQ0s

riprendendo quanto già dichiarato dal quotidiano tedesco <<Frankfurter Allgemeine Zeitung >> e prima ancora dal francese «Aujourd’hui en France -Le Parisien». 

( http://24o.it/links/?uri=http://www.faz.net/aktuell/wirtschaft/wirtschaftswissen/3-prozent-defizitgrenze-wie-das-maastricht-kriterium-im-louvre-entstand-12591473.html&from= )

http://www.leparisien.fr/economie/l-incroyable-histoire-de-la-naissance-des-3-de-deficit-28-09-2012-2184365.php

E’ stato proprio lo sconosciuto funzionario del governo francese ad aver confessato che quel parametro non ha alcuna base scientifica e che rispondeva solamente alle esigenze del governo francese degli anni 80 che voleva contenere il deficit causato dalle promesse elettorali ed evitare ulteriori spese pubbliche all’impazzata. 

A dicembre del 1991 quella regola fu promossa da francese ad europea entrando a pieno titolo nei parametri di Maastricht senza sollevare nessuna obiezione da parte dei governi e da allora non è mai più cambiata nonostante 25 anni di notevoli cambiamenti economici e sociali. 

Ma al di la delle modalità assurde e inaccettabili che hanno visto la nascita di questo parametro la cosa ancora più scandalosa è che non è mai stato applicato allo stesso modo a tutti i paesi dell’unione europea ma anzi è stato applicato con una disparità senza precedenti.

Cominciamo col dire che la Commissione Europea (entità che non rappresenta i cittadini europei) ha raccomandato al Consiglio Europeo (altra entità non investita da legittimità popolare)di prorogare i termini per la correzione del disavanzo eccessivo per sei paesi (Spagna, Francia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia). E allora viene istintivo chiedersi e l’Italia ? Perché è rimasta esclusa da questa richiesta di proroga da parte della Commissione ed anzi nel 2009 è stata avviata una procedura per disavanzi eccessivi nei confronti del bel paese in grosse difficoltà ?

Perché la Commissione ha richiesto addirittura una proroga non di un anno ma di due anni per la Francia e per la Spagna per consentire ai due paesi di porre fine alla situazione di disavanzo eccessivo rispettivamente entro il  2015 ed entro il 2016 dando loro una significativa boccata d’ossigeno negata ad altri paesi in gravi difficoltà ? 

Quali sono le condizioni per ottenere una proroga del termine per correggere il disavanzo eccessivo ?

Leggiamo cosa scrivono sul sito della Commissione Europea: 

http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-13-463_it.htm

Uno Stato membro può ottenere una proroga del termine per correggere un disavanzo eccessivo, senza che si passi alla fase successiva della procedura per i disavanzi eccessivi, purché:

  • si sia verificato un evento economico sfavorevole con importanti conseguenze negative per lo Stato membro soggetto a procedura per i disavanzi eccessivi, che gli impedisce di rispettare il termine per la correzione del disavanzo eccessivo;                  

Perché per l’Italia fu invece attuata la procedura per disavanzi eccessivi ? Un paese che ha un tasso di disoccupazione pari al 12,9 per cento (la più alta da 35 anni) con la disoccupazione giovanile (15-24 anni) che ha raggiunto il 42,24 per cento per un totale di 3.293.000 di senza lavoro costretti a vivere ai margini della società. Con i dati che mostrano che da gennaio a dicembre del 2013 in Italia hanno chiuso 72.367 imprese del commercio. Con una produzione industriale ai minimi storici per non parlare del dato più macabro che ha registrato nel 2013 il picco di suicidi di imprenditori a causa della crisi con la media di uno ogni due giorni e mezzo portando complessivamente a 149 le persone che si sono tolte la vita per motivazioni economiche spesso legate all’insolvenza dello Stato. Possibile che un paese colpito dalla crisi in questo modo non possa essere considerato un paese con eventi economici sfavorevoli [[ con importanti conseguenze negative per lo Stato membro soggetto a procedura per i disavanzi eccessivi, che gli impedisce di rispettare il termine per la correzione del disavanzo eccessivo. ]] 

Sono stati i nostri Governanti a non richiedere tale procedura o ci è stata negata ? Nell’uno o nell’altro caso quali sono le ragioni che giustificherebbero una tale negligenza e quali sono le responsabilità di chi ha negato ossigeno al malato terminale ? 

Perché alla Francia che non rientra neanche nei pigs è stato permesso di sforare tale vincolo ed avere una proroga ? Analizziamo quali potrebbero essere i fattori determinanti.

La Francia ha un rapporto debito/pil più basso del nostro ma sicuramente non meritevole infatti nel 2013 era superiore al 92%. Ma al di la di tutto non potrebbe comunque essere questo il motivo dato che la proroga per il rientro del disavanzo è stata richiesta dalla Commissione anche per il Portogallo che nel 2013 aveva un rapporto debito/pil del 123,7% quindi quasi pari al nostro. Possiamo quindi scartare l’ipotesi che la nostra esclusione dal beneficio della proroga sia dovuto al nostro alto debito come vorrebbero gli economisti del sistema ed i seguaci dell’Europa buona e giusta anche perché non è specificata in nessun trattato la relazione tra il debito di un paese e la sua possibilità di avere accesso ad una proroga sul rientro del disavanzo.

Detto questo ci troviamo davanti ad una realtà per noi inaccettabile. La possibilità o meno di una proroga viene scelta in maniera del tutto arbitraria. Ma da chi ? e chi si può opporre a questa scelta ?

Oggi l’Italia ha un rapporto deficit/pil pari al 2,6% ben al di sotto del 3%. Per arrivare ad una riduzione così drastica in pochi anni ha dovuto massacrare di tasse i cittadini, aumentare l’iva, bloccare i pagamenti alle aziende. Ma perché ?

La Francia nel 2012 era comodamente ferma al 4,7 – mentre l’Italia aveva già due punti di meno – per poi scendere di un punto l’anno dopo ed è ancora ferma ben al di sopra del 3%. Il Portogallo nel 2012 era fermo al 5% per poi scendere di mezzo punto. Per non parlare della Spagna che nel 2012 era al 7% o dell’Irlanda al 8,3%.

Ma allora noi perché abbiamo avuto in quel periodo tanta fretta che ha costretto il Governo a tagliare e tassare senza sosta per ridurre quel rapporto ? Perché nel 2009n abbiamo avuto la procedura per disavanzi eccessivi e non abbiamo mai avuto proroghe ?

Ma non solo. E’cronaca di questi giorni che il Primo Ministro Matteo Renzi voglia discutere con la Merkel la possibilità di una maggiore flessibilità sul rapporto deficit/pil per recuperare un po di miliardi di euro indispensabili alle sue riforme. Ricordiamo che basta uno 0,1 per recuperare circa 1 miliardo e mezzo. Tralasciamo in questa sede il perché Renzi ne vada a parlare con la Merkel che sulla carta non dovrebbe avere nessun potere in più di lui o del presidente del consiglio greco o portoghese. Diciamo che chi come me da anni dichiara che questa è una Europa germanocentica guidata dalla Merkel vede nella scelta di Renzi finalmente la conferma ufficiale di questo assunto ma ce ne occuperemo in un prossimo articolo. Quello a cui voglio invece dare risonanza adesso è al fatto che per flessibilità Renzi non si riferisce ne alla possibilità di sforare il 3% ne alla possibilità di una proroga ma semplicemente vuole che gli venga accordata la possibilità di passare dal 2,6% attuale al 3% per recuperare 7 miliardi. Avete capito bene ? vuole chiedere il permesso per restare al’interno dei parametri imposti mentre gli altri scorazzano indisturbati ben al di fuori senza avere neanche la mortificazione di essere definiti Pigs come nel caso dei francesi. Immaginate se noi decidessimo di sforare, non più di altri, ma arrivando al pari della Francia nel rapporto deficit/pil. Sapete quanti miliardi di euro il nostro Governo avrebbe immediatamente a disposizione già da domani mattina ? Fatevi i calcoli. Se Renzi ha bisogno di uno 0,4 per recuperare oltre 6 miliardi quanti ne potrebbe recuperare salendo di oltre un punto e mezzo che ci separa dal deficit francese ? Avete capito come si potrebbero risolvere dal giorno alla notte gran parte dei problemi che ci sbattono su tutte le prime pagine senza apparente soluzione (imu, iva, esodati, ec ecc).

So che ne avrete già abbastanza ma non è tutto. Giuseppe Guarino, giurista di fama internazionale, tra i più noti in Italia, professore emerito di Diritto amministrativo alla Sapienza di Roma e già Ministro delle Finanze e dell’Industria sapete come definisce il Fiscal compact e quindi il pareggio di bilancio ? Incostituzionale. Anzi di più, illegittimo secondo gli stessi Trattati europei.

E lo fa documentando le motivazioni in un saggio di 76 pagine zeppe di riferimenti legislativi e rimandi giurisprudenziali.

Nell’articolo 3 del Fiscal compact, infatti, spiega il giurista si introduce l’obbligo per gli stati di mantenere ‘la posizione di bilancio della pubblica amministrazione (…) in pareggio o in avanzo’”. Ma all’articolo 2 si ripete per due volte che questo accordo internazionale dev’essere interpretato e applicato soltanto finché compatibile ‘con i trattati su cui si fonda l’Unione europea e con il diritto dell’Unione europea’”.                                                    Tuttavia i trattati costitutivi dell’Unione non restringono a tal punto la possibilità di indebitarsi dei paesi membri. Il Trattato di Lisbona, documento fondamentale dell’Ue che è entrato in vigore nel 2009 “fondendo” il trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità europea, “fissa al 3 per cento il limite che l’indebitamento non può superare – ricorda Guarino – Il Fiscal compact, invece, riduce il limite a zero punti”. Insomma il Fiscal compact sopprime la sovranità fiscale degli stati firmatari, in violazione del Trattato di Lisbona al quale pure si richiama.                                                                       E’ quindi lecito pensare che il Fiscal compact sia stato una scorciatoia, visto che l’unanimità tra i 27 paesi membri necessaria a modificare il Trattato di Lisbona non sarebbe mai stata raggiunta. Fatto sta che questo trattato rimane illegale. Non ha la forza costituzionale per modificare il Trattato di Lisbona”. Non soltanto il riferimento ai trattati, ma anche quello al “diritto dell’Unione europea” contenuto nel Fiscal compact pare fuori bersaglio, visto che l’azzeramento del deficit non è previsto dal regolamento 1175 del 2011, vigente tuttora in materia di politica di bilancio.

Gli stati europei, dunque, da qualche mese si stanno infliggendo più rigore fiscale – a colpi di azzeramento dei deficit e rientro dei debiti pubblici – di quanto il diritto comunitario ne preveda.                                                                                                                                   La prima cosa da fare secondo Guarino è quindi far cadere con effetto immediato questo vincolo”. Come? Ecco la risposta del giurista ed ex ministro: “Si ottiene automaticamente il risultato esigendo il rispetto del proprio diritto alla corretta ed integrale applicazione del Trattato, cioè dell’art. 104 C TUE, oggi 126 TFUE”.

Concludiamo ricapitolando quanto acquisito finora: Il tetto del 3% è stato deciso oltre 25 anni fa da uno sconosciuto funzionario francese senza alcuna base tecnica. Non è mai stato modificato negli anni ma applicato con discrezionalità ai diversi paesi da parte di non si sa chi e in base a quali regole di discrezionalità dei trattati. Ha costretto l’Italia a subire una procedura per infrazione, a dover effettuare nel periodo di maggior crisi tagli e tasse per ridurre il deficit oltre quella soglia in un periodo imposto negandogli ogni proroga concessa invece ad altri paesi senza nessun motivo che giustificasse l’esclusione da tale beneficio del nostro paese. Oggi l’Italia e tra i pochi paesi europei ad essere al di sotto di quel parametro ed ha un Presidente del Consiglio che vola dal Capo di Stato di un paese che ha in parte causato il tracollo economico del nostro per chiedergli di poter usufruire di alcuni miliardi di euro alzando un po quel rapporto pur rimanendo nella soglia imposta.(cosa assolutamente lecita fino a quando non entra in vigore l’illecito pareggio di bilancio) E come se non bastassero tali assurdità e tale sottomissione abbiamo anche un famoso giurista che dimostra carte alla mano l’incostituzionalità di tale vincolo eppure continuiamo a lasciare che le aziende chiudano per crediti con lo stato, che la disoccupazione aumenti, che imprenditori si tolgano la vita pur di rispettare quel vincolo a tutti i costi.

La soluzione nell’immediato è quella di sforare immediatamente questo parametro assurdo come hanno fatto altri stati in modo da avere liquidità immediata da usare per le emergenze del paese poi bisognerà attuare tutto quanto possibile per abbandonare l’euro dato che questi vincoli rientrano nelle regole del gioco che noi stessi abbiamo sottoscritto nel 92 perché erano obbligatorie per avere accesso all’Eurozona e sono obbligatorie oggi per i paesi che vogliono permanere nella moneta unica. Chi dice il contrario fa appello alla demagogia, all’utopia e alla propaganda elettorale.

Francesco Amodeo

 

 

 

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4 thoughts on “La verità sulla truffa del vincolo del 3% nel rapporto deficit/pil che nessuno ti ha mai raccontato.

  1. Caro Francesco Amodeo, ce ne vuole per arrivare ad una posizione degna della migliore etica civile. I tuoi assunti sono veritieri in ogni argomento che fa capo agli abomini di leggi proposte da Bretton Woods e Camp David in avanti. Ma, come del resto fino ad oggi quasi tutti gli analisti, non giungete al vero abominio: scambiarsi il tempo ed il talento fra Cittadini, speculando (poco o tanto che sia) in modo indegno, su moneta, infrastrutture e servizi strategici. Serve fare un bel passo epocale ed iniziare a rendersi conto che, sin dai tempi di Gesù (se è vero che sia esistito mi importa poco), chi usa una certa “faccia della medaglia” fa solo una brutta fine. Se sei quello che dici di essere capisci e ci mettiamo a costruire in privato alcuni dialoghi…altrimenti ti auguro ogni bene lo stesso. Concludo affermando che, per ora, nulla è migliore della politica promossa dal M5Stelle (e sono solo un suo semplice attivista elettore). Certo, tutto è migliorabile…ma la miglior base sta nel M5Stelle 😉

  2. Pingback: La Questua francese | Global Truth

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