Lettera aperta di Amodeo a Paolo Barnard: Non sarà una teoria economica a liberarci.

barnard gabbia

Ritengo che tu sia uno dei migliori giornalisti di quella che viene definita la contro-informazione, sicuramente il mio preferito. Un esperto di poteri forti, che mi ha insegnato molto, capace di unire i punti occulti che legano potere finanziario e governo e di raccontarli con coraggio e senza censure in maniera sempre giustamente irriverente.

Il tuo è un bagaglio culturale prezioso, un carisma da pochi e con lo spazio che oggi ti hanno meritatamente riservato in Tv potevi davvero mettere uno sgambetto al sistema e svegliare le coscienze sul golpe subito dall’Italia con l’entrata nell’Unione Europea e nell’Eurozona.

Invece sei caduto anche tu nella trappola delle teorie economiche (spero per l’esigenza sacrosanta che abbiamo tutti di trovare un datore di lavoro). Non entro nel merito della teoria da te veicolata, che sia meglio o peggio delle altre conta poco perché come tutte le teorie economiche resta semplicemente un mezzo in mano alla politica e al sistema finanziario che ne muove le fila.

Se un criminale entra in casa nostra e ci punta un’arma contro quanto credi sia importante se si tratti di un kalashnikov  o di una calibro 38 ? Quanto credi sia importante riflettere sul mezzo che sta usando per colpirci e quanto invece sulle strategie per disarmarlo ?

Tu conosci bene, e lo hai sempre dimostrato, i criminali che hanno puntato quell’arma contro il nostro paese, conosci il nome delle lobby di cui fanno parte, sai bene dove e quando si riuniscono, qual è la loro ideologia, qual è il loro piano eppure queste cose non ce le racconti più o per lo meno non in Tv davanti a tutti.

Cosa vuoi farci credere che se adottassimo la tua teoria economica (giusta o sbagliata che sia non spetta a me dirlo) potremmo liberarci dalla crisi e da tutto quello che essa comporta ? Ma soprattutto credi davvero che ce lo lascerebbero fare ?

Ma allora non abbiamo subito nessun golpe ? ma allora non ci sono potenti lobby che decidono le sorti dei nostri governi, dei nostri politici e che manipolano i mercati finanziari ? E’ stato tutto causato solo da un errore contabile ? Da una scelta sbagliata di qualche economista o qualche politico che ha fatto male i conti pensando davvero che con l’euro avremmo lavorato un giorno di meno guadagnando come se avessimo lavorato un giorno in più ? Quindi il tuo libro “il più grande crimine” potrebbe tranquillamente intitolarsi “il più grande errore degli economisti” o “il più grande errore di distrazione” ?

Sento spesso nei commenti del bar dalla gente che ti ascolta in Tv, dire che tu hai la soluzione per uscire dalla crisi e per dare il potere ai popoli sottraendolo ai potentati finanziari. Sinceramente non credo che tu abbia  la bomba atomica o gli americani avrebbero già circondato gli studi de La 7 prendendo in ostaggio te, Paragone e anche qualche fonico per amplificare la notizia, ne credo che tu abbia un esercito venuto da Marte nonostante i tuoi seguaci siano spesso di sana e robusta costituzione ma quello che hai è una semplice teoria economica di ex banchieri pentiti che probabilmente vogliono soltanto fare un dispetto a qualche collega che forse in passato gli ha rubato il posto.

Già immagino la prossima riunione del Bilderberg quando l’invito arriverà a tutti con su scritto “questa è l’ultima riunione a causa delle teorie di Barnard da domani siamo tutti disoccupati” o quando alla Commissione Trilaterale appenderanno al chiodo il dossier “the crisis of democracy” perché impossibilitati a portare avanti il loro piano di distruzione degli stati nazionali e spoliazione delle sovranità. Già li vedo i fanatici militari del Pnac a stelle e strisce (Project for a new american century) che avevano progettato un nuovo piano di colonialismo americano finire a farsi la guerra tra di loro con la nintendo wii consapevoli che ormai a nulla servirebbe conquistare altri paesi se è stato appena adottato un sistema che la moneta e le banche li mette esclusivamente al servizio dei cittadini.

Immagino le riunioni nel bosco del Bohemian Grove dove i potenti sarebbero costretti a bruciare il tuo fantoccio incolpandoti di avergli tolto tutto.

E che dire del piano della Cia che finanziò prima l’Acue (american committee on united europe) poi il Movimento Europeo ed attraverso di esso i vari “padri” fondatori dell’Europa da Robert Schuman a Jean Monnet a Giscard D’Estaing  con il solo scopo di creare un Unione Europea ed una moneta unica da far gestire alle élite finanziarie per legare le sorti dell’Europa all’imperialismo americano. Anche questo progetto sarebbe destinato impunemente a fallire  ?

Se invece, caro Barnard, tu fossi consapevole, ed io so che lo sei, perché l’hai insegnato a tutti (me compreso), che il problema che abbiamo oggi non è certamente di tipo economico ma risponde a dinamiche molto più grosse, molto più spietate e totalitarie allora perché galvanizzi l’ignaro  Paragone ogni settimana illudendo gli italiani che concretizzando il disegno che fai sul cartoncino bristol potremmo davvero uscire dalla crisi ?

Perché non sfrutti il megafono che ti sei conquistato per gridare agli italiani la verità e cioè che siamo sotto scacco di élite assolutiste che hanno in mano le sorti dei nostri governi, dei nostri politici, dei nostri media, delle nostre banche, dei nostri alimenti, di quello che beviamo e di quello che respiriamo. Perché non spieghi loro che solo un esercito virtuale di uomini consapevoli può opporsi al potere di chi ci ha anestetizzati per prenderci tutto e che questo potere occulto mai sarà possibile contrastarlo se non l’avremo prima individuato tutti. Tu sai bene che questo potere non teme le guerre di cui, invece, si alimenta, non teme le teorie economiche che riesce sempre a girare a proprio favore, ma teme i popoli consapevoli, odia impartire comandi senza indossare la maschera, odia la luce dei riflettori, odia dover rispondere, odia dover ammettere, odia che la gente sappia chi è. Ed allora usiamo tutti i nostri mezzi per raccontare agli italiani chi sono quelli che ci stanno togliendo tutto e chi li ha messi li.

Vedrai che sarà l’unico modo per uscire dalla GABBIA e soltanto poi avrà un senso sederci a tavola a fare due conti.

Con profonda stima.

Un tuo collega (molto meno esperto, molto meno coraggioso e molto meno informato di te)

Francesco Amodeo

Decreto Imu/Banca D’Italia contrasta con la Costituzione.

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Ricevo e pubblico dall’amico Giuseppe Paccione

Approvato da uno dei due rami del Parlamento, id est la Camera dei Deputati, il decreto che punta a rendere obbligatorio una rivalutazione delle quote della Banca nazionale, ubicata nella città eterna, ferme ai 156 mila euro di valore del periodo fascista. Il capitale tocca circa sette miliardi di euro di riserve della Banca d’Italia e agli azionisti, come gli istituti di credito privati, verrà offerto un dividendo intorno al 6%, di profitti ciascun anno. Le quote della Banca centrale nazionale potranno essere poste in vendita a soggetti di altri Paesi purché siano dell’Unione europea. Si tratta di un altro dono, ormai neanche così celato, alle banche o c’è qualcos’altro di più dietro questa decisione del governo attuale.

Il problema è senza dubbio più complesso del dono alle banche su cui si è soffermata gran parte del dibattito parlamentare con l’ostruzionismo dell’opposizione. Non è, infatti, la sostanza concreta posta in atto e sono altri due i punti chiavi che vanno inclusi.

Il primo punto si fonda sul fatto che si ha interesse a evitare che, anche in caso di uscita dall’Italia dall’eurozona ovvero dall’Unione economica monetaria (dalla moneta unica), il Paese possa tornare a esercitare, nei prossimi anni, la totale sovranità monetaria con una Banca nazionale attiva, come afferma il professor Galloni. Mentre oggi con un capitale di 156 mila euro sarebbe piuttosto semplice rendere ex novo pubblica la Banca d’Italia e proteggere anche le monete del vecchio conio, ma con il decreto deciso dal governo e approvato dalla Camera, qualche giorno fa, diventa davvero arduo e impossibile. Per tornare allo status ante quo della sovranità monetaria, nel caso dell’abbandono dell’eurozona e vista l’approvazione di tale decreto in legge, la sola soluzione sarebbe istituire una nuova Banca d’Italia, che vedo molto difficile.

Il secondo punto, si fonda sul fatto che, a prescindere le regalie ai vari istituti bancari privati, vi è problema meno soft e concerne il Monte dei Paschi di Siena. Il suo presidente ha dichiarato alla stampa che se non si fa la ricapitalizzazione al più presto della banca di Siena, crolla l’intero sistema bancario nazionale. In parole semplici, se non si fa la ricapitalizzazione e il Monte dei Paschi diventa pubblica, comprerà il denaro dalla Bce. Sono questi i due punti, a parere di chi scrive, più importanti della vicenda.

La vera battaglia in corso non è unicamente tra chi è a favore della moneta unica o chi è contro, ma che scenario si realizzerà in caso di uscita dall’area dell’euro.

Il fronte degli euroscettici è suddiviso tra chi preferisce la strada dell’uscita dalla moneta unica europea immediatamente e chi, invece, brama ripristinare la sovranità monetaria. E il fine consiste nell’interrompere la strada a questi ultimi ed evitare che il giorno dopo che salta l’euro, lo Stato possa tornare a esercitare la sua titolarità sulla moneta nazionale. Un modello sano di governance di Banca centrale da prendere a emblema sono quelli di alcuni Stato anglosassoni, soggetti di diritto internazionale e con capacità giuridica. In linea di massima, quello che noto è che solo la vecchia Europa abbia deciso di abdicare alla propria sovranità monetaria, riferendomi ai Paesi membri dell’UE che hanno aderito alla moneta unica europea.

Come di sovente accade, la stampa non ha mai avuto interesse di occuparsi del problema, mentre l’opinione pubblica ha affrontato la questione della ricapitalizzazione delle quote della Banca d’Italia. Il Movimento 5 Stelle, a cui bisogna riconoscere il loro grande ruolo e impegno a favore del popolo sovrano, è stato il grande attore ovvero protagonista di un’azione dura di ostruzionismo sulla conversione del decreto, divenuto legge. Ostruzionismo che è stato spezzato dall’intervento del presidente della Camera, facendo subito approvare tale decreto. Atto antidemocratico e in un certo senso intollerante nei riguardi della vera opposizione che ha democraticamente svolto il suo ruolo garantito dalla Costituzione e che non si vedeva da anni.

Anche se ci si è mossi con molto ritardo, l’importante è aver raggiunto una totale consapevolezza per continuare in quest’azione. È da tenere in considerazione che il Movimento 5 Stelle, con i suoi bravi ragazzi e ragazze che rappresentano tanti cittadini italiani che li hanno sostenuti alle precedenti elezioni politiche, hanno ottenuto una vittoria mediatica fondamentale, come risposta a quelli che l’hanno sempre accusato di muoversi unicamente per questioni di poco conto.

La legge di conversione del decreto legge IMU/Banca d’Italia potrebbe essere ritenuta pienamente incostituzionale. In primis, vi è stata violazione del diritto dell’opposizione del M5S di svolgere le loro motivazioni versus il provvedimento, secondo le disposizioni della Costituzione e il regolamento della Camera. La c.d. tagliola, applicata dal presidente Boldrini, va contro la costituzione italiana, per la ragione che cancella il diritto della opposizione di motivare il suo voto contrario.

Si menzioni che l’opposizione è parte essenziale della democrazia, i cui diritti vanno, in modo netto, tollerati. Al contrario, ci si trova in una situazione di regime cioè di dittatura della maggioranza. Si resta esterrefatti vedendo che taluni guardiani della Costituzione non dicano nulla su quest’aspetto gravissimo del vero e proprio colpo di mano del Presidente della Camera Boldrini, che ha impedito al M5S di motivare la sua opposizione sacrosanta di fronte al decreto legge del tutto illegittimo, per difetto, almeno in parte, del requisito di necessità e urgenza.

Ma illegittimo anche riguardo al diritto dovere di tracciare le ragioni del non rispetto a un decreto che determina una spesa maggiore e affronta temi gravi e complessi, di cui i cittadini ignorano il contenuto reale. La Presidente della Camera dovrebbe sapere – forse non sa nulla della Costituzione e il Regolamento della Camera dei Deputati – che la democrazia non dà tutto il potere a nessuno, ma lo distribuisce variamente a maggioranza e minoranza, che trapassano l’una nell’altra proprio per il fatto che, Aristotele docet, l’alternanza è l’essenza della democrazia e prova della libertà.

Nell’ambito della Costituzione, l’atteggiamento poco democratico della maggioranza consiste nel violare, legiferando e governando, i diritti della minoranza. Perciò la legge di conversione, approvata qualche giorno fa, è da ritenere non costituzionale. In aggiunta, la parte del decreto legge IMU/Banca d’Italia che concerne, come delineato sopra, la ricapitalizzazione della Banca d’Italia per vari miliardi di euro che, detto in modo semplice, si tradurrà nel finanziamento non lecito, attraverso la Banca d’Italia, di istituti di credito in crisi, cioè in una donazione di enormi somme di denaro alle banche azioniste che controllano la sede centrale della banca nazionale pubblica. La cosa strana è che questa parte del decreto legge, concernente la Banca d’Italia, pare totalmente aldilà del decreto legge sull’IMU, che è l’imposta applicata alla prima abitazione, per la quale poteva essere motivata la situazione straordinaria di necessità e urgenza, in virtù dell’articolo 77, paragrafo 2° della carta fondamentale della Repubblica Italiana, secondo cui quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni. Situazione che non si giustifica con la “ricapitalizzazione” della Banca d’Italia.

La questione vera è che il nostro martoriato Paese, con il suo elevatissimo debito pubblico versa in uno stato di profonda disperazione. E se fino ad oggi la BCE – Banca centrale europea – ha comprato titoli italiani alleggerendo la pressione sul debito, per il futuro lo stesso Istituto di Francoforte non potrà più proseguire ad acquistare i titoli. Quest’anno, da poco iniziato, gli Istituti bancari italiani dovranno ridurre l’acquisto del debito italiano, ma i nodi sono venuti al pettine, nel senso che i soldi andranno alle banche private attraverso il decreto IMU/Banca d’Italia a spese dei contribuenti su cui graverà il costo finale di tale operazione.

Si tratta di un decreto fatto con i piedi che vuole cose diverse da quelle che dice: apparentemente ricapitalizzare della Banca d’Italia, che dovrebbe essere patrimonio degli italiani, ma vuole finanziare le banche in crisi, proprio quelle pubbliche divenute private, che controllano quella di via nazionale a Roma, di cui sono proprietarie.

La prima cosa da fare è quella secondo cui il Presidente della Repubblica, applicando il primo paragrafo dell’articolo74 della Costituzione, prima di promulgare la legge di conversione, presenti una richiesta mediante messaggio motivato alle Camere, una nuova deliberazione, e come ha già rilevato in relazione al decreto mille proroghe, chieda lo stralcio dei due provvedimenti. Questo è il primo passo da fare, a parere di chi scrive. La seconda cosa da fare è che, in seguito, in sede di applicazione del decreto IMU, si potrà eccepire davanti alla Corte costituzionale l’incostituzionalità della legge di conversione.

Dott. Giuseppe Paccione

Esperto di diritto internazionale e dell’UE
Diritto costituzionale
Diritto diplomatico e consolare

Decreto Imu/Banca D’Italia contrasta con la Costituzione

31 – 01 – 2014Giuseppe Paccione

 

Truffa Bankitalia: “Per evitare che l’Italia torni alla sovranità monetaria anche in caso di uscita dall’euro”

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Il prof. Nino Galloni sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia

di Alessandro Bianchi

Nino Galloni. Economista. Ha insegnato all’Università Cattolica di Milano, all’Università di Modena ed alla Luiss. Dal 2010 è membro effettivo del collegio dei sindaci all’INPS. Autore di Chi ha tradito l’economia italiana? e Prendi i tuoi soldi e… scappa? La fine della globalizzazione.

– Ancora in discussione in Aula in queste ore il decreto che intende imporre una rivalutazione delle quote di Bankitalia, ferme ai 156 mila euro di valore del 1936.  Il capitale – se il decreto legge stilato da Saccomanni il 26 novembre scorso dovesse essere convertito entro stasera – passerà a 7,5 miliardi di euro di riserve della Banca centrale e agli azionisti, principalmente banche private, sarà garantito un dividendo del 6%, quindi fino a 450 milioni di euro di profitti l’anno. Infine, le quote della Banca di Italia potranno essere vendute a soggetti stranieri purché comunitari. Si tratta dell’ennesimo regalo, ormai neanche così tanto mascherato, alle banche o c’è qualcos’altro di più dietro questa iniziativa del governo Letta?

La questione è sicuramente più complessa del regalo alle banche su cui si sofferma gran parte del dibattito oggi. Non è quella la reale posta in gioco e sono altri due i punti chiavi che devono essere compresi.
Primo. Si vuole evitare che, anche in caso di uscita dall’Italia dall’euro, il Paese possa tornare ad esercitare in futuro la piena sovranità monetaria con una Banca nazionale attiva. Mentre oggi con un capitale di 156 mila euro sarebbe piuttosto agevole rendere nuovamente pubblica la Banca Centrale e salvare anche le nostre lire, con il decreto deciso dal governo Letta diventa praticamente impossibile. Per ripristinare la sovranità monetaria, nel caso dell’Eurexit e nel caso che dovesse passare questo decreto, l’unica soluzione sarebbe creare una nuova Banca d’Italia. Operazione chiaramente molto complessa. Comunque, la vicenda è un segnale di forte debolezza da parte di chi oggi combatte per sostenere l’euro.
Secondo punto. A parte i regali a questa o quella entità bancaria, vi è una questione molto più delicata e riguarda il Monte dei Paschi di Siena. Il suo presidente Alessandro Profumo ha dichiarato recentemente che se non si fa la ricapitalizzazione subito di Mps salta tutto il sistema bancario italiano. Traduzione: se non si fa la ricapitalizzazione e Mps diventa pubblica comprerà il denaro dalla Bce allo 0,25%, lo rivenderà allo Stato allo 0,30% e, quindi, quella differenziale di guadagno che oggi hanno le banche dai tassi d’interesse sui titoli di Stato e lo 0,25% non lo ricaveranno più. Sono questi i due aspetti più importanti della questione che devono essere compresi per avere piena consapevolezza della posta in gioco.
– Con questo decreto si vuole quindi assicurare che, qualunque sia lo scenario politico che si produrrà a seguito dell’immane crisi economica in atto, lo stato non possa comunque riappropriarsi della sua sovranità monetaria?
Si lo ribadisco è il primo punto. La vera battaglia in corso non è solo tra pro-euro o anti-euro, ma che scenario abbiamo in mente in caso di uscita dalla moneta unica. Lo si farà ripristinando la sovranità monetaria e degli Stati o rimanendo schiavi con monete diverse dall’euro? Questo decreto sulla Banca d’Italia è il segnale di cosa? Il fronte anti euro non è oggi una realtà omogenea e si divide tra coloro che vogliono uscire dall’euro a qualunque costo e quelli che vogliono farlo ripristinando la sovranità monetaria. E l’obiettivo, oggi, è tagliare la strada a questi ultimi ed evitare che il giorno dopo che salta l’euro, magari nei modi più imprevedibili, lo Stato possa tornare ad esercitare la piena sovranità monetaria. Certamente lo scenario che si creerebbe in questo modo sarebbe di grande confusione con conseguenze che non si possono oggi prevedere, ma gravi.
– Qual è un modello sano di governance di Banca centrale da prendere a modello?
Lo è sicuramente quello dell’Inghilterra, dell’Australia o degli Stati Uniti d’America, se poi i dollari non li stampassero per questioni discutibili. In generale, quello che vedo è che solo la vecchia  Europa abbia deciso di abdicare alla propria sovranità monetaria. Non è da tutti avere rinunciato ad una funzione così essenziale. In futuro, la Banca d’Italia, dovrà essere autonoma ma non indipendente.
– Anche se i media tradizionali hanno praticamente deciso di non occuparsi della questione, l’opinione pubblica si è mobilizzata sulla vicenda della ricapitalizzazione delle quote di Bankitalia ed in aula alcuni gruppi parlamentari, soprattutto il Movimento cinque stelle, si sono resi protagonisti di una dura azione di ostruzionismo sulla conversione del decreto. Ritiene che ci siano possibilità concrete che alla fine il governo possa fare un passo indietro?
Me lo auguro. Sicuramente ci si è mossi in ritardo, ma ora che è stata raggiunta una piena consapevolezza è importante proseguire in questa azione. Soprattutto per il Movimento cinque stelle sarebbe una vittoria mediatica importante, di risposta a tutti coloro che l’accusano di muoversi solo su questioni secondarie. Questa è una vicenda di fondamentale importanza per il futuro del nostro Paese.
Fonte: lantidiplomatico

La verità sull’Economia italiana: tutti i dati che non potete non sapere

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ROMA (WSI) – In questa pagina Wall Street Italia pubblica in sintesi il quadro oggettivo dell’economia italiana, aggiornato con i più’ recenti dati statistici, macro-economici e di politica monetaria. L’obiettivo: avere qui una“pagina della memoria economica” che faccia da contraltare alla massiccia propaganda mediatica delle lobby, ovvero stato, partiti, banche e “poteri forti”. Costoro nascondono la verita’ agli italiani manipolando il consenso con strategie che beneficiano l’oligarchia mentre milioni di cittadini e piccole imprese sono ridotti alla sopravvivenza Bisogna opporsi a questo mediocre surrogato di democrazia e mercato.

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– Ammortizzatori: 80 miliardi erogati dall’Inps dall’inizio della crisi tra cassa integrazione e indennità di disoccupazione; a giugno, richiesta Cig in aumento + 1,7% rispetto a maggio e in calo -4,9% su giugno 2012 (fonte: Inps);

– Benzina: da gennaio a luglio 2013 i consumi di benzina sono calati -6,3%, per cui il gettito fiscale (accise e imposte) e’ sceso -2,9%. Considerando i primi sette mesi del 2013, i consumi petroliferi sono complessivamente scesi del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2012 (fonte: Unione Petrolifera);

– Cassa integrazione: nel complesso sono state autorizzate 704 milioni di ore nel periodo gennaio-agosto 2013 (fonte Inps); ad agosto Cig +12,4%. Salgono straordinaria e in deroga;

– Chiusura aziende: per la crisi, tra il 2008 e il 2012 hanno chiuso circa 9mila imprese storiche, con più di 50 anni di attività. Si tratta di 1 impresa storica su 4 (fonte: Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza);

– Competitività: Italia al 49° posto nel mondo, battuta anche da Lituania e Barbados (fonte: World Economic Forum);

– Consumi: nel periodo 2012-13 contrazione record dei consumi di -7,8% (fonte: Federconsumatori). Cio’ equivale ad una caduta complessiva della spesa delle famiglie (vedi sotto “Spesa famiglie”) di circa 56 miliardi di euro; a Natale 2013, i consumi delle famiglie italiane sono crollati -8.0% rispetto al 2012 (fonte: Codacons);

– Credito alle imprese: secondo la Bce nel luglio 2013 contrazione di -3,7%, superiore a quella registrata a giugno (-3,2%) e maggio (-3,1%). Prestiti bancari fino a 12 mesi, quelli piu’ adatti a finanziare il capitale circolante delle imprese: -4,0%. In fumo 60 miliardi di prestiti solo nel 2012;

– Debito aggregato di Stato, famiglie, imprese e banche: 400% del Pil, circa 6.000 miliardi;

– Debito pubblico: nuovo record a ottobre, a quota 2.085 miliardi di euro. Lo rende noto la Banca d’Italia nel supplemento al bollettino statistico di finanza pubblica. A settembre il debito delle pubbliche amministrazioni era stato pari a 2.068 miliardi. Gli interessi pagati dal Tesoro sono stati 86,7 miliardi nel 2012. Secondo le previsioni il debito pubblico salirà al 130,8% del Pil nel primo trimestre 2014, rispetto al 123,8% del primo trimestre 2012;

– Deficit/Pil: 2,9% nel 2013. Peggioramento ciclo economico Imu, Iva, Tares, Cassa integrazione in deroga lo portano ben oltre la soglia del 3%. Per la Bce ci sono rischi crescentisu obiettivi deficit 2013, peggiora disavanzo, con sostegni a banche e rimborso debiti PA;

– Depositi: nelle banche italiane in totale sono scesi nel luglio 2013 a 1.110 miliardi di euro contro i 1.116 miliardi di giugno. I depositi delle famiglie sono stabili a 918,5 miliardi, quelli delle società sono scesi da 198,4 a 191,6 miliardi (fonte: Bce);

– Disoccupazione: a luglio 2013 si attesta al 12% (fonte Istat). Disoccupazione giovanile balza al nuovo record negativo storico: 39,5%. Le domande di disoccupazione e mobilita’ sono salite +19,8% nei primi 7 mesi del 2013 (fonte Inps). Nell’Eurozona per il 2013 le stime confermano una disoccupazione al 12,3%, e per il 2014 al 12,4% (fonte Bce);

– Entrate tributarie: Le entrate tributarie nei primi 10 mesi dell’anno si sono attestate a 307,859 miliardi di euro, in calo di circa 1,4 miliardi rispetto ai 309,301 miliardi di euro dello stesso periodo del 2012. A ottobre sono state pari a 29,266 miliardi di euro, in lieve ribasso rispetto ai 29,601 miliardi dello stesso mese del 2012.

– Evasione: Nel 2013 5mila evasori totali e 17,5 miliardi nascosti. Secondo le stime elaborate dall’Istat l’imponibile sottratto al fisco si aggira ogni anno attorno ai 275 miliardi di euro;

– Export: a ottobre 2013 si registra una diminuzione sia dell’export (-0,5%) sia, in misura più rilevante, dell’import (-2,6%). (fonte: Istat); a ottobre 2013, il saldo commerciale è pari a +4,1 miliardi, superiore a quello registrato a ottobre 2012 (+2,3 miliardi). Al netto dell’energia, l’attivo è di 8,9 miliardi. Nei primi dieci mesi dell’anno, l’avanzo commerciale raggiunge i 23,7 miliardi e, al netto dei prodotti energetici, è pari a quasi 70 miliardi.

– Fabbisogno dello stato: sulla base dei dati preliminari del mese di dicembre, il fabbisogno annuo del settore statale del 2013 si attesta a 79,7 miliardi, che si confrontano con i 49,5 del 2012.

– Fallimenti: nel primo semestre 2013 si sono registrate 6.500 nuove procedure fallimentari, in aumento +5,9% rispetto allo scorso anno;

– Felicità: Italia depressa, il ‘fu-Belpaese’ è 45° nella classifica mondiale, stando al secondo Rapporto sulla Felicità dell’Onu;

– Fiducia aziende: l’indice composito sale da 79,8 di luglio a 82,2 di agosto.

– Fiducia consumatori: torna ai livelli massimi da due anni. Il clima di fiducia dei consumatori aumenta, ad agosto, a 98,3 da 97,4 del mese di luglio.

– Gettito Iva: nel periodo gennaio/aprile 2013 tra le imposte indirette prosegue l’andamento negativo dell’IVA (-7,8%) per effetto della flessione registrata dalla componente relativa agli scambi interni (-4,7%) e di quella relativa alle importazioni da Paesi extra UE (-21,4%) che risentono fortemente del deterioramento del ciclo economico;

– Immobiliare: nel primo trimestre 2013 l’indice dei prezzi delle abitazioni ha registrato una diminuzione dell’1,2% rispetto al trimestre precedente e del 5,7% nei confronti dello stesso periodo del 2012 (fonte: Istat);

– Industria: fatturato torna a crescere: novembre +0,9% su mese, ordini +2,3%.

– Inflazione. Nel 2013 in Italia il tasso d’inflazione medio annuo è stato pari all’1,2%, in decisa diminuzione rispetto al 3% del 2012. Si tratta del dato più basso dal 2009.

– Insolvenze bancarie: quelle in capo alle imprese italiane hanno sfiorato a maggio 2012 gli 84 miliardi di euro (precisamente 83,691 miliardi);

– Lavoro: Lavoro: 6 milioni in cerca e 7 su 10 temono di perderlo (fonti: Istat e Coldiretti);

– Manifattura: l’indice Pmi è salito a 51,3 punti ad agosto, dai 50,4 del mese precedente, segnando il livello massimo da 27 mesi a questa parte. Secondo Markit alla base dell’espansione della produzione c’è stato un incremento dei nuovi ordini, il più marcato in oltre due anni, in particolare dall’estero.

– Neet: 2,2 milioni nella fascia fino agli under 30, ragazzi che non studiano, non lavorano, non imparano un mestiere, i totalmente inattivi sono il 36%;

– partite Iva: crollate -400.000 (-6,7%) dal 2008 (fonte Cgia Mestre);

– poveri: per la crisi sono raddoppiati dal 2007 al 2012 a quasi 5 milioni (fonte Istat);

– Prezzi produzione: l’indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali è aumentato a luglio dello 0,1% rispetto al mese precedente e diminuito dello 0,9% nei confronti di luglio 2012. Lo ha comunicato l’Istat.

– Pil: il Prodotto interno lordo dell’Italia, ovvero la ricchezza complessiva del paese, alla fine del 2012 era di 2.013,263 miliardi di dollari (dati Ocse) o 1.565,916 miliardi di euro (fonte: relazione del governo al Parlamento – 31 marzo 2013). Nel secondo trimestre il Pil Italia è stato confermato in contrazione -0,2% dopo il -0,6% nei primi tre mesi dell’anno. Comparando il secondo trimestre del 2013 con gli stessi mesi dell’anno precedente il calo è -2,0% (fonte: Eurostat). S&P ha abbassato la sua previsione di crescita 2013 per l’Italia, a -1,9% rispetto al -1,4% previsto a marzo 2013 e al +0,5% stimato a dicembre 2011. L’ultima previsione dell’Istat per il 2013 e’ -2,1%. Il Fmi ha tagliato le stime del pil Italia 2013 a -1,8%. Anche l’Ocse prevede una contrazione di -1,8%, unico paese in recessione del G7. Nel 2012 il Pil ha subito una contrazione di -2,4%. E un crollo senza precedenti di -8,8% dall’inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007 (fonte Eurostat);

– Potere d’acquisto delle famiglie: -2,4% su base annua, -94 miliardi dall’inizio della crisi, circa 4mila euro in meno per nucleo;

– Povertà. Nel 2012 la povertà assoluta ha colpito il 6,8% delle famiglie e l’8% degli individui. I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%). E’ quanto emerge dal quarto Rapporto sulla Coesione sociale presentato da Inps, Istat e ministero del Lavoro.

– Precariato: contratti atipici per il 53% dei giovani (dato Ocse);

– Produzione industriale: crollata -17,8% negli ultimi dieci anni. La produzione industriale e’ calata -1,1% a luglio 2013 e -4,3% rispetto a luglio 2012 (fonte Istat);

– Reddito famiglie: nel 2013 e’ tornato ai livelli di 25 anni fa, oggi 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988 (fonte: Confcommercio);

– Ricchezza: dall’inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007 il pil e’ crollato -8,8% (fonte: Eurostat), pari a una perdita di oltre 150 miliardi di euro. L’Italia comunque e’ il paese piu’ ricco in Europa per via del patrimonio immobiliare dei cittadini ma tra quelli a minor reddito e con il piu’ alto tasso di poverta’: la ricchezza netta pro-capite, pari a 108.700 euro, supera di poco quella dei francesi (104.100 euro) e dei tedeschi (95.500 euro) (Fonte Bce-Bankitalia);

– Servizi: il fatturato delle aziende che operano nel settore servizi (80% del Pil Italia) nel secondo trimestre 2013 risulta in calo -2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; l’indice Pmi relativo alle imprese dei servizi in Italia resta sotto i 50 punti (che indica contrazione): 48,8 ad agosto (fonte: Markit);

– Sofferenze bancarie: negli ultimi 12 mesi sono cresciute del 22,7% arrivando a sfiorare i 150 miliardi di euro a novembre del 2014, stando ai dati resi noti dal Centro studi Unimpresa. Secondo lo studio dell’associazione, basato su dati della Banca d’Italia, in totale le sofferenze sono passate dai 121,8 miliardi di novembre 2012 ai 149,5 miliardi di novembre 2013 (+22,76%) in aumento di 27,7 miliardi.

– Spesa famiglie:: prosegue il calo della spesa delle famiglie italiane, nel secondo trimestre del 2013 si contrae -3,2%, e per i beni durevoli -7,1% (fonte: Istat);

– Tasse: 262 scadenze per i cittadini italiani dall’Irpef, all’Iva, all’Irap, etc. Il livello eccessivo di tassazione provoca un effetto negativo, noto come curva Laffer e non e’ compatibile con la crescita;

– Spesa pubblica: in 15 anni e’ salita +69% a 727 miliardi. Rispetto a una ricchezza di 1.565 miliardi di euro, lo stato spende il 48% del pil. E con gli interessi sul debito pubblico supera il 52%;

– Vendite al dettaglio: in calo a giugno 2013 -3% su base annua, -0,2%. Nel trimestre aprile-giugno 2013 l’indice è calato -0,3%.

Aggiornato: 26/12/2013 Fonte. Wallstreet Italia

Nasce l’uomo nuovo. Quello che si riprenderà la dignità ed il paese.

Liberta

Ieri ad Ancona il gruppo attivisti Ancona – Marche ha organizzato una conferenza per la presentazione del mio libro “Azzannate le iene” e della proposta del Comitato Italiano Popolo Sovrano.
Gli organizzatori hanno voluto che la riunione fosse pubblica ed aperta a tutti, nessuno escluso com’era giusto che fosse.

Secondo il modello del “divide et impera” di cui la nostra società è vittima la selezione sarebbe dovuta avvenire in maniera naturale secondo gli schemi classici del “se ci sono loro noi non veniamo” “se c’è la destra la sinistra non viene” “ se ci sono gli estremisti i pensatellati non vengono” e così via.

La sala invece si riempie fino all’ultimo posto a sedere. Io sono l’unico relatore ma la conferenza è impeccabilmente moderata da Luigi De Giacomo con i puntuali interventi di Chiara Cuccaroni.
Cominciamo con l’analisi dell’Unione Europea, portando alla luce il vero piano di chi l’ha finanziata per poi passare a commentare le slide dove vengono descritte le tappe della dittatura finanziaria dall’entrata nell’euro fino alla crisi odierna ponendo particolare enfasi ai legami tra i nostri politici e le élite assolutiste che hanno preso il potere a discapito degli stati nazionali e dei popoli sovrani . Un piano che viene analizzato sotto ogni punto di vista mostrando una realtà unica, inequivocabile, incontrovertibile, che toglie il fiato ma spinge ad uno scatto d’orgoglio che inevitabilmente avverte chi viene catapultato fuori dalla matrix nella quale i media tradizionali c’hanno costretti a vivere.
La conferenza dura circa due ore e mezza senza pause – ne avevamo previste due – ma siamo andati avanti seguendo la logica del “se nessuno vuole fermarsi, non ci fermiamo””.
In sala ascoltano, intervengono, annuiscono, commentano. Poi cominciano le domande dal pubblico.
Si alza il primo e si presenta “ sono di forza nuova” poi tocca al secondo seduto dietro di lui “io vengo in rappresentanza di un centro sociale” poi interviene uno dei ragazzi seduto al nostro tavolo “io sono un attivista dei cinque stelle”. I presenti potranno confermare che tutto è avvenuto nell’esatto ordine da me descritto.

Erano seduti uno di fianco all’altro – e per oltre due ore avevano ascoltato gli stessi argomenti e condiviso contenuti e possibili soluzioni – i rappresentanti di ideologie contrapposte, di movimenti che da sempre si attaccano e si ostacolano; mondi diversi apparentemente inconciliabili. Nessuna accusa, nessun attacco, nessuna polemica nessun reciproco scarica-barile nei loro interventi, ma solo la personale assunzione di responsabilità di ognuno per aver permesso inconsapevolmente che ci rubassero il paese e la dignità sotto i nostri occhi.
“Noi dobbiamo” “noi vogliamo” “noi abbiamo”erano le parole che rimbombavano in quella sala. “Noi tutti“ “popolo” le due parole che da sempre terrorizzano le élite che vogliono toglierci tutto erano li a scandire ogni intervento.
A conferenza finita gli attivisti hanno aperto una bottiglia di spumante ed abbiamo brindato tutti insieme. Ripeto tutti insieme.
Questo è il miracolo italiano. Questo mi ripaga più di ogni altra cosa.
L’Europa tirannica dell’alta finanza creata per dividere, distruggere e creare schiavi stava favorendo, invece, il nascere di un fronte comune per contrastarla.
Quel brindisi, in quel momento celebrava la nascita dell’uomo nuovo, libero, consapevole, autonomo, reattivo, senza etichette, senza simboli, senza freni ideologici ne sterili pregiudizi capace di capovolgere i paradigmi mentali della vecchia umanità e liberarla per sempre dalla sua conflittualità per armonizzare gli apparenti antagonismi di sempre: economia ed etica, azione e contemplazione, lotta e amore.
Questo è l’uomo del Comitato Italiano Popolo Sovrano.

Francesco Amodeo