Non posso andare avanti.

In evidenza

silenzio

 

Oggi ho preso una decisione sofferta ma importante per salvaguardare la mia incolumità alla luce delle sempre più evidenti ritorsioni e minacce celate che da tempo ricevo e che purtroppo si dimostrano essere sempre più attendibili.
Non voglio fare l’eroe ne immolarmi per la patria. Lo farei se ne valesse davvero la pena ma non per un popolo che non vuole essere liberato perché trova più comodo vivere in catene che decidere la propria direzione ed il proprio cammino.
Continuerò ad informare chi vuole essere informato. Il mio ultimo libro rimane la mia testimonianza. Anche questo mi espone a rischi, ma molto relativi; una nicchia di persone consapevoli non costringe i potenti ad intervenire perché non gli crea problemi. Loro hanno paura di chi ha un impatto sulle masse, chi crea comitati italiani, chi crea denunce collettive, chi organizza manifestazioni, blocchi, chi coinvolge le piazze, chi costringe i media a rompere il silenzio. Questo io non posso più farlo. Non me lo farebbero più fare. Lascio quindi ogni incarico nei comitati di cui faccio parte. Declino ogni proposta di organizzare manifestazioni pubbliche. Declino ogni invito a partecipare ad interviste o eventi mediatici.
Continuerò a fare presentazioni del mio libro e a parlare a chi sa e vuole ascoltare. Mi dedico alla mia regione di appartenenza e proverò ad avere un impatto sulle istituzioni locali.
Di più non posso fare perché ho capito che da solo, senza una struttura alle spalle, non me lo lascerebbero più fare. Non ritengo sia un gesto di codardia ma di estremo realismo. Codardo è chi scende a compromessi con i poteri che dice di combattere e non chi fa un passo indietro perché viene messo davanti all’evidenza che quei poteri sono troppo più forti di lui. In alternativa dovrei mettermi a fare l’eroe senza macchia e senza paura ma non è una veste che mi si addice. Questa forse è la mia unica colpa.
Torno al mio vecchio lavoro, alle mie passioni, ai miei libri e alle mie conferenze. Un giorno forse, un popolo di persone consapevoli scenderà in campo ed allora varrà la pena unirsi a loro.
Mi dispiace aver deluso qualcuno e per quel qualcuno lascio aperta questa pagina ed il mio blog.
Per tutto il resto non sono più disponibile.
Chi non ha l’intelligenza di capire quando è il momento di fermarsi, finisce col pagarne le conseguenze e non essere più utile alla causa.
Un saluto a tutti e grazie.
Buona Liberazione.

Francesco Amodeo

Ecco un po dei video che testimoniano la battaglia fatta per Me, fatta per Noi , fatta per Voi:

I miei attacchi ai media:

La sfida a “Le Iene” per costringerle a denunciare:

La denuncia del Bilderberg in Tv a La 7:

Smascherando la censura della Rai ai microfoni di Agorà:

Denunciando il golpe finanziario ai microfoni di Sky:

La denuncia al Tg della Rai

La denuncia a Canale Italia

La denuncia in piazza a Napoli

La mia denuncia per Riscossa Italiana

Amodeo/Renzi sul treno

La mia inchiesta

Il mio primo libro “Azzannate le Iene”

Amodeo dal Bilderberg di Copenaghen

La denuncia alla Procura di Roma:

Viktor Orban: la sua lotta per la sovranità dell’Ungheria e la strategia di disinformazione dei media italiani.

orban

(Capitolo tratto dal libro Azzannate le iene di Francesco Amodeo. http://www.francescoamodeo.net)

“Sono andati via con i carri armati. Sono tornati con le banche.” (Viktor Orbán)
Viktor Orban

È una lanterna nel buio Viktor Orbán, il Primo Ministro che ha sfidato e cacciato via i poteri forti, denunciando il nuovo ordine mondiale e lottando per la sovranità del proprio paese: l’Ungheria. È una lanterna nel buio, col suo discorso in cui ha dichiarato di “aver respinto gli attacchi ed aver dato qualche botta ai piagnoni del Parlamento Europeo”; è una lanterna nel buio, per la sua lotta contro le multinazionali e le banche straniere, colpevoli di essere “lo strumento mediante il quale gli ungheresi si impoveriscono, a favore dei poteri forti europei al cui vertice ci sono la finanza USA” (a cui Orbán dà la colpa di “tentare in ogni modo di impedire ad altri paesi di mettersi al passo economicamente”), e la grande industria tedesca, che “sta imponendo la propria egemonia sull’Europa.” Nei suoi ultimi discorsi il premier ungherese ha infatti parlato del predominio dei grandi stati membri all’interno dell’Unione Europea (in sostanza la Germania e la Francia), e della sua convinzione che alcuni poteri, in realtà, stiano sfruttando i paesi piccoli, drenando via da essi risorse finanziarie ed umane. “L’obiettivo per l’Ungheria”, dice Orbán, “è quello di prevenire e contrastare tale sfruttamento e la fuga di cervelli”.                                     Questa è l’essenza della strategia nazionale ungherese. Orbán ha un grande carisma, una personalità che ha conquistato gli ungheresi e non solo, visto che in molte parti d’Europa viene visto come modello per una rivoluzione politica e pacifica che ridia sovranità ai popoli; il suo governo, in carica dal 2010, si è contraddistinto per un braccio di ferro contro la Commissione Europea, e soprattutto contro la BCE ed il FMI; Orbán infatti ha, in passato, rigettato i termini proposti dal Fondo Monetario Internazionale, rifiutandosi di tagliare le pensioni a copertura di un prestito al suo paese, ed ha quindi invitato quelli
del FMI ad andare via. Dopo la riforma della Costituzione del suo paese, infatti, Orbán ha risposto agli attacchi dell’Unione Europea in maniera secca e decisa: “Siamo uno statodi diritto, il governo sta rispettando le norme europee, il potere costituente spetta solo al Parlamento ungherese. Siamo sovrani, decidiamo noi.”
Tutto questo, nei mesi a seguire, gli è costato anche una feroce campagna mediatica nella quale è stato dipinto come un nuovo dittatore, o come colui che sta restringendo le libertà civili nel paese magiaro. Tuttavia la campagna sembra non aver attecchito, anzi, ha fatto crescere la popolarità di Orbán in tutta Europa, e nei sondaggi elettorali, in vista delle elezioni del 2014, i dati gli danno ragione: il suo partito potrebbe avere la maggioranza assoluta dei voti. Orbán è in questo momento un treno inarrestabile, nonché forse l’unico capo di governo europeo ad andare controcorrente rispetto alle scellerate linee politiche tracciate da Bruxelles, e questo certamente gli ha creato nemici
tra le lobby e le élite internazionali. Non solo i dati dei sondaggi, ma anche i dati economici danno ragione al “modello ungherese” di Orbán, che prevede interventi per la conversione in valuta locale dei prestiti contratti in valuta estera, e, soprattutto, finanziamenti a tasso zero per gli istituti di credito che si impegnino a finanziare a loro volta le piccole e medie imprese ad un interesse non superiore al 2%. Sono questi, infatti, i punti salienti del piano annunciati dalla Banca Centrale ungherese con l’obiettivo di favorire la crescita del paese.
La sua carta vincente, che è poi quella che l’ha reso nemico da combattere per l’Unione Europea, è, infatti, proprio quella di porre sotto controllo governativo la Banca Centrale (vale la pena ricordare che l’Ungheria non fa parte dell’Euro), quindi sottraendola alle banche private manipolate dalle élite in questione. Mossa ovviamente aspramente criticata dalla BCE e dalla commissione guidata da Barroso.
Il governo ungherese ha assunto la sovranità della sua moneta, che adesso emette senza debito. Come trapela dal quotidiano ungherese Magyar Nemzet, nella recente riunione di Londra del Bilderberg il caso ungherese sarebbe stato tra i punti più trattati. In particolare, le lobbies finanziare e massoniche sarebbero preoccupate circa un eventuale effetto contagio dell’Ungheria, vista la grande presa sull’opinione pubblica che ha Viktor Orbán; infatti, sempre secondo il quotidiano magiaro, sarebbe stato elaborato un piano per finanziare il principale partito di opposizione e scatenare una campagna mediatica robusta
anti-Orbán subito dopo la certa vittoria elettorale della prossima primavera. Ora sentite bene quello che è accaduto, e ragionate sulla tempistica e sulla incredibile coincidenza.   A pochi mesi da quella riunione del Bilderberg, in cui si è discusso di come fermare l’ascesa di Orbán, quest’uomo è stato vittima di un “incidente” d’auto, come fu vittima di un “incidente” con il suo bimotore Nigel Farage, dopo aver preso anche lui a schiaffi con un suo discorso i poteri forti che si nascondono dietro l’Unione Europea. È successo durante una visita del premier ungherese in Romania; improvvisamente, un’auto è piombata sul
corteo di Orbán, centrando in pieno il mezzo blindato che precedeva l’auto nella quale si trovava il premier. Per fortuna non ci sono state conseguenze, anche se, guardando la vettura che è stata colpita, si può ben capire la forte entità dell’impatto, che solo per una fatalità non ha travolto l’auto del primo ministro ungherese, particolare questo che risulta molto inquietante. Sarà solo una coincidenza l’incidente avuto a poche ore dal suo messaggio contro il Fondo Monetario Internazionale, ed a pochi mesi dalla riunione Bilderberg, dove si è discusso del pericolo dei nazionalismi, ed in particolare del caso Orbán? In questo contesto, le voci circa un presunto attentato perpetuato ad Orbán si moltiplicano: su alcuni blog ungheresi, si punta il dito contro un presunto cambiamento di strategia delle lobby – inaridite ulteriormente dopo le parole anti FMI di Orbán, e soprattutto per il fatto che il governo abbia assunto la sovranità della propria moneta – le quali mirerebbero adesso ad un’eliminazione fisica del primo ministro, e non più ad una campagna mediatica volta contro di lui. Se siano vere o false queste voci, non spetta a me dirlo, ma è ovvio che Orbán ha dichiarato “guerra” ad un sistema anti-etico governato da banchierie lobbysti senza scrupoli, un sistema che ha ramificazioni ovunque, e che non
si darà pace finché non avrà messo fuori dai giochi il suo nemico. È già cominciata
una campagna di odio, di disinformazione e diffamazione del premier ungherese, ed i nostri media servili e burattini dei poteri forti si sono subito prostrati al nuovo diktat, come dimostrato da “Repubblica”, che, essendo tra i media che prendono parte al Bilderberg, ha subito cominciato la sua opera diffamatoria anche in Italia.                                                  In un articolo di “Repubblica” dal titolo L’Ungheria di Orbán sfida l’UE e il FMI. A rischio indipendenza Banca Centrale, il premier viene definito “autocrate”, e le sue azioni vengono bollate come “nuova, gravissima sfida ai principi del mondo libero e alle sue istituzioni economiche e finanziarie, dalla Banca Centrale Europea al Fondo Monetario Internazionale.” Queste, secondo il giornalista, sono le istituzioni del mondo libero. Ma non è tutto, perché continuando a leggere c’è davvero da rabbrividire. Si parla, infatti, di Gyorgy Matolcsy, il ministro dell’Economia nominato dal premier come il nuovo governatore della Banca Centrale ungherese. Il giornalista lo definisce “discusso ministro dell’Economia”, ed anche “pericoloso incompetente e un fautore di politiche economiche piegate al volere del regime”. Sì, avete capito bene: il giornalista ha chiamato “regime” quello di un primo ministro democraticamente eletto per ben due volte, che dopo anni sempre all’opposizione, ha ora i due terzi della maggioranza di governo. Il giornalista in questione continua schierandosi apertamente con il governatore uscente della Banca ungherese Andras Simor – il quale, al termine dei sei anni di mandato per statuto, non poteva ripresentarsi – affermando che “con Simor esce di scena un banchiere centrale apprezzato e stimato in tutto il mondo, da Draghi, da Bernanke, dalla Merkel e da Obama, e soprattutto l’ultimo difensore del principio-chiave della separazione dei poteri, costitutivo di ogni democrazia, e dell’autonomia della Banca Centrale.” Avete letto bene anche questa volta? Il giornalista di “Repubblica” ha definito l’ex governatore come uno “amato in tutto il mondo”, e poi ha anche elencato chi sarebbe “tutto il mondo” secondo lui, ossia la Merkel (eletta dai tedeschi ed odiata dalla maggior parte dei paesi europei), Draghi (non eletto da nessuno), Bernanke (non eletto da nessuno) e Obama, eletto dai poteri forti americani. Abbiamo quindi scoperto che “tutto il mondo” che conta per il giornalista di “Repubblica” altro non sono che i poteri forti americani. Ma ora arriva la ciliegina sulla torta: il giornalista si dà la zappa sui piedi, sfoderando il massimo del servilismo nel definire “pazzesco” l’ultimo discorso di Matolcsy, che avrebbe sostenuto che “i big di economia e finanza europei e internazionali complottano e tramano contro la nostra patria”.
Per questa frase il servile giornalista paragona il discorso di Matolcsy a quello del “demoniaco ministro della propaganda di Adolf Hitler” contro la “grande finanza ebraica internazionale”, e a quello di Mussolini sulla “demoplutocrazia massongiudaica”. Ma nel suo articolo non si è fatto mancare proprio nulla, dimostrandosi abile servo dei poteri forti che manipolano la stampa italiana, ed ha concluso dicendo che “Mario Draghi, nella sua conferenza-stampa, si è detto molto preoccupato per gli sviluppi politici a Budapest.” Chissà come mai un governo che vuole avere il controllo della propria Banca Centrale debba preoccupare così tanto Mario Draghi. Questo, però, l’intrepido giornalista che scrive da Berlino non se l’è chiesto, ed il suo articolo è l’emblema della nostra stampa al servizio dei poteri forti, della disinformazione e della manipolazione delle masse per gli interessi delle élite mondialiste. Non sono stato di certo l’unico ad aver notato questa assurda ed ingiustificata campagna di fango contro Orbán da parte del famoso quotidiano italiano: addirittura l’ambasciatore di Ungheria in Roma, in data 24 maggio 2013, ha fatto pervenire una lettera al direttore del quotidiano Ezio Mauro, accusando il corrispondente da
Berlino del suo giornale di attribuire, in maniera faziosa, affermazioni al Primo Ministro Ungherese, che questi, in realtà, non ha mai pronunciato, come per esempio l’aver paragonato la cancelliera Merkel ad Hitler, come il giornalista di “Repubblica” ha addirittura scritto e virgolettato nel titolo del suo articolo. “Non vorrei commentare le altre accuse ridicole del vostro corrispondente (legge bavaglio, partito-stato, nazional-populista, regime)”, scrive indignato l’ambasciatore, “perché è stato tutto già smentito diverse volte da fori ed autorità europee, che ormai sono diventate scenografie permanenti nei suoi articoli. Esprimo però rammarico e delusione per il fatto che le mie lettere correttive non vengano mai pubblicate sul vostro giornale, ricordando che la fedele rappresentazione dei fatti è un requisito assoluto, inerente all’etica giornalistica universale”, conclude il rappresentante diplomatico ungherese. L’ambasciatore, infatti, aveva già varie volte in passato scritto lettere al direttore di “Repubblica”, lamentando l’inaccettabile attacco mediatico da parte del giornalista in questione nei confronti del primo ministro Orbán, rilevando le false accuse mosse attraverso il suo giornale al governo ungherese, smentendo nella missiva in maniera documentata quanto dichiarato in due precedenti articoli pubblicati a novembre 2011, dal titolo Ungheria, l’autarchico Orbán chiede aiuto al FMI e Ora gli ultranazionalisti ungheresi si sentono accerchiati.
Resta da chiedersi chi abbia incaricato “Repubblica”, ed in particolare questo giornalista, di intraprendere una campagna di fango contro il governo ungherese, utilizzando, a quanto pare, la menzogna e la diffamazione. Credo però che tutti voi possiate avere, a questo punto, una precisa idea al riguardo. In Ungheria, comunque, i cittadini hanno ritenuto opportuno manifestare per strada la loro solidarietà al ministro ungherese con cartelli con su scritto “Abbiamo votato per Orbán e non per Goldman Sachs”, un cartello che in una
sola frase racchiude tutto quello che i nostri media non riporteranno mai, e che il giornalista di “Repubblica” dovrà solo continuare a fingere di non aver visto.

Francesco Amodeo

La verità su Nigel Farage che i media italiani sono stati incaricati di tenervi nascosta.

farage

Un anno e mezzo fa, in tempi non sospetti, decisi di dedicare un capitolo del mio libro a Nigel Farage totalmente sconosciuto in Italia e censurato ed ignorato dai media italiani per le sue posizioni contro la dittatura europea.                                                                        Oggi i media si sono ricordati di lui e dopo l’alleanza con Grillo in Europa gli dedicano intere pagine di giornali e servizi giornalistici. I poteri forti hanno commissariato ai media servili la distruzione della sua immagine per evitare che possa diffondere la verità su quanto sta accadendo in Europa.

Ghandi diceva che quando lotti contro il sistema: Prima ti ignorano…poi ti derido…poi ti combattono…poi Vinci. Farage è appena passato alla penultima fase.

Nigel Farage

“Anni fa la signora Thatcher ha capito che cosa si nascondesse dietro al progetto europeo. Ha capito che l’intento era quello di togliere la democrazia agli stati nazionali, per mettere quel potere in mano a persone che non possono essere chiamate a rispondere di ciò che fanno.                                                                                  (Nigel Farage, Parlamento europeo, 17 aprile 2013)

È una lanterna nel buio Nigel Farage, politico britannico, euroscettico e conservatore,
leader dell’UKIP, il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, che ha come primo obiettivo il ritiro dall’Unione Europea. Farage è anche deputato europeo e co-presidente del gruppo “Europa della libertà e della democrazia.”
Famosi sul web i discorsi che hanno reso celebre ed amatissimo l’europarlamentare britannico Nigel Farage, scagliatosi contro lo stato maggiore delle istituzioni europee, schierato in aula a pochi metri da lui: da Herman Van Rompuy a Josè Barroso, fino a Olli Rehn. Discorsi, è inutile dire, passati completamente sotto silenzio della stampa e dei TG italiani, che hanno messo la sordina persino al trionfo del suo partito alle elezioni britanniche. Quasi nessuno, infatti, ha dato la notizia in prima pagina, ma solo all’interno, con titoli nei quali è apparsa subito la parola magica: “populista”, l’aggettivo che da un paio di decenni serve a marchiare chiunque osi sfidare le élite europee. È un riflesso condizionato che ha un certa efficacia, in quanto riduce il pericolo di un contagio e di un effetto emulativo negli altri paesi. Il 13 giugno 2012, in un suo intervento al Parlamento Europeo, Nigel Farage ha concluso il proprio
discorso affermando che: “L’Euro Titanic ha ormai colpito l’iceberg, e non ci sono abbastanza scialuppe di salvataggio.” Farage si è anche schierato attivamente nel denunciare le modalità attuative del Trattato di Lisbona, che non hanno visto coinvolti direttamente i popoli europei. Ma il suo discorso, che ha letteralmente infuocato il web, è stato quello pronunciato al Parlamento Europeo il 16 novembre 2011:

“Eccoci qui, sull’orlo del disastro economico e sociale, e in questa stanza oggi abbiamo quattro uomini che dovrebbero essere responsabili. Eppure abbiamo ascoltato i discorsi più insipidi e tecnocratici di sempre: state tutti negando. L’euro è un fallimento sotto tutti i punti di vista. Di chi è la colpa? Chi è che ha in mano il vostro destino? Ovviamente la risposta è: nessuno di voi. Perché nessuno di voi è stato eletto. Nessuno di voi ha avuto la legittimazione democratica necessaria per arrivare ai ruoli che state attualmente ricoprendo. E in questo vuoto è arrivata Angela Merkel. Viviamo in un’Europa dominata dalla Germania, qualcosa che il progetto di Europa unita avrebbe dovuto effettivamente
impedire. Qualcosa che chi venne prima di noi ha impedito, pagando con il suo sangue. Io non voglio vivere in un’Europa dominata dalla Germania, e neanche i cittadini europei lo vogliono.”Esaurita la premessa, il parlamentare ha poi portato all’attenzione dell’aula esempi precisi di euro-ingerenza: “Siete voi che lo avete permesso. Perché quando Papandreu decise di chiedere un referendum, lei, signor Rehn, parlò di “violazione della fiducia”, e i suoi amici si sono riuniti qui come un branco di iene, hanno circondato Papandreu, lo hanno cacciato via e rimpiazzato con un governo fantoccio. Che spettacolo disgustoso.”

Il suo discorso continua, ed è veramente assurdo che ci sia voluto un europarlamentare britannico per difendere la sovranità popolare italiana, come ha fatto Farage scagliandosi contro il governo “tecnico” di fatto imposto dall’UE e dalla BCE:

“E non ancora soddisfatti”, ha poi dichiarato il leader dell’UKIP, “avete deciso che Berlusconi se ne doveva andare. Quindi fu cacciato e rimpiazzato con il signor Monti, ex commissario europeo, anch’esso architetto di questo euro-disastro.
Un uomo che non era neanche membro del Parlamento. Sta diventando come un romanzo di Agatha Christie, dove cerchiamo di indovinare chi sarà il prossimo ad essere fatto fuori. La differenza è che sappiamo benissimo chi sono gli assassini: dovreste essere ritenuti responsabili per ciò che avete fatto. Dovreste essere tutti licenziati. E devo dire, signor Van Rompuy, che diciotto mesi fa, quando la incontrai per la prima volta, mi sbagliai sul suo conto. Dissi che avrebbe ucciso silenziosamente la democrazia degli stati-nazione, ma non è più così: lo sta facendo molto rumorosamente. Lei, un uomo non eletto, è andato in Italia a dire: «non è il momento di votare, è il momento di agire». Cosa, in nome di Dio, le dà il diritto di dire al popolo italiano cosa fare?”

Farage sembra avere particolarmente a cuore la situazione dell’Italia, paese in cui ha lavorato prima di entrare in politica: ed, infatti, si lascia spesso intervistare da bloggers o da giornalisti indipendenti, essendo un vero idolo del web, totalmente ignorato e censurato dai media tradizionali.
Egli, come abbiamo visto, ha avuto spesso parole forti contro il Governo Monti, e contro tutti quelli che ne hanno permesso la realizzazione, come quando ha dichiarato che: “Berlusconi è stato sostituito (anzi, destituito) da Monti, che non faceva nemmeno parte del Parlamento. Questo signore ha formato un governo senza nemmeno un politico eletto. Penso che sia una delle cose più incredibili che possa accadere per un grande paese occidentale come l’Italia. È assurdo! Non riesco a capire perché i politici italiani non stiano ancora lì a gridare. I vostri politici dovrebbero denunciare che il governo democratico è stato esautorato. È così che iniziano le dittature, non ve lo dimenticate. Nel Regno Unito non sarebbe mai potuta accadere una cosa del genere.”
Rispondendo alle domande di un giornalista italiano inviato de “Il Giornale”, che gli chiedeva cosa avrebbe potuto fare Berlusconi, ha risposto: “Non capisco perché abbia accettato il Governo Monti. Certo, il vostro premier era indebolito dal fatto che fosse alla fine del suo ciclo, ma, a parte Berlusconi, la maggioranza dei parlamentari italiani si sarebbero dovuti alzare a protestare, e avrebbero dovuto dire che si trattava di una cosa inaccettabile. Avrebbero dovuto capire e denunciare che Monti è stato imposto dalla Merkel e da Van Rompuy. Siete governati da un fantoccio scelto da una potenza straniera. Avete rinunciato alla democrazia, e avete dato a questa gente un potere eccessivo.” Farage, a giusta ragione, non ha risparmiato nei suoi attacchi neppure il Capo dello Stato:

“Napolitano è colpevole, perché lui, come Presidente, ha consentito questo abuso della democrazia. Non è in grado di essere il vostro Presidente. Il suo ruolo è difendere la Costituzione, ed ha fallito nel farlo. Dovreste licenziarlo”, poi ci va giù pesante, “è complice di questo delitto alla democrazia (…). Non mi stupirei quindi – visto che persino in Gran Bretagna si sono scandalizzati per il suo comportamento ai limiti e, si può pensare
legittimamente, anche oltre i limiti della Costituzione -, se qualcuno in Italia ne chiedesse l’impeachment.”
Con le seguenti parole pronunciate a Strasburgo, invece, l’eurodeputato inglese Farage si è rivolto al Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, lamentando un deficit nella legittimazione democratica delle istituzioni europee, e paventando al contempo una deriva delle stesse in senso oligarchico, a discapito di tutti i popoli europei.

“Ci è stato detto che quando avremmo avuto un presidente, avremmo visto una gigante e globale figura politica: un leader politico per 500 milioni di persone, l’uomo che deve rappresentare noi tutti sulla scena mondiale, l’uomo con un lavoro così importante che, naturalmente, è pagato più del presidente Obama. Be’, ho paura che quello che abbiamo avuto sia lei. E mi dispiace, ma dopo la sua precedente performance – e non voglio essere scortese, ma sa, onestamente, lei ha il carisma di uno straccio umido e la presenza di un impiegato di banca di basso grado – le rivolgo una domanda a nome di tutti noi. Chi è lei? Io personalmente non ho mai sentito parlare di lei, nessuno in Europa ha mai sentito parlare di lei; le chiedo, signor Presidente, chi l’ha votata? Con quale meccanismo?” Nel momento in cui si alzavano le proteste, Farage ha risposto continuando a rivolgersi al presidente:
“Lo so, voi non apprezzate la democrazia; con quale meccanismo noi europei possiamo allontanare lei da questo Parlamento? È questa la democrazia europea?
Ritengo, tuttavia, che lei sia competente e astuto e pericoloso. Non ho dubbi sul fatto che sia sua intenzione disintegrare in silenzio la democrazia e gli stati sovrani in Europa, sembra che lei abbia un odio verso la stessa esistenza di stati sovrani.”

Farage non ha mai esitato, nei suoi discorsi, ad attaccare in maniera diretta chiunque ritenesse responsabile della crisi dei paesi europei, denunciandone le cause ed i colpevoli, come quando fece sfoggio di tutto il suo temperamento per denunciare che:

“Ci troviamo nel bel mezzo di una crisi economica e umanitaria, ed il Presidente della Commissione non è qui; a proposito: neanche Van Rompuy è qui. Poco importa, perché loro non sono pronti ad ascoltare alcun argomento, nè a partecipare ad alcun dibattito. Loro hanno solo intenzione di seguire il loro sogno degli Stati Uniti d’Europa. Si preparano a commettere un suicidio per l’intero continente. E domani sera Mr Van Rompuy ha indetto un altro vertice durante il quale presenterà una strategia per la crescita ed il lavoro. Signori deputati, rappresentanti dei popoli europei di destra e di sinistra, abbiamo già ascoltato queste parole. Ricordatevi che l’euro stesso avrebbe dovuto creare crescita e lavoro, ed alla fine ha distrutto entrambe le cose. Il rimedio che ci hanno proposto sta peggiorando le cose, è come un medico che sta uccidendo il paziente, e vuole aumentare ancora le dosi di quella stessa cura. È una follia. Non ascoltate quelli che vi diranno che l’unica alternativa per la Grecia è di restare nella zona euro. Tutti i leader dicono che dobbiamo mantenere la Grecia nell’euro: se esce, il cielo ci cadrà sulla testa.
Non è vero, avrà qualche settimana difficile, ma poi le cose si calmeranno. Ci sarà un boom nel turismo, gli investimenti faranno il loro ritorno in Grecia, le innovazioni ritorneranno in Grecia, quando la gente comincerà a produrre per battere le
costose importazioni. La Grecia fuori dalla zona euro potrà essere un’ispirazione per la Spagna, per il Portogallo e per molte altre nazioni. Noi dobbiamo riconoscere il terribile errore che abbiamo commesso, dobbiamo rimediare, dobbiamo ridare speranza alla gente, perché quello che abbiamo oggi è solo una profonda disperazione. Tutti noi ci ricordiamo dell’ex farmacista di settantasette anni che si è suicidato davanti al Parlamento greco, ma è solo una persona di fronte ad una catastrofe umanitaria che si sta espandendo. C’è un grande aumento dei suicidi in Italia ed in Grecia, particolarmente tra le persone che hanno piccole aziende e tra coloro che non sanno come uscire dai loro problemi. Un numero sempre più grande di bambini abbandonati davanti alle chiese perché i genitori non possono nutrirli.
I nostri dirigenti sono troppo poco sensibili per ascoltare questi discorsi e prestare la dovuta attenzione, voi potete invece fare qualcosa, perché io ho parlato con voi, e so che in molti siete d’accordo con me, quindi voi potete alzarvi e dire: dobbiamo finirla con l’euro, dobbiamo restaurare la democrazia, dobbiamo restaurare la dignità umana, dobbiamo ignorare Barroso e Van Rompuy che hanno loro stessi provato che avevano torto. Noi dobbiamo dare speranza alla gente.”

Il 6 maggio 2010 – badate bene alla data, perché era proprio il giorno delle elezioni generali in Inghilterra – a poco più di due mesi di distanza dai discorsi al vetriolo pronunciati a Strasburgo dal leader del partito indipendentista inglese, accadde che proprio lui, Nigel Farage, fu vittima di un “incidente”con il suo bimotore, che si è letteralmente capovolto dieci minuti dopo aver spiccato il volo. A bordo del veicolo c’erano solo l’europarlamentare ed il pilota, usciti miracolosamente illesi. Non sono chiare le cause dell’incidente. Come abbiamo visto, due uomini che si sono scagliati contro i leader dell’Unione Europea con i loro discorsi e con le azioni politiche, Farage ed Orbán, sono stati entrambi vittime di strani incidenti, ma, fortunatamente, entrambi sono miracolosamente sopravvissuti, deludendo, forse, le aspettative di chi li avrebbe voluti definitivamente fuori dai giochi.

Non spetta a me parlare di attentati piuttosto che di incidenti, e preferisco attenermi alla cronaca dei fatti senza esprimere la mia personale idea al riguardo, ma questi due casi, se non altro, dimostrano che qualcosa di divino è al servizio della giustizia e della verità. Onore a Viktor Orbán e Nigel Farage, aspettando in Italia la nostra lanterna nel buio.

Tratto dal libro “Azzannate le iene” di Francesco Amodeo                       http://www.francescoamodeo.net

In un video le prove incontrovertibili del colpo di stato del Bilderberg in Italia.

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Le immagini che abbiamo filmato e riportato nel video dall’esterno dell’Hotel Marriott di Copenaghen dove era in corso la riunione del Bilderberg 2014 sono simili a quelle che abbiamo visto più volte in Tv in occasione del G7 o del G20 e che tutti i media mondiali documentano normalmente. Cecchini sui tetti, spiegamento di polizia ad ogni angolo delle strade, manifestanti fatti allontanare con la forza, auto blindate, elicotteri che sorvolano la location, sommozzatori militari che pattugliano le acque adiacenti. Ma queste nostre immagini, invece, nessuno le ha trasmesse. Siamo riusciti solo ad ottenere che Gianluigi Paragone, invitandoci in studio ne mandasse in onda qualche estratto a La Gabbia censurando però per intero il racconto con le prove schiaccianti del golpe del 2011 in Italia. Di questo meeting nessun altro ne ha parlato. Noi eravamo gli unici italiani a raccogliere immagini e video e l’unica testimonianza integrale mostrata pubblicamente è data da questo video di 6 minuti che abbiamo postato su you tube che ho realizzato insieme ad un fotoreporter, ad un cameraman e a Salvo Mandarà che è riuscito a mandare le immagini live in streaming sul suo canale. E’ questa l’unica prova documentata dell’incontro tra i 120 uomini più potenti del mondo. Eppure il fotoreporter che era con noi ha fotografato l’entrata nell’hotel di Monica Maggioni la direttrice di Rai news 24. Che ci faceva a quel meeting una giornalista della nostra Tv di stato ? Com’è possibile che nel suo programma di notizie non ha mai fatto accenno a quella riunione nonostante l’importanza dei personaggi da lei incontrati in quella sede e dei temi trattati di interesse pubblico ? Cosa giustifica la sua partecipazione ad un incontro con i big del pianeta per tre giorni in un hotel di lusso ? Perchè tanta segretezza anche da parte dei giornalisti ? E’ evidente che in quella sede si prendono decisioni che hanno un forte impatto sulle scelte di governo, scelte che favoriscono quelle lobby della finanza speculativa i cui interessi sono in palese contrapposizione con gli interessi dei popoli e degli stati nazionali. Se analizziamo chi ha indotto la crisi dello spread che nel 2011 ha portato alla caduta dell’ultimo governo democraticamente eletto e al commissariamento dell’Italia da parte di tecnici non eletti e provenienti proprio da quelle lobby come Mario Monti, scopriamo il ruolo determinante avuto da alcune grandi banche che hanno venduto in maniera massiccia e improvvisa i titoli di stato italiani in un periodo in cui il Governo in carica aveva ancora la maggioranza e lo spread era ancora nella media e quindi nulla giustificava una tale fibrillazione sui mercati e l’insensata scelta di quelle banche di mettere sotto attacco il nostro paese. La Deutsche Bank vendette addirittura l’88% dei titoli di stato italiani che aveva in portafoglio nei primi 6 mesi del 2011 finendo sotto la lente della Consob. Una scelta che lo stesso Romano Prodi definì un suicidio. Comportamento simile lo ebbe la Goldman Sachs infatti in un articolo di Milano Finanza di quel periodo la banca d’affari americana viene accusata di aver indotto la crisi sui mercati e di aver dato il via all’ondata di vendite di titoli italiani. Poi ci furono le responsabilità della Banca Centrale Europea che ritardò le iniezioni di liquidità (ltro) che avvennero solo quando il governo in carica diede le dimissioni e fu sostituito dal governo tecnico. Ma soprattutto responsabile di aver inviato quella lettera al Governo italiano a firma di Mario Draghi e Jean Claude Trichet in cui si chiedevano misure irrealizzabili in quel contesto e che fini’ quindi per destabilizzare il Governo in carica. Altra misura che favorì la caduta del governo Berlusconi e l’arrivo di Monti. Nessuno però c’ha detto che sia Monti, sia Trichet della Bce, sia il Presidente della Deutsche Bank Josef Ackerman sia il Presidente della Goldman Sachs Peter Sutherland fanno parte insieme del Direttivo del Gruppo Bilderberg ed erano presenti insieme alla riunione del 2011 proprio qualche mese prima dell’investitura di Monti come Presiedente del Consiglio ossia nel periodo in cui secondo l’ex segretario del Tesoro Timothy Geithner si consumò un complotto ai danni dell’Italia e proprio a Saint Moritz che secondo le rivelazioni del giornalista Alan Friedman fu il luogo dove in quell’estate Monti incontrò Carlo De Benedetti per discutere del suo possibile incarico di governo. Friedman ha però dimenticato o forse omesso volontariamente di raccontare che invece Monti in quel periodo e in quella location incontrò i 120 uomini più influenti del mondo alcuni dei quali nei mesi a seguire favoriranno proprio il suo arrivo alla Presidenza del Consiglio. I legami tra Mario Monti ed i vertici delle banche che hanno indotto la crisi sui mercati sono ben più stretti di quanto si possa immaginare. Essi infatti fanno parte insieme anche di altre organizzazioni ultraliberiste che hanno fatto esclusivamente gli interessi del capitalismo speculativo. Monti, Trichet, Sutherland e Draghi sono tutti membri del Bilderberg, i primi tre fanno ancora parte del Direttivo di questo Gruppo.Sono tutti membri della Commissione Trilaterale. Monti, Trichet e Sutherland si sono addirittura alternati alla Presidenza Europea di questa Commissione che racchiude tutti esponenti del capitalismo speculativo. Mario Monti è Presidente onorario della lobby Bruegel della quale Trichet è il Presidente. Trichet è a sua volta Presidente del Gruppo dei 30 del quale fa parte Mario Draghi e guarda caso proprio Draghi e Trichet si scambieranno il posto alla guida della Bce ed insieme manderanno la lettera al governo Berlusconi. Quella stessa Bce che il giorno dopo che Monti fu nominato senatore a vita mandò i suoi emissari in Commissione Bilancio a minacciare i rappresentanti del nostro governo di sostenere il futuro governo Monti o non avrebbero più acquistato titoli di stato italiano mandando il paese in default come denunciato dal senatore Garavaglia. Ora capite i legami che ci sono stati tra Mario Monti ed i rappresentanti della finanza speculativa che hanno agito sui mercati in quel periodo. La denuncia di Geithner è da prendere in seria considerazione e non solo per l’autorevolezza del suo ruolo istituzionale al fianco di Obama ma perchè lui stesso proviene da quelle organizzazioni ed è addirittura membro del Gruppo dei 30 insieme a Draghi e Trichet. E’ evidente quindi che nessuno più di lui può avere chiaro il quadro della situazione e la prova degli accordi presi in quelle sedi ed è anche evidente che la sua denuncia denota una spaccatura nel Gruppo tra il fronte americano e quello europeo.

A farne le spese: Gli italiani.

Il golpe è servito.

Francesco Amodeo

Il loro piano sta fallendo: Benvenuti nel Nuovo Disordine Mondiale. Ora tutto dipende da noi.

COVER BLOG

Sono ottimista. Il mondo può cambiare ma tutto dipende da noi. I poteri forti sono spaccati al loro interno come non mai, indeboliti da guerre intestine. Barcollano, urtano le corde e spesso finiscono all’angolo. Si salvano perchè difronte a loro non hanno ancora qualcuno capace di incalzarli, penetrare la guardia bassa e sferrare il colpo del Ko. Chi li contrasta non ha ancora fatto fronte comune e quindi disperde forze ed energie ed è incapace di vedere che il nemico non è più fiero e solido come sempre.
C’è poco che noi potremmo fare se non si stessero indebolendo e combattendo tra di loro. Se Putin non avesse lanciato un macigno sul sentiero verso il nuovo ordine mondiale creando un vero e proprio disordine totale. Ma ciò sta avvenendo. Non sto sognando, analizziamo gli eventi. Prendiamo un esempio: Timothy Geithner che denuncia il complotto europeo.

http://www.repubblica.it/politica/2014/05/27/news/caso_geithner_la_procura_di_roma_apre_fascicolo_sul_complotto_anti-berlusconi-87396783/

Ma sapete chi è Timothy Geithner ? oltre ad essere stato il Segretario del Tesoro americano nell’amministrazione Obama e presidente della Federal Reserve di New York. Lui è membro del Gruppo dei 30 insieme a Trichet e Draghi.

http://www.group30.org/members.shtml

 

Avete capito bene è membro dello stesso gruppo che ha causato il golpe nel 2011, proprio il Gruppo che ha creato il vademecum per favorire l’uso dei derivati in modo che le maggiori banche ed istituzioni  che da loro prendono istruzioni avrebbero cominciato a diffonderli come un virus letale per l’intero sistema finanziario globale. Membro dei 30 insieme ai due uomini che scrissero la lettera al governo Berlusconi per causarne la caduta e la sostituzione con Monti imposto dal Bilderberg e dalla Trilaterale le due lobby delle quali Geithner è membro proprio come Draghi e Tichet.
Un clan mafioso lo sconfiggi solo se esce il pentito che comincia a parlare. Geithner non è pentito ma parla per lanciare segnali al fronte europeo del clan che forse sta prendendo troppe iniziative, che forse ha aperto troppo alla Russia, che forse sta trattenendo troppo per se i proventi del racket agli stati.
Qualcosa di simile era già successa con il meno rilevante Alan Friedman le cui dichiarazioni sul complotto dicono che abbiano addirittura causato la caduta del governo Letta ?

http://www.iltempo.it/politica/2014/02/17/grillo-letta-scaricato-dopo-il-libro-di-friedman-1.1220218

 

Ma voi c’avete creduto ? Monti, De Benedetti e Prodi che confessano alcuni aneddoti ai microfoni di un famoso giornalista statunitense e poi fingono di meravigliarsi di averle ritrovate in un libro. Ma secondo voi è credibile o Friedman è stato mandato per recapitare un messaggio ? Possibile che un giornalista del calibro di Friedman che proviene da tutte le sedi del potere sia a conoscenza dell’incontro a Saint Moritz nell’estate del 2011 tra Monti e De Benedetti e non sia a conoscenza del’incontro sempre nel’estate del 2011 e sempre a Saint Moritz tra Monti e i 120 uomini più potenti del mondo alla riunione annuale del Bilderberg ?

http://www.bilderbergmeetings.org/participants_2011.html

Ma dai su, ma non vi sentite offesi nella vostra intelligenza e nella vostra dignità a leggere queste cose ? E’ ovvio che il giornalista americano doveva solo recapitare un messaggio, un pizzino con la complicità degli attori da lui interpellati: Fate i bravi o in America cominciano a parlare. Era questo in breve il contenuto del pizzino. Messaggio ricevuto. Cambio di governo.
Putin ha reso tutti nervosi, ed incapaci di sedersi attorno ad un tavolo in 30 e trovare una strategia comune come hanno sempre fatto. Quest’anno l’amministrazione Obama per la prima volta non ha mandato nessun rappresentante al Bilderberg in Danimarca. Non si guardano neanche più in faccia tra di loro secondo me.                                                         L’Europa è tra l’America e la Russia e non sa questa volta quale sarà il carro del vincitore su cui saltare, quindi tentenna un po di qua e un po di la ed i gruppi si spaccano, si fanno ripicche, si minacciano a vicenda. L’Inghilterra silura Juncker alla Commissione europea. Christine Lagarde corre al Bilderberg per cercare di prendere il suo posto. La Merkel chiede il parere di Hollande per lanciarne la candidatura dell’esile direttrice del Fondo Monetario Internazionale ma lui la boccia.

http://www.huffingtonpost.it/2014/06/03/lagarde-commissione-europea-merkel-hollande_n_5439537.html

Intanto in Francia vince Le Pen, in Inghilterra Farage ed in Italia rischia di crollare il mito Cinquestelle il che non è positivo nell’ottica del contenimento della protesta che a questo punto potrebbe esplodere con gli italiani che pretenderanno posizioni più forti e nette contro l’Europa.
Intanto Putin minaccia di tagliare il gas agli europei disobbedienti e di mandare in cantina il dollaro americano come moneta di riferimento negli scambi, preparando la creazione di un sistema di pagamenti completamente indipendente e protetto dal dollaro e dalle speculazioni omicide delle grandi istituzioni finanziarie occidentali. Come se non bastasse, firma un accordo di fornitura di gas alla Cina senza precedenti.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/21/gas-la-russia-e-la-cina-firmano-accordo-per-fornitura-valore-400-miliardi/993760/

Ingloba la Crimea alla Russia mettendo a tacere Obama e l’Unione Europea.

http://news.panorama.it/esteri/Crimea-Putin-Obama-referendum-annessione

e si prepara a creare una nuova Banca Mondiale per i paesi emergenti insieme ai Brics, l’incubo più grande delle élite finanziarie americane.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/brics-nuova-banca-mondiale-per-paesi-emergenti/543364/

La tensione sale. I poteri forti americani diventano vulnerabili e commettono errori su errori quelli Europei abituati a saltare sul carro del vincente, avendo sempre perso loro, sono disorientati e cominciano a spaccarsi. Benvenuti nel nuovo disordine mondiale.

Ps: Ora tocca a noi, dobbiamo unirci, inseguirli all’angolo, conquistare il centro del ring. Non aspettiamo che suoni la campana e che tornino a prendere fiato. Incalziamoli. E’ il nostro momento.

Francesco Amodeo

 

Cinquestelle in Europa: Il momento della verità. Lotta al sistema o soprammobili sui davanzali del Parlamento europeo ?

Beppe-Grillo

Inizia la consultazione online del Movimento Cinquestelle per decidere le alleanze dei pentastellati all’Europarlamento. Tre le possibilità, rappresentate dai “gruppi politici europei che hanno ufficialmente manifestato interesse per la delegazione italiana del M5S”. Ci sono l’Efd di Farage, i conservatori dell’Ecr e il gruppo dei Non iscritti. E’ possibile esprimere una sola preferenza.

In realtà la scelta implica qualcosa di ben più complesso di quella di un semplice gruppo a cui aderire, la vera scelta è tra:

1) Fare vera opposizione al golpe finanziario dei tecnocrati europei appartenenti alle peggiori lobby ultraliberiste aderendo al EFD di Farage che è stato tra i primi ad opporsi e a denunciare il colpo di stato europeo. I media italiani, che oggi sembrano interessarsi anche al colore della birra che Farage ordina al pub, non ripresero mai i suoi memorabili interventi contro le massime istituzioni dell’Unione Europea e contro il Presidente della Commissione, Van Rompuy che lui apostrofava come criminali e come responsabili del colpo di stato in Grecia e in Italia.

Interventi che probabilmente lo esposero anche ad un attentato quando il suo bimotore inspiegabilmente si capovolse dopo il decollo proprio nel giorno delle elezioni in Inghilterra (messaggio abbastanza chiaro) e dal quale lui ed il suo pilota uscirono miracolosamente illesi (i media italiani non se ne accorsero neppure).

L’Efd è contro l’euro che ha generato povertà e disoccupazione nella maggioranza dei paesi che lo hanno adottato. L’Ukip, il maggiore partito del Gruppo Efd, crede nella democrazia diretta ed è un partito contrario a ogni forma di discriminazione, accogliendo al suo interno membri di diverse etnie e genere che si sono uniti nella difesa della libertà e della democrazia. Il partito si oppone al potere delle grandi banche, delle multinazionali e all’eccessiva burocrazia, dedica solo il 15% del suo budget al mantenimento della sua struttura amministrativa, liberando così molte risorse per le attività politiche sul territorio e per la comunicazione, è disposto a cambiare nome scegliendone uno nuovo insieme al M5S, garantisce peso sufficiente per affrontare le battaglie condotte su temi comuni, ma al contempo assicura libertà totale di voto l’agenda politica che differisca da quella del M5S”. Come capita con tutti i partiti o movimenti che vogliono combattere il sistema, il loro leader è vittima di una forte campagna diffamatoria e di disinformazione da parte dei media di regime ed è ovviamente apostrofato come xenofobo e razzista che è la più classica delle etichette che il sistema usa in casi come questi e che ancora riesce a fare breccia nel’opinione pubblica.

2) Decidere di scendere a compromessi con il sistema senza puntare allo smantellamento totale del cartello criminale ma solo ad una sua riforma cercando di ricevere in cambio qualche beneficio a tutela dei popoli e delle sovranità nazionali che però rimarrebbero sempre imprigionati nella gabbia dei suoi carnefici. Cosa che probabilmente accadrebbe se passasse la linea proposta dall’Ecr, gruppo che  ”nasce come espressione dei Conservatori inglesi (Tories) che mira nel migliore dei casi a  riformare l’Unione Europea opponendosi al federalismo sulla base di un euro-realismo che rispetti la sovranità degli Stati Membri.

3) Decidere di essere completamente irrilevanti, soprammobili impolverati sui davanzali del Parlamento Europeo aderendo al raggruppamento dei non iscritti.

A voi la scelta. E’ il tempo di far cadere le maschere.

Francesco Amodeo

 

 

Amodeo reporter da Copenaghen per il Bilderberg 2014

bilde 2014

Come blogger e come portavoce del Comitato Italiano Popolo Sovrano quest’anno sarò presente a Copenaghen in occasione del Bilderberg 2014 per cercare di raccogliere immagini e indiscrezioni del più controverso incontro tra i potenti del pianeta che si svolgerà al Marriot Hotel dal 29 Maggio al 1 Giugno.

Tutto lascia pensare che sarà una riunione ancora più intima delle ultime con pochissimi outsiders. Tra i partecipanti italiani, infatti, si registra soltanto la presenza di coloro che da anni appartengono al Consiglio Direttivo del Gruppo stesso come Mario Monti, Franco Bernabè e John Elkann. Non ci sarà la giornalista Lilli Gruber che aveva invece partecipato nel 2012 e nel 2013 ma è stata sostituita da un’altra giornalista dai capelli rosso fiammante. La direttrice di Rai News 24 Monica Maggioni che partecipa per la prima volta e che difficilmente darà copertura dell’evento nella sua rubrica. Non è chiaro il motivo della sua partecipazione ne perché gli uomini più potenti del mondo abbiano scelto lei per l’Italia; la scelta potrebbe essere scaturita dagli incontri avvenuti il 15 maggio 2014 quando la Maggioni fu chiamata a moderare in diretta televisiva europea (produzione Eurovision) il confronto tra i cinque candidati alla presidenza della Commissione europea (quasi tutti membri del Bilderberg) nell’ambito delle elezioni europee 2014. Per il momento solo indiscrezioni ma con grosse possibilità che vengano interamente confermate.

Questa la lista dei partecipanti:

Chairman : FRA Castries, Henri de Chairman and CEO, AXA Group

DEU Achleitner, Paul M. Chairman of the Supervisory Board, Deutsche Bank AG
DEU Ackermann, Josef Former CEO, Deutsche Bank AG
GBR Agius, Marcus Non-Executive Chairman, PA Consulting Group
FIN Alahuhta, Matti Member of the Board, KONE; Chairman, Aalto University Foundation
GBR Alexander, Helen Chairman, UBM plc
USA Alexander, Keith B. Former Commander, U.S. Cyber Command; Former Director, National Security Agency
USA Altman, Roger C. Executive Chairman, Evercore
FIN Apunen, Matti Director, Finnish Business and Policy Forum EVA
DEU Asmussen, Jörg State Secretary of Labour and Social Affairs
HUN Bajnai, Gordon Former Prime Minister; Party Leader, Together 2014
GBR Balls, Edward M. Shadow Chancellor of the Exchequer
PRT Balsemão, Francisco Pinto Chairman, Impresa SGPS
FRA Baroin, François Member of Parliament (UMP); Mayor of Troyes
FRA Baverez, Nicolas Partner, Gibson, Dunn & Crutcher LLP
USA Berggruen, Nicolas Chairman, Berggruen Institute on Governance
ITA Bernabè, Franco Chairman, FB Group SRL
DNK Besenbacher, Flemming Chairman, The Carlsberg Group
NLD Beurden, Ben van CEO, Royal Dutch Shell plc
SWE Bildt, Carl Minister for Foreign Affairs
NOR Brandtzæg, Svein Richard President and CEO, Norsk Hydro ASA
INT Breedlove, Philip M. Supreme Allied Commander Europe
AUT Bronner, Oscar Publisher, Der STANDARD Verlagsgesellschaft m.b.H.
SWE Buskhe, Håkan President and CEO, Saab AB
TUR Çandar, Cengiz Senior Columnist, Al Monitor and Radikal
ESP Cebrián, Juan Luis Executive Chairman, Grupo PRISA
FRA Chalendar, Pierre-André de Chairman and CEO, Saint-Gobain
CAN Clark, W. Edmund Group President and CEO, TD Bank Group
INT Coeuré, Benoît Member of the Executive Board, European Central Bank
IRL Coveney, Simon Minister for Agriculture, Food and the Marine
GBR Cowper-Coles, Sherard Senior Adviser to the Group Chairman and Group CEO, HSBC Holdings plc
BEL Davignon, Etienne Minister of State
USA Donilon, Thomas E. Senior Partner, O’Melveny and Myers; Former U.S. National Security Advisor
DEU Döpfner, Mathias CEO, Axel Springer SE
GBR Dudley, Robert Group Chief Executive, BP plc
FIN Ehrnrooth, Henrik Chairman, Caverion Corporation, Otava and Pöyry PLC
ITA Elkann, John Chairman, Fiat S.p.A.
DEU Enders, Thomas CEO, Airbus Group
DNK Federspiel, Ulrik Executive Vice President, Haldor Topsøe A/S
USA Feldstein, Martin S. Professor of Economics, Harvard University; President Emeritus, NBER
CAN Ferguson, Brian President and CEO, Cenovus Energy Inc.
GBR Flint, Douglas J. Group Chairman, HSBC Holdings plc
ESP García-Margallo, José Manuel Minister of Foreign Affairs and Cooperation
USA Gfoeller, Michael Independent Consultant
TUR Göle, Nilüfer Professor of Sociology, École des Hautes Études en Sciences Sociales
USA Greenberg, Evan G. Chairman and CEO, ACE Group
GBR Greening, Justine Secretary of State for International Development
NLD Halberstadt, Victor Professor of Economics, Leiden University
USA Hockfield, Susan President Emerita, Massachusetts Institute of Technology
NOR Høegh, Leif O. Chairman, Höegh Autoliners AS
NOR Høegh, Westye Senior Advisor, Höegh Autoliners AS
USA Hoffman, Reid Co-Founder and Executive Chairman, LinkedIn
CHN Huang, Yiping Professor of Economics, National School of Development, Peking University
USA Jackson, Shirley Ann President, Rensselaer Polytechnic Institute
USA Jacobs, Kenneth M. Chairman and CEO, Lazard
USA Johnson, James A. Chairman, Johnson Capital Partners
USA Karp, Alex CEO, Palantir Technologies
USA Katz, Bruce J. Vice President and Co-Director, Metropolitan Policy Program, The Brookings Institution
CAN Kenney, Jason T. Minister of Employment and Social Development
GBR Kerr, John Deputy Chairman, Scottish Power
USA Kissinger, Henry A. Chairman, Kissinger Associates, Inc.
USA Kleinfeld, Klaus Chairman and CEO, Alcoa
TUR Koç, Mustafa Chairman, Koç Holding A.S.
DNK Kragh, Steffen President and CEO, Egmont
USA Kravis, Henry R. Co-Chairman and Co-CEO, Kohlberg Kravis Roberts & Co.
USA Kravis, Marie-Josée Senior Fellow and Vice Chair, Hudson Institute
CHE Kudelski, André Chairman and CEO, Kudelski Group
INT Lagarde, Christine Managing Director, International Monetary Fund
BEL Leysen, Thomas Chairman of the Board of Directors, KBC Group
USA Li, Cheng Director, John L.Thornton China Center,The Brookings Institution
SWE Lifvendahl, Tove Political Editor in Chief, Svenska Dagbladet
CHN Liu, He Minister, Office of the Central Leading Group on Financial and Economic Affairs
PRT Macedo, Paulo Minister of Health
FRA Macron, Emmanuel Deputy Secretary General of the Presidency
ITA Maggioni, Monica Editor-in-Chief, Rainews24, RAI TV
GBR Mandelson, Peter Chairman, Global Counsel LLP
USA McAfee, Andrew Principal Research Scientist, Massachusetts Institute of Technology
PRT Medeiros, Inês de Member of Parliament, Socialist Party
GBR Micklethwait, John Editor-in-Chief, The Economist
GRC Mitsotaki, Alexandra Chair, ActionAid Hellas
ITA Monti, Mario Senator-for-life; President, Bocconi University
USA Mundie, Craig J. Senior Advisor to the CEO, Microsoft Corporation
CAN Munroe-Blum, Heather Professor of Medicine and Principal (President) Emerita, McGill University
USA Murray, Charles A. W.H. Brady Scholar, American Enterprise Institute for Public Policy Research
NLD Netherlands, H.R.H. Princess Beatrix of the
ESP Nin Génova, Juan María Deputy Chairman and CEO, CaixaBank
FRA Nougayrède, Natalie Director and Executive Editor, Le Monde
DNK Olesen, Søren-Peter Professor; Member of the Board of Directors, The Carlsberg Foundation
FIN Ollila, Jorma Chairman, Royal Dutch Shell, plc; Chairman, Outokumpu Plc
TUR Oran, Umut Deputy Chairman, Republican People’s Party (CHP)
GBR Osborne, George Chancellor of the Exchequer
FRA Pellerin, Fleur State Secretary for Foreign Trade
USA Perle, Richard N. Resident Fellow, American Enterprise Institute
USA Petraeus, David H. Chairman, KKR Global Institute
CAN Poloz, Stephen S. Governor, Bank of Canada
INT Rasmussen, Anders Fogh Secretary General, NATO
DNK Rasmussen, Jørgen Huno Chairman of the Board of Trustees, The Lundbeck Foundation
INT Reding, Viviane Vice President and Commissioner for Justice, Fundamental Rights and Citizenship, European Commission
USA Reed, Kasim Mayor of Atlanta
CAN Reisman, Heather M. Chair and CEO, Indigo Books & Music Inc.
NOR Reiten, Eivind Chairman, Klaveness Marine Holding AS
DEU Röttgen, Norbert Chairman, Foreign Affairs Committee, German Bundestag
USA Rubin, Robert E. Co-Chair, Council on Foreign Relations; Former Secretary of the Treasury
USA Rumer, Eugene Senior Associate and Director, Russia and Eurasia Program, Carnegie Endowment for International Peace
NOR Rynning-Tønnesen, Christian President and CEO, Statkraft AS
NLD Samsom, Diederik M. Parliamentary Leader PvdA (Labour Party)
GBR Sawers, John Chief, Secret Intelligence Service
NLD Scheffer, Paul J. Author; Professor of European Studies, Tilburg University
NLD Schippers, Edith Minister of Health, Welfare and Sport
USA Schmidt, Eric E. Executive Chairman, Google Inc.
AUT Scholten, Rudolf CEO, Oesterreichische Kontrollbank AG
USA Shih, Clara CEO and Founder, Hearsay Social
FIN Siilasmaa, Risto K. Chairman of the Board of Directors and Interim CEO, Nokia Corporation
ESP Spain, H.M. the Queen of
USA Spence, A. Michael Professor of Economics, New York University
FIN Stadigh, Kari President and CEO, Sampo plc
USA Summers, Lawrence H. Charles W. Eliot University Professor, Harvard University
IRL Sutherland, Peter D. Chairman, Goldman Sachs International; UN Special Representative for Migration
SWE Svanberg, Carl-Henric Chairman, Volvo AB and BP plc
TUR Taftalı, A. Ümit Member of the Board, Suna and Inan Kiraç Foundation
USA Thiel, Peter A. President, Thiel Capital
DNK Topsøe, Henrik Chairman, Haldor Topsøe A/S
GRC Tsoukalis, Loukas President, Hellenic Foundation for European and Foreign Policy
NOR Ulltveit-Moe, Jens Founder and CEO, Umoe AS
INT Üzümcü, Ahmet Director-General, Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons
CHE Vasella, Daniel L. Honorary Chairman, Novartis International
FIN Wahlroos, Björn Chairman, Sampo plc
SWE Wallenberg, Jacob Chairman, Investor AB
SWE Wallenberg, Marcus Chairman of the Board of Directors, Skandinaviska Enskilda Banken AB
USA Warsh, Kevin M. Distinguished Visiting Fellow and Lecturer, Stanford University
GBR Wolf, Martin H. Chief Economics Commentator, The Financial Times
USA Wolfensohn, James D. Chairman and CEO, Wolfensohn and Company
NLD Zalm, Gerrit Chairman of the Managing Board, ABN-AMRO Bank N.V.
GRC Zanias, George Chairman of the Board, National Bank of Greece
USA Zoellick, Robert B. Chairman, Board of International Advisors, The Goldman Sachs Group

AUT Austria GRC Greece; BEL Belgium HUN Hungary; CAN Canada INT International; CHE Switzerland; IRL Ireland; CHN China; ITA Italy; DEU Germany; NLD Netherlands
DNK Denmark; NOR Norway; ESP Spain; PRT Portugal; FIN Finland SWE Sweden
FRA France; TUR Turkey; GBR Great Britain; USA United States of America.

Chi volesse saperne di più:

Il Gruppo Bilderberg: (tratto dal libro Azzannate le iene di F.Amodeo)

“… un gruppo di uomini, tra i più ricchi ed economicamente e politicamen- te più potenti ed influenti del mondo occidentale, che si riunisce segretamente per pianificare degli eventi, che successivamente appariranno come casuali” (The Times di Londra, 1977)

“una sovranità sovranazionale esercitata da una élite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione delle nazioni, come avveniva nei secoli scorsi.” (David Rockefeller)

Mettete insieme circa centoventi tra gli uomini più potenti del mondo in un albergo lussuoso, e tra loro gli eredi delle dinastie che da sempre governano l’economia e la finanza come i Rockefeller ed i Rothschild, e con loro Capi di Stato, gli esponenti delle Famiglie Reali, i Presidenti del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e della Federal Riserve; i Presidenti del- le cento più potenti corporation del mondo, come Daimler Chrysler, Coca Cola, British Petroleum (BP), Chase Manhattan Bank, American Express, Goldman Sachs, Google, Facebook e Microsoft; i vicepresidenti degli Stati Uniti, diret- tori della CIA e dell’FBI, segretari generali della NATO, senatori americani e membri del Congresso, primi ministri europei, capi dei partiti di opposizione, capi militari ed i maggiori editori e direttori dei principali media del mondo. Impedite l’accesso a chiunque, e vincolate tutti i partecipanti al segreto, fate in modo che non ci sia la possibilità per la stampa di partecipare o di ricevere dichiarazioni o documenti ufficiali su quanto detto in quella riunione, ed avre- te il Club Bilderberg.

Il gruppo Bilderberg fu ideato dal sacerdote gesuita massone Joseph Retinger, con la collaborazione del Principe olandese Bernardo de Lippe-Biesterfeld (ex Ufficiale delle SS ); nel 1954 in Olanda, nell’hotel Bilderberg appunto, i due convocano una prima conferenza, e da quel giorno ogni anno la conferenza Bilderberg continua a riunirsi sempre in un paese diverso, sempre in un hotel di lusso, sempre lontano da telecamere, orecchie e occhi indiscreti. Il nome sembra ovviamente ripreso dal nome stesso dell’hotel dov’è stata organizzata quella prima riunione, ma alcuni studiosi del gruppo più attenti fanno notare che potrebbe essere stato solo un modo efficace per nascondere la vera natura di quel nome, da collegare invece all’appartenenza del principe olandese alla Giunta della Farben Bilder, il gruppo d’intelligence della Germania nazista e dei due principali “demoni” dell’economia mondiale: Jacob Rothschild e Laurence Rockefeller. Gli ospiti cambiano secondo equilibri politici ed economici, ma alcuni rappresentanti delle più potenti famiglie del mondo, come i Rockefeller, generazione dopo generazione non mancano mai. Sembrano esserci sempre coincidenze che legano la partecipazione degli invitati al Bilderberg ed i loro improvvisi scatti di carriera, come Bill Clinton, che partecipa al meeting del 1991, vince le primarie del Partito Democratico, e da oscuro governatore dell’Arkansas diventa Presidente degli Stati Uniti nel 1992. Tony Blair partecipa al meeting del 1993, diventa il leader del Partito Laburista nel luglio del 1994, e viene eletto primo ministro nel maggio del 1997. George Robertson partecipa al meeting del 1998, viene nominato segretario generale della NATO nell’Agosto del 1999. La conferenza è organizzata da una commissione permanente, detta anche Comitato Direttivo (Steering Committee), della quale fanno parte alcuni membri di circa diciotto nazioni differenti. Alcuni di questi membri fanno parte di un secondo cerchio interiore ancora più chiuso, e formano il Comitato Consultivo (Advisory Committee) del Gruppo. L’Advisory Committee è composto da pochissime personalità, tra le quali in passato spiccavano i nomi di Giovanni Agnelli e David Rockefeller. Oltre al presidente della Commissione, è prevista la figura di segretario generale onorario. Non esiste la figura di membro del Gruppo Bilderberg, perché i membri vengono invitati di volta in volta, ma solo quella di membro della Commissione Permanente (“member of the Steering Committee”). Esiste anche un gruppo distinto di supervisori. Quando arriva l’invito, generalmente a ridosso della riunione, agli invitati è richiesto di non annunciare pubblicamente la loro partecipazione al meeting, e di non farne parola con chi potrebbe divulgare la notizia, pena l’esclusione dall’incontro. Chi osserva e conosce il gruppo da parecchi anni afferma che anche la pre- parazione delle riunioni segue un rituale “curioso”, mirato a tutelare questo ambito di segretezza. L’hotel selezionato viene occupato con qualche giorno di anticipo. Parte del normale personale viene sostituito con personale di fiducia. La domanda da porsi è: perché tutto questo? Perché personaggi pubblici che discutono temi di interesse pubblico non vogliono rendere note le loro decisioni? Questa è forse la prova più grossa sulla natura e sulle vere finalità di questa organizzazione. Non è dato sapere cosa accada con precisione a quelle riunioni, né come vengano scelti, anno per anno, i nuovi partecipanti, ma il fatto certo è che questi centoventi uomini partono da tutte le parti del mondo, giungono alla sede della riunione in berline dai vetri oscurati, e la stampa del rispettivo paese non fa nessun accenno alla partenza dei propri rappresentanti per una riunione con personaggi di tale calibro. Tutto viene mantenuto nel silenzio e nel riserbo più assoluto, ed in TV nominare la parola Bilderberg sembra da sempre essere un tabù, anche se è evidente che si tratti di uomini potenti che si riuniscono per scegliere il destino degli uomini e dei paesi. Ed, infatti, tutto fa pensare che sia proprio in base agli argomenti di cui discutono in quelle riunioni se i governi ed i mercati vanno su e giù, e se i partecipanti vengono, subito dopo, investi da ruoli di potere. I membri del Bilderberg gestiscono le banche centrali, così si trovano nella posizione di poter stabilire i tassi d’interesse, i livelli di emissione della moneta, il costo del denaro e quello dell’oro, e la quantità di prestiti da erogare a un determinato paese: ecco perché in molti hanno ragione di pensare che uno degli obiettivi principali del gruppo sia quello di sottomettere la sovranità delle nazioni europee “libere” al controllo di una élite mondialista che ha come scopo ultimo la creazione di un “governo unico mondiale”, a molti noto anche come “Nuovo Ordine Mondiale”.

“Alcuni credono che facciamo parte di una cabala segreta che ma- novra contro gli interessi degli Stati Uniti, definendo me e la mia famiglia come “internazionalisti”, e di cospirare con al- tri nel mondo per costruire una più integrata struttura politi- co-economica globale, un nuovo mondo, se volete. Se questa è l’accusa, mi dichiaro colpevole, e sono orgoglioso di esserlo”.             David Rockefeller

Link utili da questo blog:

http://francescoamodeo.net/2013/09/23/nel-programma-in-onda-su-la-7-denuncio-per-la-prima-volta-in-tv-i-legami-tra-i-nostri-politici-ed-il-gruppo-bilderberg-2/http://francescoamodeo.net/2014/04/13/amodeo-intervista-esclusiva-allex-kgb-daniel-estulin-sui-legami-tra-i-politici-italiani-e-il-gruppo-bilderberg/

 

http://francescoamodeo.net/2014/04/08/gli-italiani-del-bilderberg-tratto-dal-libro-azzannate-le-iene/

http://francescoamodeo.net/2014/04/08/le-coincidenze-nello-scatto-di-carriera-degli-italiani-che-hanno-partecipato-al-bilderberg/

http://francescoamodeo.net/2014/04/12/i-media-italiani-nel-gruppo-bilderberg/

 

Amodeo: cronaca di un’avventura al seggio. Abbiamo vinto noi.

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….poi arrivi davanti ai seggi, in mano stringi la scheda elettorale, quella che da anni timbri ad ogni occasione. La apri, la guardi. E’ passato un po di tempo dall’ultimo timbro. Tempo trascorso provando a smascherare il sistema, a raccontare il lato occulto della classe politica accendendo riflettori per la prima volta su infinite zone d’ombra. Ti accorgi che non sei più lo stesso. Non riesci più ad accettare di entrare in quel loculo tappezzato di simboli funebri per mettere una croce cimiteriale sul logo di chi ha promesso di ammazzarti senza fartene accorgere, o su quello di chi fino a ieri voleva essere lui a mettere una croce sulla tua regione che oggi invece chiama in causa per offrirgli una cura.                                     Non posso votare per un Parlamento che è nato castrato, espressione del sarcasmo e del cinico umorismo dei potenti che si divertono a vedere i popoli alle prese con lo specchio per le allodole cadere in trappola per inseguire la luce del cambiamento. Riesco a sentire le loro risatine ironiche ogni qualvolta vedono qualcuno soddisfatto uscire dai seggi o parlare di democrazia ed io odio farmi ridere dietro. Non posso farlo. Non posso fingere di non sapere. Non posso fingere di non sentire la mia coscienza implorarmi, gridando a squarciagola di portarla via di li. Allora mi fermo, ho il nodo in gola ma osservo.

Entra una coppia di giovani, viso pulito, leggermente trasandati nell’abbigliamento, lui uomo con i capelli lunghi lei donna con i capelli corti, è il segno dell’anticonformismo. Già nell’aspetto hanno detto di NO al sistema. Si tengono per mano fino al minuto prima di entrare nel seggio, si aspettano a vicenda e poi escono riprendendosi per mano. Trasmettono amore, serenità, lealtà. Sono carichi di speranza. Votano Cinquestelle. Non metterebbero mai gli eurobond in un loro programma. Non aspirano a più Europa anzi vorrebbero una decrescita felice, un paese a misura d’uomo lontano dalle logiche finanziarie e dai debiti da spalmare. Non voterebbero mai neanche per fare un referendum sull’euro. Loro sanno bene che l’euro è una truffa. Non ne capiscono di economia ma sono persone sensibili, gli sarà bastato leggere che c’è la stessa data 2002 su tutte le banconote, sia le nuove che le vecchie, nessun riferimento al portatore, solo una sigla ripetuta più volte di una istituzione straniera e la firma di un uomo che proviene dalle peggiori organizzazioni della finanza speculativa, per capire che si tratta dell’opera di falsari. Per chi lo dovrebbero fare il referendum ? lo sanno già che i loro amici del #vinciamonoi la pensano esattamente come loro. Per chi farlo allora ? per gli elettori del PD e PDL che non hanno la stessa sensibilità e certe cose non le hanno capite ? ma quelli li non capiranno mai; i primi si documentano con Fazio e la Bignardi, i secondi sono cresciuti con Emilio Fede ed oggi hanno relegato alla Marcuzzi e alla De Filippi il compito di educare i loro figli. Che referendum vuoi fare con questi qua. Eppure quei ragazzi hanno la spilla del Cinquestelle che queste cose le ha messe nel programma. Sono sicuro che nei meet up avranno detto loro a bassa voce che Grillo l’ha dovuto fare per non essere ucciso dagli illuminati ma una volta al Governo li prenderà alle spalle a colpi di LIRA e signoraggio bancario. C’è solo da attendere. Quei ragazzi hanno l’amore e due mani che si stringono quindi hanno già l’eternità , non gli peserà aspettare. Vorrei fare anche io come loro. Io tra l’altro con i parlamentari di quel Movimento ci parlo anche a telefono, e mai avrei pensato di aver un interlocutore così diretto in Parlamento. Persone che si sono trovate catapultate in un mondo che non era il loro e che si muovono nel fango con un’attenzione maniacale a non sporcarsi. Quei ragazzi meritano. Ora entro e li voto.

Non posso farlo !!! Ho le mani legate. Se Grillo e Casaleggio sono stati minacciati dagli “illuminati” come affermano i pentastellati che non trovano altra giustificazione a quei 7 punti del loro programma, difficilmente potranno poi fare il contrario di quello che hanno promesso ai killer seriali del sistema. E se invece non sono stati minacciati ? se davvero continuassero ad essere fedeli e coerenti con i loro programmi come hanno fatto fin’ora e si presentassero davvero a casa con un pacco di eurobond ? Se la Merkel avesse capito che con la vittoria dei veri antieuropeisti nel resto d’Europa lei rischia davvero di perdere tutti i suoi soldi e decidesse quindi di assecondare le richieste di chi vuole spalmare un po il debito come grida Grillo quand’è costretto a fare suoi i deliri di Casaleggio ? e se il referendum sull’euro lo volessero fare davvero ? Cosa succederebbe se venisse chiesto ad un popolo che per oltre il 35% vota per dei criminali nascosti in un logo chiamato Partito Democratico, per oltre il 20% vota per uno che pur di salvare le sue aziende passerebbe dall’euro al marco se solo avesse sentore che potrebbe servire ad alzare i suoi titoli in borsa. Un popolo che ha 5 milioni di giovani che non vanno a votare perché di domenica, la mattina devono andare a mare e di sera c’è la finale del grande fratello. Cazzo succederebbe se questi davvero volessero fare sto referendum ? Accadrebbe che le persone come me e come tante altre che passano le giornate a gridare contro l’euro dovrebbero scappare su un isola deserta e chiedere asilo politico qualora venisse legittimata l’eurotruffa dal consenso popolare. Ma poi non credo di fargli un torto, io non credo che loro vogliano davvero diventare il primo partito a queste europee. Se avessero voluto gli sarebbe bastato scrivere No Euro nel programma ed aprire a qualche candidatura tecnica come il trio Borghi, Bagnai, Rinaldi e non ce ne sarebbe stato più per nessuno. Non posso votarli. Mannaggia ! c’eravamo andati vicini questa volta, ma non posso farlo, mi perdonino gli amici parlamentari per i quali provo immensa stima e ammirazione.

Entra un giovane, ben vestito, sportivo ma curato nei dettagli, viso sveglio. E’ borghese ma si vede che ha frequentato i vicoli di Napoli fin da giovane. In qualche modo mi ricorda me una decina di anni fa. Lo seguo, gli chiedo consiglio, fingo di non essere esperto. E’ di Napoli ma vota Salvini “perché ha scritto NO EURO nel logo”. Cazzo l’avevo detto io che il ragazzo sembrava sveglio. Chi cresce nei vicoli di Napoli le truffe le riconosce subito non ha bisogno di approfondire, le avverte a pelle con una sorta di istinto innato di natura darwiniana. Mi dice che “Salvini ha stretto alleanza con Le Pen”. Cazzo io adoro Marine Le Pen; preferisco non avere idoli nella vita per una questione di orgoglio ma lei talmente che mi piace per come affronta le questioni politiche che la trovo persino a tratti erotica. Se votare Salvini è votare Le Pen io mi fiondo nell’urna e do anche un bacio in fronte all’ispettore di seggio. Ma aspetta un attimo Francesco non ti lasciare entusiasmare, il ragazzo è giovane è impulsivo. La Le Pen parla di nazione, Salvini una nazione non l’ha mai avuta. E’ vero vuole uscire dall’euro ed è l’unico a dirlo in modo chiaro, ma lui dice che vuole portare gli italiani fuori dall’euro ma a noi del Sud quando mai ci hanno considerato italiani ? Anzi, devo dire che l’unica umiliazione che ci hanno risparmiato negli anni è proprio questa. Non ci hanno mai dato degli italiani. A furia di recitare la parte dell’inesperto ero entrato nel personaggio. Ma adesso che ci penso, loro hanno scelto il grande Claudio Borghi per la circoscrizione Centro e per il Nord. Vero guerriero anti-euro. Hanno scelto un’altra guerriera anti-euro del Sud, bella anche da vedere ma se la sono portata al nord. Ma come ? i rifiuti dal nord al sud e la Francesca Donato dal sud al nord ? Ad onore del vero però devo dire che anche a noi del Comitato italiano Popolo Sovrano ci avevano convocati. Sono andato personalmente a parlare con un senatore della Lega che voleva candidarmi al Sud. Ha ricevuto me ed altri membri del CIPS nel suo ufficio al Senato dove siamo stati messi a nostro agio da una persona cordiale, astuta e disponibile tale senatore Volpi. Alla proposta di candidatura come indipendenti abbiamo risposto subito affermativamente: “Accettiamo” ma poi abbiamo estratto dalla tasca un foglietto con una lista di 3 punti per il sud che la Lega avrebbe dovuto inserire nel programma per avere noi del Comitato come indipendenti nelle loro liste nel meridione. 1) Bonifica immediata terra dei fuochi. 2) Risolvere il problema delle case popolari. 3) Impegni scritti per rilanciare il lavoro al Sud. Ci siamo salutati con la promessa: “Se accettate di prendere questi impegni ci richiamate”. Non li abbiamo più sentiti. E’sempre la stessa storia. Questi del Nord sono ormai 160anni che ogni volta che si indebitano con le banche dei Rotschild offrono il sud in permuta.                                                                                                       Non posso correre il rischio che “via dall’euro” possa significare una moneta nuova con la faccia del trota da utilizzare per aumentare la produzione di quelle aziende del nord che hanno fatto contratti per lo smaltimento dei rifiuti industriali con alcuni contadini analfabeti dell’hinterland campano. Non posso farlo. Adoro Le Pen, ho grossa simpatia per Salvini per aver messo quella scritta nel suo logo, ma non posso farlo. Che sconforto. Che faccio ? Potrei votare Fratelli d’Italia anche loro da alcune settimane sono per la sovranità monetaria. Bene fatemi vedere chi hanno scelto del mondo dei sovranisti per portare avanti questa battaglia in maniera credibile. Sono deciso li voto. Aspetta ma non hanno messo nessuno. C’è la Meloni che è no euro da 36 ore e c’è Alemanno che è stato in politica con l’euro per 14 anni. Per onore di cronaca devo dire che anche Alemanno mi ha convocato nel suo ufficio di Roma e mi ha offerto la candidatura al sud in squadra con l’immenso Antonio Maria Rinaldi da candidare al centro. Una proposta da far saltare dalla sedia. “Non c’è neanche da chiederlo” ho risposto. Io in squadra con Rinaldi andrei ovunque. Ma cosa è successo poi ? E‘ successo che Rinaldi ha chiesto qualche garanzia che gli è stata negata ed ha capito che volevano usarlo come esca ed ha rifiutato. Con me sono stati gentili e l’immeritata attenzione mi ha lusingato così pur avendo rifiutato la candidatura ho offerto pieno supporto ad Alemanno per raccontare durante le sue riunioni il golpe finanziario ai danni dell’Italia e tante cose che i media tradizionali non raccontano. Avrei avuto tante platee del sud a disposizione, avrei speso tempo, soldi ed energia ma ero sicuro che avrei svegliato tante persone. Purtroppo è bastata la prima riunione a Napoli dove ho detto al grande Bagnai che non basta denunciare l’arma del delitto se non si denunciano anche i mandanti ed ho fatto nomi e cognomi; poi me la sono presa con Mario Giordano ospite di Alemanno da me accusato di fare parte del giornalismo di sistema che ha sempre coperto i poteri forti (lui forse è uno dei meno peggio) ma fa sempre parte del clan. Risultato finale ? La platea scopriva il Bilderberg e mi salutava con entusiasmo, Giordano arrossiva e si arrampicava sugli specchi, Bagnai mi faceva una partaccia e Alemanno non mi avrebbe chiamato più. Non posso votarli.

Mentre rifletto su da farsi mi distraggo a guardare una bella ragazza che è appena scesa da una smart nel parcheggio del seggio. Credo che quello affianco a lei sia il fidanzato. Lo immagino ma non ho le prove, perché non si guardano neppure. Lei ha una Vuitton su un braccio e gli occhi fissi sul suo iphone, se entrassi io nella sua auto salirebbe in macchina con me perché credo che manco se lo ricorda com’è fatto il fidanzato. “Io non entro mi rompo aspetto qui, vai tu” esclama rivolta al suo accompagnatore ma senza mai alzare gli occhi dal cellulare tant’è che lui in realtà era già entrato. “Ok” rispondo io al suo posto per valutare la sua soglia di attenzione. Nulla da fare ! starà provando a targare su face book la sua posizione al seggio perchè la politica fa più figa ma evidentemente non riesce a capire perchè nel tag non esce “popolo delle libertà” ma esce soltanto il nome di una scuola media.                                                                                                                          Che faccio entro a votare o vado via ? pochi attimi ancora e sento gelare il sangue nelle vene. Sta arrivando una famiglia. Il padre cammina avanti stringe tra le mani Repubblica, la moglie è brutta come la morte ma assomiglia alla Letizzetto. Il figlio ha un volantino di un candidato di “Scelta europea” con il simbolo di “Fare per fermare il declino”. Giuro che gli metto le mani addosso. Non voglio picchiarlo per cattiveria ma per educarlo. Quel volantino è un insulto all’umanità, nuoce alle persone che lo circondano, non dovrebbe essere permesso introdurlo in una scuola. Calmati Francesco, con la violenza non si risolve nulla, ci sono dei vigili a poca distanza, che figura faresti in un quartiere dove tutti ti conoscono ad essere portato via in manette. Vergognati per aver solamente pensato alla violenza. Vedere qualcuno che introduce in una scuola Repubblica ed il volantino di un candidato di “fare per fermare il declino” è una cosa che può segnarti per sempre ma nulla può mai giustificare la violenza. Capisco però che devo andare via, se il padre vota PD come credo, gli elettori del Pd camminano sempre in gruppo come un gregge, ne arriveranno altri a breve ed io non vorrei che la frustrazione mi spingesse a fare qualche gesto che non farebbe onore ad una persona per bene.                                                      Dio perdona loro perchè non sanno quel che fanno.                                                                 Ai posteri l’ardua sentenza.

IO SONO ANDATO VIA. NON HO VOTATO. #abbiamovintonoi

Francesco Amodeo

Lettera di un napoletano ai napoletani che hanno cacciato Salvini durante il Basta Euro Tour.

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L’Unità d’Italia si è compiuta sulla pelle dei meridionali, o forse sarebbe più corretto dire che i meridionali furono massacrati, rapinati, umiliati  dall’esercito piemontese non certo per essere liberati ma per essere annessi. . Non ci fu mai nessuna unità se non sulla carta. Dopo l’impresa di Garibaldi il Sud fu depredato del suo oro e delle sue ricchezze che furono  utilizzate per  risolvere i problemi dell’indebitato nord e cadde nello stato di subalternità economica in cui si trova ancora da quando il Parlamento piemontese introdusse nuove tasse solo al Sud, per investire, almeno fino ai primi del ‘900, in bonifiche, strade, ferrovie, scuole solo nel Nord e a Roma. “L‘impresa” di Garibaldi è quindi la base della cosiddetta questione meridionale perché prosciugò le ricchezze del fiorente Regno delle Due Sicilie e demolì un’economia promettente, minandone la rinascita.  Tutto questo è ormai innegabile e documentato, si può discutere sul dettaglio ma sicuramente non si potrà più mettere in dubbio  che  il Nord abbia  prosperatodal 1861 a oggi proprio grazie a quella che fu una “guerra coloniale“.

Tutto vero. Concordo in pieno con gli amici meridionalisti, capisco la loro rabbia che è anche la mia, sento la loro frustrazione che è anche la mia. Ma sono passati oltre 150 anni. Per quanto tempo ancora la certezza di aver subito un torto e le enormi ripercussioni che quel torto ha avuto sulle popolazioni del Sud Italia  possono giustificare la nostra passività. Quand’è che il vittimismo seppur giustificato si trasformerà in forza reattiva e torneremo ad alzare la testa invece che puntare il dito.

Il nostro carnefice del passato non è rimasto impunito. Sta subendo la legge del contrappasso. C’è una sola cosa, infatti,  nella quale sembra che stia riuscendo questa Unione Europea. E’ riuscita ad unire su alcuni punti le anime dell’Italia geografica. Anime divise da oltre 150 anni da ferite che sembravano insanabili, da un gap psicologico che si dilatava man mano che il ricordo delle verità storiche si andava affievolendo. Un sud frustrato da quella sensazione di impotenza che prova chi è costretto a convivere con qualcuno che è figlio di chi ti è entrato in casa con la forza e che non può capirti perché non ha mai vissuto le tue stesse sensazioni, le tue stesse frustrazioni.
Come lo spiegavi ad un piemontese o a un veneto quello che noi al sud ci portiamo dentro sapendo che 150 anni fa degli uomini al soldo delle élite finanziarie internazionali sono venuti da noi per espropriarci di tutto travestendosi da liberatori. Come lo spiegavi ad un lombardo quello che si prova sapendo che i burattinai di queste élite hanno imposto i propri uomini nel nostro regno per imporre le loro leggi, rubare il nostro oro , finanziare le loro banche, distruggere la nostra economia, privarci della nostra dignità e della nostra identità. Come trasmettevi cosa si prova a chi queste cose non le ha vissute sulla propria pelle, non le ha impresse nel proprio DNA ma le ha acquisite sul mercato parallelo dei falsari della storia.
Non potevano capirti e questa incomprensione diventava divisione, incompatibilità, astio, rancore.
Poi però è arrivata l’Europa “Unita” e la storia si è ripresentata puntuale e ciclica, chiara e spietata. Il nord Italia é diventato sud Europa. Le élite finanziarie sono rimaste sempre le stesse e gli stessi sono rimasti i metodi e gli scopi. Depredare, distruggere, privare i popoli delle loro autonomie, delle loro sovranità e delle loro identità. Cancellare delle aziende in favore di altre, annientare delle economie in favore di altre, rubare oro e soldi per trasferirli nei caveau delle banche dei rappresentanti delle élite.
Tutto si ripete inesorabilmente. Un altra invasione spacciata per liberazione. Un altro golpe spacciato per unità. Un altro Stato unito con la forza e tenuto insieme dal filo spinato. Ora i veneti, i lombardi, i piemontesi ci capiscono e come. Gli svizzeri li vogliono mandare via definendoli meridionali. Ora anche essi ripudiano questa Europa e al tempo stesso ripudiano questa Italia perché hanno capito che non può esserci unione sana senza il rispetto e la conservazione delle singole identità.
Spesso gli amici del nord mi chiedevano perché noi fischiassimo il termine “fratelli d’Italia” nella sua artefatta valenza. Ed io non sapevo spiegarlo ed avevo paura di essere frainteso. Ora mi basta rigirare la domanda e chiedere loro perchè rigettano il “ce lo chiede l’Europa”.
La risposta è semplice: in amore le cose non si impongono e non si chiedono. Gli amori e le convivenze che durano sono solo quelli che all’interno della coppia riescono a tenere ben salda la propria autonomia e la propria identità.

La lega in principio si chiamava “Padana” era nata per fare gli interessi di una precisa aria geografica. E bisogna dargli atto che l’ha sempre fatto. Ma gli interessi di quella regione si sono sempre contrapposti a quelli delle regioni del Sud viste come un intralcio alla realizzazione del loro sviluppo. La differenza è stata che loro si sono organizzati per fare i propri interessi e noi no e quindi li abbiamo subiti. Poi il nord Europa (Germania) ha cominciato a trattare l’Italia proprio come le regioni del nord trattavano noi. Hanno approfittato della apparente e ipocrita unità per tirare acqua al proprio mulino e fare gli interessi della propria area geografica a danno delle altre. Noi del meridione ci siamo ritrovati ad essere colonia dell’Italia in una Italia a sua volta colonizzata da alcuni paesi del nord Europa. Siamo ritornati a subire ma senza reagire. Al nord cosa hanno fatto invece ? sono scattati sull’attenti e corsi in trincea e se prima facevano i propri interessi a danno delle regioni del sud ora hanno deciso di lottare contro questa Europa che quegli interessi li stanno infangando a favore di altre nazioni. La Lega Nord, la Lega Padana, è diventata Lega Basta Euro.

In quel “Basta Euro” non ci sono più solo i loro interessi, non ci sono più solo le loro regioni o solo i loro abitanti . In quel Basta Euro ci sono anche i nostri destini.

Noi ora possiamo continuare a fare le vittime, e prendere a male parole il leghista di turno che viene nelle nostre regioni. Abbiamo il diritto e le ragioni per farlo. Possiamo continuare a dire che al nord ci cantavano “terremotati che col sapone non si sono mai lavati” (Salvini compreso) possiamo abbandonarci a queste logiche da stadio che tanto vanno di moda ultimamente. Ma tutto questo avrebbe un senso se prima di cacciare Salvini dalle nostre regioni ci ponessimo una domanda precisa: come mai non abbiamo una Lega Sud ? e come mai non abbiamo un partito No euro che possa fare gli interessi delle nostre regioni doppiamente martoriate dall’Unione Europea. Se non sappiamo dare questa risposta, noi Salvini dalle nostre città non abbiamo più il diritto di cacciarlo.

Siamo liberi di rispondere al suo coro come abbiamo sempre fatto  “nordista non hai capito che tua sorella si fa la doccia con me” se ripagare con la stessa moneta ci farà sentire meglio, ma andrà fatto in altri tempi e in altra sede. Oggi Salvini e la Lega rappresentano quell’asse che sta lottando contro la dittatura europea e che sta finalmente diventando transazionale passando per la Francia di Le Pen, l’Ungheria di Orban, l’Inghilterra di Farage, Olanda di Wilders. Gente che fino a qualche anno fa avremmo davvero preso ad insulti ma che oggi sono l’unica possibile salvezza da una imminente dittatura europea senza precedenti. In Italia questo fronte non è nato perché castrato dalle promesse grilline che finiranno come una bolla di sapone con un programma tecnicamente e giuridicamente irrealizzabile che ci consegnerà definitivamente nelle mani dei golpisti ed a consolarci ci saranno solo le grida tra i banchi del parlamento di qualche ragazzo dal viso pulito e di buona volontà ma inadeguato a difendere un paese sotto attacco. Al di la di quello, l’unico fronte concreto lo sta creando proprio la Lega e lo dico turandomi il naso ma senza nutrire alcun dubbio sul fatto che non c’è altra alternativa. La creeremo. Ma ora non c’è; prendetene atto. Allora la Campania, la Calabria, la Sicilia, la Basilicata non possono permettersi di chiudere le porte in faccia al Basta Euro Tour. Non possono farlo adesso. Chi ha cacciato Salvini da Napoli per decenni si è tenuto in casa Iervolino e Bassolino e compagnia cantante e solo ora ha imparato a scendere nelle piazze a gridare “vai via”. Io non ci sto. Questa ipocrisia non fa parte della mia persona e sono sicuro che non faccia parte neppure della mia città ne della mia gente. Certo è una soddisfazione mandare via un leghista ne sono certo. Ma non la considero più dimostrazione di dignità e di orgoglio se fatta da rappresentanti di quelle regioni che tutto il resto lo subiscono in silenzio senza organizzarsi, senza ribellarsi senza neppure informarsi su chi gli sta entrando in casa e rubando il pane. Chi rappresenterà il sud Italia contro il golpe europeo quando si siederanno tutti al tavolo delle trattative ? Avete qualche nome ? E allora torniamo alla metafora dello stadio che tanto vi piace. Immaginate che siamo in finale della coppa del mondo contro la Germania. Per l’Italia è chiamato a tirare il calcio di rigore un giocatore che nel campionato nazionale gioca nel Milan ma noi siamo di Napoli. Che fate voi ? fischiate mentre tira e litigate col vostro vicino del nord che invece lo sta sostenendo ? O vi stringete tutti insieme in religioso silenzio sperando che riesca a buttarla dentro per regalare una coppa a tutti battendo la Germania. Sono sicuro che diventereste un’unica cosa lasciando tutte le altre divisioni e diatribe a quando sarà il momento di tornare al campionato nazionale. E allora perché cacciate Salvini durante il suo No euro tour ? Avete qualcun altro che è sceso in campo contro la Germania o state semplicemente applicando una regola nazionale ad una sfida europea ?

Allora cari amici a voi posso dirlo nel nostro dialetto.  “Chi‘a avut‘, avut‘,avut‘;chi‘a rat,’a rat,’a rat,scordammoce ‘ò passat.” Il nemico è comune. Liberiamoci dalla dittatura europea.

Restiamo in attesa, non della Lega in quanto tale, ma del No Euro Tour nella città di Napoli.

Francesco Amodeo