Le iene diventano gattopardi: Storia di una clonazione annunciata sulle tracce di Monti e Napolitano.

berlus monti

Se dopo aver scritto un libro che s’intitola “azzannate le iene” ti accorgi che ne sta per uscire un altro dal titolo “ammazziamo il gattopardo” vieni preso da un leggero senso di colpa per aver forse fatto scattare inconsapevolmente un accanimento verso il mondo animale proiettandolo come metafora del mondo politico.

Ma leggendo quanto scrive il famoso giornalista americano Alan Friedman ti rendi conto che in fondo quel gattopardo altro non è che una iena clonata. Finalmente le iene vengono messe sotto i riflettori, i media smettono di evitare e bistrattare chi le stana ed anzi ne esaltano il valore nella loro nuova veste gattopardesca.

Un po come successe alla pecora che fu sempre considerato un inutile e comune erbivoro  fin quando la scienza non fece un clone della stessa e fu così che l’opinione pubblica ed il mondo dei media che mai si erano  inchinati davanti al miracolo della natura che si realizza ogni volta che un essere vivente viene alla luce – senza l’aiuto della chimica, senza laboratori di alta tecnologia e senza scienziati pluri premiati – seppur sotto forma di comune pecora, rimangono invece attoniti ed imploranti davanti a dolly, la sua copia artificiale.

Stessa cosa accade se un semplice  blogger dall’accento meridionale senza mezzi,  senza finanziamenti e senza agganci politici riesce a mettere su un’inchiesta giornalistica per denunciare in tempi non sospetti con il suo libro, il fatto che in italia l’arrivo del governo Monti abbia rappresentato un vero e proprio golpe finanziario da parte di quelle elite dell’alta finanza dalle quali Monti stesso proveniva, il tutto con la regia del Presidente Giorgio Napolitano che ha trovato il modo di imporlo al governo.

A nulla sono servite ad accendere un dibattito pubblico le prove documentate nel libro, i video con milioni e milioni di visualizzazioni lanciati sulla rete e neppure l’essere riuscito a denunciare il governo Monti in Tv durante una puntata del programma “In onda” su la 7.

“Coincidenze” “Complottismo” liquidava il presentatore cercando di cambiare discorso. Discorso che nessun media, nessun giornale e nessuna Tv ha mai voluto più riaprire sperando che le mie tesi finissero nel dimenticatoio ed il mio libro a prendere polvere sullo scaffale della mia stanza.

Ed invece…è avvenuta la clonazione. Le iene sono diventati gattopardi e non bisogna più azzannarle ma ucciderli.

Cambiando l’ordine degli addendi però, il risultato non cambia. Ed infatti l’impavido giornalista ci racconta anzi ci racconterà (perché il libro ancora non è uscito) << per la prima volta >> come scrivono su tutti i giornali che il Governo Monti è stato voluto da Napolitano che aveva organizzato di metterlo al posto di Berlusconi già nel giugno del 2011 quindi prima che arrivasse la famosa lettera della Bce giunta ad agosto di quell’anno e prima dell’impennata dello spread avvenuta a Ottobre 2011 che poi costringerà Berlusconi a lasciare il posto a Monti il mese dopo. In pratica Friedman, a cui evidentemente nulla si può nascondere, riesce a metterci la pulce nell’orecchio e convincerci che forse tutto ciò che è accaduto in italia in quei mesi era stato pianificato ed indotto perchè funzionale a realizzare quanto Napolitano aveva autonomamente deciso nel giugno di quell’anno.

Ed ecco i media e i politici che rimangono attoniti davanti a cotanta rivelazione, è nata la dolly della contro-informazione, tutto ad opera di un noto giornalista del main stream che tra l’altro ha anche un marcato accento americano (non napoletano) il che toglie ogni dubbio sull’indiscussa autorevolezza.

“Già nel giugno del 2011 il Colle voleva Mario Monti premier” titola il Fatto quotidiano  come se Travaglio troppo indaffarato a sbirciare dentro casa di Berlusconi si sia lasciato sfuggire i carri armati della finanza che gli passavano sotto il naso. Per non parlare dei vari “corriere della sera” “sole 24 ore” etc etc …

“Sono squarci inquietanti” grida Maurizio Gasparri visibilmente indignato forse perche’ già aveva subito un trauma qualche settimana prima quando gli avevano spiegato durante un’intervista a La Gabbia che cosa fosse il Mes firmato proprio da Monti ed anche dal suo partito. Gli fa eco Maria Stella Gelmini che pretende chiarezza, leggermente meno indignata perché probabilmente del Mes lei ne è ancora all’oscuro.

Tutti gli altri componenti di Forza Italia sembrano invece esser venuti giù dalla montagna con la piena e gridano allo scandalo. (aaahhh che si fa per le elezioni europee).

Ma torniamo all’inchiesta di Friedman che c’ha lasciati a tutti di stucco tanto che come in un romanzo poliziesco si diventa impazienti di capire chi sia il vero mandante e viene lecito chiedersi chi avesse dato quell’ordine a Napolitano. Purtroppo non c’è traccia di questo nell’anticipazione del libro. Non ho capito se ha usato la vecchia tecnica cinematrografica della Suspence o ci starà ancora lavorando sopra e forse ce lo rivelerà in un finale alla Dan Brown dove solo all’ultimo capiremo che il colpevole è quello che noi pensavamo che fosse il buono.

Non vorrei però che nelle sue ricerche Friedman si imbattesse nel Club Bilderberg o nella Commissione Trilaterale o nella Goldman Sachs – che per adesso si mantiene ben lontano dal nominare – scoprendo che forse è proprio durante quelle riunioni che è partito il diktat per Napolitano di mettere Monti al governo del paese dato che il professore della Bocconi era stato rispettivamente membro del direttivo di quel Gruppo di finanzieri e Presidente europeo della controversa Commissione nonchè di provenienza dalla spietata banca d’affari americana succitata. Quello che mi preoccupa di più è che il simpatico giornalista dall’accento americano possa scoprire che forse a quelle riunioni siede anche il suo editore e tanti dei suoi colleghi oltre a tutti gli azionisti del patto di sindacato del gruppo editoriale per il quale lui lavora.

Io credo che Friedman abbia rischiato più volte di ricevere questa delusione e già immagino i suoi colleghi che nascondono le carte sotto alla scrivania ogni volta che lui entra in redazione. Pensate cosa sarebbe accaduto se avesse indagato meglio nella vita dei personaggi intervistati nel suo libro come Prodi, Monti, Amato scoprendo quel filo conduttore unico che li lega inesorabilmente alle lobby finanziarie e alle banche d’affari americane ossia a quel manipolo di uomini che nell’estate del 2011 telefonarono a Giorgio Napolitano per dirgli che era arrivato il momento di scatenare l’inferno.

Per ora io non posso far altro, che citare il libro del grande Anthony De Mello dal titolo “messaggio per un aquila che si crede un pollo” e lanciare il mio personale messaggio al gattopardo che si crede una iena.

Francesco Amodeo

http://www.corriere.it/politica/speciali/2014/ammazziamo-il-gattopardo/notizie/gia-nell-estate-2011-napolitano-sondo-monti-come-premier-aef23796-91b0-11e3-a092-3731e90fe7ac.shtml

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2 thoughts on “Le iene diventano gattopardi: Storia di una clonazione annunciata sulle tracce di Monti e Napolitano.

  1. Quello di cui tanti si meravigliano oggi, penso che invece era ben chiaro già all’epoca dei fatti. Il governo Berlusconi fu fatto fuori dai poteri forti perchè dava fastidio,in quanto non inquadrato e chino a 90 gradi ai voleri dell’Europa e che aveva minacciato l’uscita dell’Italia dall’euro. Comunque alla luce dei fatti che ci vengono descritti da una voce neutra, quale il giornalista Friedman, si dovrebbe immediatamente mettere sotto processo Napolitano per alto tradimento,in quanto non ha guardato agli interessi dell’Italia ma a quelli dell’Europa, mettendo in atto un vero e proprio colpo di stato. E con lui Monti che ha svenduto la nostra sovranità per un futuro posto in Europa (come sta avvenendo con la gratifica di una carica in una commissione europea)

  2. sei un grande sono anni che denunci quello che sta emergendo
    complimenti per le analisi e considerazioni
    mi auguro che uno in gamba come te possa servire il paese in posti istituzionali
    ti seguo con molto piacere per la tua onesta intellettuale

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