La verità sulla nomina della Mogherini e su come abbiamo barattato il paese.

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Vi siete chiesti come mai la Germania ha accettato di “perdere” il braccio di ferro sulla nomina della Mogherini lasciando all’Italia un incarico di tale prestigio ?

Ve lo spiego subito. Cominciamo col dire che nell’Unione Europea e nei paesi che ne fanno parte non esistono ruoli istituzionali di prestigio ma esistono solo ruoli di facciata. I burattinai che muovono i fili dietro le quinte sono sempre gli stessi, solo i burattini cambiano ma essendo telecomandati sono assolutamente ininfluenti. Uno vale l’altro.

I nostri media hanno esultato per la nomina di una italiana alla guida della politica estera di una Unione Europea che una politica estera comune non ce l’ha. E’ la celebrazione del nulla.Tra l’altro anche Draghi se per questo è italiano eppure chi lo manovra l’ha invitato a massacrarci.

Ma c’è un’altra ragione ancora più subdola, ed estremamente più grave che ha spinto la Germania a fingere di cedere sulla questione delle nomine per dare a Renzi i 15 minuti di gloria che Andy Warhol aveva previsto per ogni uomo.

C’è una questione in sospeso tra Italia e Germania di gran lunga più importante di una semplice nomina di facciata e vitale per la sopravvivenza economica del nostro paese.     E’ la questione dell’approvazione del pacchetto legislativo per la tutela della sicurezza dei prodotti, all’interno del quale sono contenute le norme a tutela del cosiddetto “Made in” nel nostro caso Made in italy.                                                                 Un passo fondamentale per la competitività delle nostre imprese, per la tutela dei consumatori e della salute e per la lotta alla contraffazione che ha una fortissima opposizione dei paesi nordici ed in particolare della Germania che da anni prova a fare di tutto per cancellarla dato che è una barriera alla delocalizzazione selvaggia e poi parliamoci chiaro, i tedeschi lo sanno bene che possono avere anche un cambio favorevole per le esportazioni ed un sistema industriale più avanzato ma quando dietro ad un prodotto manifatturiero c’è la scritta “Made in Italy” non c’è concorrenza che tenga.

Già quattro anni fa nel 2010 il Parlamento europeo aveva approvato un regolamento al riguardo, che poi fu ritirato dalla Commissione Europea e chiuso in un cassetto, senza dare troppe spiegazioni, violando la scelta dell’unica istituzione europea espressione della volontà dei cittadini.

Il regolamento intendeva introdurre l’obbligo di specificare su un prodotto proveniente da fuori l’Ue il luogo di produzione, in modo da fornire al consumatore una chiara indicazione.
Indicazione, ovviamente, premiante per quei produttori europei non avvezzi a delocalizzare, con un “made in” riconosciuto ed apprezzato nel mondo.

http://www.europarlamento24.eu/made-in-la-commissione-europea-ritira-il-regolamento/0,1254,106_ART_2190,00.html

Il 16 Aprile 2014 però è arrivata la batosta per la Germania e per i paesi nordici su questo fronte:                                         ll Parlamento europeo ha approvato, ancora una volta, con 485 voti a favore, 130 contrari e 27 astensioni, le norme per rendere obbligatorie le etichette “Made in” sui prodotti non alimentari venduti sul mercato comunitario.
Fonte: http://www.europarlamento24.eu/etichettatura-si-riprova-con-il-made-in-obbligatorio/0,1254,106_ART_6676,00.html

La questione ovviamente non finisce qui ed ora passa al Consiglio europeo durante la presidenza italiana. Sulla carta questo dovrebbe significare, a rigor di logica, la sconfitta definitiva della Germania e l’approvazione finale del regolamento che salverebbe il nostro paese, le nostre industrie, i nostri artigiani, il nostro commercio e la nostra stessa identità nel mondo.

Ma il diavolo si nasconde nei dettagli e c’è un detto che dice che quando accarezza è perché vuole l’anima.

La Germania ha deciso di organizzarsi seriamente senza lasciare nulla al caso:

Appoggia alla presidenza del Consiglio europeo, il Premier polacco Donald Tusk. La Polonia era l’unico paese che era rimasto neutrale nella passata votazione del regolamento e quindi potrebbe fare la differenza.

http://www.europarlamento24.eu/made-in-la-partita-e-ancora-italia-germania/0,1254,106_ART_6679,00.html

L’Italia dovrebbe opporsi ma Renzi si è già crogiolato nelle carezze del diavolo che ai suoi ringraziamenti per il sostegno alla nomina della Mogherini ha risposto: «Di nulla, te lavevo promesso».

Ora siamo in debito con la Germania. Il regolamento passa ad un Consiglio europeo presieduto da un uomo sostenuto dalla Merkel e premier dell’unico paese rimasto in passato neutrale sulla vicenda. A tutto questo si aggiunge che i partiti di “opposizione” nel nostro paese pensano, invece, che la lotta alla contraffazione e alla tutela del nostro prodotto passi dall’arresto dei vucumprà che vendono collanine sulle spiagge mentre i cittadini italiani di questo regolamento non sanno assolutamente nulla.

Staremo a vedere. Se perdiamo la partita del “Made in” non rimarrà più nulla dell’identità e dell’orgoglio del nostro paese.

Motivo di vanto resterà solo quella famosa frase che anni fa, durante un concerto, la cantante Madonna sfoggiò sulla sua maglietta: “Italians do it better” che divenne la rivalsa del maschio nostrano nel mondo, fin quando qualcuno non deciderà di cambiare anche quella in nome della globalizzazione con un più generico “somebody in the world do it better”.

A quel punto da napoletano suggerirei di fare appello ad un famoso film di Massimo Troisi: “Non ci resta che piangere”.

Francesco Amodeo

Non posso andare avanti.

In evidenza

silenzio

 

Oggi ho preso una decisione sofferta ma importante per salvaguardare la mia incolumità alla luce delle sempre più evidenti ritorsioni e minacce celate che da tempo ricevo e che purtroppo si dimostrano essere sempre più attendibili.
Non voglio fare l’eroe ne immolarmi per la patria. Lo farei se ne valesse davvero la pena ma non per un popolo che non vuole essere liberato perché trova più comodo vivere in catene che decidere la propria direzione ed il proprio cammino.
Continuerò ad informare chi vuole essere informato. Il mio ultimo libro rimane la mia testimonianza. Anche questo mi espone a rischi, ma molto relativi; una nicchia di persone consapevoli non costringe i potenti ad intervenire perché non gli crea problemi. Loro hanno paura di chi ha un impatto sulle masse, chi crea comitati italiani, chi crea denunce collettive, chi organizza manifestazioni, blocchi, chi coinvolge le piazze, chi costringe i media a rompere il silenzio. Questo io non posso più farlo. Non me lo farebbero più fare. Lascio quindi ogni incarico nei comitati di cui faccio parte. Declino ogni proposta di organizzare manifestazioni pubbliche. Declino ogni invito a partecipare ad interviste o eventi mediatici.
Continuerò a fare presentazioni del mio libro e a parlare a chi sa e vuole ascoltare. Mi dedico alla mia regione di appartenenza e proverò ad avere un impatto sulle istituzioni locali.
Di più non posso fare perché ho capito che da solo, senza una struttura alle spalle, non me lo lascerebbero più fare. Non ritengo sia un gesto di codardia ma di estremo realismo. Codardo è chi scende a compromessi con i poteri che dice di combattere e non chi fa un passo indietro perché viene messo davanti all’evidenza che quei poteri sono troppo più forti di lui. In alternativa dovrei mettermi a fare l’eroe senza macchia e senza paura ma non è una veste che mi si addice. Questa forse è la mia unica colpa.
Torno al mio vecchio lavoro, alle mie passioni, ai miei libri e alle mie conferenze. Un giorno forse, un popolo di persone consapevoli scenderà in campo ed allora varrà la pena unirsi a loro.
Mi dispiace aver deluso qualcuno e per quel qualcuno lascio aperta questa pagina ed il mio blog.
Per tutto il resto non sono più disponibile.
Chi non ha l’intelligenza di capire quando è il momento di fermarsi, finisce col pagarne le conseguenze e non essere più utile alla causa.
Un saluto a tutti e grazie.
Buona Liberazione.

Francesco Amodeo

Ecco un po dei video che testimoniano la battaglia fatta per Me, fatta per Noi , fatta per Voi:

I miei attacchi ai media:

La sfida a “Le Iene” per costringerle a denunciare:

La denuncia del Bilderberg in Tv a La 7:

Smascherando la censura della Rai ai microfoni di Agorà:

Denunciando il golpe finanziario ai microfoni di Sky:

La denuncia al Tg della Rai

La denuncia a Canale Italia

La denuncia in piazza a Napoli

La mia denuncia per Riscossa Italiana

Amodeo/Renzi sul treno

La mia inchiesta

Il mio primo libro “Azzannate le Iene”

Amodeo dal Bilderberg di Copenaghen

La denuncia alla Procura di Roma:

Viktor Orban: la sua lotta per la sovranità dell’Ungheria e la strategia di disinformazione dei media italiani.

orban

(Capitolo tratto dal libro Azzannate le iene di Francesco Amodeo. http://www.francescoamodeo.net)

“Sono andati via con i carri armati. Sono tornati con le banche.” (Viktor Orbán)
Viktor Orban

È una lanterna nel buio Viktor Orbán, il Primo Ministro che ha sfidato e cacciato via i poteri forti, denunciando il nuovo ordine mondiale e lottando per la sovranità del proprio paese: l’Ungheria. È una lanterna nel buio, col suo discorso in cui ha dichiarato di “aver respinto gli attacchi ed aver dato qualche botta ai piagnoni del Parlamento Europeo”; è una lanterna nel buio, per la sua lotta contro le multinazionali e le banche straniere, colpevoli di essere “lo strumento mediante il quale gli ungheresi si impoveriscono, a favore dei poteri forti europei al cui vertice ci sono la finanza USA” (a cui Orbán dà la colpa di “tentare in ogni modo di impedire ad altri paesi di mettersi al passo economicamente”), e la grande industria tedesca, che “sta imponendo la propria egemonia sull’Europa.” Nei suoi ultimi discorsi il premier ungherese ha infatti parlato del predominio dei grandi stati membri all’interno dell’Unione Europea (in sostanza la Germania e la Francia), e della sua convinzione che alcuni poteri, in realtà, stiano sfruttando i paesi piccoli, drenando via da essi risorse finanziarie ed umane. “L’obiettivo per l’Ungheria”, dice Orbán, “è quello di prevenire e contrastare tale sfruttamento e la fuga di cervelli”.                                     Questa è l’essenza della strategia nazionale ungherese. Orbán ha un grande carisma, una personalità che ha conquistato gli ungheresi e non solo, visto che in molte parti d’Europa viene visto come modello per una rivoluzione politica e pacifica che ridia sovranità ai popoli; il suo governo, in carica dal 2010, si è contraddistinto per un braccio di ferro contro la Commissione Europea, e soprattutto contro la BCE ed il FMI; Orbán infatti ha, in passato, rigettato i termini proposti dal Fondo Monetario Internazionale, rifiutandosi di tagliare le pensioni a copertura di un prestito al suo paese, ed ha quindi invitato quelli
del FMI ad andare via. Dopo la riforma della Costituzione del suo paese, infatti, Orbán ha risposto agli attacchi dell’Unione Europea in maniera secca e decisa: “Siamo uno statodi diritto, il governo sta rispettando le norme europee, il potere costituente spetta solo al Parlamento ungherese. Siamo sovrani, decidiamo noi.”
Tutto questo, nei mesi a seguire, gli è costato anche una feroce campagna mediatica nella quale è stato dipinto come un nuovo dittatore, o come colui che sta restringendo le libertà civili nel paese magiaro. Tuttavia la campagna sembra non aver attecchito, anzi, ha fatto crescere la popolarità di Orbán in tutta Europa, e nei sondaggi elettorali, in vista delle elezioni del 2014, i dati gli danno ragione: il suo partito potrebbe avere la maggioranza assoluta dei voti. Orbán è in questo momento un treno inarrestabile, nonché forse l’unico capo di governo europeo ad andare controcorrente rispetto alle scellerate linee politiche tracciate da Bruxelles, e questo certamente gli ha creato nemici
tra le lobby e le élite internazionali. Non solo i dati dei sondaggi, ma anche i dati economici danno ragione al “modello ungherese” di Orbán, che prevede interventi per la conversione in valuta locale dei prestiti contratti in valuta estera, e, soprattutto, finanziamenti a tasso zero per gli istituti di credito che si impegnino a finanziare a loro volta le piccole e medie imprese ad un interesse non superiore al 2%. Sono questi, infatti, i punti salienti del piano annunciati dalla Banca Centrale ungherese con l’obiettivo di favorire la crescita del paese.
La sua carta vincente, che è poi quella che l’ha reso nemico da combattere per l’Unione Europea, è, infatti, proprio quella di porre sotto controllo governativo la Banca Centrale (vale la pena ricordare che l’Ungheria non fa parte dell’Euro), quindi sottraendola alle banche private manipolate dalle élite in questione. Mossa ovviamente aspramente criticata dalla BCE e dalla commissione guidata da Barroso.
Il governo ungherese ha assunto la sovranità della sua moneta, che adesso emette senza debito. Come trapela dal quotidiano ungherese Magyar Nemzet, nella recente riunione di Londra del Bilderberg il caso ungherese sarebbe stato tra i punti più trattati. In particolare, le lobbies finanziare e massoniche sarebbero preoccupate circa un eventuale effetto contagio dell’Ungheria, vista la grande presa sull’opinione pubblica che ha Viktor Orbán; infatti, sempre secondo il quotidiano magiaro, sarebbe stato elaborato un piano per finanziare il principale partito di opposizione e scatenare una campagna mediatica robusta
anti-Orbán subito dopo la certa vittoria elettorale della prossima primavera. Ora sentite bene quello che è accaduto, e ragionate sulla tempistica e sulla incredibile coincidenza.   A pochi mesi da quella riunione del Bilderberg, in cui si è discusso di come fermare l’ascesa di Orbán, quest’uomo è stato vittima di un “incidente” d’auto, come fu vittima di un “incidente” con il suo bimotore Nigel Farage, dopo aver preso anche lui a schiaffi con un suo discorso i poteri forti che si nascondono dietro l’Unione Europea. È successo durante una visita del premier ungherese in Romania; improvvisamente, un’auto è piombata sul
corteo di Orbán, centrando in pieno il mezzo blindato che precedeva l’auto nella quale si trovava il premier. Per fortuna non ci sono state conseguenze, anche se, guardando la vettura che è stata colpita, si può ben capire la forte entità dell’impatto, che solo per una fatalità non ha travolto l’auto del primo ministro ungherese, particolare questo che risulta molto inquietante. Sarà solo una coincidenza l’incidente avuto a poche ore dal suo messaggio contro il Fondo Monetario Internazionale, ed a pochi mesi dalla riunione Bilderberg, dove si è discusso del pericolo dei nazionalismi, ed in particolare del caso Orbán? In questo contesto, le voci circa un presunto attentato perpetuato ad Orbán si moltiplicano: su alcuni blog ungheresi, si punta il dito contro un presunto cambiamento di strategia delle lobby – inaridite ulteriormente dopo le parole anti FMI di Orbán, e soprattutto per il fatto che il governo abbia assunto la sovranità della propria moneta – le quali mirerebbero adesso ad un’eliminazione fisica del primo ministro, e non più ad una campagna mediatica volta contro di lui. Se siano vere o false queste voci, non spetta a me dirlo, ma è ovvio che Orbán ha dichiarato “guerra” ad un sistema anti-etico governato da banchierie lobbysti senza scrupoli, un sistema che ha ramificazioni ovunque, e che non
si darà pace finché non avrà messo fuori dai giochi il suo nemico. È già cominciata
una campagna di odio, di disinformazione e diffamazione del premier ungherese, ed i nostri media servili e burattini dei poteri forti si sono subito prostrati al nuovo diktat, come dimostrato da “Repubblica”, che, essendo tra i media che prendono parte al Bilderberg, ha subito cominciato la sua opera diffamatoria anche in Italia.                                                  In un articolo di “Repubblica” dal titolo L’Ungheria di Orbán sfida l’UE e il FMI. A rischio indipendenza Banca Centrale, il premier viene definito “autocrate”, e le sue azioni vengono bollate come “nuova, gravissima sfida ai principi del mondo libero e alle sue istituzioni economiche e finanziarie, dalla Banca Centrale Europea al Fondo Monetario Internazionale.” Queste, secondo il giornalista, sono le istituzioni del mondo libero. Ma non è tutto, perché continuando a leggere c’è davvero da rabbrividire. Si parla, infatti, di Gyorgy Matolcsy, il ministro dell’Economia nominato dal premier come il nuovo governatore della Banca Centrale ungherese. Il giornalista lo definisce “discusso ministro dell’Economia”, ed anche “pericoloso incompetente e un fautore di politiche economiche piegate al volere del regime”. Sì, avete capito bene: il giornalista ha chiamato “regime” quello di un primo ministro democraticamente eletto per ben due volte, che dopo anni sempre all’opposizione, ha ora i due terzi della maggioranza di governo. Il giornalista in questione continua schierandosi apertamente con il governatore uscente della Banca ungherese Andras Simor – il quale, al termine dei sei anni di mandato per statuto, non poteva ripresentarsi – affermando che “con Simor esce di scena un banchiere centrale apprezzato e stimato in tutto il mondo, da Draghi, da Bernanke, dalla Merkel e da Obama, e soprattutto l’ultimo difensore del principio-chiave della separazione dei poteri, costitutivo di ogni democrazia, e dell’autonomia della Banca Centrale.” Avete letto bene anche questa volta? Il giornalista di “Repubblica” ha definito l’ex governatore come uno “amato in tutto il mondo”, e poi ha anche elencato chi sarebbe “tutto il mondo” secondo lui, ossia la Merkel (eletta dai tedeschi ed odiata dalla maggior parte dei paesi europei), Draghi (non eletto da nessuno), Bernanke (non eletto da nessuno) e Obama, eletto dai poteri forti americani. Abbiamo quindi scoperto che “tutto il mondo” che conta per il giornalista di “Repubblica” altro non sono che i poteri forti americani. Ma ora arriva la ciliegina sulla torta: il giornalista si dà la zappa sui piedi, sfoderando il massimo del servilismo nel definire “pazzesco” l’ultimo discorso di Matolcsy, che avrebbe sostenuto che “i big di economia e finanza europei e internazionali complottano e tramano contro la nostra patria”.
Per questa frase il servile giornalista paragona il discorso di Matolcsy a quello del “demoniaco ministro della propaganda di Adolf Hitler” contro la “grande finanza ebraica internazionale”, e a quello di Mussolini sulla “demoplutocrazia massongiudaica”. Ma nel suo articolo non si è fatto mancare proprio nulla, dimostrandosi abile servo dei poteri forti che manipolano la stampa italiana, ed ha concluso dicendo che “Mario Draghi, nella sua conferenza-stampa, si è detto molto preoccupato per gli sviluppi politici a Budapest.” Chissà come mai un governo che vuole avere il controllo della propria Banca Centrale debba preoccupare così tanto Mario Draghi. Questo, però, l’intrepido giornalista che scrive da Berlino non se l’è chiesto, ed il suo articolo è l’emblema della nostra stampa al servizio dei poteri forti, della disinformazione e della manipolazione delle masse per gli interessi delle élite mondialiste. Non sono stato di certo l’unico ad aver notato questa assurda ed ingiustificata campagna di fango contro Orbán da parte del famoso quotidiano italiano: addirittura l’ambasciatore di Ungheria in Roma, in data 24 maggio 2013, ha fatto pervenire una lettera al direttore del quotidiano Ezio Mauro, accusando il corrispondente da
Berlino del suo giornale di attribuire, in maniera faziosa, affermazioni al Primo Ministro Ungherese, che questi, in realtà, non ha mai pronunciato, come per esempio l’aver paragonato la cancelliera Merkel ad Hitler, come il giornalista di “Repubblica” ha addirittura scritto e virgolettato nel titolo del suo articolo. “Non vorrei commentare le altre accuse ridicole del vostro corrispondente (legge bavaglio, partito-stato, nazional-populista, regime)”, scrive indignato l’ambasciatore, “perché è stato tutto già smentito diverse volte da fori ed autorità europee, che ormai sono diventate scenografie permanenti nei suoi articoli. Esprimo però rammarico e delusione per il fatto che le mie lettere correttive non vengano mai pubblicate sul vostro giornale, ricordando che la fedele rappresentazione dei fatti è un requisito assoluto, inerente all’etica giornalistica universale”, conclude il rappresentante diplomatico ungherese. L’ambasciatore, infatti, aveva già varie volte in passato scritto lettere al direttore di “Repubblica”, lamentando l’inaccettabile attacco mediatico da parte del giornalista in questione nei confronti del primo ministro Orbán, rilevando le false accuse mosse attraverso il suo giornale al governo ungherese, smentendo nella missiva in maniera documentata quanto dichiarato in due precedenti articoli pubblicati a novembre 2011, dal titolo Ungheria, l’autarchico Orbán chiede aiuto al FMI e Ora gli ultranazionalisti ungheresi si sentono accerchiati.
Resta da chiedersi chi abbia incaricato “Repubblica”, ed in particolare questo giornalista, di intraprendere una campagna di fango contro il governo ungherese, utilizzando, a quanto pare, la menzogna e la diffamazione. Credo però che tutti voi possiate avere, a questo punto, una precisa idea al riguardo. In Ungheria, comunque, i cittadini hanno ritenuto opportuno manifestare per strada la loro solidarietà al ministro ungherese con cartelli con su scritto “Abbiamo votato per Orbán e non per Goldman Sachs”, un cartello che in una
sola frase racchiude tutto quello che i nostri media non riporteranno mai, e che il giornalista di “Repubblica” dovrà solo continuare a fingere di non aver visto.

Francesco Amodeo

La verità su Nigel Farage che i media italiani sono stati incaricati di tenervi nascosta.

farage

Un anno e mezzo fa, in tempi non sospetti, decisi di dedicare un capitolo del mio libro a Nigel Farage totalmente sconosciuto in Italia e censurato ed ignorato dai media italiani per le sue posizioni contro la dittatura europea.                                                                        Oggi i media si sono ricordati di lui e dopo l’alleanza con Grillo in Europa gli dedicano intere pagine di giornali e servizi giornalistici. I poteri forti hanno commissariato ai media servili la distruzione della sua immagine per evitare che possa diffondere la verità su quanto sta accadendo in Europa.

Ghandi diceva che quando lotti contro il sistema: Prima ti ignorano…poi ti derido…poi ti combattono…poi Vinci. Farage è appena passato alla penultima fase.

Nigel Farage

“Anni fa la signora Thatcher ha capito che cosa si nascondesse dietro al progetto europeo. Ha capito che l’intento era quello di togliere la democrazia agli stati nazionali, per mettere quel potere in mano a persone che non possono essere chiamate a rispondere di ciò che fanno.                                                                                  (Nigel Farage, Parlamento europeo, 17 aprile 2013)

È una lanterna nel buio Nigel Farage, politico britannico, euroscettico e conservatore,
leader dell’UKIP, il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, che ha come primo obiettivo il ritiro dall’Unione Europea. Farage è anche deputato europeo e co-presidente del gruppo “Europa della libertà e della democrazia.”
Famosi sul web i discorsi che hanno reso celebre ed amatissimo l’europarlamentare britannico Nigel Farage, scagliatosi contro lo stato maggiore delle istituzioni europee, schierato in aula a pochi metri da lui: da Herman Van Rompuy a Josè Barroso, fino a Olli Rehn. Discorsi, è inutile dire, passati completamente sotto silenzio della stampa e dei TG italiani, che hanno messo la sordina persino al trionfo del suo partito alle elezioni britanniche. Quasi nessuno, infatti, ha dato la notizia in prima pagina, ma solo all’interno, con titoli nei quali è apparsa subito la parola magica: “populista”, l’aggettivo che da un paio di decenni serve a marchiare chiunque osi sfidare le élite europee. È un riflesso condizionato che ha un certa efficacia, in quanto riduce il pericolo di un contagio e di un effetto emulativo negli altri paesi. Il 13 giugno 2012, in un suo intervento al Parlamento Europeo, Nigel Farage ha concluso il proprio
discorso affermando che: “L’Euro Titanic ha ormai colpito l’iceberg, e non ci sono abbastanza scialuppe di salvataggio.” Farage si è anche schierato attivamente nel denunciare le modalità attuative del Trattato di Lisbona, che non hanno visto coinvolti direttamente i popoli europei. Ma il suo discorso, che ha letteralmente infuocato il web, è stato quello pronunciato al Parlamento Europeo il 16 novembre 2011:

“Eccoci qui, sull’orlo del disastro economico e sociale, e in questa stanza oggi abbiamo quattro uomini che dovrebbero essere responsabili. Eppure abbiamo ascoltato i discorsi più insipidi e tecnocratici di sempre: state tutti negando. L’euro è un fallimento sotto tutti i punti di vista. Di chi è la colpa? Chi è che ha in mano il vostro destino? Ovviamente la risposta è: nessuno di voi. Perché nessuno di voi è stato eletto. Nessuno di voi ha avuto la legittimazione democratica necessaria per arrivare ai ruoli che state attualmente ricoprendo. E in questo vuoto è arrivata Angela Merkel. Viviamo in un’Europa dominata dalla Germania, qualcosa che il progetto di Europa unita avrebbe dovuto effettivamente
impedire. Qualcosa che chi venne prima di noi ha impedito, pagando con il suo sangue. Io non voglio vivere in un’Europa dominata dalla Germania, e neanche i cittadini europei lo vogliono.”Esaurita la premessa, il parlamentare ha poi portato all’attenzione dell’aula esempi precisi di euro-ingerenza: “Siete voi che lo avete permesso. Perché quando Papandreu decise di chiedere un referendum, lei, signor Rehn, parlò di “violazione della fiducia”, e i suoi amici si sono riuniti qui come un branco di iene, hanno circondato Papandreu, lo hanno cacciato via e rimpiazzato con un governo fantoccio. Che spettacolo disgustoso.”

Il suo discorso continua, ed è veramente assurdo che ci sia voluto un europarlamentare britannico per difendere la sovranità popolare italiana, come ha fatto Farage scagliandosi contro il governo “tecnico” di fatto imposto dall’UE e dalla BCE:

“E non ancora soddisfatti”, ha poi dichiarato il leader dell’UKIP, “avete deciso che Berlusconi se ne doveva andare. Quindi fu cacciato e rimpiazzato con il signor Monti, ex commissario europeo, anch’esso architetto di questo euro-disastro.
Un uomo che non era neanche membro del Parlamento. Sta diventando come un romanzo di Agatha Christie, dove cerchiamo di indovinare chi sarà il prossimo ad essere fatto fuori. La differenza è che sappiamo benissimo chi sono gli assassini: dovreste essere ritenuti responsabili per ciò che avete fatto. Dovreste essere tutti licenziati. E devo dire, signor Van Rompuy, che diciotto mesi fa, quando la incontrai per la prima volta, mi sbagliai sul suo conto. Dissi che avrebbe ucciso silenziosamente la democrazia degli stati-nazione, ma non è più così: lo sta facendo molto rumorosamente. Lei, un uomo non eletto, è andato in Italia a dire: «non è il momento di votare, è il momento di agire». Cosa, in nome di Dio, le dà il diritto di dire al popolo italiano cosa fare?”

Farage sembra avere particolarmente a cuore la situazione dell’Italia, paese in cui ha lavorato prima di entrare in politica: ed, infatti, si lascia spesso intervistare da bloggers o da giornalisti indipendenti, essendo un vero idolo del web, totalmente ignorato e censurato dai media tradizionali.
Egli, come abbiamo visto, ha avuto spesso parole forti contro il Governo Monti, e contro tutti quelli che ne hanno permesso la realizzazione, come quando ha dichiarato che: “Berlusconi è stato sostituito (anzi, destituito) da Monti, che non faceva nemmeno parte del Parlamento. Questo signore ha formato un governo senza nemmeno un politico eletto. Penso che sia una delle cose più incredibili che possa accadere per un grande paese occidentale come l’Italia. È assurdo! Non riesco a capire perché i politici italiani non stiano ancora lì a gridare. I vostri politici dovrebbero denunciare che il governo democratico è stato esautorato. È così che iniziano le dittature, non ve lo dimenticate. Nel Regno Unito non sarebbe mai potuta accadere una cosa del genere.”
Rispondendo alle domande di un giornalista italiano inviato de “Il Giornale”, che gli chiedeva cosa avrebbe potuto fare Berlusconi, ha risposto: “Non capisco perché abbia accettato il Governo Monti. Certo, il vostro premier era indebolito dal fatto che fosse alla fine del suo ciclo, ma, a parte Berlusconi, la maggioranza dei parlamentari italiani si sarebbero dovuti alzare a protestare, e avrebbero dovuto dire che si trattava di una cosa inaccettabile. Avrebbero dovuto capire e denunciare che Monti è stato imposto dalla Merkel e da Van Rompuy. Siete governati da un fantoccio scelto da una potenza straniera. Avete rinunciato alla democrazia, e avete dato a questa gente un potere eccessivo.” Farage, a giusta ragione, non ha risparmiato nei suoi attacchi neppure il Capo dello Stato:

“Napolitano è colpevole, perché lui, come Presidente, ha consentito questo abuso della democrazia. Non è in grado di essere il vostro Presidente. Il suo ruolo è difendere la Costituzione, ed ha fallito nel farlo. Dovreste licenziarlo”, poi ci va giù pesante, “è complice di questo delitto alla democrazia (…). Non mi stupirei quindi – visto che persino in Gran Bretagna si sono scandalizzati per il suo comportamento ai limiti e, si può pensare
legittimamente, anche oltre i limiti della Costituzione -, se qualcuno in Italia ne chiedesse l’impeachment.”
Con le seguenti parole pronunciate a Strasburgo, invece, l’eurodeputato inglese Farage si è rivolto al Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, lamentando un deficit nella legittimazione democratica delle istituzioni europee, e paventando al contempo una deriva delle stesse in senso oligarchico, a discapito di tutti i popoli europei.

“Ci è stato detto che quando avremmo avuto un presidente, avremmo visto una gigante e globale figura politica: un leader politico per 500 milioni di persone, l’uomo che deve rappresentare noi tutti sulla scena mondiale, l’uomo con un lavoro così importante che, naturalmente, è pagato più del presidente Obama. Be’, ho paura che quello che abbiamo avuto sia lei. E mi dispiace, ma dopo la sua precedente performance – e non voglio essere scortese, ma sa, onestamente, lei ha il carisma di uno straccio umido e la presenza di un impiegato di banca di basso grado – le rivolgo una domanda a nome di tutti noi. Chi è lei? Io personalmente non ho mai sentito parlare di lei, nessuno in Europa ha mai sentito parlare di lei; le chiedo, signor Presidente, chi l’ha votata? Con quale meccanismo?” Nel momento in cui si alzavano le proteste, Farage ha risposto continuando a rivolgersi al presidente:
“Lo so, voi non apprezzate la democrazia; con quale meccanismo noi europei possiamo allontanare lei da questo Parlamento? È questa la democrazia europea?
Ritengo, tuttavia, che lei sia competente e astuto e pericoloso. Non ho dubbi sul fatto che sia sua intenzione disintegrare in silenzio la democrazia e gli stati sovrani in Europa, sembra che lei abbia un odio verso la stessa esistenza di stati sovrani.”

Farage non ha mai esitato, nei suoi discorsi, ad attaccare in maniera diretta chiunque ritenesse responsabile della crisi dei paesi europei, denunciandone le cause ed i colpevoli, come quando fece sfoggio di tutto il suo temperamento per denunciare che:

“Ci troviamo nel bel mezzo di una crisi economica e umanitaria, ed il Presidente della Commissione non è qui; a proposito: neanche Van Rompuy è qui. Poco importa, perché loro non sono pronti ad ascoltare alcun argomento, nè a partecipare ad alcun dibattito. Loro hanno solo intenzione di seguire il loro sogno degli Stati Uniti d’Europa. Si preparano a commettere un suicidio per l’intero continente. E domani sera Mr Van Rompuy ha indetto un altro vertice durante il quale presenterà una strategia per la crescita ed il lavoro. Signori deputati, rappresentanti dei popoli europei di destra e di sinistra, abbiamo già ascoltato queste parole. Ricordatevi che l’euro stesso avrebbe dovuto creare crescita e lavoro, ed alla fine ha distrutto entrambe le cose. Il rimedio che ci hanno proposto sta peggiorando le cose, è come un medico che sta uccidendo il paziente, e vuole aumentare ancora le dosi di quella stessa cura. È una follia. Non ascoltate quelli che vi diranno che l’unica alternativa per la Grecia è di restare nella zona euro. Tutti i leader dicono che dobbiamo mantenere la Grecia nell’euro: se esce, il cielo ci cadrà sulla testa.
Non è vero, avrà qualche settimana difficile, ma poi le cose si calmeranno. Ci sarà un boom nel turismo, gli investimenti faranno il loro ritorno in Grecia, le innovazioni ritorneranno in Grecia, quando la gente comincerà a produrre per battere le
costose importazioni. La Grecia fuori dalla zona euro potrà essere un’ispirazione per la Spagna, per il Portogallo e per molte altre nazioni. Noi dobbiamo riconoscere il terribile errore che abbiamo commesso, dobbiamo rimediare, dobbiamo ridare speranza alla gente, perché quello che abbiamo oggi è solo una profonda disperazione. Tutti noi ci ricordiamo dell’ex farmacista di settantasette anni che si è suicidato davanti al Parlamento greco, ma è solo una persona di fronte ad una catastrofe umanitaria che si sta espandendo. C’è un grande aumento dei suicidi in Italia ed in Grecia, particolarmente tra le persone che hanno piccole aziende e tra coloro che non sanno come uscire dai loro problemi. Un numero sempre più grande di bambini abbandonati davanti alle chiese perché i genitori non possono nutrirli.
I nostri dirigenti sono troppo poco sensibili per ascoltare questi discorsi e prestare la dovuta attenzione, voi potete invece fare qualcosa, perché io ho parlato con voi, e so che in molti siete d’accordo con me, quindi voi potete alzarvi e dire: dobbiamo finirla con l’euro, dobbiamo restaurare la democrazia, dobbiamo restaurare la dignità umana, dobbiamo ignorare Barroso e Van Rompuy che hanno loro stessi provato che avevano torto. Noi dobbiamo dare speranza alla gente.”

Il 6 maggio 2010 – badate bene alla data, perché era proprio il giorno delle elezioni generali in Inghilterra – a poco più di due mesi di distanza dai discorsi al vetriolo pronunciati a Strasburgo dal leader del partito indipendentista inglese, accadde che proprio lui, Nigel Farage, fu vittima di un “incidente”con il suo bimotore, che si è letteralmente capovolto dieci minuti dopo aver spiccato il volo. A bordo del veicolo c’erano solo l’europarlamentare ed il pilota, usciti miracolosamente illesi. Non sono chiare le cause dell’incidente. Come abbiamo visto, due uomini che si sono scagliati contro i leader dell’Unione Europea con i loro discorsi e con le azioni politiche, Farage ed Orbán, sono stati entrambi vittime di strani incidenti, ma, fortunatamente, entrambi sono miracolosamente sopravvissuti, deludendo, forse, le aspettative di chi li avrebbe voluti definitivamente fuori dai giochi.

Non spetta a me parlare di attentati piuttosto che di incidenti, e preferisco attenermi alla cronaca dei fatti senza esprimere la mia personale idea al riguardo, ma questi due casi, se non altro, dimostrano che qualcosa di divino è al servizio della giustizia e della verità. Onore a Viktor Orbán e Nigel Farage, aspettando in Italia la nostra lanterna nel buio.

Tratto dal libro “Azzannate le iene” di Francesco Amodeo                       http://www.francescoamodeo.net

In un video le prove incontrovertibili del colpo di stato del Bilderberg in Italia.

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Le immagini che abbiamo filmato e riportato nel video dall’esterno dell’Hotel Marriott di Copenaghen dove era in corso la riunione del Bilderberg 2014 sono simili a quelle che abbiamo visto più volte in Tv in occasione del G7 o del G20 e che tutti i media mondiali documentano normalmente. Cecchini sui tetti, spiegamento di polizia ad ogni angolo delle strade, manifestanti fatti allontanare con la forza, auto blindate, elicotteri che sorvolano la location, sommozzatori militari che pattugliano le acque adiacenti. Ma queste nostre immagini, invece, nessuno le ha trasmesse. Siamo riusciti solo ad ottenere che Gianluigi Paragone, invitandoci in studio ne mandasse in onda qualche estratto a La Gabbia censurando però per intero il racconto con le prove schiaccianti del golpe del 2011 in Italia. Di questo meeting nessun altro ne ha parlato. Noi eravamo gli unici italiani a raccogliere immagini e video e l’unica testimonianza integrale mostrata pubblicamente è data da questo video di 6 minuti che abbiamo postato su you tube che ho realizzato insieme ad un fotoreporter, ad un cameraman e a Salvo Mandarà che è riuscito a mandare le immagini live in streaming sul suo canale. E’ questa l’unica prova documentata dell’incontro tra i 120 uomini più potenti del mondo. Eppure il fotoreporter che era con noi ha fotografato l’entrata nell’hotel di Monica Maggioni la direttrice di Rai news 24. Che ci faceva a quel meeting una giornalista della nostra Tv di stato ? Com’è possibile che nel suo programma di notizie non ha mai fatto accenno a quella riunione nonostante l’importanza dei personaggi da lei incontrati in quella sede e dei temi trattati di interesse pubblico ? Cosa giustifica la sua partecipazione ad un incontro con i big del pianeta per tre giorni in un hotel di lusso ? Perchè tanta segretezza anche da parte dei giornalisti ? E’ evidente che in quella sede si prendono decisioni che hanno un forte impatto sulle scelte di governo, scelte che favoriscono quelle lobby della finanza speculativa i cui interessi sono in palese contrapposizione con gli interessi dei popoli e degli stati nazionali. Se analizziamo chi ha indotto la crisi dello spread che nel 2011 ha portato alla caduta dell’ultimo governo democraticamente eletto e al commissariamento dell’Italia da parte di tecnici non eletti e provenienti proprio da quelle lobby come Mario Monti, scopriamo il ruolo determinante avuto da alcune grandi banche che hanno venduto in maniera massiccia e improvvisa i titoli di stato italiani in un periodo in cui il Governo in carica aveva ancora la maggioranza e lo spread era ancora nella media e quindi nulla giustificava una tale fibrillazione sui mercati e l’insensata scelta di quelle banche di mettere sotto attacco il nostro paese. La Deutsche Bank vendette addirittura l’88% dei titoli di stato italiani che aveva in portafoglio nei primi 6 mesi del 2011 finendo sotto la lente della Consob. Una scelta che lo stesso Romano Prodi definì un suicidio. Comportamento simile lo ebbe la Goldman Sachs infatti in un articolo di Milano Finanza di quel periodo la banca d’affari americana viene accusata di aver indotto la crisi sui mercati e di aver dato il via all’ondata di vendite di titoli italiani. Poi ci furono le responsabilità della Banca Centrale Europea che ritardò le iniezioni di liquidità (ltro) che avvennero solo quando il governo in carica diede le dimissioni e fu sostituito dal governo tecnico. Ma soprattutto responsabile di aver inviato quella lettera al Governo italiano a firma di Mario Draghi e Jean Claude Trichet in cui si chiedevano misure irrealizzabili in quel contesto e che fini’ quindi per destabilizzare il Governo in carica. Altra misura che favorì la caduta del governo Berlusconi e l’arrivo di Monti. Nessuno però c’ha detto che sia Monti, sia Trichet della Bce, sia il Presidente della Deutsche Bank Josef Ackerman sia il Presidente della Goldman Sachs Peter Sutherland fanno parte insieme del Direttivo del Gruppo Bilderberg ed erano presenti insieme alla riunione del 2011 proprio qualche mese prima dell’investitura di Monti come Presiedente del Consiglio ossia nel periodo in cui secondo l’ex segretario del Tesoro Timothy Geithner si consumò un complotto ai danni dell’Italia e proprio a Saint Moritz che secondo le rivelazioni del giornalista Alan Friedman fu il luogo dove in quell’estate Monti incontrò Carlo De Benedetti per discutere del suo possibile incarico di governo. Friedman ha però dimenticato o forse omesso volontariamente di raccontare che invece Monti in quel periodo e in quella location incontrò i 120 uomini più influenti del mondo alcuni dei quali nei mesi a seguire favoriranno proprio il suo arrivo alla Presidenza del Consiglio. I legami tra Mario Monti ed i vertici delle banche che hanno indotto la crisi sui mercati sono ben più stretti di quanto si possa immaginare. Essi infatti fanno parte insieme anche di altre organizzazioni ultraliberiste che hanno fatto esclusivamente gli interessi del capitalismo speculativo. Monti, Trichet, Sutherland e Draghi sono tutti membri del Bilderberg, i primi tre fanno ancora parte del Direttivo di questo Gruppo.Sono tutti membri della Commissione Trilaterale. Monti, Trichet e Sutherland si sono addirittura alternati alla Presidenza Europea di questa Commissione che racchiude tutti esponenti del capitalismo speculativo. Mario Monti è Presidente onorario della lobby Bruegel della quale Trichet è il Presidente. Trichet è a sua volta Presidente del Gruppo dei 30 del quale fa parte Mario Draghi e guarda caso proprio Draghi e Trichet si scambieranno il posto alla guida della Bce ed insieme manderanno la lettera al governo Berlusconi. Quella stessa Bce che il giorno dopo che Monti fu nominato senatore a vita mandò i suoi emissari in Commissione Bilancio a minacciare i rappresentanti del nostro governo di sostenere il futuro governo Monti o non avrebbero più acquistato titoli di stato italiano mandando il paese in default come denunciato dal senatore Garavaglia. Ora capite i legami che ci sono stati tra Mario Monti ed i rappresentanti della finanza speculativa che hanno agito sui mercati in quel periodo. La denuncia di Geithner è da prendere in seria considerazione e non solo per l’autorevolezza del suo ruolo istituzionale al fianco di Obama ma perchè lui stesso proviene da quelle organizzazioni ed è addirittura membro del Gruppo dei 30 insieme a Draghi e Trichet. E’ evidente quindi che nessuno più di lui può avere chiaro il quadro della situazione e la prova degli accordi presi in quelle sedi ed è anche evidente che la sua denuncia denota una spaccatura nel Gruppo tra il fronte americano e quello europeo.

A farne le spese: Gli italiani.

Il golpe è servito.

Francesco Amodeo

Il loro piano sta fallendo: Benvenuti nel Nuovo Disordine Mondiale. Ora tutto dipende da noi.

COVER BLOG

Sono ottimista. Il mondo può cambiare ma tutto dipende da noi. I poteri forti sono spaccati al loro interno come non mai, indeboliti da guerre intestine. Barcollano, urtano le corde e spesso finiscono all’angolo. Si salvano perchè difronte a loro non hanno ancora qualcuno capace di incalzarli, penetrare la guardia bassa e sferrare il colpo del Ko. Chi li contrasta non ha ancora fatto fronte comune e quindi disperde forze ed energie ed è incapace di vedere che il nemico non è più fiero e solido come sempre.
C’è poco che noi potremmo fare se non si stessero indebolendo e combattendo tra di loro. Se Putin non avesse lanciato un macigno sul sentiero verso il nuovo ordine mondiale creando un vero e proprio disordine totale. Ma ciò sta avvenendo. Non sto sognando, analizziamo gli eventi. Prendiamo un esempio: Timothy Geithner che denuncia il complotto europeo.

http://www.repubblica.it/politica/2014/05/27/news/caso_geithner_la_procura_di_roma_apre_fascicolo_sul_complotto_anti-berlusconi-87396783/

Ma sapete chi è Timothy Geithner ? oltre ad essere stato il Segretario del Tesoro americano nell’amministrazione Obama e presidente della Federal Reserve di New York. Lui è membro del Gruppo dei 30 insieme a Trichet e Draghi.

http://www.group30.org/members.shtml

 

Avete capito bene è membro dello stesso gruppo che ha causato il golpe nel 2011, proprio il Gruppo che ha creato il vademecum per favorire l’uso dei derivati in modo che le maggiori banche ed istituzioni  che da loro prendono istruzioni avrebbero cominciato a diffonderli come un virus letale per l’intero sistema finanziario globale. Membro dei 30 insieme ai due uomini che scrissero la lettera al governo Berlusconi per causarne la caduta e la sostituzione con Monti imposto dal Bilderberg e dalla Trilaterale le due lobby delle quali Geithner è membro proprio come Draghi e Tichet.
Un clan mafioso lo sconfiggi solo se esce il pentito che comincia a parlare. Geithner non è pentito ma parla per lanciare segnali al fronte europeo del clan che forse sta prendendo troppe iniziative, che forse ha aperto troppo alla Russia, che forse sta trattenendo troppo per se i proventi del racket agli stati.
Qualcosa di simile era già successa con il meno rilevante Alan Friedman le cui dichiarazioni sul complotto dicono che abbiano addirittura causato la caduta del governo Letta ?

http://www.iltempo.it/politica/2014/02/17/grillo-letta-scaricato-dopo-il-libro-di-friedman-1.1220218

 

Ma voi c’avete creduto ? Monti, De Benedetti e Prodi che confessano alcuni aneddoti ai microfoni di un famoso giornalista statunitense e poi fingono di meravigliarsi di averle ritrovate in un libro. Ma secondo voi è credibile o Friedman è stato mandato per recapitare un messaggio ? Possibile che un giornalista del calibro di Friedman che proviene da tutte le sedi del potere sia a conoscenza dell’incontro a Saint Moritz nell’estate del 2011 tra Monti e De Benedetti e non sia a conoscenza del’incontro sempre nel’estate del 2011 e sempre a Saint Moritz tra Monti e i 120 uomini più potenti del mondo alla riunione annuale del Bilderberg ?

http://www.bilderbergmeetings.org/participants_2011.html

Ma dai su, ma non vi sentite offesi nella vostra intelligenza e nella vostra dignità a leggere queste cose ? E’ ovvio che il giornalista americano doveva solo recapitare un messaggio, un pizzino con la complicità degli attori da lui interpellati: Fate i bravi o in America cominciano a parlare. Era questo in breve il contenuto del pizzino. Messaggio ricevuto. Cambio di governo.
Putin ha reso tutti nervosi, ed incapaci di sedersi attorno ad un tavolo in 30 e trovare una strategia comune come hanno sempre fatto. Quest’anno l’amministrazione Obama per la prima volta non ha mandato nessun rappresentante al Bilderberg in Danimarca. Non si guardano neanche più in faccia tra di loro secondo me.                                                         L’Europa è tra l’America e la Russia e non sa questa volta quale sarà il carro del vincitore su cui saltare, quindi tentenna un po di qua e un po di la ed i gruppi si spaccano, si fanno ripicche, si minacciano a vicenda. L’Inghilterra silura Juncker alla Commissione europea. Christine Lagarde corre al Bilderberg per cercare di prendere il suo posto. La Merkel chiede il parere di Hollande per lanciarne la candidatura dell’esile direttrice del Fondo Monetario Internazionale ma lui la boccia.

http://www.huffingtonpost.it/2014/06/03/lagarde-commissione-europea-merkel-hollande_n_5439537.html

Intanto in Francia vince Le Pen, in Inghilterra Farage ed in Italia rischia di crollare il mito Cinquestelle il che non è positivo nell’ottica del contenimento della protesta che a questo punto potrebbe esplodere con gli italiani che pretenderanno posizioni più forti e nette contro l’Europa.
Intanto Putin minaccia di tagliare il gas agli europei disobbedienti e di mandare in cantina il dollaro americano come moneta di riferimento negli scambi, preparando la creazione di un sistema di pagamenti completamente indipendente e protetto dal dollaro e dalle speculazioni omicide delle grandi istituzioni finanziarie occidentali. Come se non bastasse, firma un accordo di fornitura di gas alla Cina senza precedenti.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/21/gas-la-russia-e-la-cina-firmano-accordo-per-fornitura-valore-400-miliardi/993760/

Ingloba la Crimea alla Russia mettendo a tacere Obama e l’Unione Europea.

http://news.panorama.it/esteri/Crimea-Putin-Obama-referendum-annessione

e si prepara a creare una nuova Banca Mondiale per i paesi emergenti insieme ai Brics, l’incubo più grande delle élite finanziarie americane.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/26/brics-nuova-banca-mondiale-per-paesi-emergenti/543364/

La tensione sale. I poteri forti americani diventano vulnerabili e commettono errori su errori quelli Europei abituati a saltare sul carro del vincente, avendo sempre perso loro, sono disorientati e cominciano a spaccarsi. Benvenuti nel nuovo disordine mondiale.

Ps: Ora tocca a noi, dobbiamo unirci, inseguirli all’angolo, conquistare il centro del ring. Non aspettiamo che suoni la campana e che tornino a prendere fiato. Incalziamoli. E’ il nostro momento.

Francesco Amodeo