Grillo e l’euro: Quello che gli anti-europeisti che criticano i Cinquestelle non hanno preso in considerazione.

Beppe-Grillo

Non voglio essere disfattista e prima di condannare il leader del Movimento Cinquestelle per non aver preso una posizione nettamente a favore dell’uscita dall’euro voglio valutare tutte le possibili motivazioni anche le più nobili e perchè no anche le più improbabili per fare in modo che la mia analisi non parta da preconcetti o da sterili prese di posizione.

Nell’articolo che seguirà viene analizzato un punto di vista differente ma pur sempre possibile. Un punto di vista però che verrebbe smentito se davvero Grillo portasse avanti il referendum sull’euro perchè a quel punto sarebbe chiara la sua intenzione di legittimare la più grande truffa di tutti i tempi con una votazione popolare che a causa della disinformazione e del terrorismo mediatico propenderebbe senza dubbio per il SI EURO. Se l’annuncio del referendum, invece, fosse solo un modo per prendere tempo allora la tesi presa in considerazione nell’articolo che segue potrebbe avere un fondo di verità e a quel punto Grillo dovrebbe cominciare a coprirsi le spalle con alleanze strategiche sul territorio con movimenti e gruppi anti-europeisti.

Staremo a vedere. Buona lettura:

E se Grillo volesse davvero uscire dall’Euro?

NO, tranquilli che non vuole, direbbero molti. E’ ambiguo, indeciso, sfuggente. Io penso che dovrebbe, ma per quello che sembra, questi timori sono esatti.
Tuttavia, prima di rispondere definitivamente, vi chiedo di seguirmi in un ragionamento
Un anno fa, il 25 febbraio 2013, il M5S era dato in tutti i sondaggi al massimo sul 17-18% dei voti e, siccome i sondaggi pubblici erano (e sono) truccati, alle elezioni vere prese il 25%. Oggi i sondaggi lo danno al 25%: se tanto mi dà tanto, c’è da credere che stia ampiamente oltre il 30%, forse al 35%. Del resto se le proposte di riforma elettorale presentate da due coalizioni che solo un anno fa hanno preso il 29% ipotizzavano prima un premio di maggioranza al 35% e poi addirittura al 37% con – udite udite – il ballottaggio se nessuno raggiunge la soglia, io comincio a pensare male . Non è che la soglia serve non tanto a premiare loro, quanto a NON PREMIARE qualcun altro? Qualcuno che, magari, sarebbe ampiamente in vantaggio, ma  si potrebbe provare a battere lo stesso, costringendolo a un ballottaggio contro le due forze di “insider” unite contro il “nemico populista”? Fantapolitica? Forse.

Quello che qualcuno sussurra, negli ambienti finanziari, è che l’improvvisa sparizione dall’orizzonte degli eventi della riforma elettorale e questa strana crisi politica accompagnata addirittura da un calo dello spread siano tutte legate al timore di due eventi, che loro (gli ambienti finanziari) vedono concatenati, talmente grossi che nemmeno l’interessato osa parlarne: a) GRILLO AL POTERE e b) L’ITALIA FUORI DALL’EURO. Grillo sta facendo uno spettacolo dove attacca l’Europa: perché lo sta facendo nei teatri? Potrebbe riempire le piazze, o almeno i palasport, anche restando a pagamento, e invece va in teatro. Sembra avere fifa, come se non volesse farlo sapere troppo in giro. Ne parla, allude, sembra propendere per, ma poi si ritira dietro formule generiche. I sette punti del M5S per le elezioni europee sono il trionfo del cerchiobottismo, un mix di cose impossibili ed altre facili, talmente facili che ci sono già.

È tutta colpa di Casaleggio che solo pochi mesi fa diceva “se torniamo alla lira i risparmi varranno zero?“. Può darsi, ma credo ci sia dell’altro.
Non sarà che la fifa di Grillo viene da lontano, da quell’estate del 2011 in cui, dicono, la sola idea di tornare alla Lira che B ventilò in colloqui privati fece di lui il bersaglio dei ben noti attacchi concentrici e dell’Italia l’obiettivo della così detta “guerra dello spread” che portò prima alla lettera BCE che giunse a Roma e poi, preparato il terreno ben bene, alle dimissioni dell’ultimo premier eletto per passare al ben più affidabile Monti? E non fu lo stesso meccanismo adottato con la Grecia (cui addirittura fu cambiato il governo al solo annuncio di un referendum) e la Spagna e anche con l’Irlanda ?
Aggiungo una cosa: tutti i fautori dell’uscita dall’Euro concordano su un fatto: quando se ne uscirà, la notizia deve essere tenuta segreta il più possibile fino all’ultimo, per evitare una serie di nefaste conseguenze. Giusto. Peccato che ciò dovrebbe essere fatto da parte di un qualche governo e che questo governo dovrebbe essersi, nel frattempo, insediato con pieni poteri. Ebbene, visti i precedenti io non credo che l’UE lascerebbe insediare un capo del governo che avesse dichiarato pubblicamente la sua volontà di portare l’Italia fuori dall’Euro. Le armi ci sono, e sono micidiali: l’Italia non ha migliorato nessuno dei fondamentali che furono presi come “scusa” per l’attacco del 2011: abbiamo più debito, più disoccupazione, il PIL è calato di parecchio e in più, l’esposizione verso creditori stranieri è molto diminuita. Ci tengono per le palle: gli avvertimenti mafiosi di Olli Rehn e dello stesso Draghi “Renzi sa quello che deve fare” sono il sinistro avvertimento del capo mandamento al picciotto colto dal dubbio. Il Presidente del Consiglio che volesse tirare fuori l’Italia dall’Euro, dovrebbe farlo in incognito: dovrebbe vincere le elezioni parlando d’altro e poi… zac, tirare fuori ‘asso della manica.
Vi sembra possibile? Probabilmente no.
Ma Grillo potrebbe essere quanto di più simile abbiamo oggi a questo ritratto: non ha ancora detto nulla di impegnativo e potrebbe già avere il 35% dei consensi. Certo, io penso che se dichiarasse guerra aperta a Bruxelles vincerebbe a mani basse le elezioni, ma se facesse così, avremmo ancora delle elezioni in cui votarlo o verremmo trascinati di crisi in crisi come la Grecia fino a che, stremati, gli elettori italiani farebbero come quelli sardi nelle recenti elezioni regionali, dove il 50% degli elettori che vota per convenienza sarebbe l’unico ad andare alle urne ed eleggerebbe un altro governo di esponenti del Pud€?
E dall’altro lato, se Grillo acquisisse “in incognito” consensi sufficienti ad andare al governo, una volta lì, porterebbe l’Italia fuori dall’Euro?
Come dice acutamente il prof.Rinaldi , molti dei punti del programma del M5S non sono minimamente realizzabili restando nell’Euro, ma – guarda un po’ – tutti e sette sarebbero raggiunti automaticamente  tornando alla Lira.
Quindi? La strategia di Grillo potrebbe anche essere quella di chi, richiuso in un campo di nudisti al circolo polare artico, NON DICHIARA MAI APERTAMENTE DI VOLERSI VESTIRE DI TUTTO PUNTO, ma dice a persone diverse e in momenti diversi di volersi mettere solo le scarpe, oppure le calze e i pantaloni, oppure solo la sciarpa e il maglione, etc.. Sa benissimo che si dovrebbe circolare col cappotto e che, rimanendo lì, prima o poi moriranno tutti di freddo, ma sa anche che urlare a squarciagola “voglio un cappotto” non farebbe che attirare l’attenzione dei guardiani e quindi, in ultima analisi, far fallire la rivolta cui sta lavorando sottotraccia e alla quale, poco per volta, molti altri prigionieri stanno aderendo.

Sarà quello che pensa anche lui? E, se lo fosse, basterà per ingannare gli occhiuti custodi del campo?

 

FONTE: http://italy4d.wordpress.com/2014/02/24/e-se-grillo-volesse-davvero-uscire-dalleuro/

Grave ammissione della Trilaterale: I vostri politici arrivano dalla nostra Commissione.

complotto ?

Le idee della Commissione Trilaterale possono essere sintetizzate come l’orientamento ideologico che incarna il punto di vista sovranazionale delle società multinazionali, che cerca di subordinare le politiche territoriali a fini economici non territoriali e negli interessi delle elite. Brzezinski, direttore della Trilateral e contestualmente alto dirigente del CFR, definì l’organizzazione: “Il gruppo delle potenze intellettuali e finanziarie più forti che il mondo abbia mai conosciuto”.

Il fulcro del pensiero della Commissione è stato riassunto in un rapporto del 1975  “La crisi della democrazia”, pubblicato in Italia con la prefazione di Gianni Agnelli firmato da Michel Crozier, Samuel Huntington e Joji Watanuki ad hoc per la Trilaterale. Osservando le condizioni politiche di Stati Uniti, Europa e Giappone, il documento, divenuto successivamente un libro, dimostra come i problemi di governance derivino secondo gli autori “dall’eccesso della democrazia”.

Ecco alcune frasi tratte dal documento in questione dove questo assurdo pensiero che investirà i governi europei ed in particolare quello italiano si evince chiaramente:.

“Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi. In passato ogni società democratica ha avuto una popolazione di dimensioni variabili che stava ai margini, che non partecipava alla politica. Ciò è intrinsecamente anti-democratico, ma è stato anche uno dei fattori che ha permesso alla democrazia di funzionare bene. (…) Curare la democrazia con ancor più democrazia è come aggiungere benzina al fuoco

L’obiettivo era riportare il dominio delle elite sui cittadini.

“La democrazia è solo una delle fonti dell’autorità e non è neppure sempre applicabile. In alcuni casi si può mettere da parte la legittimazione democratica.”

Basta leggere a pagina 161 – del Trattato ndr- la lista di ciò che secondo gli autori ostacola la democrazia:  in un capito chiamato appunto “Le disfunzioni della democrazia”:

1) la ricerca dell’eguaglianza e del valore dell’individuo…

2) l’espansione della partecipazione alla politica…

3) la competizione politica essenziale alla democrazia…

4) l’attenzione che il governo dà all’elettorato e alle pressioni dalla società”.

Tra gli autori di questo rapporto ricordiamo che Huntington è autore del libro”Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale” dove dichiara che  « L’Occidente non ha conquistato il mondo con la superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ma attraverso la sua superiorità nell’uso della violenza organizzata [il potere militare]. Gli occidentali lo dimenticano spesso, i non occidentali mai. »

Egli insieme a Crozier e Watanuki iniziano ricordando l’esempio illuminante del Presidente americano Truman, che “era stato in grado di governare il Paese grazie all’aiuto di un piccolo numero di avvocati e di banchieri di Wall Street”.

A questo dobbiamo aggiungere che tra i fondatori della Commissione Trilaterale ci sono Rockefeller della Jp Morgan, la banca incriminata per aver indotto la crisi sui mercati: (http://www.repubblica.it/economia/2012/10/02/news/jpmorgan_truffa_mutui-43671141/)  che ultimamente in un report ha dichiarato chiaramente che i paesi europei devono sbarazzarsi delle proprie costituzioni ( http://www.wallstreetitalia.com/article/1592227/euro/jp-morgan-all-eurozona-sbarazzatevi-delle-costituzioni-antifasciste.aspx.)

Celebre è la frase di Rockefeller che dice: “ La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale che è stata praticata negli ultimi secoli”.

Poi c’è Henry Kissinger accusato di crimini contro l’umanità come documentato nel libro inchiesta di Christopher Hitchens “Processo a Henry Kissinger” http://www.instoria.it/home/henry_kissinger.htm

Come dimostrato in parte dai documenti poi declassificati e resi pubblici dal presidente americano Bill Clinton  è oggi provato l’appoggio americano con la regia di Kissinger al colpo di stato e alla distruzione del sogno democratico cileno che vide la morte del presidente Salvador Allende. Ma sembra che Kissinger stia anche dietro le tragedie della guerra del Vietnam e del suo “allungamento” dopo il 1968; degli eccidi in Indocina, con i bombardamenti su popolazioni inermi; del genocidio perpetrato in Bangladesh;dell’invasione di Cipro da parte della Grecia dei Colonnelli; dell’invasione preannunciata e appoggiata militarmente del Timor Est da parte dell’Indonesia.

Poi c’è Zbigniew Brzezinski controverso consigliere per la sicurezza nazionale autore di libri sul totalitarismo.

Questi sono gli uomini che hanno influenzato i nostri governi e che dettano le regole per uccidere la democrazia. 

Questo il link all’articolo da cui è tratto il video: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/25/trilateral-il-presidente-italiano-dopo-prodi-monti-e-letta-ora-al-governo-abbiamo-la-guidi/893575/

Francesco Amodeo

THE AMERICAN JOB: QUELLO CHE IL GIORNALISTA ALAN FRIEDMAN NON HA VOLUTO DIRE SUL “GOLPE” DEL 2011.

bilderberg blog

Quando gli americani vengono a salvarci io sento sempre puzza di bruciato, la storia è piena di testimonianze di interessi made in Usa spacciati per aiuti filantropici al nostro paese. Non entro nei dettagli ma a buon intenditor poche parole.

Ultimo il caso del giornalista Alan Friedman che sembra essere venuto a smascherare il complotto ai danni del popolo italiano che di fatto dal 2011 ha favorito un governo non legittimato dal consenso popolare che a sua volta ha svenduto l’Italia all’Europa e ai suoi potentati finanziari. Se così fosse allora perché non ha voluto dire tutta la verità ?               Perchè mettere fertilizzante sulle foglie se si sa bene che è la radice ad essere marcia ?   Perchè fare credere a tutti che l’incontro tra Napolitano e Monti nel Giugno 2011 seguito poi dall’incontro tra Monti e Prodi e tra Monti e Carlo De Benedetti nell’agosto dello stesso anno siano davvero la prova del complotto ai danni del governo in carica e quindi di tutti gli italiani.

Perchè non proviamo ad analizzare insieme cosa è davvero accaduto in quei mesi che ha coinvolto su cose ben più gravi i protagonisti di quella vicenda. Cosa c’hanno tenuto nascosto per coprire scenari ben più ampi.                                                             Cominciamo col dire che il punto cruciale sul quale andava focalizzata l’attenzione non risiede nella constatazione che Napolitano a Giugno 2011 (quando Berlusconi aveva la maggioranza e lo spread era di parecchio sotto il livello di guardia) avesse già in mente di sostituire Berlusconi con Monti, perchè è evidente che quella non fu una sua personale volontà bensì un diktat arrivato dalle lobby finanziarie di cui proprio Monti ha in passato occupato i vertici (membro Direttivo Bilderberg, Presidente europeo Commissione Trilaterale, Presidente lobby belga Brugel).

Quello che è grave, è capire come hanno costretto un governo democraticamente eletto a dare le dimissioni e soprattutto quanto questo giochino di tenere per alcuni mesi lo spread ai massimi storici per causare la caduta del Primo Ministro in carica e favorire la nascita dell’esecutivo tecnico, sia costata in termini di miliardi di euro agli italiani se si pensa che lo spread passò dai 214 punti del 24 giugno 2011 fino ad arrivare agli oltre 500 punti nella fatidica seconda settimana di quel travagliato Novembre, portando gli interessi del titolo di Stato decennale anch’esso a quote record ( http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-11-09/spread-btpbund-oltre-punti-063829.shtml?uuid=AajR9xJE ) con delle modalità che rendono assolutamente necessario aprire un dibattito su quanto tutto questo abbia palesemente imbavagliato e legato al palo il processo democratico nel nostro paese e rendendo necessaria quindi una immediata rivalutazione dei trattati e degli accordi siglati in quel periodo che hanno fortemente penalizzato la nostra sovranità nazionale ed escluso i cittadini dal processo di ratifica degli stessi.                                                                           Friedman parla dell’incontro avvenuto a Saint Moritz tra Mario Monti e Carlo De Benedetti nell’agosto del 2011 quando il professore della Bocconi in tempi non sospetti sarebbe andato ad informare l’editore/finanziere del suo probabile futuro incarico di governo. Non entriamo nel merito della assoluta gravità di una scelta del genere nell’atto di comunicare notizie così sensibili che arrivano dai massimi vertici dello Stato ad una persona che svolge attività sui mercati finanziari. Informazioni su eventi che avrebbero avuto ripercussioni immediate e prevedibili su quei mercati stessi. Lasciamo che su questo sia la magistratura a valutare se c’è ipotesi di reato o meno. Occupiamoci invece solo della cronaca giornalistica degli eventi ignorati dallo stesso Friedman.

Cosa è successo due mesi prima di quell’incontro proprio a Saint Moritz e sempre con Monti come protagonista ?

C’è stata la riunione Bilderberg 2011 dal 3 al 6 giugno. Una riunione nella quale, come gli eventi dimostreranno, è stata pianificata la parallela caduta dei governi eletti in Italia e Grecia adottando le medesime modalità, nello stesso preciso momento con lo scopo di favorire l’instaurazione di due governi tecnici guidati da uomini provenienti dalle medesime elite finanziarie. (http://www.bilderbergmeetings.org/participants_2011.html).                  Una decisone che verrà poi comunicata ed imposta ai diretti interessati durante la riunione del G20 che si svolse il 3-4 Novembre 2011 ossia una settimana prima che i due rispettivi Presidenti del Consiglio di Italia e Grecia dessero le dimissioni mai annunciate prima. ( http://www.ilgiornale.it/news/interni/zapatero-rivela-cav-obiettivo-attacco-dei-leader-europei-971552.html ).

Come lo convinsero a dimettersi ? basta guardare il crollo che il titolo mediaset ebbe proprio in quei giorni: ( http://www.corriere.it/economia/11_novembre_09/btp-borsa-mercati_be547e7c-0aaa-11e1-8371-eb51678ca784.shtml )

Chi c’era con Monti a quella riunione ?

Tra gli oltre 100 uomini più potenti del mondo che si sono incontrati in quell’occasione (a Friedman sconvolge di più l’incontro tra Monti e De Benedetti) erano seduti al suo fianco anche i presidenti delle due banche d’affari che qualche mese dopo causeranno la speculazione sui mercati italiani e la conseguente impennata dello spread che porterà Monti al governo.

C’era, infatti il Ceo di Goldman Sachs e di Deutsche Bank.

Deutsche Bank ha inspiegabilmente venduto nei primi sei mesi del 2011 l’88% dei titoli italiani in portafoglio ( http://www.corriere.it/economia/11_agosto_02/consob-richiesta-deutsche_e26124ba-bd06-11e0-b530-d2ad6f731cf9.shtml )

Goldman Sachs, invece, già responsabile per aver indotto la crisi sui mercati americani e per questo incriminata (http://www.repubblica.it/economia/2010/04/17/news/rampini_goldman-3407899/ ) ha effettuato a sua volta una massiccia vendita di titoli italiani ed una serie di speculazioni sui nostri mercati ( http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201111100904011010&chkAgenzie=PMFNW&sez=news&testo=&titolo=CRISI:%20Goldman%20Sachs%20ha%20innescato%20vendite%20Btp%20%28MF%29 ) ma la cosa più assurda sta nel fatto che con le conseguenze delle sue stesse speculazioni la Goldman Sachs e le lobby finanziarie ad essa collegate sono riuscite a piazzare i loro 4 uomini (tutti ufficialmente uomini Goldman Sachs) in posti chiave.

Basta guardare le date e l’incredibile tempistica.

1 Novembre: Mario Draghi (Goldman Sachs, Trilaterale, Bilderberg) viene scelto come Presidente della Banca Centrale Europea

11 Novembre: Lucas Papademos (Goldman Sachs, Trilaterale, Bilderberg) viene imposto in Grecia come Presidente del Consiglio tecnico. Era Governatore della Banca di Grecia nel 2001 quando vennero truccati i conti della Grecia con l’aiuto della Goldman Sachs per permetterle l’entrata nell’euro. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/26/prestiti-goldman-sachs-dietro-conti-truccati-della-grecia/199893/). Papademos è stato poi scelto in questi mesi nella Commissione per la scandalosa ricapitalizzazione della Banca D’italia forse proprio per la sua specializzazione in questo tipo di operazioni/truffa ma lasciamo stare questo inquietante dettaglio.

16 Novembre: Mario Monti (Goldman Sachs, Trilaterale, Bilderberg) viene scelto da Napolitano come Presidente del Consiglio tecnico in Italia.

La Goldman Sachs aveva pubblicamente espresso il suo diktat in quelle settimane con un report che risulta una vera e propria minaccia ai politici italiani per fare in modo che seguissero alla lettera le sue istruzioni: “In caso di un esecutivo di centro-destra sostenuto da una coalizione più ampia, lo spread si attesterebbe 400-450, quindi sempre a livelli pericolosi. Le elezioni anticipate sarebbero invece “lo scenario peggiore per i mercati” e in questo caso Goldman non fa previsioni sullo spread, ma e’ evidente che salirebbe alle stelle.”                                                                                                                  In pratica la soluzione che proponeva era chiara: Nessun governo politico, nessuna elezione democratica ma governo tecnico imposto dalla finanza internazionale.

Il piano originale prevedeva anche Romano Prodi (Goldman Sachs, Trilaterale, Bilderberg) alla Presidenza della Repubblica e questo spiega perchè Monti – come rivelato da Friedman – andò ad incontrare proprio Prodi in quei mesi nonostante l’ex Presidente del Consiglio non ricoprisse più incarichi politici.

Questo fu l’unico intoppo di quel piano ben congegnato infatti Romano Prodi fu “impallinato” dai suoi con il voto segreto ed il piano saltò.

Fu a quel punto che i potentati finanziari perdendo il loro punto di riferimento in un ruolo chiave come la presidenza della repubblica e non avendo il tempo per riorganizzarsi in quel senso, furono costretti a favorire la riconferma di Napolitano impedendo che un’altra figura da loro indipendente salisse al Quirinale.

A questo punto, dopo aver creato la crisi sui mercati, dopo aver causato l’impennata dello spread dopo aver costretto Berlusconi alle dimissioni e piazzato Monti al governo, non restava altro che dimostrare agli italiani che era arrivato il salvatore della patria in modo da tenerlo in carica il tempo necessario a firmare quei trattati che avrebbero vincolato per sempre l’Italia all’austerity nel silenzio generale ( ed ecco che viene firmato dal binomio Monti /Napolitano il Mes, il fiscal compact e modificata silenziosamente la costituzione per introdurvi la ghigliottina del pareggio di bilancio). Per fare questo la BCE di Mario Draghi ha attivato in data  22 dicembre 2011, quindi immediatamente dopo la salita al governo di Monti, la long term refinancing operation (LTRO) (http://argomenti.ilsole24ore.com/parolechiave/ltro.html ) dando il via ad una incredibile iniezione di liquidità pari a 1000 miliardi di euro alle banche che però non li distribuiranno nell’economia reale per salvare imprese e famiglie ma acquisteranno unicamente titoli di stato italiani in modo che la discesa repentina dello spread venisse in maniera ingannevole attribuita all’arrivo del professore della Bocconi al governo.

Perché la Bce non ha effettuato quell’iniezione di liquidità un mese prima per salvare un governo eletto democraticamente ? perché non è stata fatta per permettere agli italiani di tornare a votare ?

A tenere alta la tensione ci penseranno poi le agenzie di rating come la Moodys che arriveranno prima a declassare l’Italia ( http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-07-13/moddys-declassa-rating-titoli-074033.shtml?uuid=AbtZn66F ) e poi sempre nel caso di Moodys addirittura a prendere pubblicamente posizione sulle prossime elezioni italiane, appoggiando una rielezione di Mario Monti e provando a sbarrare la strada a un ritorno di Silvio Berlusconi.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/13/moodys-turbolenze-politiche-hanno-poche-conseguenze-su-affidabilita-italia/444770/

E anche qui nulla è stato lasciato al caso, infatti, qualche imbarazzo susciterà in quelle settimane la notizie che proprio Mario Monti era stato un collaboratore della Moodys dal 2005 al 2009 come sarà costretto ad ammettere lui stesso: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1031694/Monti-Moody-s.html.

Nella questione Friedman è stato fatto anche il nome di Corrado Passera che ricordiamo essere un membro ufficiale del Bilderberg e della Commissione Trilaterale ed a questo punto è giusto ricordare che anche il figlio del succitato Carlo de Benedetti , Rodolfo, ha partecipato più volte alle riunioni del Bilderberg.

Concludiamo ricordando a tutti che nel 2012 fu Enrico Letta l’unico politico italiano chiamato a sostituire Monti alla riunione del Bilderberg 2012 in America ed in quel periodo i pochi che vennero a saperlo si interrogavano sul motivo di tale scelta da parte dell’alta finanza internazionale dato che Enrico Letta non era ne segretario del suo partito ne candidato alla presidenza del consiglio. Sta di fatto che pochi mesi dopo quella riunione sempre Giorgio Napolitano incaricò proprio Enrico Letta come Presidente del Consiglio al posto di Monti.                                                                                           Le jeux sont faites. Banco vince anzi banca vince.

Detto questo, siamo sicuri che il vero scandalo di quanto accaduto nel 2011 sia da ricercare nell’incontro tra Napolitano e Monti come Friedman vuole farci credere ? O qualcuno ha voluto semplicemente fare una “tirata d’orecchie” al nostro Presidente della Repubblica per le posizioni contro l’austerity espresse poche settimane fa davanti alla Commissione Europea. Posizioni alle quali lui stesso ovviamente non crede dato che l’austerity è figlia delle sue scelte ma che evidentemente ha dovuto fare in un momento di anti-europeismo dilagante. Scelta che evidentemente ha urtato la suscettibilità degli orgogliosi e onnipotenti tecnocrati europei.                                                                     Siamo sicuri che non sia stato fatto tutto questo  semplicemente per farlo rientrare nei ranghi è fargli capire che è arrivato il momento che cominci ad allentare il suo sostegno al governo Letta dato che i poteri forti sono già pronti a scaricarlo in favore di Matteo Renzi ?

O Friedman è davvero un salvatore della nostra patria al quale sono solo sfuggiti dei “dettagli” che adesso si adopererà a rendere pubblici ?

Non vorrei però che nelle sue ricerche Friedman imbattendosi nel Club Bilderberg o nella Commissione Trilaterale – che per adesso si mantiene ben lontano dal nominare – scopra che forse è proprio durante quelle riunioni che è partito il diktat per Napolitano di mettere Monti al governo (che non sia stata una scelta di politica interna lo dimostra il fatto che come abbiamo visto è successa parallelamente la stessa identica cosa in Grecia ) ed è allora che il simpatico giornalista dall’accento americano potrebbe rimanere davvero deluso scoprendo che a quelle riunioni partecipa anche il suo editore e tanti dei suoi colleghi del corriere della sera oltre a tutti gli azionisti del patto di sindacato del gruppo editoriale RCS che ha editato il suo libro.

Ai posteri l’ardua sentenza.

Francesco Amodeo

Le iene diventano gattopardi: Storia di una clonazione annunciata sulle tracce di Monti e Napolitano.

berlus monti

Se dopo aver scritto un libro che s’intitola “azzannate le iene” ti accorgi che ne sta per uscire un altro dal titolo “ammazziamo il gattopardo” vieni preso da un leggero senso di colpa per aver forse fatto scattare inconsapevolmente un accanimento verso il mondo animale proiettandolo come metafora del mondo politico.

Ma leggendo quanto scrive il famoso giornalista americano Alan Friedman ti rendi conto che in fondo quel gattopardo altro non è che una iena clonata. Finalmente le iene vengono messe sotto i riflettori, i media smettono di evitare e bistrattare chi le stana ed anzi ne esaltano il valore nella loro nuova veste gattopardesca.

Un po come successe alla pecora che fu sempre considerato un inutile e comune erbivoro  fin quando la scienza non fece un clone della stessa e fu così che l’opinione pubblica ed il mondo dei media che mai si erano  inchinati davanti al miracolo della natura che si realizza ogni volta che un essere vivente viene alla luce – senza l’aiuto della chimica, senza laboratori di alta tecnologia e senza scienziati pluri premiati – seppur sotto forma di comune pecora, rimangono invece attoniti ed imploranti davanti a dolly, la sua copia artificiale.

Stessa cosa accade se un semplice  blogger dall’accento meridionale senza mezzi,  senza finanziamenti e senza agganci politici riesce a mettere su un’inchiesta giornalistica per denunciare in tempi non sospetti con il suo libro, il fatto che in italia l’arrivo del governo Monti abbia rappresentato un vero e proprio golpe finanziario da parte di quelle elite dell’alta finanza dalle quali Monti stesso proveniva, il tutto con la regia del Presidente Giorgio Napolitano che ha trovato il modo di imporlo al governo.

A nulla sono servite ad accendere un dibattito pubblico le prove documentate nel libro, i video con milioni e milioni di visualizzazioni lanciati sulla rete e neppure l’essere riuscito a denunciare il governo Monti in Tv durante una puntata del programma “In onda” su la 7.

“Coincidenze” “Complottismo” liquidava il presentatore cercando di cambiare discorso. Discorso che nessun media, nessun giornale e nessuna Tv ha mai voluto più riaprire sperando che le mie tesi finissero nel dimenticatoio ed il mio libro a prendere polvere sullo scaffale della mia stanza.

Ed invece…è avvenuta la clonazione. Le iene sono diventati gattopardi e non bisogna più azzannarle ma ucciderli.

Cambiando l’ordine degli addendi però, il risultato non cambia. Ed infatti l’impavido giornalista ci racconta anzi ci racconterà (perché il libro ancora non è uscito) << per la prima volta >> come scrivono su tutti i giornali che il Governo Monti è stato voluto da Napolitano che aveva organizzato di metterlo al posto di Berlusconi già nel giugno del 2011 quindi prima che arrivasse la famosa lettera della Bce giunta ad agosto di quell’anno e prima dell’impennata dello spread avvenuta a Ottobre 2011 che poi costringerà Berlusconi a lasciare il posto a Monti il mese dopo. In pratica Friedman, a cui evidentemente nulla si può nascondere, riesce a metterci la pulce nell’orecchio e convincerci che forse tutto ciò che è accaduto in italia in quei mesi era stato pianificato ed indotto perchè funzionale a realizzare quanto Napolitano aveva autonomamente deciso nel giugno di quell’anno.

Ed ecco i media e i politici che rimangono attoniti davanti a cotanta rivelazione, è nata la dolly della contro-informazione, tutto ad opera di un noto giornalista del main stream che tra l’altro ha anche un marcato accento americano (non napoletano) il che toglie ogni dubbio sull’indiscussa autorevolezza.

“Già nel giugno del 2011 il Colle voleva Mario Monti premier” titola il Fatto quotidiano  come se Travaglio troppo indaffarato a sbirciare dentro casa di Berlusconi si sia lasciato sfuggire i carri armati della finanza che gli passavano sotto il naso. Per non parlare dei vari “corriere della sera” “sole 24 ore” etc etc …

“Sono squarci inquietanti” grida Maurizio Gasparri visibilmente indignato forse perche’ già aveva subito un trauma qualche settimana prima quando gli avevano spiegato durante un’intervista a La Gabbia che cosa fosse il Mes firmato proprio da Monti ed anche dal suo partito. Gli fa eco Maria Stella Gelmini che pretende chiarezza, leggermente meno indignata perché probabilmente del Mes lei ne è ancora all’oscuro.

Tutti gli altri componenti di Forza Italia sembrano invece esser venuti giù dalla montagna con la piena e gridano allo scandalo. (aaahhh che si fa per le elezioni europee).

Ma torniamo all’inchiesta di Friedman che c’ha lasciati a tutti di stucco tanto che come in un romanzo poliziesco si diventa impazienti di capire chi sia il vero mandante e viene lecito chiedersi chi avesse dato quell’ordine a Napolitano. Purtroppo non c’è traccia di questo nell’anticipazione del libro. Non ho capito se ha usato la vecchia tecnica cinematrografica della Suspence o ci starà ancora lavorando sopra e forse ce lo rivelerà in un finale alla Dan Brown dove solo all’ultimo capiremo che il colpevole è quello che noi pensavamo che fosse il buono.

Non vorrei però che nelle sue ricerche Friedman si imbattesse nel Club Bilderberg o nella Commissione Trilaterale o nella Goldman Sachs – che per adesso si mantiene ben lontano dal nominare – scoprendo che forse è proprio durante quelle riunioni che è partito il diktat per Napolitano di mettere Monti al governo del paese dato che il professore della Bocconi era stato rispettivamente membro del direttivo di quel Gruppo di finanzieri e Presidente europeo della controversa Commissione nonchè di provenienza dalla spietata banca d’affari americana succitata. Quello che mi preoccupa di più è che il simpatico giornalista dall’accento americano possa scoprire che forse a quelle riunioni siede anche il suo editore e tanti dei suoi colleghi oltre a tutti gli azionisti del patto di sindacato del gruppo editoriale per il quale lui lavora.

Io credo che Friedman abbia rischiato più volte di ricevere questa delusione e già immagino i suoi colleghi che nascondono le carte sotto alla scrivania ogni volta che lui entra in redazione. Pensate cosa sarebbe accaduto se avesse indagato meglio nella vita dei personaggi intervistati nel suo libro come Prodi, Monti, Amato scoprendo quel filo conduttore unico che li lega inesorabilmente alle lobby finanziarie e alle banche d’affari americane ossia a quel manipolo di uomini che nell’estate del 2011 telefonarono a Giorgio Napolitano per dirgli che era arrivato il momento di scatenare l’inferno.

Per ora io non posso far altro, che citare il libro del grande Anthony De Mello dal titolo “messaggio per un aquila che si crede un pollo” e lanciare il mio personale messaggio al gattopardo che si crede una iena.

Francesco Amodeo

http://www.corriere.it/politica/speciali/2014/ammazziamo-il-gattopardo/notizie/gia-nell-estate-2011-napolitano-sondo-monti-come-premier-aef23796-91b0-11e3-a092-3731e90fe7ac.shtml

USCIRE DALL’EURO ? L’OLANDA SI PREPARA

uscire euro

Uscire dall’euro? Si può. Con le elezioni europee alle porte, la campagna elettorale per i seggi diStrasburgo si annuncia infuocata. Il fronte anti-euro e i partiti euroscettici cominciano ad organizzarsi per accendere la corsa verso il voto e convincere gli elettori che mollare la moneta unica è possibile. E così in Olanda si portano avanti col lavoro. Il leader del partito di destra olandese Freedom Party,  Geert Wilders ha presentato ieri uno studio economico, commissionato alla società di consulenza inglese Capital Economics, che presenta i benefici per l’Olanda rivenienti da una sua uscita non solo dall’Eurozona ma dalla Unione Europea, inserendolo dentro al programma per le elezioni europee su cui chiamerà gli elettori olandesi a votare.

I vantaggi – Lo studio di ben 157 pagine affronta i vantaggi di un’uscita dell’Olanda dall’euro-zona. I vantaggi non sono pochi. Il primo riguarda il maggior potere decisionale da parte di Amsterdam di decidere le politiche commerciali e industriali. Un elemento che di sicuro potrebbe giovare anche all’Italia, dato che dal punto di vista delle politiche economiche e industriali gli ultimi due governi, quello del Prof e diLetta che hanno sempre avallato i diktat di Berlino salvo poi rimangiarsi tutto per bocca di Napolitano. Ma uscire dall’euro, come avvertono dall’Olanda, darebbe un’autonomia monetria e soprattutto fiscale. L’Europa infatti da sempre impone agli stati membri il regime monetario che discende dalla Bce con le varie regole di Maastricht rafforzate dal Fiscal Compact. Spezzare queste catene di sicuro darebbe nuova linfa all’economia nazionale, sia in Olanda che in Italia.

I costi – Nel caso di Amsterdam è parere comune dei tecnici euroscettici che  una politica monetaria molto più lasca (“looser”) rispetto a  quella imposta all’Eurozona dalla leadership tedesca potrebbe mettere in moto la ripresa e la rescita. Ulteriori “guadagni”, sempre secondo lo studio Capital Economics,  verrebbero sia dalla eliminazione dell’ingombrante (“cumbersome”) regolamentazione che l’UEimpone alle aziende, ritenuta particolarmente inefficiente, specie se confrontata con la legislazione interna del vicino UK, sia dal risparmio sui versamenti alla UE (l’Olanda è un contributore netto), sia dall’autonoma gestione dei flussi di immigrazione. L’unico problema riguarda il costo dell’addio all’euro.

Nuova valuta –  La preparazione di nuove banconote, modifiche dei sistemi informativi e di pagamento, eccetera sono stati stimati dallo 0,3 al 0,8% del PIL, prendendo come riferimento i costi dell’analoga transizione dal Gulden all’Euro nel 1999-2000, mentre gli eventuali futuri costi di transazione, legati ad avere una moneta propria variano, a seconda di diversi studi, dallo 0,1% allo 0,8% del Pil ma scenderebbero notevolmente se l’area euro rimanesse in piedi dopo l’uscita dell’Olanda. Le conclusioni dello studio sono che in caso di uscita dalla Ue l’Olanda nel 2035 avrebbe un Pil dal 10 al 13% maggiore che restando nell’attuale situazione. La ricetta del Freedom Party, nonostante sia difficle da realizzare nel breve periodo, convince gli elettori. Il partito euroscettico olandese infatti è attualmente in testa in quasi tutte le proiezioni per le Elezioni Europee, con stime che arrivano persino ad appena un seggio in meno rispetto ai partiti della attuale coalizione di governo. Se ad Amsterdam dovesse partire l’efftto domino anti-euro, la prossima tessera a cascare giù è di sicuro quella Italiana.

FONTE: liberoquotidiano.it