Prossime regionali: Unica scelta possibile è tra Lega e Cinquestelle. Ma la Lega sta facendo meglio.

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L’Italia è col cappio al collo, il tempo stringe esattamente come la corda alla gola degli italiani stretta tra le mani di una minoranza di sicari della politica appartenenti al clan del Pd che riuscendo a manipolare la maggioranza della minoranza che va a votare riescono a trovarsi al governo di questo paese pur essendo espressione di una minoranza al quadrato.

Intanto la vita di milioni di persone è consegnata nelle mani di un cartello finanziario formato da organizzazioni sovranazionali che hanno il compito di sacrificare la sovranità degli stati e la vita dei cittadini sull’altare del profitto in nome del Dio denaro da essi stessi creato e poi fatto sparire.

In questa fase non servono i complottisti fobici. Quelli che vedono il marcio ovunque, per i quali sono tutti massoni, tutti parte del sistema, tutti gatekeeper, tutti infiltrati. Quelli che partendo dal mondo di merda in cui viviamo non conosco vie di mezzo ne miglioramenti progressivi ne tappe intermedie per contrastare un sistema radicato da millenni ma hanno come unica soluzione quella di dare immediatamente la moneta in mano al popolo, l’esercito in mano ai boy scout, la Nato in mano ai play-mobil, ludoteche al posto delle banche, il ritorno al baratto, macchine che camminano ad acqua ed uno stato con 60 milioni di parlamentari collegati tra di loro con 60 milioni di computer. Sono quelli più amati e supportati dal sistema stesso perché non concludono un cazzo, smanettano su un computer con degli pseudonimi da guerre stellari alla ricerca dell’infiltrato del sistema da smascherare. Niente politica. Niente proposte. Niente di niente.

In questa fase non servono neanche i fondamentalisti grillini che dai complottisti fobici hanno ereditato quasi tutto ma in più ci aggiungono una forte dose di ipocrisia che li spinge a vedere con attenzione maniacale il marcio che c’è all’esterno diventando però miopi verso quello che hanno in casa. Sono quelli per cui se va Letta al Bilderberg è un massone deviato del cartello finanziario se invece va Casaleggio all’Ambrosetti ci va per tenerli sott’occhio. Sono quelli che fino a tre mesi fa si volevano tenere l’euro ma volevano stracciare il fiscal compact ignorando che il fiscal compact ce lo impongono proprio perché siamo schiavi di una moneta non sovrana. Sono quelli che hanno voluto l’abolizione del reato di immigrazione clandestina e poi però poi smanettano su internet denunciando un piano (con molte probabilità veritiero) che si prefigge di creare in Italia un popolo di meticci che sostituisca quello italiano. Sono in continua contraddizione con se stessi perché dicono sempre tutto ed il contrario di tutto. Sono quelli che accusano Claudio Borghi di essere andato con la Lega ma non si sono mai chiesti perché il noto economista non sia stato fatto diventare parte integrante del Movimento al quale inizialmente ha dato supporto assoluto. Sono quelli che propongono Bagnai e Rinaldi alla presidenza del consiglio però poi accettano che lo stesso Rinaldi venga escluso dalle candidature penta stellate solo perché non è iscritto al movimento fin dalla notte dei tempi. Sono quelli che accusano Paolo Barnard di dire parolacce ai grillini e non si sono mai chiesti come mai il miglior giornalista d’inchiesta promotore di una teoria economica che (giusta o sbagliata che sia) è la più votata sul loro stesso blog, sia stato allontanato dai leader del movimento.  Sono quelli che non si chiedono come mai si sia aspettato di perdere le elezioni europee prima di dichiarare la volontà di uscire dall’euro pur sapendo che questa inutile attesa avrebbe fatto perdere tempo e soprattutto consensi.

Oggi al paese servono i Cinquestelle pensanti (per fortuna sono tanti)  ma che sono purtroppo vittime della frangia estremista del loro stesso Movimento che da mesi fa di tutto per perdere consensi. Servono quei pentastellati con i contro coglioni che purtroppo si vedranno il movimento implodere tra le mani se non saranno in grado di imporsi ed emergere.

Sono quelli che devono capire che nella battaglia contro l’euro devono unirsi con chi di quella battaglia ha fatto per prima la loro bandiera. Il mondo antisistema o si unisce o si autodistrugge. Non può esistere la Lega, il cinque stelle, i sovranisti o si crea una sinergia o si resta irrilevanti. Ma per fare questo bisogna una volta per tutte smetterla di lasciarsi ipnotizzare dalle sirene incantatrici della frangia dei complottisti fobici o di quella dei fondamentalisti a cinque stelle. Per combattere il sistema, nel sistema bisogna penetrare, passando per il fango mettetevelo bene in testa. I nemici si contano oggi per quello che vogliono fare domani e non per quello che hanno fatto ieri. Altrimenti sono tutti nemici e bisogna solo battere in ritirata. Nessuno è perfetto. Ma ora dobbiamo diventare operativi, salvare il salvabile. Unire ma non dividere. Dobbiamo essere perfettibili ma non perfetti perchè non c’è tempo per guardare al dettaglio che non ci piace della scialuppa di salvataggio di un paese che affonda.

Io mi rivolgo ai Cinquestelle, quelli che si sono dimostrati dei veri cani da guardia in Parlamento e mi rivolgo alla Lega che oggi porta avanti molte delle mie istanze. Da soli la battaglia contro l’euro non si vince.

Poi mi rivolgo ai fobici e ai fondamentalisti ed a loro do una brutta notizia: La Lega è stato l’UNICO partito a votare contro Fiscal Compact e Mes; è stato l’UNICO partito a subordinare il si al trattato di Lisbona ad un referendum confermativo (scoprendo quindi che purtroppo il referendum era una presa in giro. Cit. Borghi)) ed è stato L’UNICO partito in parlamento a contrastare Monti . E’ stato un parlamentare europeo della lega l’unico a farsi picchiare e arrestare fuori ad una riunione del Bilderberg ben diverso dalle passerelle in giacca e cravatta fatte poi anni dopo da altri parlamentari “anticasta”. Rammento che l’informazione politica sull’Euro fino a prova contraria l’hanno iniziata in questo paese il trio Borghi/Rinaldi/Bagnai e si è poi concretizzata solo con la Lega e il bastaeurotour di Salvini. Di cazzate ne hanno fatte e dette una miriade negli anni un po’ come tutti, ma su certe cose va fatta chiarezza.

A me personalmente non fa impazzire quello che è diventato il Cinquestelle oggi, ne mi fa impazzire quello che era la Lega fino a ieri. Non sposo in pieno neanche l’operato degli economisti anti-euro che hanno lasciato incompleta la loro battaglia denunciando l’arma del delitto ma  tacendo sugli assassini della democrazia e delle sovranità. Ma oggi non abbiamo nient’altro tra le mani ed io sono un concreto, non un utopista. O ci affidiamo a quello che c’è di buono in questi partiti o facciamo emergere quanto c’è di buono in questi movimenti o restiamo ancorati al sogno del movimento sovranista e anti-sistema, che arrivi sul cavallo bianco consegnandoci la sovranità, le chiavi dei caveau delle banche, e la stampante per fare la nostra moneta ed intanto lasciamo che nel mondo reale i soliti noti si gestiscano il potere con un paese che viene invaso, aziende che chiudono, imprenditori che falliscono, lavoratori che si suicidano e famiglie che vanno sul lastrico. Io non ci sto. Ho solo bisogno di vedere se i Cinquestelle pensanti saranno in grado di imporsi con una linea propria che prescinda dai leader e dai fondamentalisti o se la Lega sarà in grado di rinnovarsi abbandonando la matrice nordista ed i vecchi legami col sistema. Tutto il resto è noia.  Mi perdonino i fobici ed i fondamentalisti.

Francesco Amodeo

 

Nel libro “La Matrix Europea” feci un appello a Grillo: Ora la realtà mi da ragione ma si è perso un anno e le elezioni europee.

Grillo Referendum sull Euro

Appello a Grillo: chi rimane nell’euro non può stracciare il Fiscal Compact.

Abbiamo tutti salutato con grande entusiasmo la nascita ed il successo elettorale del Movimento Cinquestelle. Finalmente persone per bene espressione del popolo che avevano la possibilità di entrare nei “palazzi del potere” per essere i nostri cani da
guardia e di questo le sono grato. La situazione per voi è stata difficile fin dall’inizio, chiamati a fare una scelta importante tra le uniche due opzioni possibili: rendere politica la vostra battaglia – il che vi avrebbe costretti a sporcarvi le mani entrando in contatto con un mondo sudicio – e stringere alleanze strategiche indispensabili per chi vuole incidere all’interno di scenari politici consolidati da decenni. Oppure optare per la battaglia ideologica, di principio, sicuramente meno efficace da un punto di vista puramente politico, se l’obiettivo era quello di cambiare il paese, ma senza dubbio più etica, più ammirevole e più in linea con lo spirito del Movimento da lei creato. Personalmente credo che in parlamento la battaglia debba essere politica altrimenti si può restare a fare opposizione nelle piazze con grandi risultati ed avrei preferito vedere delle mosse strategiche mirate a destabilizzare il sistema dall’interno e ad incidere politicamente facendo
saltare gli schemi, le larghe intese, i programmi ed i progetti dei vecchi partiti anche al costo di sedersi attorno ad un tavolo con i rappresentanti del “vecchio e del marcio”. Non posso, però, non applaudire alla vostra scelta di rimanere fermi sui vostri principi, irremovibili sulle vostre posizioni, rendendo nei fatti la vostra battaglia parlamentare una battaglia prettamente ideologica, senza mai vagliare l’idea di alleanze politiche strategiche o aperture al dialogo con chi quel dialogo non lo merita neanche nell’evenienza che il confronto col nemico potesse servire a neutralizzarne l’ascesa. (Meglio un Bersani oggi che un Renzi domani)
Le vostre scelte erano mirate a far sentire la vecchia classe politica sotto osservazione, a mostrare al paese le scelte spesso definite criminali, dei nostri politici che finalmente si vedevano sbattere in faccia le proprie gravi responsabilità. Siamo rimasti tutti incollati ai monitor del computer davanti ai memorabili interventi dei parlamentari a cinque-stelle che hanno riempito d’orgoglio tutti noi, togliendo qualche sassolino dalle scarpe agli italiani. Ma la vecchia politica purtroppo è andata avanti, usando la strategia e non l’etica, quella non l’hanno mai avuta altrimenti avrebbero camminato col capo chino incontrandovi nei palazzi. Non voglio insinuare che i cinque-stelle non abbiano inciso politicamente, che sia chiaro, non mi permetterei di sminuire il lavoro di ragazzi onesti e volenterosi che di cose ne hanno fatte e tante, ma se ci soffermiamo ad analizzare le questioni cruciali per il paese, dobbiamo prendere atto, che troppe cose non hanno funzionato. I rappresentanti della vecchia classe politica sarebbero dovuti andare tutti a casa ed invece grazie alle scelte etiche dei pentastellati si sono trovati, ironia della sorte, tutti insieme al Governo (mai i vecchi partiti avrebbero immaginato, se non ci fosse stato l’avvento dei cinque-stelle di trovarsi tutti insieme così compatti, concordi e blindati al Governo.)             Ai vecchi politici e ai poteri forti che li manovrano, interessa solo riuscire ad imporre indisturbati i propri burattini alla Presidenza del Consiglio (ci sono riusciti
altre due volte). A loro interessa riuscire ad avere ancora un Presidente della Repubblica che risponda ai loro diktat anche al costo di riconfermare quello uscente (ci sono riusciti). A loro interessa che tutti i trattati europei vengano firmati, che tutti i vincoli vengano rispettati e che le banche vengano ricapitalizzate con i soldi dei cittadini. Una volta che sono riusciti ad ottenere questo (e ci sono riusciti) conta poco se nel frattempo qualcuno gli fa le ramanzine in Parlamento, o si batte su un tetto per evitare la modifica di un articolo di una Costituzione ormai già completamente esautorata. Tutto fa gioco, tutto è funzionale ai loro reali interessi. Se la gente si sente rappresentata in parlamento non scenderà nelle piazze. Se i propri rappresentanti rinunceranno anche ai loro rimborsi, li devolveranno alle aziende e si adopereranno per smascherare il politico ladro o quello che nell’auto blu porta con se anche il fidanzato, allora non solo si sentiranno rappresentati ma saranno giustamente fieri e orgogliosi dei loro rappresentanti. Tutto perfetto. Tutto secondo i loro piani.
I Cinque-stelle dovevano aprire il parlamento come una scatoletta di tonno ed invece sono finiti in un barattolo sotto vuoto con un ruolo marginale in una opposizione costantemente censurata.
I vecchi politici, invece, nonostante fossero circondati da sentinelle salite persino sui tetti di Montecitorio, di battaglie ne hanno perse ben poche e anzi, a furia di sentirsi chiamare ladri c’hanno preso gusto abbassando definitivamente le maschere e facendo
sfoggio delle loro scelte criminali.
Non voglio che i parlamentari pentastellati si sentano responsabili per questo; hanno mantenuto i loro principi, la loro integrità, la loro moralità. Vanno ringraziati e sostenuti. C’è qualcosa però che ora non mi quadra. Nel parlamento europeo avete avuto accesso
al quartier generale, non dei criminalotti nostrani ma dei loro mandanti. I veri criminali. Coloro che muovono le fila di quelli con cui voi non avete mai voluto trattare. Quelli che c’hanno tolto tutto, che attentano alla nostra costituzione e alla nostra
democrazia. Quelli che hanno imposto i trattati che i burattini al nostro governo hanno dovuto firmare. Brutta gente, che ci si sporca le mani solo a guardarla. Era quindi logico credere, che se non avevate mai voluto trattare con i nostri farabutti, mai avreste pensato
di farlo con i loro mandanti. Ed invece qualcosa è cambiato. In Europa vi siete presentati con ben 7 punti alle trattative. Quelle trattative che non avete mai imposto a Bersani, quelle che lei non ha mai offerto a Renzi, nonostante fosse il desiderio di molti della
base del Movimento, che hanno spinto e votato per un vostro incontro.
Quelle trattative che gli integerrimi cinquestelle non hanno mai voluto fare con nessuno, le propongono adesso ai capi della cupola europea. La realtà è questa, caro Grillo, finché si usa la parola “abolire”, come nel punto 2 del vostro programma, non c’è bisogno di trattative, ma se si parla di adozione di eurobond la situazione cambia; vuol dire accettare il sistema monetario vigente ed essere costretti a trattare con tutti, ma proprio tutti. Dovrete ascoltare le loro condizioni, accettare le loro richieste. Dovrete, in pratica, fare tutto quello che non avete voluto fare con i fantozziani Bersani, Letta, Renzi con la giustificazione che rappresentavano un sistema che voi giustamente reputavate “criminale” e col quale non si può trattare senza diventare complici. Perché ora vi presentate con dei punti da sottoporre ai veri artefici di quel sistema stesso? la frase che va per la maggiore e che le ho sentito ripetere spesso è che “se non accettano i nostri punti andremo via dall’euro e dall’Europa”. Questo vuol dire che se invece li accettano diventerete complici dei “criminali”? Nei vostri punti in Europa si parla di richiedere “investimenti in innovazione e nuove attività produttive esclusi dal limite del 3% annuo di deficit di bilancio”.Una richiesta del genere implica una trattativa proprio su quel fiscal compact che volevate stracciare. Avete sempre detto che quei vincoli sono una sorta di racket e cosa fate adesso, invece di prendere le distanze dall’estorsore gli chiedete uno sconto sul pizzo? ma così non diventate complici? Se lei vuole proporre una alleanza tra i paesi mediterranei, che è una bellissima idea, perché la inserisce nel programma delle europee per proporla in quei palazzi di Bruxelles, invece di parlarne direttamente con i paesi del mediterraneo? Quel tipo di alleanza deve essere funzionale
ad un piano di fuga dall’Europa, non può nascere in quella sede altrimenti diventa una sorta di associazione antiracket, utile solo a mettere insieme le vittime di uno stesso carnefice.
Cosa è cambiato nel Movimento? Perché non si è deciso di andare in Europa con un solo punto e cioè con la volontà di rescindere quei trattati europei firmati senza legittimazione popolare per favorire gli interessi delle lobbies finanziarie e sottrarre sovranità ai popoli. L’unico punto che andava proposto in Europa e che racchiude tutto, ma soprattutto che ribadisce la volontà di non voler trattare, di non poter discutere con quella gente, di non poter scendere a patti. Per coerenza con i principi espressi finora dai cinquestelle, in Europa mi sarei aspettato un “non programma”, proprio come il vostro “non statuto”. Non ci può essere trattativa con quei personaggi li a maggior ragione, se non la si è voluta con i loro discepoli in Italia. Il programma europeo dei pentastellati doveva essere racchiuso in un semplice slogan : In Europa per portarvi via da QUESTA Europa. Dove “questa”
avrebbe detto tutto. Avrebbe significato intrinsecamente l’Europa dell’euro, inteso come moneta debito da prendere in prestito e da restituire con interessi, avrebbe significato l’Europa del tirannico fiscal compact, dell’insensato Mes, del folle pareggio di bilancio,
dell’assurdo eurogendfor, del distruttivo Ttip, dell’anticostituzionale six pack. Ma anche l’Europa delle lobbies assolutiste della finanza speculativa, degli uomini imposti dal Bilderberg, dalla Commissione Trilaterale e da altri governi ombra. Tutto racchiuso in una sola parola senza bisogno di scendere nei dettagli, senza dare spazio a trattative. Bastava dichiararsi contro tutti i trattati imposti e firmati senza il consenso popolare e la legittimazione democratica. Perché le cose sono andate diversamente? dov’è finita l’ideologia, il principio che ha scandito ogni scelta dei pentastellati in Italia? avete scelto di sporcarvi le mani per diventare più efficaci? avete scelto che fanculo l’etica ora volete entrare nei parlamenti, fare alleanze anche da voltastomaco ma acquisire il
potere necessario per dettare anche voi le regole? Va bene, personalmente
mi trovate d’accordissimo ma allora dovete rivedere e aggiornare tutta la linea del Movimento. Se i vostri esponenti dovranno alzarsi in piedi in Parlamento semplicemente per fare la ramanzina al Presidente di turno, oppure lottare per migliorare qualcosa ma all’interno di quel sistema stesso, allora va benissimo che quel parlamentare venga scelto sulla rete tra gli iscritti, tra i registrati al blog o tra i fedeli perché così porterà la vera voce
del Movimento. Ma se, invece, avete deciso di andare in Europa per sedervi con quelle persone li, per trattare con quelle iene, per sbattere i pugni usando tecnicismi politici, giuridici e costringerli a cedere qualcosa come scritto nel vostro programma, allora avreste dovuto mettere un attimo da parte la fiabesca democrazia diretta e riservare almeno un 30% delle candidature a dei tecnici con esperienza e preparazione, per formare una squadra di guerrieri che non dovevano essere selezionati in base al numero di click sul vostro blog.

Il periodo è di estrema emergenza, la gente rischia di scoprire la truffa europea, il gioco rischia di saltare e l’Italia potrebbe avere un ruolo chiave per fare implodere l’euro sistema.
Dalla Francia stanno arrivando guerrieri guidati da una signora sanguigna che fa di cognome Le Pen eppure i francesi hanno avuto abbastanza da questa Europa; dall’Olanda stanno arrivando gli uomini di un folle di nome Wilders eppure anche l’Olanda ha avuto abbastanza da questa Europa; dall’Inghilterra stanno arrivando i guerrieri del mitico Farage, col quale per fortuna vi siete alleati, ma loro l’euro non ce l’hanno mentre voi sulla questione continuate a mantenere una posizione troppo ambigua, troppo
blanda. Io ho l’impressione che chi dice di voler stracciare il fiscal compact rimanendo nell’euro stia solo barando la partita.
Il Patto di stabilità e crescita (PSC) è un accordo, stipulato e sottoscritto nel 1997 dai paesi membri dell’Unione Europea, inerente al controllo delle rispettive politiche di bilancio pubbliche, al fine di mantenere fermi i requisiti di adesione all’Unione Economica e Monetaria dell’Unione Europea (Eurozona) e cioè dare continuità al percorso d’integrazione monetaria intrapreso nel 1992 con la sottoscrizione del Trattato di Maastricht. In base al PSC, gli Stati membri che, soddisfacendo tutti i cosiddetti parametri di Maastricht, hanno deciso di adottare l’euro, devono continuare a rispettare nel tempo quelli relativi al bilancio dello stato, ossia: un deficit pubblico non superiore al 3% del PIL; un debito pubblico al di sotto del 60% del PIL. Questi sono i parametri che oggi rientrano nel Fiscal Compact e che sono stati resi ancora più restrittivi dal pareggio di bilancio.
Questo dimostra che il fiscal compact, altro non è che la serie di regole del “gioco euro”, al quale “noi” abbiamo chiesto di giocare.
E’ stata l’Italia a richiedere l’adesione all’eurozona non c’è stata imposta con i carri armati. Siamo “noi” che abbiamo deciso di adottare quei parametri impegnandoci a mantenerli per restare nella moneta unica. Siamo stati truffati nel 1992? senza dubbio.
Non sapevamo che questi fossero i risultati? Sono d’accordo. Ma allora dobbiamo abbandonare il gioco ora che abbiamo conosciuto le sue regole e ci siamo resi conto che non ci piacciono.
Non possiamo pretendere di rimanere in partita ma che siano le regole a cambiare. Queste regole non sono state imposte in un secondo momento, ma sono state messe nero su bianco prima che noi entrassimo nella moneta unica, ed è ovvio, che ci sarebbero
stati trattati e vincoli per fare in modo che tutti i paesi continuassero a rispettare il regolamento della partita alla quale avevano scelto di giocare. Non ci stanno più bene? i nostri politici ci hanno ingannati per far si che le accettassimo, nascondendoci la verità? perfetto ! allora dobbiamo uscire dall’eurozona. Punto.
Non ha senso dire “rimaniamo nell’euro ma stracciamo il fiscal compact”. E’ come se durante una partita di calcio, uno dei giocatori decidesse di continuare a giocare ma senza rispettare il regolamento calcistico e senza ascoltare l’arbitro solo perché si è reso conto che altrimenti perderebbe la partita. Non ha senso. Che andasse a giocare a tennis o a basket. Non può pretendere di continuare a giocare a calcio a patto che gli permettano di prendere il pallone con le mani.
Smettiamola di continuare a dire che il problema è il fiscal compact. Con l’euro siamo entrati in un gioco al massacro ed abbiamo accettato le regole di quel gioco per poi capire troppo tardi che non possono più starci bene. La soluzione unica è abbandonare la partita ed uscire dal campo senza se e senza ma. Non perda tempo. Non rischi di bruciare una campagna elettorale. Comunichi la volontà di tornare sovrani uscendo dall’euro. Chi dice il contrario vuole solo barare.
Lei Grillo, a che gioco gioca?

Tratto dal libro “La Matrix Europea” di Francesco Amodeo

Troppa ideologia poca strategia: Il fronte nazionale che non abbiamo saputo creare.

destra

Un giorno feci un esperimento sul mio blog; presi il programma di un partito di destra radicale (non faccio nomi altrimenti mi accusate di fargli pubblicità) stemperai leggermente il punto riguardante l’immigrazione (ma davvero leggermente) e lo pubblicai dicendo che era il programma di un neonato movimento che voleva riunire tutti i sovranisti e tutti coloro che volevano opporsi a quel golpe finanziario chiamato Unione Europea.

L’apprezzamento fu unanime,  ricevetti decine e decine di commenti positivi, i cinque stelle scrivevano che il programma nella sostanza era simile a quello che avrebbero realizzato loro in Europa, i membri dei partiti di destra moderata e di centro mi scrivevano che nel programma c’erano i principi che essi predicavano da tempo; i sovranisti erano assolutamente entusiasti.

Pochi minuti dopo pubblicai una foto della leader del movimento da cui avevo preso in prestito il programma ma senza svelare nulla, quindi senza collegarla alla paternità dei punti programmatici che avevo pubblicato poco prima.

Sul web suscitai le reazioni più svariate e tanti commenti negativi. I pentastellati mi diedero del fascista, quelli del centro/destra mi diedero dell’estremista; quelli di sinistra mi riempirono di insulti dandomi dello xenofobo.

Questo mi fece capire che il sistema è riuscito a creare nell’opinione pubblica e nell’immaginario collettivo dei filtri impercettibili, delle barriere invalicabili che si attivano automaticamente contro chi è portatore di programmi e ideologie che quel sistema stesso potrebbero davvero mandarlo in tilt. Il sistema si è munito di etichette e preconcetti che si trasformano in proiettili scagliati inconsciamente dal popolo stesso contro chi di quel popolo potrebbe davvero fare gli interessi.

I neonati movimenti di destra radicale questo meccanismo non l’hanno capito, forse lo hanno capito i loro leader a cui fa comodo il ruolo di disturbatori e contestatori del sistema ma che non hanno reale interesse a crescere perché sanno che finchè sei piccolo il sistema ti alleva anche se sei contro di lui per lasciarti neutralizzare la protesta ma se cresci proverà a distruggerti.

Come funziona il meccanismo dei poteri forti: Ve lo spiego attraverso l’uso della figura principale in questo gioco delle parti che è quella di Mussolini. Basta una sua foto, una sua frase, un post dedicato a lui e su colui che l’ha tirato in ballo cala una rete a maglie strettissime ed il movimento o partito che sia rimane chiuso in trappola e costretto politicamente a rappresentare a vita soltanto uno zero virgola.

Quelli che non cadono nella trappola della foto del Duce, inciampano nella trappola del discorso immigrati. Il problema dell’immigrazione clandestina in Italia è sentito da tutti, ma è un filo scoperto sul quale si rimane spesso fulminati. Se lo sbandieri come primo punto del programma si attivano i filtri e cala la rete a maglie strette. Stessa cosa accade a chi fa il grave errore di prendersela con l’immigrato stesso che nella maggior parte dei casi è solo un povero disgraziato che cerca di fuggire da un destino infame. Dobbiamo ospitarli tutti da noi ? Assolutamente no. Non possiamo. Non sarebbe neanche giusto. Ma non possiamo prendercela con loro. Dobbiamo prendercela con chi li manda qui, dobbiamo prendercela con l’Europa che lascia che il problema sia solo nostro e non diviso per 27 paesi; dobbiamo prendercela con i nostri governi che rinunciando alla sovranità monetaria sono costretti a togliere agli italiani quello che spendono per gli immigrati. Ma questo i vari movimenti della destra radicale lo hanno capito ? Assolutamente no. Ed allora che fanno ?  si perdono in post inneggianti alla violenza e nel peggiore dei casi li mettono in pratica. Imbrattano le proprie pagine di foto di questi clandestini accusandoli dei mali del mondo. La rete cala, i filtri si attivano, il movimento rimane imbrigliato al solito zero virgola. Il sistema scampa il pericolo avendo imparato a manovrare le reti al momento giusto.

Cosa accadrebbe se invece riprendessimo quel famoso programma di cui ho parlato all’inizio di questo post, non gli attribuissimo alcuna paternità, preoccupandoci di portare avanti solo i principali punti che lo contraddistinguono come la riconquista della sovranità, la difesa dello Stato, la valorizzazione delle identità e delle autonomie, la difesa dei cittadini, la liberazione dalla dittatura finanziaria, la lotta alla clandestinità ma non al clandestino. Cosa accadrebbe se invece di pensare a Mussolini aprendo il solito dibattito sterile e funzionale al sistema  – tra chi vuole farcelo vedere come il dittatore razzista, xenofobo e guerrafondaio e chi invece lo vede come l’unico che aveva fatto una legge speciale contro la massoneria, che aveva mantenuto e difeso la sovranità monetaria, ed aveva creato i maggiori enti previdenziali – focalizzassimo la nostra attenzione sul creare leader moderni, sognatori pragmatici capaci di armonizzare gli apparenti antagonismi di sempre: economia ed etica, potere finanziario e amore, difesa delle identità e altruismo. Cosa accadrebbe ? Come potrebbero fermare il consenso ? Semplice. Non potrebbero fermarlo.

Ci vogliamo provare ? ci volete provare ? Abbiamo tentato con 160 pentastellati in Parlamento, li abbiamo lasciati lavorare al loro programma utopico con fiducia e speranza. Ma dobbiamo prendere atto della realtà: Dovevano aprire il parlamento come una scatoletta di tonno e sono finiti negli scaffali della Camera in barattoli sotto vuoto. Dovevano mandare tutti a casa, li hanno fatti finire invece tutti al Governo. Non è stata colpa loro. C’hanno provato. Ma noi non possiamo restare ancora a guardare.

E’ tempo di creare un fronte nazionale, che non sia fatto di ex fascisti o Mussoliniani dell’ultima ora. Ne di razzisti ne di bulletti di quartiere. E’ tempo che impariamo a fare gli uomini e soprattutto a scendere in campo.

Francesco Amodeo

Lettera di un napoletano al giornalista di Bloomberg: Il clan più spietato è il cartello finanziario.

Gentile giornalista di Bloomberg,

Mi chiamo Francesco Amodeo sono un blogger, giornalista pubblicista e autore del libro “La Matrix Europea” ma le scrivo semplicemente in veste di cittadino napoletano per rispondere al suo articolo che riguarda la mia città in riferimento alla riunione dei banchieri centrali che si svolge oggi nel capoluogo campano.

http://www.bloomberg.com/news/2014-09-30/draghi-takes-ecb-to-lond-of-gomorrah-as-naples-prays.html

Città che lei nel titolo definisce “Terra di Gomorrah” usando un termine più soft e cinematografico per lasciare intendere “Terra di camorra” (rendiamo grazie a Saviano).  Ho ragione di credere che lei sia italiano e prendo atto che nonostante la massiccia fuga di cervelli che ha investito il nostro paese, lei abbia deciso di lasciare qui da noi proprio il suo e di metterlo al servizio dello straniero con dei risultati che sono sotto gli occhi di tutti.    Non mi dilungherò sul contenuto del suo articolo intriso di luoghi comuni e frasi fatte, le riconosco un tocco di originalità nella scelta di citare il miracolo di San Gennaro invece della solita “pizza e mandolino” ed un pizzico di confusione storica nella scelta di paragonare Napoli alla Grecia dando a quel paragone una valenza negativa, ignorando che quella greca è stata la culla della civiltà occidentale e che Napoli è stato un fulcro della cultura greca in occidente in quella che fu definita Magna Grecia. Era questo l’unico paragone possibile per chi è in buona fede o semplicemente informato.                                                                                                                           Voglio invece porre la mia attenzione su quelli che sono alcuni punti non toccati dal suo articolo ma indispensabili per non dare una visione distorta o incompleta della realtà. Riporterò in virgolettato alcune frasi del suo articolo: “Located in one of Italy’s poorest and most crime-ridden areas”. Non credo che Napoli sia collocata in una delle aree più povere d’Italia ma dato che lei menziona la nostra povertà in un articolo sul meeting dei banchieri centrali, le ricordo che i due eventi hanno una netta consequenzialità che forse è meglio che io le ricordi.                                                         Le maggiori banche centrali rappresentate al meeting di Napoli hanno quasi tutte tra i maggiori azionisti il gruppo che fa capo alla dinastia dei Rothschild.                                 Cosa c’entrano i Rotschild con Napoli ? Glielo spiego subito: “Cavour e i Savoia avevano messo in ginocchio l’economia piemontese, si erano indebitati verso i Rothschild per svariati milioni e divennero in breve due burattini nelle loro mani dovendo trovare il modo per ripagarli. Fu così che i Savoia presero di mira il bottino dei Borbone. La rinascita economica piemontese avvenne mediante un operazione militare espansionistica a cui fu dato il nome in codice di Unità d’Italia, un classico esempio di colonialismo sotto mentite spoglie. In realtà l’impresa di Garibaldi riuscì solo grazie ai finanziamenti dei Rothschild, con i loro soldi, infatti, i Savoia corruppero gli alti ufficiali dell’esercito borbonico che alla vista dei Mille batterono in ritirata, consentendo così la disfatta sul campo.” I fondi della massoneria (deviata) inglese, come documentato in diverse ricostruzioni storiche servirono anche a Garibaldi per acquistare a Genova i fucili di precisione, senza i quali non avrebbe potuto affrontare l’esercito borbonico. Tutto questo trova riscontro nelle parole dello stesso Cavour che In un intervento alla Camera del primo luglio 1850, quando ancora la sua carriera di ministro non era cominciata, descrive con franchezza la pensosa situazione finanziaria del regno sardo: “Io so quant’altri che, continuando nella via che abbiamo seguito da due anni, noi andremo difilati al fallimento, e che continuando ad aumentare le gravezze, dopo pochissimi anni saremo nell’impossibilità di contrarre nuovi prestiti e di soddisfare agli antichi”.                                                                                                                            Le finanze borboniche, invece, al momento della conquista godevano di splendida salute. Ed il sud fu perciò depredato del suo oro e delle sue ricchezze diventando quella landa di povertà che lei oggi descrive con molta enfasi.                                                   “…and most crime-ridden areas”: Senza dubbio a Napoli c’è una criminalità diffusa ma cerchiamo di analizzare da dove ha origine il potere della Camorra: “Con l’approssimarsi di Garibaldi a Napoli e lo spostamento di re Francesco II ed esercito a Gaeta, Liborio Romano, Prefetto di polizia passato alla fazione filounitaria, provvide ad inquadrare i malavitosi nella guardia cittadina, facendo in modo che i camorristi diventassero i “veri padroni” della città. Romano,massone e mazziniano assegnò alla camorra il compito di “corpo speciale di potere”: i delinquenti furono nominati poliziotti, “con tanto di coccarda”, e, in quanto polizia ufficiale, venivano stipendiati dallo Stato. Napoli fu consegnata nelle mani della camorra. Dunque, al fine di mantenere l’ordine all’arrivo di Garibaldi in città Romano provvide a far scarcerare i camorristi detenuti per ottenere un maggior appoggio.” Il tutto ovviamente avvenne sempre con la supervisione dei Rothschild che oggi inviano i propri dipendenti al meeting di Napoli.                           Io ho lavorato per anni per un quotidiano locale occupandomi di cronache di camorra, quindi quello che le dico, lo dico con cognizione di causa e con la piena conoscenza della piaga del fenomeno camorristico. Le assicurò però che nessun clan che opera in questa città è forte, organizzato, spietato, e capace di creare gli stessi danni di quelli causati dai membri del cartello finanziario che si riuniscono oggi nella reggia di Capodimonte. Analizziamo insieme come sono arrivato a questa conclusione: Lei scrive: “Criminal activity is among issues that distort the behavior of economic agents and market prices, reduce the effectiveness of government action, increase the tax burden on those who do their duty, and restrict productive investment and job creation”. Se come dice lei, le attività criminali della camorra fossero responsabili del calo della produttività, del calo degli investimenti, delle distorsioni dell’economia e dell’inefficacia delle azioni di governo, questi fenomeni dovrebbero riguardare solo la mia regione e qualche altra regione del sud. Invece le conseguenze di cui lei parla hanno poco o nulla a che fare con la camorra locale e molto invece a che fare con le azioni del cartello finanziario europeo come dimostrato dal fatto che esse non solo investono tutte le (ex ricche) regioni del nord Italia ma soprattutto gran parte delle nazioni del sud Europa.       Le distorsioni dell’economia si chiamano speculazioni finanziarie. L’inefficacia delle azioni del governo si chiama perdità di sovranità. La mancanza di investimenti si chiama fiscal compact e pareggio di bilancio. L’aumento delle tasse e il dilagare della disoccupazione si chiamano politiche di austerity. Come vede la camorra è una goccia in un oceano di scelte criminali da essa indipendenti ma operate in piena autonomia dal cartello finanziario.

Facciamo qualche esempio: Cosa fa la camorra ? La camorra è dedita al racket. In pratica presta i soldi a persone che non ne hanno ma che ne hanno un bisogno impellente per salvare la propria attività o per provare a crearsene una. Se i soldi non vengono restituiti, il camorrista punisce il debitore. Nel peggiore dei casi si è arrivati anche a veri e propri omicidi.                                                                                               Cosa fanno i banchieri centrali ? Negano il credito a persone che non hanno i soldi e che ne hanno un bisogno impellente per salvare la propria attività o per provare a crearsene una se non hanno la piena garanzia di poterlo recuperare (non rischiano mai di perdere il credito come fanno gli strozzini). Quando capita che lo prestano e non lo recuperano, l’imprenditore viene punito legalmente e gli viene tolto tutto quello che ha. Nel peggiore dei casi l’imprenditore si suicida.

Cosa fa la camorra ? Spesso falsifica i soldi. Gli euro falsi vengono venduti mediamente a 2.50 euro per ogni 10 euro. I falsari non sono proprietari della moneta, non hanno alcun diritto di dare un valore a della carta straccia, ne di stamparli ne di prestarli. Vanno perseguiti legalmente per questa attività.                    

Cosa fa la Banca centrale?: Crea moneta senza valore e non convertibile, in pratica carta straccia se non fosse la popolazione a dargli un valore convenzionale. La quasi totalità di questa moneta è addirittura virtuale, quindi viene creata moneta dal nulla. La banca centrale prende 10 euro più interessi per ogni 10 euro che emette. I soldi utili per ripagare gli interessi verranno a loro volta prestati con l’aggravio di ulteriori interessi generando di fatto un debito pubblico inestinguibile. Gli azionisti delle banche centrali private non sono proprietari della moneta, non hanno alcun diritto di dare un valore a della carta straccia, ne di stamparli ne di prestarli. Vanno perseguiti legalmente per questa attività.

Nb: Se i falsari della Bce usassero le stesse tariffe dei falsari napoletani per la creazione della moneta, l’Italia risparmierebbe 80 miliardi all’anno di interessi sul debito pubblico e potrebbe risolvere tutti i problemi di spesa pubblica senza politiche di austerity.

La camorra è responsabile mediamente di 60 omicidi all’anno. Si tratta quasi sempre di persone dedite al crimine.

Gli imprenditori che si sono tolti la vita a causa della crisi economica indotta dal cartello finanziario solo nel 2012 sono più del doppio. Si tratta quasi sempre di imprenditori che vantavano crediti nei confronti dello Stato.

Questo cosa vuol dire che la camorra va giustificata ed il cartello finanziario no ?             Non potrebbe mai essere questo il mio pensiero. La camorra è una piaga per la mia regione, va estirpata, combattuta e sbattuta fuori da Napoli.                                            Il cartello finanziario è una piaga per la mia regione, per il mio paese e per l’Europa intera. Va estirpato, combattuto ed i suoi membri sbattuti fuori da Napoli.                         Concludo augurandole una buona permanenza nella mia città. Spero assaggi la pizza lasciandosi cullare dal suono del mandolino così che potrà inserirli entrambi nel suo prossimo articolo sulla città.                                                                                                    

Porti i miei ossequi alla Regina. Mi saluti la patria dei Rothschild.

Cordialità,

Francesco Amodeo

Governo popolare e democrazia diretta: così le elites al potere si prendono gioco di noi.

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Mi arrivano proposte di ogni genere e con i nomi più fantasiosi “governo popolare”, “parlamento del popolo” “governo dei cittadini mediante democrazia diretta”.

Lo dico ancora una volta in un post pubblico che potrà in qualsiasi momento essere usato contro di me. Il popolo deve fare il popolo. I governati devono fare i governanti.

Non credo che un popolo possa mai essere in grado di guidare una nazione, organizzare uno Stato, prendere decisioni strategiche di geopolitica. Se oggi siamo in questo stato la maggior parte della colpa ce l’hanno proprio quei popoli a cui voi vorreste dare il comando di tutto. Sono loro che per decenni si sono affidati sempre agli stessi rappresentanti, sono loro che hanno elevato i media a messia della verità. Sono loro che sono stati incapaci di opporsi, di reagire. Da decenni si fanno usare come spauracchi dai sindacati e come burattini dai politici. Il popolo è quello che per 80 euro abbassa le braghe. E’ quello che recita il mantra de “l’ha detto la televisione”. E’ quello che vota da sempre gli stessi politici perché sa che adoperarsi per il cambiamento vuol dire assumersi la responsabilità dello stesso. Questo è il popolo al quale voi ipocritamente volete consegnare le redini del governo, dello Stato, della moneta.           Io non ci sto.

Sono tre le cose fondamentali che vanno garantite al popolo e per le quali io mi batterò ogni giorno.

  • Avere la possibilità di scegliere i propri governanti tra quelli che interpretano la politica come missione, come obiezione di coscienza, come la più alta forma di carità al servizio del popolo. Uomini visionari, sognatori pragmatici, con competenze specifiche. Individui con la naturale inclinazione alla responsabilità. La parola Individuo deriva da indivisibile, indica un uomo capace di indipendenza psicologica, di integrità, un uomo che ha fatto grandi sforzi per superare in sé le dualità, le contrapposizioni ed ogni forma di divisione di credo, di razza, di religione. Il popolo, invece, è di per se già diviso, frammentato per classi sociali e ideologie. Chi è diviso non può guidare altrimenti disperde.
  • Avere la possibilità di monitorare il lavoro dei suoi governanti e di conseguenza gli strumenti a disposizione per mandarli via qualora non rispettassero gli impegni presi o adottassero politiche che vanno contro gli interessi del popolo.
  • Avere una repubblica democratica fondata sulla felicità e sul benessere e non sul lavoro. Il lavoro è un mezzo per raggiungere felicità e dignità non può essere il fine ultimo ne di un uomo ne di uno Stato o diventa qualcosa di alienante.

Se il fine è la felicità è tacito che il lavoro dovrà essere un diritto imprescindibile.

La democrazia diretta, invece,  deve servire unicamente come supporto per selezionare i propri rappresentati, per dare indirizzi politici su tematiche che di volta in volta risulteranno essere maggiormente sentite dalla popolazione. Serve per mandare via i rappresentanti che non hanno svolto il proprio lavoro. STOP. Nulla di più o diventa anarchia.

Se io prendo un mezzo pubblico devo pretendere che esso sia puntuale, pulito, che l’autista sia scrupoloso e che magari ci sia un sistema che mi permetta di esprimere il mio giudizio o il mio disappunto sulla qualità del servizio. Non posso pretendere, invece, che sia data anche a me la possibilità di guidare il bus, solo perché sarebbe più democratico se guidassimo tutti ognuno verso casa propria.

Da che parte andrebbe il bus ? Se anche riuscissimo a metterci d’accordo sul tragitto, non abbiamo le competenze per guidare quel mezzo, non siamo stati selezionati per farlo, non sarebbe sicuro ne per noi ne per gli altri passeggeri se lo facessimo.

Chi vi promette il governo del popolo, chi vi promette la democrazia diretta a 360 gradi,  vuole farvi guidare il bus anche se nella vita avete acquisito competenze per fare tutt’altro. Perché sa che in questo modo finirete fuori strada e non potrete che incolpare voi stessi.  Io non ci sto. Fatemi scendere.

Io pretendo un conducente di professione e magari dei test di idoneità sempre più scrupolosi prima che gli sia data l’abilitazione a guidare quel pulman. Pretendo di sapere a chi rivolgermi per mandarlo via se lo becco a guidare parlando al cellulare o cambiare improvvisamente senso di marcia. Non posso pretendere altro. Non posso pretendere di mettermi alla guida. Allora perché voglio guidare il governo senza avere le competenze per farlo.

Sono pronto a sentirmi dire che sono più elitario delle elites che denuncio e combatto. Con una sola differenza: l’elite che io sogno è formata di leader capaci di armonizzare gli apparenti antagonismi di sempre: economia ed etica, azione e contemplazione, potere finanziario e amore e metterli tutti al servizio del popolo e non il contrario come fanno le elites che hanno preso il potere.

Un popolo non potrà mai sconfiggere una elite perché non ne conosce i meccanismi. Non può contrastarla perché ne ignora la natura. Verrebbe sempre anticipato nelle decisioni e nelle azioni da chi ha una struttura più snella, più reattiva.

Solo una elite proiettata al bene dell’umanità può contrastare una elite consacrata al suo male. Solo una oligarchia di uomini integri al servizio dei popoli può contrastare una oligarchia di uomini malvagi che quei popoli li disprezzano.

Esistono gli eserciti ed esistono i generali. Quando tra i due c’è sinergia, fiducia, e lealtà. Le battaglie si vincono. Provate, invece, a lasciare ai singoli soldati la facoltà di scegliere le strategie di guerra. Diventeranno prevedibili, lenti, scordinati, litigiosi ed in balia del nemico.

Sapete perché nella foresta la preda cade sempre vittima del predatore ? Perché il predatore ha imparato a conosce la sua routine, le sue abitudini. Sa quando e dove colpire. Il popolo è così. E’ prevedibile.

Nasceranno sempre più movimenti di persone che si ergono a paladini della giustizia e che sbandierano il popolo come guida suprema. Jihadisti del nulla, condottieri dell’utopia armati di moralismo e ipocrisia. Funzionali ed indispensabili proprio al sistema che fingono di combattere.                                                                               Non pretendo di essere capito e non sono certamente io, nella maniera più assoluta, uno di quelli da seguire, ma smettetela di parlarmi di governi popolari, democrazia diretta (se non siete riusciti a conservare manco quella indiretta), rivoluzioni varie ed eventuali.

Leader fatevi avanti. Popolo fai il popolo.

Francesco Amodeo

 

 

La chiave per tornare sovrani passa attraverso le regioni.

 

campania sovrana logo   Cosa rappresenta questo logo:

La battaglia contro la dittatura finanziaria imposta dall’Unione Europea deve partire dal basso, dai territori più prossimi ai cittadini che sono quelli che maggiormente subiscono i devastanti effetti della crisi economica indotta per costringere a cedere sovranità.

La chiave del riscatto è la sovranità e l’autonomia delle regioni. Solo tante regioni sovrane posso aspirare a creare uno stato sovrano.

Questo progetto parte dalla Campania e per la Campania ma può e deve essere replicato in altre regioni. Nessuno vuole dividere l’Italia ne creare conflitti interni. Al contrario vogliamo che ognuno si organizzi nel proprio territorio, e lavori per renderlo il più possibile autonomo e sovrano per poi potersi unire con le altre regioni per il riscatto dell’intero paese.

Dobbiamo essere dei sognatori pragmatici, capire la realtà se vogliamo trasformarla in sogno. E la realtà è che in questa fase, ne un’intera nazione ne tantomeno singole regioni potranno sconfiggere i potentati finanziari e le elites che stanno soggiogando l’Europa e che hanno il pieno potere su tutto. Chi vi dice il contrario vi parla di utopie e non ha il senso della realtà. La strategia iniziale non può, quindi, mirare a sconfiggere qualcosa di così radicato ma può aspirare a renderci da essi autonomi e indipendenti. Per questo più piccoli siamo e più facile diventa l’organizzazione e la realizzazione del progetto. Per questo bisogna necessariamente partire dalle regioni per entrare nelle istituzioni e renderle sovrane.

Il nostro logo rappresenta proprio questo. La chiave di svolta sta nelle regioni sovrane e autonome.

Noi partiamo dalla Campania per riprenderci le chiavi di CA.S.A .                                 Lo dice la parola stessa CA.S.A.= CampaniA Sovrana e Autonoma.

Uniamoci.

https://www.facebook.com/campaniasovrana

 

Francesco Amodeo

La verità sulla nomina della Mogherini e su come abbiamo barattato il paese.

Tarocco-Made-in-Italy-in-China

Vi siete chiesti come mai la Germania ha accettato di “perdere” il braccio di ferro sulla nomina della Mogherini lasciando all’Italia un incarico di tale prestigio ?

Ve lo spiego subito. Cominciamo col dire che nell’Unione Europea e nei paesi che ne fanno parte non esistono ruoli istituzionali di prestigio ma esistono solo ruoli di facciata. I burattinai che muovono i fili dietro le quinte sono sempre gli stessi, solo i burattini cambiano ma essendo telecomandati sono assolutamente ininfluenti. Uno vale l’altro.

I nostri media hanno esultato per la nomina di una italiana alla guida della politica estera di una Unione Europea che una politica estera comune non ce l’ha. E’ la celebrazione del nulla.Tra l’altro anche Draghi se per questo è italiano eppure chi lo manovra l’ha invitato a massacrarci.

Ma c’è un’altra ragione ancora più subdola, ed estremamente più grave che ha spinto la Germania a fingere di cedere sulla questione delle nomine per dare a Renzi i 15 minuti di gloria che Andy Warhol aveva previsto per ogni uomo.

C’è una questione in sospeso tra Italia e Germania di gran lunga più importante di una semplice nomina di facciata e vitale per la sopravvivenza economica del nostro paese.     E’ la questione dell’approvazione del pacchetto legislativo per la tutela della sicurezza dei prodotti, all’interno del quale sono contenute le norme a tutela del cosiddetto “Made in” nel nostro caso Made in italy.                                                                 Un passo fondamentale per la competitività delle nostre imprese, per la tutela dei consumatori e della salute e per la lotta alla contraffazione che ha una fortissima opposizione dei paesi nordici ed in particolare della Germania che da anni prova a fare di tutto per cancellarla dato che è una barriera alla delocalizzazione selvaggia e poi parliamoci chiaro, i tedeschi lo sanno bene che possono avere anche un cambio favorevole per le esportazioni ed un sistema industriale più avanzato ma quando dietro ad un prodotto manifatturiero c’è la scritta “Made in Italy” non c’è concorrenza che tenga.

Già quattro anni fa nel 2010 il Parlamento europeo aveva approvato un regolamento al riguardo, che poi fu ritirato dalla Commissione Europea e chiuso in un cassetto, senza dare troppe spiegazioni, violando la scelta dell’unica istituzione europea espressione della volontà dei cittadini.

Il regolamento intendeva introdurre l’obbligo di specificare su un prodotto proveniente da fuori l’Ue il luogo di produzione, in modo da fornire al consumatore una chiara indicazione.
Indicazione, ovviamente, premiante per quei produttori europei non avvezzi a delocalizzare, con un “made in” riconosciuto ed apprezzato nel mondo.

http://www.europarlamento24.eu/made-in-la-commissione-europea-ritira-il-regolamento/0,1254,106_ART_2190,00.html

Il 16 Aprile 2014 però è arrivata la batosta per la Germania e per i paesi nordici su questo fronte:                                         ll Parlamento europeo ha approvato, ancora una volta, con 485 voti a favore, 130 contrari e 27 astensioni, le norme per rendere obbligatorie le etichette “Made in” sui prodotti non alimentari venduti sul mercato comunitario.
Fonte: http://www.europarlamento24.eu/etichettatura-si-riprova-con-il-made-in-obbligatorio/0,1254,106_ART_6676,00.html

La questione ovviamente non finisce qui ed ora passa al Consiglio europeo durante la presidenza italiana. Sulla carta questo dovrebbe significare, a rigor di logica, la sconfitta definitiva della Germania e l’approvazione finale del regolamento che salverebbe il nostro paese, le nostre industrie, i nostri artigiani, il nostro commercio e la nostra stessa identità nel mondo.

Ma il diavolo si nasconde nei dettagli e c’è un detto che dice che quando accarezza è perché vuole l’anima.

La Germania ha deciso di organizzarsi seriamente senza lasciare nulla al caso:

Appoggia alla presidenza del Consiglio europeo, il Premier polacco Donald Tusk. La Polonia era l’unico paese che era rimasto neutrale nella passata votazione del regolamento e quindi potrebbe fare la differenza.

http://www.europarlamento24.eu/made-in-la-partita-e-ancora-italia-germania/0,1254,106_ART_6679,00.html

L’Italia dovrebbe opporsi ma Renzi si è già crogiolato nelle carezze del diavolo che ai suoi ringraziamenti per il sostegno alla nomina della Mogherini ha risposto: «Di nulla, te lavevo promesso».

Ora siamo in debito con la Germania. Il regolamento passa ad un Consiglio europeo presieduto da un uomo sostenuto dalla Merkel e premier dell’unico paese rimasto in passato neutrale sulla vicenda. A tutto questo si aggiunge che i partiti di “opposizione” nel nostro paese pensano, invece, che la lotta alla contraffazione e alla tutela del nostro prodotto passi dall’arresto dei vucumprà che vendono collanine sulle spiagge mentre i cittadini italiani di questo regolamento non sanno assolutamente nulla.

Staremo a vedere. Se perdiamo la partita del “Made in” non rimarrà più nulla dell’identità e dell’orgoglio del nostro paese.

Motivo di vanto resterà solo quella famosa frase che anni fa, durante un concerto, la cantante Madonna sfoggiò sulla sua maglietta: “Italians do it better” che divenne la rivalsa del maschio nostrano nel mondo, fin quando qualcuno non deciderà di cambiare anche quella in nome della globalizzazione con un più generico “somebody in the world do it better”.

A quel punto da napoletano suggerirei di fare appello ad un famoso film di Massimo Troisi: “Non ci resta che piangere”.

Francesco Amodeo