Troppa ideologia poca strategia: Il fronte nazionale che non abbiamo saputo creare.

destra

Un giorno feci un esperimento sul mio blog; presi il programma di un partito di destra radicale (non faccio nomi altrimenti mi accusate di fargli pubblicità) stemperai leggermente il punto riguardante l’immigrazione (ma davvero leggermente) e lo pubblicai dicendo che era il programma di un neonato movimento che voleva riunire tutti i sovranisti e tutti coloro che volevano opporsi a quel golpe finanziario chiamato Unione Europea.

L’apprezzamento fu unanime,  ricevetti decine e decine di commenti positivi, i cinque stelle scrivevano che il programma nella sostanza era simile a quello che avrebbero realizzato loro in Europa, i membri dei partiti di destra moderata e di centro mi scrivevano che nel programma c’erano i principi che essi predicavano da tempo; i sovranisti erano assolutamente entusiasti.

Pochi minuti dopo pubblicai una foto della leader del movimento da cui avevo preso in prestito il programma ma senza svelare nulla, quindi senza collegarla alla paternità dei punti programmatici che avevo pubblicato poco prima.

Sul web suscitai le reazioni più svariate e tanti commenti negativi. I pentastellati mi diedero del fascista, quelli del centro/destra mi diedero dell’estremista; quelli di sinistra mi riempirono di insulti dandomi dello xenofobo.

Questo mi fece capire che il sistema è riuscito a creare nell’opinione pubblica e nell’immaginario collettivo dei filtri impercettibili, delle barriere invalicabili che si attivano automaticamente contro chi è portatore di programmi e ideologie che quel sistema stesso potrebbero davvero mandarlo in tilt. Il sistema si è munito di etichette e preconcetti che si trasformano in proiettili scagliati inconsciamente dal popolo stesso contro chi di quel popolo potrebbe davvero fare gli interessi.

I neonati movimenti di destra radicale questo meccanismo non l’hanno capito, forse lo hanno capito i loro leader a cui fa comodo il ruolo di disturbatori e contestatori del sistema ma che non hanno reale interesse a crescere perché sanno che finchè sei piccolo il sistema ti alleva anche se sei contro di lui per lasciarti neutralizzare la protesta ma se cresci proverà a distruggerti.

Come funziona il meccanismo dei poteri forti: Ve lo spiego attraverso l’uso della figura principale in questo gioco delle parti che è quella di Mussolini. Basta una sua foto, una sua frase, un post dedicato a lui e su colui che l’ha tirato in ballo cala una rete a maglie strettissime ed il movimento o partito che sia rimane chiuso in trappola e costretto politicamente a rappresentare a vita soltanto uno zero virgola.

Quelli che non cadono nella trappola della foto del Duce, inciampano nella trappola del discorso immigrati. Il problema dell’immigrazione clandestina in Italia è sentito da tutti, ma è un filo scoperto sul quale si rimane spesso fulminati. Se lo sbandieri come primo punto del programma si attivano i filtri e cala la rete a maglie strette. Stessa cosa accade a chi fa il grave errore di prendersela con l’immigrato stesso che nella maggior parte dei casi è solo un povero disgraziato che cerca di fuggire da un destino infame. Dobbiamo ospitarli tutti da noi ? Assolutamente no. Non possiamo. Non sarebbe neanche giusto. Ma non possiamo prendercela con loro. Dobbiamo prendercela con chi li manda qui, dobbiamo prendercela con l’Europa che lascia che il problema sia solo nostro e non diviso per 27 paesi; dobbiamo prendercela con i nostri governi che rinunciando alla sovranità monetaria sono costretti a togliere agli italiani quello che spendono per gli immigrati. Ma questo i vari movimenti della destra radicale lo hanno capito ? Assolutamente no. Ed allora che fanno ?  si perdono in post inneggianti alla violenza e nel peggiore dei casi li mettono in pratica. Imbrattano le proprie pagine di foto di questi clandestini accusandoli dei mali del mondo. La rete cala, i filtri si attivano, il movimento rimane imbrigliato al solito zero virgola. Il sistema scampa il pericolo avendo imparato a manovrare le reti al momento giusto.

Cosa accadrebbe se invece riprendessimo quel famoso programma di cui ho parlato all’inizio di questo post, non gli attribuissimo alcuna paternità, preoccupandoci di portare avanti solo i principali punti che lo contraddistinguono come la riconquista della sovranità, la difesa dello Stato, la valorizzazione delle identità e delle autonomie, la difesa dei cittadini, la liberazione dalla dittatura finanziaria, la lotta alla clandestinità ma non al clandestino. Cosa accadrebbe se invece di pensare a Mussolini aprendo il solito dibattito sterile e funzionale al sistema  – tra chi vuole farcelo vedere come il dittatore razzista, xenofobo e guerrafondaio e chi invece lo vede come l’unico che aveva fatto una legge speciale contro la massoneria, che aveva mantenuto e difeso la sovranità monetaria, ed aveva creato i maggiori enti previdenziali – focalizzassimo la nostra attenzione sul creare leader moderni, sognatori pragmatici capaci di armonizzare gli apparenti antagonismi di sempre: economia ed etica, potere finanziario e amore, difesa delle identità e altruismo. Cosa accadrebbe ? Come potrebbero fermare il consenso ? Semplice. Non potrebbero fermarlo.

Ci vogliamo provare ? ci volete provare ? Abbiamo tentato con 160 pentastellati in Parlamento, li abbiamo lasciati lavorare al loro programma utopico con fiducia e speranza. Ma dobbiamo prendere atto della realtà: Dovevano aprire il parlamento come una scatoletta di tonno e sono finiti negli scaffali della Camera in barattoli sotto vuoto. Dovevano mandare tutti a casa, li hanno fatti finire invece tutti al Governo. Non è stata colpa loro. C’hanno provato. Ma noi non possiamo restare ancora a guardare.

E’ tempo di creare un fronte nazionale, che non sia fatto di ex fascisti o Mussoliniani dell’ultima ora. Ne di razzisti ne di bulletti di quartiere. E’ tempo che impariamo a fare gli uomini e soprattutto a scendere in campo.

Francesco Amodeo

Lettera di un napoletano al giornalista di Bloomberg: Il clan più spietato è il cartello finanziario.

Gentile giornalista di Bloomberg,

Mi chiamo Francesco Amodeo sono un blogger, giornalista pubblicista e autore del libro “La Matrix Europea” ma le scrivo semplicemente in veste di cittadino napoletano per rispondere al suo articolo che riguarda la mia città in riferimento alla riunione dei banchieri centrali che si svolge oggi nel capoluogo campano.

http://www.bloomberg.com/news/2014-09-30/draghi-takes-ecb-to-lond-of-gomorrah-as-naples-prays.html

Città che lei nel titolo definisce “Terra di Gomorrah” usando un termine più soft e cinematografico per lasciare intendere “Terra di camorra” (rendiamo grazie a Saviano).  Ho ragione di credere che lei sia italiano e prendo atto che nonostante la massiccia fuga di cervelli che ha investito il nostro paese, lei abbia deciso di lasciare qui da noi proprio il suo e di metterlo al servizio dello straniero con dei risultati che sono sotto gli occhi di tutti.    Non mi dilungherò sul contenuto del suo articolo intriso di luoghi comuni e frasi fatte, le riconosco un tocco di originalità nella scelta di citare il miracolo di San Gennaro invece della solita “pizza e mandolino” ed un pizzico di confusione storica nella scelta di paragonare Napoli alla Grecia dando a quel paragone una valenza negativa, ignorando che quella greca è stata la culla della civiltà occidentale e che Napoli è stato un fulcro della cultura greca in occidente in quella che fu definita Magna Grecia. Era questo l’unico paragone possibile per chi è in buona fede o semplicemente informato.                                                                                                                           Voglio invece porre la mia attenzione su quelli che sono alcuni punti non toccati dal suo articolo ma indispensabili per non dare una visione distorta o incompleta della realtà. Riporterò in virgolettato alcune frasi del suo articolo: “Located in one of Italy’s poorest and most crime-ridden areas”. Non credo che Napoli sia collocata in una delle aree più povere d’Italia ma dato che lei menziona la nostra povertà in un articolo sul meeting dei banchieri centrali, le ricordo che i due eventi hanno una netta consequenzialità che forse è meglio che io le ricordi.                                                         Le maggiori banche centrali rappresentate al meeting di Napoli hanno quasi tutte tra i maggiori azionisti il gruppo che fa capo alla dinastia dei Rothschild.                                 Cosa c’entrano i Rotschild con Napoli ? Glielo spiego subito: “Cavour e i Savoia avevano messo in ginocchio l’economia piemontese, si erano indebitati verso i Rothschild per svariati milioni e divennero in breve due burattini nelle loro mani dovendo trovare il modo per ripagarli. Fu così che i Savoia presero di mira il bottino dei Borbone. La rinascita economica piemontese avvenne mediante un operazione militare espansionistica a cui fu dato il nome in codice di Unità d’Italia, un classico esempio di colonialismo sotto mentite spoglie. In realtà l’impresa di Garibaldi riuscì solo grazie ai finanziamenti dei Rothschild, con i loro soldi, infatti, i Savoia corruppero gli alti ufficiali dell’esercito borbonico che alla vista dei Mille batterono in ritirata, consentendo così la disfatta sul campo.” I fondi della massoneria (deviata) inglese, come documentato in diverse ricostruzioni storiche servirono anche a Garibaldi per acquistare a Genova i fucili di precisione, senza i quali non avrebbe potuto affrontare l’esercito borbonico. Tutto questo trova riscontro nelle parole dello stesso Cavour che In un intervento alla Camera del primo luglio 1850, quando ancora la sua carriera di ministro non era cominciata, descrive con franchezza la pensosa situazione finanziaria del regno sardo: “Io so quant’altri che, continuando nella via che abbiamo seguito da due anni, noi andremo difilati al fallimento, e che continuando ad aumentare le gravezze, dopo pochissimi anni saremo nell’impossibilità di contrarre nuovi prestiti e di soddisfare agli antichi”.                                                                                                                            Le finanze borboniche, invece, al momento della conquista godevano di splendida salute. Ed il sud fu perciò depredato del suo oro e delle sue ricchezze diventando quella landa di povertà che lei oggi descrive con molta enfasi.                                                   “…and most crime-ridden areas”: Senza dubbio a Napoli c’è una criminalità diffusa ma cerchiamo di analizzare da dove ha origine il potere della Camorra: “Con l’approssimarsi di Garibaldi a Napoli e lo spostamento di re Francesco II ed esercito a Gaeta, Liborio Romano, Prefetto di polizia passato alla fazione filounitaria, provvide ad inquadrare i malavitosi nella guardia cittadina, facendo in modo che i camorristi diventassero i “veri padroni” della città. Romano,massone e mazziniano assegnò alla camorra il compito di “corpo speciale di potere”: i delinquenti furono nominati poliziotti, “con tanto di coccarda”, e, in quanto polizia ufficiale, venivano stipendiati dallo Stato. Napoli fu consegnata nelle mani della camorra. Dunque, al fine di mantenere l’ordine all’arrivo di Garibaldi in città Romano provvide a far scarcerare i camorristi detenuti per ottenere un maggior appoggio.” Il tutto ovviamente avvenne sempre con la supervisione dei Rothschild che oggi inviano i propri dipendenti al meeting di Napoli.                           Io ho lavorato per anni per un quotidiano locale occupandomi di cronache di camorra, quindi quello che le dico, lo dico con cognizione di causa e con la piena conoscenza della piaga del fenomeno camorristico. Le assicurò però che nessun clan che opera in questa città è forte, organizzato, spietato, e capace di creare gli stessi danni di quelli causati dai membri del cartello finanziario che si riuniscono oggi nella reggia di Capodimonte. Analizziamo insieme come sono arrivato a questa conclusione: Lei scrive: “Criminal activity is among issues that distort the behavior of economic agents and market prices, reduce the effectiveness of government action, increase the tax burden on those who do their duty, and restrict productive investment and job creation”. Se come dice lei, le attività criminali della camorra fossero responsabili del calo della produttività, del calo degli investimenti, delle distorsioni dell’economia e dell’inefficacia delle azioni di governo, questi fenomeni dovrebbero riguardare solo la mia regione e qualche altra regione del sud. Invece le conseguenze di cui lei parla hanno poco o nulla a che fare con la camorra locale e molto invece a che fare con le azioni del cartello finanziario europeo come dimostrato dal fatto che esse non solo investono tutte le (ex ricche) regioni del nord Italia ma soprattutto gran parte delle nazioni del sud Europa.       Le distorsioni dell’economia si chiamano speculazioni finanziarie. L’inefficacia delle azioni del governo si chiama perdità di sovranità. La mancanza di investimenti si chiama fiscal compact e pareggio di bilancio. L’aumento delle tasse e il dilagare della disoccupazione si chiamano politiche di austerity. Come vede la camorra è una goccia in un oceano di scelte criminali da essa indipendenti ma operate in piena autonomia dal cartello finanziario.

Facciamo qualche esempio: Cosa fa la camorra ? La camorra è dedita al racket. In pratica presta i soldi a persone che non ne hanno ma che ne hanno un bisogno impellente per salvare la propria attività o per provare a crearsene una. Se i soldi non vengono restituiti, il camorrista punisce il debitore. Nel peggiore dei casi si è arrivati anche a veri e propri omicidi.                                                                                               Cosa fanno i banchieri centrali ? Negano il credito a persone che non hanno i soldi e che ne hanno un bisogno impellente per salvare la propria attività o per provare a crearsene una se non hanno la piena garanzia di poterlo recuperare (non rischiano mai di perdere il credito come fanno gli strozzini). Quando capita che lo prestano e non lo recuperano, l’imprenditore viene punito legalmente e gli viene tolto tutto quello che ha. Nel peggiore dei casi l’imprenditore si suicida.

Cosa fa la camorra ? Spesso falsifica i soldi. Gli euro falsi vengono venduti mediamente a 2.50 euro per ogni 10 euro. I falsari non sono proprietari della moneta, non hanno alcun diritto di dare un valore a della carta straccia, ne di stamparli ne di prestarli. Vanno perseguiti legalmente per questa attività.                    

Cosa fa la Banca centrale?: Crea moneta senza valore e non convertibile, in pratica carta straccia se non fosse la popolazione a dargli un valore convenzionale. La quasi totalità di questa moneta è addirittura virtuale, quindi viene creata moneta dal nulla. La banca centrale prende 10 euro più interessi per ogni 10 euro che emette. I soldi utili per ripagare gli interessi verranno a loro volta prestati con l’aggravio di ulteriori interessi generando di fatto un debito pubblico inestinguibile. Gli azionisti delle banche centrali private non sono proprietari della moneta, non hanno alcun diritto di dare un valore a della carta straccia, ne di stamparli ne di prestarli. Vanno perseguiti legalmente per questa attività.

Nb: Se i falsari della Bce usassero le stesse tariffe dei falsari napoletani per la creazione della moneta, l’Italia risparmierebbe 80 miliardi all’anno di interessi sul debito pubblico e potrebbe risolvere tutti i problemi di spesa pubblica senza politiche di austerity.

La camorra è responsabile mediamente di 60 omicidi all’anno. Si tratta quasi sempre di persone dedite al crimine.

Gli imprenditori che si sono tolti la vita a causa della crisi economica indotta dal cartello finanziario solo nel 2012 sono più del doppio. Si tratta quasi sempre di imprenditori che vantavano crediti nei confronti dello Stato.

Questo cosa vuol dire che la camorra va giustificata ed il cartello finanziario no ?             Non potrebbe mai essere questo il mio pensiero. La camorra è una piaga per la mia regione, va estirpata, combattuta e sbattuta fuori da Napoli.                                            Il cartello finanziario è una piaga per la mia regione, per il mio paese e per l’Europa intera. Va estirpato, combattuto ed i suoi membri sbattuti fuori da Napoli.                         Concludo augurandole una buona permanenza nella mia città. Spero assaggi la pizza lasciandosi cullare dal suono del mandolino così che potrà inserirli entrambi nel suo prossimo articolo sulla città.                                                                                                    

Porti i miei ossequi alla Regina. Mi saluti la patria dei Rothschild.

Cordialità,

Francesco Amodeo

Governo popolare e democrazia diretta: così le elites al potere si prendono gioco di noi.

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Mi arrivano proposte di ogni genere e con i nomi più fantasiosi “governo popolare”, “parlamento del popolo” “governo dei cittadini mediante democrazia diretta”.

Lo dico ancora una volta in un post pubblico che potrà in qualsiasi momento essere usato contro di me. Il popolo deve fare il popolo. I governati devono fare i governanti.

Non credo che un popolo possa mai essere in grado di guidare una nazione, organizzare uno Stato, prendere decisioni strategiche di geopolitica. Se oggi siamo in questo stato la maggior parte della colpa ce l’hanno proprio quei popoli a cui voi vorreste dare il comando di tutto. Sono loro che per decenni si sono affidati sempre agli stessi rappresentanti, sono loro che hanno elevato i media a messia della verità. Sono loro che sono stati incapaci di opporsi, di reagire. Da decenni si fanno usare come spauracchi dai sindacati e come burattini dai politici. Il popolo è quello che per 80 euro abbassa le braghe. E’ quello che recita il mantra de “l’ha detto la televisione”. E’ quello che vota da sempre gli stessi politici perché sa che adoperarsi per il cambiamento vuol dire assumersi la responsabilità dello stesso. Questo è il popolo al quale voi ipocritamente volete consegnare le redini del governo, dello Stato, della moneta.           Io non ci sto.

Sono tre le cose fondamentali che vanno garantite al popolo e per le quali io mi batterò ogni giorno.

  • Avere la possibilità di scegliere i propri governanti tra quelli che interpretano la politica come missione, come obiezione di coscienza, come la più alta forma di carità al servizio del popolo. Uomini visionari, sognatori pragmatici, con competenze specifiche. Individui con la naturale inclinazione alla responsabilità. La parola Individuo deriva da indivisibile, indica un uomo capace di indipendenza psicologica, di integrità, un uomo che ha fatto grandi sforzi per superare in sé le dualità, le contrapposizioni ed ogni forma di divisione di credo, di razza, di religione. Il popolo, invece, è di per se già diviso, frammentato per classi sociali e ideologie. Chi è diviso non può guidare altrimenti disperde.
  • Avere la possibilità di monitorare il lavoro dei suoi governanti e di conseguenza gli strumenti a disposizione per mandarli via qualora non rispettassero gli impegni presi o adottassero politiche che vanno contro gli interessi del popolo.
  • Avere una repubblica democratica fondata sulla felicità e sul benessere e non sul lavoro. Il lavoro è un mezzo per raggiungere felicità e dignità non può essere il fine ultimo ne di un uomo ne di uno Stato o diventa qualcosa di alienante.

Se il fine è la felicità è tacito che il lavoro dovrà essere un diritto imprescindibile.

La democrazia diretta, invece,  deve servire unicamente come supporto per selezionare i propri rappresentati, per dare indirizzi politici su tematiche che di volta in volta risulteranno essere maggiormente sentite dalla popolazione. Serve per mandare via i rappresentanti che non hanno svolto il proprio lavoro. STOP. Nulla di più o diventa anarchia.

Se io prendo un mezzo pubblico devo pretendere che esso sia puntuale, pulito, che l’autista sia scrupoloso e che magari ci sia un sistema che mi permetta di esprimere il mio giudizio o il mio disappunto sulla qualità del servizio. Non posso pretendere, invece, che sia data anche a me la possibilità di guidare il bus, solo perché sarebbe più democratico se guidassimo tutti ognuno verso casa propria.

Da che parte andrebbe il bus ? Se anche riuscissimo a metterci d’accordo sul tragitto, non abbiamo le competenze per guidare quel mezzo, non siamo stati selezionati per farlo, non sarebbe sicuro ne per noi ne per gli altri passeggeri se lo facessimo.

Chi vi promette il governo del popolo, chi vi promette la democrazia diretta a 360 gradi,  vuole farvi guidare il bus anche se nella vita avete acquisito competenze per fare tutt’altro. Perché sa che in questo modo finirete fuori strada e non potrete che incolpare voi stessi.  Io non ci sto. Fatemi scendere.

Io pretendo un conducente di professione e magari dei test di idoneità sempre più scrupolosi prima che gli sia data l’abilitazione a guidare quel pulman. Pretendo di sapere a chi rivolgermi per mandarlo via se lo becco a guidare parlando al cellulare o cambiare improvvisamente senso di marcia. Non posso pretendere altro. Non posso pretendere di mettermi alla guida. Allora perché voglio guidare il governo senza avere le competenze per farlo.

Sono pronto a sentirmi dire che sono più elitario delle elites che denuncio e combatto. Con una sola differenza: l’elite che io sogno è formata di leader capaci di armonizzare gli apparenti antagonismi di sempre: economia ed etica, azione e contemplazione, potere finanziario e amore e metterli tutti al servizio del popolo e non il contrario come fanno le elites che hanno preso il potere.

Un popolo non potrà mai sconfiggere una elite perché non ne conosce i meccanismi. Non può contrastarla perché ne ignora la natura. Verrebbe sempre anticipato nelle decisioni e nelle azioni da chi ha una struttura più snella, più reattiva.

Solo una elite proiettata al bene dell’umanità può contrastare una elite consacrata al suo male. Solo una oligarchia di uomini integri al servizio dei popoli può contrastare una oligarchia di uomini malvagi che quei popoli li disprezzano.

Esistono gli eserciti ed esistono i generali. Quando tra i due c’è sinergia, fiducia, e lealtà. Le battaglie si vincono. Provate, invece, a lasciare ai singoli soldati la facoltà di scegliere le strategie di guerra. Diventeranno prevedibili, lenti, scordinati, litigiosi ed in balia del nemico.

Sapete perché nella foresta la preda cade sempre vittima del predatore ? Perché il predatore ha imparato a conosce la sua routine, le sue abitudini. Sa quando e dove colpire. Il popolo è così. E’ prevedibile.

Nasceranno sempre più movimenti di persone che si ergono a paladini della giustizia e che sbandierano il popolo come guida suprema. Jihadisti del nulla, condottieri dell’utopia armati di moralismo e ipocrisia. Funzionali ed indispensabili proprio al sistema che fingono di combattere.                                                                               Non pretendo di essere capito e non sono certamente io, nella maniera più assoluta, uno di quelli da seguire, ma smettetela di parlarmi di governi popolari, democrazia diretta (se non siete riusciti a conservare manco quella indiretta), rivoluzioni varie ed eventuali.

Leader fatevi avanti. Popolo fai il popolo.

Francesco Amodeo

 

 

La chiave per tornare sovrani passa attraverso le regioni.

 

campania sovrana logo   Cosa rappresenta questo logo:

La battaglia contro la dittatura finanziaria imposta dall’Unione Europea deve partire dal basso, dai territori più prossimi ai cittadini che sono quelli che maggiormente subiscono i devastanti effetti della crisi economica indotta per costringere a cedere sovranità.

La chiave del riscatto è la sovranità e l’autonomia delle regioni. Solo tante regioni sovrane posso aspirare a creare uno stato sovrano.

Questo progetto parte dalla Campania e per la Campania ma può e deve essere replicato in altre regioni. Nessuno vuole dividere l’Italia ne creare conflitti interni. Al contrario vogliamo che ognuno si organizzi nel proprio territorio, e lavori per renderlo il più possibile autonomo e sovrano per poi potersi unire con le altre regioni per il riscatto dell’intero paese.

Dobbiamo essere dei sognatori pragmatici, capire la realtà se vogliamo trasformarla in sogno. E la realtà è che in questa fase, ne un’intera nazione ne tantomeno singole regioni potranno sconfiggere i potentati finanziari e le elites che stanno soggiogando l’Europa e che hanno il pieno potere su tutto. Chi vi dice il contrario vi parla di utopie e non ha il senso della realtà. La strategia iniziale non può, quindi, mirare a sconfiggere qualcosa di così radicato ma può aspirare a renderci da essi autonomi e indipendenti. Per questo più piccoli siamo e più facile diventa l’organizzazione e la realizzazione del progetto. Per questo bisogna necessariamente partire dalle regioni per entrare nelle istituzioni e renderle sovrane.

Il nostro logo rappresenta proprio questo. La chiave di svolta sta nelle regioni sovrane e autonome.

Noi partiamo dalla Campania per riprenderci le chiavi di CA.S.A .                                 Lo dice la parola stessa CA.S.A.= CampaniA Sovrana e Autonoma.

Uniamoci.

https://www.facebook.com/campaniasovrana

 

Francesco Amodeo

La verità sulla nomina della Mogherini e su come abbiamo barattato il paese.

Tarocco-Made-in-Italy-in-China

Vi siete chiesti come mai la Germania ha accettato di “perdere” il braccio di ferro sulla nomina della Mogherini lasciando all’Italia un incarico di tale prestigio ?

Ve lo spiego subito. Cominciamo col dire che nell’Unione Europea e nei paesi che ne fanno parte non esistono ruoli istituzionali di prestigio ma esistono solo ruoli di facciata. I burattinai che muovono i fili dietro le quinte sono sempre gli stessi, solo i burattini cambiano ma essendo telecomandati sono assolutamente ininfluenti. Uno vale l’altro.

I nostri media hanno esultato per la nomina di una italiana alla guida della politica estera di una Unione Europea che una politica estera comune non ce l’ha. E’ la celebrazione del nulla.Tra l’altro anche Draghi se per questo è italiano eppure chi lo manovra l’ha invitato a massacrarci.

Ma c’è un’altra ragione ancora più subdola, ed estremamente più grave che ha spinto la Germania a fingere di cedere sulla questione delle nomine per dare a Renzi i 15 minuti di gloria che Andy Warhol aveva previsto per ogni uomo.

C’è una questione in sospeso tra Italia e Germania di gran lunga più importante di una semplice nomina di facciata e vitale per la sopravvivenza economica del nostro paese.     E’ la questione dell’approvazione del pacchetto legislativo per la tutela della sicurezza dei prodotti, all’interno del quale sono contenute le norme a tutela del cosiddetto “Made in” nel nostro caso Made in italy.                                                                 Un passo fondamentale per la competitività delle nostre imprese, per la tutela dei consumatori e della salute e per la lotta alla contraffazione che ha una fortissima opposizione dei paesi nordici ed in particolare della Germania che da anni prova a fare di tutto per cancellarla dato che è una barriera alla delocalizzazione selvaggia e poi parliamoci chiaro, i tedeschi lo sanno bene che possono avere anche un cambio favorevole per le esportazioni ed un sistema industriale più avanzato ma quando dietro ad un prodotto manifatturiero c’è la scritta “Made in Italy” non c’è concorrenza che tenga.

Già quattro anni fa nel 2010 il Parlamento europeo aveva approvato un regolamento al riguardo, che poi fu ritirato dalla Commissione Europea e chiuso in un cassetto, senza dare troppe spiegazioni, violando la scelta dell’unica istituzione europea espressione della volontà dei cittadini.

Il regolamento intendeva introdurre l’obbligo di specificare su un prodotto proveniente da fuori l’Ue il luogo di produzione, in modo da fornire al consumatore una chiara indicazione.
Indicazione, ovviamente, premiante per quei produttori europei non avvezzi a delocalizzare, con un “made in” riconosciuto ed apprezzato nel mondo.

http://www.europarlamento24.eu/made-in-la-commissione-europea-ritira-il-regolamento/0,1254,106_ART_2190,00.html

Il 16 Aprile 2014 però è arrivata la batosta per la Germania e per i paesi nordici su questo fronte:                                         ll Parlamento europeo ha approvato, ancora una volta, con 485 voti a favore, 130 contrari e 27 astensioni, le norme per rendere obbligatorie le etichette “Made in” sui prodotti non alimentari venduti sul mercato comunitario.
Fonte: http://www.europarlamento24.eu/etichettatura-si-riprova-con-il-made-in-obbligatorio/0,1254,106_ART_6676,00.html

La questione ovviamente non finisce qui ed ora passa al Consiglio europeo durante la presidenza italiana. Sulla carta questo dovrebbe significare, a rigor di logica, la sconfitta definitiva della Germania e l’approvazione finale del regolamento che salverebbe il nostro paese, le nostre industrie, i nostri artigiani, il nostro commercio e la nostra stessa identità nel mondo.

Ma il diavolo si nasconde nei dettagli e c’è un detto che dice che quando accarezza è perché vuole l’anima.

La Germania ha deciso di organizzarsi seriamente senza lasciare nulla al caso:

Appoggia alla presidenza del Consiglio europeo, il Premier polacco Donald Tusk. La Polonia era l’unico paese che era rimasto neutrale nella passata votazione del regolamento e quindi potrebbe fare la differenza.

http://www.europarlamento24.eu/made-in-la-partita-e-ancora-italia-germania/0,1254,106_ART_6679,00.html

L’Italia dovrebbe opporsi ma Renzi si è già crogiolato nelle carezze del diavolo che ai suoi ringraziamenti per il sostegno alla nomina della Mogherini ha risposto: «Di nulla, te lavevo promesso».

Ora siamo in debito con la Germania. Il regolamento passa ad un Consiglio europeo presieduto da un uomo sostenuto dalla Merkel e premier dell’unico paese rimasto in passato neutrale sulla vicenda. A tutto questo si aggiunge che i partiti di “opposizione” nel nostro paese pensano, invece, che la lotta alla contraffazione e alla tutela del nostro prodotto passi dall’arresto dei vucumprà che vendono collanine sulle spiagge mentre i cittadini italiani di questo regolamento non sanno assolutamente nulla.

Staremo a vedere. Se perdiamo la partita del “Made in” non rimarrà più nulla dell’identità e dell’orgoglio del nostro paese.

Motivo di vanto resterà solo quella famosa frase che anni fa, durante un concerto, la cantante Madonna sfoggiò sulla sua maglietta: “Italians do it better” che divenne la rivalsa del maschio nostrano nel mondo, fin quando qualcuno non deciderà di cambiare anche quella in nome della globalizzazione con un più generico “somebody in the world do it better”.

A quel punto da napoletano suggerirei di fare appello ad un famoso film di Massimo Troisi: “Non ci resta che piangere”.

Francesco Amodeo

Non posso andare avanti.

In evidenza

silenzio

 

Oggi ho preso una decisione sofferta ma importante per salvaguardare la mia incolumità alla luce delle sempre più evidenti ritorsioni e minacce celate che da tempo ricevo e che purtroppo si dimostrano essere sempre più attendibili.
Non voglio fare l’eroe ne immolarmi per la patria. Lo farei se ne valesse davvero la pena ma non per un popolo che non vuole essere liberato perché trova più comodo vivere in catene che decidere la propria direzione ed il proprio cammino.
Continuerò ad informare chi vuole essere informato. Il mio ultimo libro rimane la mia testimonianza. Anche questo mi espone a rischi, ma molto relativi; una nicchia di persone consapevoli non costringe i potenti ad intervenire perché non gli crea problemi. Loro hanno paura di chi ha un impatto sulle masse, chi crea comitati italiani, chi crea denunce collettive, chi organizza manifestazioni, blocchi, chi coinvolge le piazze, chi costringe i media a rompere il silenzio. Questo io non posso più farlo. Non me lo farebbero più fare. Lascio quindi ogni incarico nei comitati di cui faccio parte. Declino ogni proposta di organizzare manifestazioni pubbliche. Declino ogni invito a partecipare ad interviste o eventi mediatici.
Continuerò a fare presentazioni del mio libro e a parlare a chi sa e vuole ascoltare. Mi dedico alla mia regione di appartenenza e proverò ad avere un impatto sulle istituzioni locali.
Di più non posso fare perché ho capito che da solo, senza una struttura alle spalle, non me lo lascerebbero più fare. Non ritengo sia un gesto di codardia ma di estremo realismo. Codardo è chi scende a compromessi con i poteri che dice di combattere e non chi fa un passo indietro perché viene messo davanti all’evidenza che quei poteri sono troppo più forti di lui. In alternativa dovrei mettermi a fare l’eroe senza macchia e senza paura ma non è una veste che mi si addice. Questa forse è la mia unica colpa.
Torno al mio vecchio lavoro, alle mie passioni, ai miei libri e alle mie conferenze. Un giorno forse, un popolo di persone consapevoli scenderà in campo ed allora varrà la pena unirsi a loro.
Mi dispiace aver deluso qualcuno e per quel qualcuno lascio aperta questa pagina ed il mio blog.
Per tutto il resto non sono più disponibile.
Chi non ha l’intelligenza di capire quando è il momento di fermarsi, finisce col pagarne le conseguenze e non essere più utile alla causa.
Un saluto a tutti e grazie.
Buona Liberazione.

Francesco Amodeo

Ecco un po dei video che testimoniano la battaglia fatta per Me, fatta per Noi , fatta per Voi:

I miei attacchi ai media:

La sfida a “Le Iene” per costringerle a denunciare:

La denuncia del Bilderberg in Tv a La 7:

Smascherando la censura della Rai ai microfoni di Agorà:

Denunciando il golpe finanziario ai microfoni di Sky:

La denuncia al Tg della Rai

La denuncia a Canale Italia

La denuncia in piazza a Napoli

La mia denuncia per Riscossa Italiana

Amodeo/Renzi sul treno

La mia inchiesta

Il mio primo libro “Azzannate le Iene”

Amodeo dal Bilderberg di Copenaghen

La denuncia alla Procura di Roma: