Il vero pericolo per il Meridione non è la Lega ma sono i meridionalisti pro euro.

Cominciamo a chiarire una cosa. Ogni meridionale che si rispetti, di buon senso e che non sia autolesionista sarà per forza meridionalista. Non importa quali siano i pregi e quali i difetti della propria area geografica,perché i panni sporchi si lavano in famiglia, e non si può remare contro gli interessi della propria regione. E’ contro natura. Quando sento dalle mie parti qualcuno che mi dice “sono meridionalista”  come se fosse un valore aggiunto non ne capisco il senso. Ho capitò però, col tempo, che esistono Meridionalisti e meridionalisti (la differenza tra M maiuscola e m minuscola è voluta). La maggior dei (m)eridionalisti si rifanno ancora a quel fenomeno che riguarda solo le problematiche e le ingiustizie del periodo post-unitario (154 anni dopo) e non si concentrano sulla difesa del Sud e sulla valorizzazione del proprio territorio e della propria identità alla luce delle nuove sfide e delle nuove priorità.  Per questo non si possono ritenere (M) eridionalisti, coloro che ignorano (volutamente o meno) che i reali interessi del Meridione non possono prescindere dai mutamenti avvenuti negli oltre 150 anni dall’unità d’Italia,in virtù dei cambiamenti della situazione geopolitica e che si rifanno,troppo spesso,a slogan anacronistici che non trovano più collocazione nella realtà se non come strumento usato da qualcuno per ricavarsi una nicchia di elettori a cui si tende per convenienza a nascondere le nuove, reali e urgenti priorità. In questo periodo siamo alla vigilia delle elezioni Regionali e quindi il fenomeno degli slogan comincia a dilagare. Il reale pericolo che si corre,non è quello che qualcuno arrivi da fuori cavalcando le giuste priorità solo per prendere voti nelle nostre regioni e poi tornare a fare gli interessi delle proprie, perché ca nisciun e fesso.

Il pericolo serio invece, si corre se inconsapevolmente ci affidiamo a gente del nostro territorio che però ignora totalmente (o volutamente) quali siano le reali priorità da perseguire con ogni mezzo. Ed è per questo che dobbiamo far luce e chiarezza per fare in modo che nessuno venga ingannato. Cominciamo a capire chi sono i leader del (m)eridionalismo campano e da dove provengono. Tra i più rappresentativi ho scelto quello maggiormente degno di stima, precisando così che il mio non vuole essere, nella maniera più assoluta, un attacco alla persona (di tutto rispetto) ma una riflessione sulla incongruente e quindi inaccettabile proposta politica.

Marco Esposito classe 1963, è il leader di una coalizione di meridionalisti che si propongono con la propria lista alle elezioni regionali 2015 in Campania; diventa giornalista a Milano (Milano);redattore economico di Milano Finanza ( Milano ) negli anni del post Trattato di Maastricht quando i giornalisti economici ci avrebbero dovuto mettere in guardia su quelle che sarebbero state le sciagure economiche causate da quel Trattato, soprattutto al Meridione d’Europa e d’Italia, e si sono, invece, resi testimoni silenti del più spietato attacco ai popoli e alle democrazie. Nel dicembre 2009 Marco Esposito sospende l’attività giornalistica per un periodo di aspettativa ed è nominato da Antonio Di Pietro (Antonio Di Pietro sic) responsabile della sezione dipartimentale Politiche per il Mezzogiorno (quelle politiche che al Mezzogiorno non ci sono mai state, per intenderci).  Nel Giugno 2011 entra nella Giunta De Magistris al Comune di Napoli (Giunta De Magistris) come assessore alle attività produttive (quelle attività produttive di cui la Campania è sempre più carente, per intenderci). Resta in Giunta fino al Maggio 2013.

I (m)eridionalisti solitamente basano la loro attività nella critica feroce contro chi al Nord ha fatto sempre e solo gli interessi del Nord, ma raramente si concentrano su chi al Sud non ha saputo fare gli interessi del Sud (vedi Di Pietro, De Magistris ecc ecc). Se il Sud è stato bistrattato in ogni sede, diventando oggetto di predazione per chiunque – come i (m)eridionalisti stessi ci raccontano – come può esimersi da ogni responsabilità chi della difesa di quel Meridione, nelle sedi istituzionali, ne ha fatto una professione? Questo non vuol dire che siano stati tutti disonesti o in malafede (non è certamente il caso di Esposito persona onesta e preparata) ne vuol dire essere colpevoli. Ma sicuramente vuol dire aver fatto parte di un sistema che ha fallito e bisognerebbe almeno tenerne conto prima di proporsi leader di nuove battaglie. Esposito dopo aver lavorato per Repubblica (Repubblica sic ); quella del Gruppo di De Benedetti – (membro delle più spietate lobbies della finanza speculativa che hanno messo in ginocchio il nostro paese. Quello coinvolto nell’inchiesta sulla presenza dell’amianto negli stabilimenti della Olivetti a Pozzuoli (15 morti) non a Milano, a Pozzuoli. Quello il cui settimanale Espresso titolava “bevi Napoli e poi muori”.) – passa poi al Mattino (finalmente Napoli) e comincia a lavorare per l’editore Caltagirone nel quotidiano da molti considerato la voce dello sputtanapoli e soprannominato dagli stessi meridionalisti che sostengono Esposito “il mappino” (se non mi credete andate sui loro siti).  Intanto Esposito scrive e promuove libri in giro per l’Italia con Gianni Pittella del Pd (il partito di riferimento del cartello finanziario speculativo , quello che ha sfasciato il paese e polverizzato il Meridione). Pittella è (udite bene) il vicepresidente vicario del Parlamento Europeo ossia membro di spicco di quella stessa Unione Europea che ci ha tolto sovranità e dignità.  E che i due insieme sulla copertina del loro libro definiscono “terra di pace e democrazia” (si avete letto bene democrazia). Nulla di male in tutto questo che ho elencato finora, si tratta di datori di lavoro e di collaboratori e bisogna pur guadagnarsi la pagnotta in qualche modo. Ma è proprio Esposito ed il suo seguito di meridionalisti che ci tengono a ribadire con fermezza “ non tratteremo mai con chi ha contribuito a distruggere la Campania.” Ma chi pensano che l’abbia distrutta la Campania, Goldrake o Gig Robot d’acciaio ?

“Scurdammoce o’passat” si dice a Napoli e sono d’accordo. La mia preoccupazione però è che “chi va con lo zoppo impara a zoppicare” e allora mi chiedo se Esposito, prima di proporre il suo gruppo come alternativa per il futuro della Campania, abbia avuto modo di riflettere sul fatto che le nuove priorità della nostra Regione si scontrano proprio con gli interessi di quei sistemi di cui fino ad oggi si è dovuto alimentare.

La dicotomia “Nord Italia ricco brutto e cattivo” e “Sud Italia  povero e vittima” seppur basta su una realtà storica incontrovertibile è oggi una tesi totalmente anacronistica. Possiamo continuare a puntare il dito contro il politico del Nord, per entusiasmare qualche platea, ma chi ha un minimo di concezione della realtà sa bene che non ha più senso perché quei politici italiani non decidono più un fico secco, il Governo italiano è stato completamente esautorato. Sia Nord che Sud Italia oggi rappresentano insieme una porzione del Sud Europa cioè una parte dei Piigs cioè dei maiali.                                                                        A decidere le nostre politiche non è Roma o Milano ma Bruxelles. Non è il Nord che taglia i fondi (tranne pochi spiccioli ancora nelle disposizioni del Governo) ma è Bruxelles che impone dei vincoli di bilancio ed un patto di stabilità interno che mette in ginocchio Regioni, Comuni, Province e sindaci tanto del Nord che del Sud.

Vi faccio un esempio pratico a dimostrazione di quanto ho enunciato: Quando chiesi personalmente a Stefano Caldoro che fine avessero fatto i fondi per i centri sanitari accreditati ai quali avevano sospeso le convenzioni ai danni dei malati costretti a pagare tutto; il Presidente non rispose accusando il Nord di aver trattenuto quei fondi, in linea con la tesi dei (m)eridionalisti ma rispose che quei soldi erano chiusi in un “cassetto”  ma la Regione non poteva toccarli perché erano bloccati dal patto di stabilità interno imposto dall’Europa. ( I pazienti non vanno curati o si sfora uno stupido zero virgola). Ecco come ragiona quella che Esposito definisce “la grande famiglia europea”  e che invece si comporta come un gruppo di aguzzini che con l’euro hanno preso in ostaggio i popoli, gli Stati e le democrazie segregandoli a pane e acqua tra le catene inviolabili dell’austerity.     Quando Esposito dichiarava che il Sud deve separarsi ma restare in Europa, lo faceva cercando similitudini con la Grecia. Spiegategli che la Grecia è poi morta, ammazzata dai membri di quella famiglia europea a cui lui fa riferimento, schiacciata da una moneta debito insostenibile per noi del Sud (non sud Italia ma sud Europa). Quando Esposito dichiara che “nel 2011 c’è stato un inspiegabile diminuzione della quota degli investimenti statali al sud”. Spiegategli che nel 2011 lo Stato lo hanno completamente esautorato con una sorte di golpe finanziario che ha portato al governo un Presidente del Consiglio non eletto ma espressione diretta e documentata delle peggiori lobbies della finanza speculativa che ha firmato per conto degli speculatori internazionali e senza consenso popolare, il Mes il Fiscal compact, il Pareggio di bilancio, la riforma delle pensioni, in pratica tutto ciò che ha condannato a morte il paese (Meridione in primis) stritolandolo nella morsa dell’austerità. Spiegategli che la riunificazione della Germania “non è costata tanto alla Germania ovest” come lui sostiene ma è costata tanto al Sud Europa, soprattutto all’Italia, dato che il prezzo di quella unificazione prevedeva la deindustrializzazione del nostro paese come poi è avvenuto.  Ad Esposito invece io chiedo soltanto una spiegazione: Com’è possibile che un giornalista che ha scritto di proprio pugno una lettera alla Commissione Europea parlando del Meridione d’Italia come di un   “ disastro umano, sociale, civile, che si consuma nell’indifferenza dell’Italia e dell’Europa”  può addurre le colpe di tutto ciò a quelli che lui, nella stessa lettera, definisce semplicemente “alcuni squilibri creati dall’Unione europea”.

Ma è il resto della lettera che mi lascia ancora più sbigottito. Esposito scrive : “Il sud italiano non può reggere la concorrenza dei paesi dell’Est non aderenti all’euro che ai generosi aiuti del’Unione Europea possono aggiungere la possibilità di svalutare la propria moneta guadagnando vantaggi enormi su chi deve rispettare i vincoli della moneta comune. Così al Mezzogiorno d’Italia non resterebbe che uscire dall’euro e rendersi indipendente”. Ma allora lo sa ? ma allora sa tutto ? Ma allora conosce sia le cause che le soluzioni per il riscatto delle nostre regioni. E perché oggi accusa chi quelle soluzioni le porta avanti volendo uscire dall’euro ? Non è che ha guadagnato egli stesso vantaggi enormi nel sostenere questa versione ?

Siamo tutti nostalgici dei Borboni e rimpiangiamo le grandezze del Regno Delle Due Sicilie. I meridionalisti su questo sono molto bravi nelle loro conferenze a mostrarci quello che avevamo e che oggi non abbiamo più elencando a memoria tutti i primati del vecchio Regno, come le prime ferrovie, la prima flotta mercantile, la prima compagnia di navigazione nel mediterraneo, ma anche scuole, accademie, ponti, strade. Tutto vero. Ma tutti bravi ad analizzare gli effetti e nessuno che ne menziona le cause. Allora ve le dico io: Il Regno aveva la sovranità monetaria anzi la proprietà della moneta. Nel Regno delle Due Sicilie non circolavano banconote, cioè quella carta-moneta stampata ed emessa da una Banca Centrale privata (come all’epoca già avveniva nell’indebitato e fallimentare Regno di Piemonte e come avviene oggi in Italia – e non solo – con la conseguente illecita cessione della Sovranità Monetaria popolare, da parte degli Stati, a dei soggetti privati). Nel Regno erano talmente consapevoli che quello era il fulcro del loro potere che persino sulle loro monete (i carlini) lo scrivevano a chiare lettere: “De Socio Princeps” (Da Alleato a Sovrano) per sottolineare che erano divenuti indipendenti e sovrani a tutti gli effetti. Sui carlini ed i mezzi carlini del valore di 5 grani, era raffigurata al rovescio l’Abbondanza in atto di spargere monete. A simboleggiare quella che oggi chiameremmo politica economica espansiva e che solo con la sovranità monetaria si può perseguire per il bene dei cittadini. Durante il suo esilio in Roma, Francesco II del Regno delle Due Sicilie, seppur spodestato, volle continuare a coniare monete come atto simbolico per ribadire la propria sovranità. Consapevole che un Regno può essere considerato conquistato dallo straniero solo quando il suo sovrano non può più emettere la propria moneta. Vi siete mai chiesti cosa sarebbe stato il Regno delle Due Sicilie se avesse dovuto rispettare il pareggio di bilancio, il vincolo del 3%, il patto di stabilità interno, il fiscal compact. Come li avrebbero potuti raggiungere tutti quei primati se per ogni moneta spesa ne avessero dovuta chiedere per legge una di tasse ai cittadini ? Come si può aspirare a rivivere le glorie di quel Regno rinnegando al tempo stesso ciò che lo rese così grande.

Esposito ha scritto il libro “separiamoci” ma poi sostiene che bisogna restare nell’euro. In quel modo il “separiamoci”  diventa “suicidiamoci” . Ed è abbastanza ovvio. Noi non siamo più il Regno Delle Due Sicilie, non è che separandoci tornerebbe tutto il nostro oro nel Banco Di Napoli (manco quella banca è più la nostra). Non abbiamo più la prima ferrovia ma la peggiore. Non abbiamo più nessun primato se non nei disastrosi indici di economia e disoccupazione. Non mi sto piangendo addosso. Abbiamo mille risorse, un territorio unico, paesaggi e beni culturali che non ha nessuno al mondo ed una posizione geografica che fa invidia a tutti perché ci mette in collegamento con tutti. E’ su queste risorse che dovremmo puntare per risorgere,perché sono beni inalienabili che nessuno può mai portarci via. Quello che possono fare è che stanno facendo è impedirci di valorizzarli. E non ci sarebbe altro modo per farlo se non quello di tornare sovrani.

Le tesi di Esposito e degli altri meridionalisti, circa il divario Nord /Sud, sono esatte, lui tratta l’argomento con una competenza da pochi e guai se qualcuno non portasse queste realtà alla luce. Ma pensare che oggi sia questa la battaglia cruciale per la riscossa del Meridione vuol dire aver perso totalmente la bussola ed essere completamente fuori strada. Ben venga chi si prodiga nell’opera di informazione e divulgazione su alcune verità storiche che ci vedono vittime sacrificali, ma se gli stessi decidono di creare un movimento per il riscatto del Meridione usando questi argomenti, non meravigliamoci e non lamentiamoci se poi arriva da noi il leghista di turno che ha ben capito le priorità e ci fa un culo così. Concludo a questo proposito proprio con le parole con cui Salvini ha bacchettato Esposito in diretta a Matrix: “se davvero il Nord ruba risorse al Sud, allora vuol dire che le autonomie che noi proponiamo fanno bene tanto a noi che a voi, ma non serviranno a nulla se prima non capite che oggi il nemico della democrazia sta a Bruxelles e non da un altra parte”.

Cercate di capirlo. Ma fate in fretta. Bisogna capirlo MO.

Redazione “Sud No Euro”

*I virgolettati sono stati tratti dal video “conversazione con Marco Esposito sul Meridionalismo”:

“intervento di Marco Esposito a Matrix” :

e da “lettera dal Sud alla Commissione europea”:

http://ilazzaro.altervista.org/lettera-dal-sud-alla-commissione-europea/

Al Sud sta nascendo un sogno: Lo scatto d’orgoglio e na carta sporc’…

Liberta

Da giorni non faccio altro che dedicarmi ad un progetto. Senza sosta, carico di adrenalina come mai. Sto incontrando attivisti, gruppi, ma anche massaie, imprenditori, economisti, scrittori. Sto scoprendo che la mia Regione ha un potenziale che non avrei mai potuto immaginare. Intelligenze a cui non è mai stata data voce o che hanno preferito restare in silenzio in una città dove non conta cosa hai da dire perché, se non sai urlare, nel suo baccano nessuno ti sente.

Ho incontrato intellettuali che non vedevano l’ora che qualcuno li andasse a strattonare con forza dai loro divani per dirgli che la città ha bisogno di loro.

Ho incontrato professionisti in pensione sorpresi e commossi all’idea che qualcuno gli stesse chiedendo di provare a scrivere insieme il futuro della città piuttosto che farsi raccontare cos’era Napoli in passato.

Ho incontrato ragazzi nati con l’attivismo nel sangue a cui però è stato detto fin da piccoli che la politica è brutta e cattiva e che non hanno esempi che gli dimostrino il contrario.

Ho incontrato economisti di professione disposti a mettere in discussione le tesi economiche supportate dall’intero apparato economico di sistema.

Ho incontrato avvocati e giuristi che non riescono ad accettare più che il diritto venga subordinato a delle insensate leggi economiche per gli interessi di pochi.

Ho incontrato professori disposti a raccontare la controstoria del nostro paese e a mettere totalmente in discussione le tesi che hanno contraddistinto il loro insegnamento per anni.

Ho incontrato attivisti come me, voci solitarie lasciate gridare al vento.

Ne ho incontrati tanti, ci ho messo la faccia e sono andato a cercarli fin dentro le loro case. Ho scoperto che non c’è gioia più bella che qualcuno possa dare ad un uomo di valore se non quella di andargli a dire “c’è bisogno di te”.

Il lavoro è tanto ma prende forma il gruppo. Prende forma il sogno. Non il mio sogno, ma il sogno di tanti. Io non ho meriti se non quello di lanciare secchiate d’acqua. Ma ognuno che si risveglia saprà cosa fare. Stiamo selezionando i migliori tecnici perché non crediamo che “uno vale uno” ma che “uno vale tanto” e che ad ognuno vada affidata la massima libertà di espressione nella materia di propria competenza. Vogliamo invertire la tendenza che oggi sembra imporre che il fine ultimo della politica sia avere nel proprio movimento persone oneste. L’onesta deve essere una certezza non un fine. Ci servono persone oneste, competenti e libere. E le troveremo. Non abbiamo chiesto a nessuno “che cosa vuoi fare” ma soltanto “che cosa hai fatto fino ad oggi” ed abbiamo scoperto guerrieri lasciati combattere da soli.

La prima cosa che unisce il gruppo di lavoro è la consapevolezza che il momento della delega è finita ma soprattutto la certezza che il male del Sud non è lo straniero ma è il cittadino del Sud. Il male di Napoli non è il nordista ma il napoletano. Quello che trova più facile vomitare sulla propria città che rimboccarsi le maniche e scendere nel fango. Il meridionalista che passa la vita a rimpiangere quello che  il Sud è stato oltre 150 anni fa ma non si attiva per lasciare un Sud diverso alle generazioni che verranno. Quello che dice “separiamoci” per crearsi una nicchia di elettori nostalgici ma poi aggiunge “restiamo nell’euro” per essere politically correct truffando concittadini in buona fede. Il male vero sono i giornalisti di questa città, quelli che si rendono megafono del suo sputtanamento al soldo di editori che hanno il culo e gli interessi a centinaia di chilometri da qui. I politici locali che si vendono per quattro denari, e che accettano di restare immobili davanti al degrado della propria città pur di rispettare i vincoli imposti da tiranni perchè incapaci di concepire la politica come obiezione di coscienza.  I moralisti radical-chic che ti guardano con la puzza sotto al naso se ti vedono gridare per strada con un microfono in mano.

Il male del Sud così come il male della mia città è l’avere un nemico in casa e non aver fatto nulla per mandarlo via.

Abbiamo trovato il virus. Stiamo preparando l’antidoto.

Francesco Amodeo

Salvini vieni pure al Sud ma fai attenzione: Qua nisciun’ è fesso.

lega sud

Stanno nascendo tante pagine sul web che legano la mia regione al neonato partito di Salvini: “Noi con Salvini Campania/Benevento/Caserta/Avellino” e la stessa cosa sta avvenendo per tutte le altre regioni del Sud.                                                                  Sarebbe di fondamentale importanza capire chi sono le persone che gestiscono queste pagine, qual è il loro trascorso e le loro esperienze sul campo. Che genere di informazione e divulgazione hanno fatto in passato sul tema euro, trattati europei e lotta al cartello finanziario. Credo che questo sia un punto di fondamentale importanza e vi spiego perché. Un conto è se a Salvini al Sud lo appoggiano persone consapevoli che nella lotta all’euro e a questa Europa tirannica, gli interessi del Nord e del Sud Italia, ormai, combaciano e devono convergere in una battaglia comune in quanto siamo diventati tutti insieme pigs del Sud Europa. Ed un conto è se, invece, queste persone appoggiano Salvini, pensando che la Lega abbia improvvisamente preso a cuore gli interessi specifici del Meridione. Che sia chiaro: Salvini non sta venendo al Sud per fare un favore a noi o per salvarci ma semplicemente perchè ha capito l’urgenza di dover creare un fronte nazionale per la lotta contro la dittatura finanziaria perpetrata dalla Troika (e gestita dal solito cartello) o sarà la fine degli interessi del Nord Italia come di quelli del Sud senza nessuna distinzione.           Ci tengo a chiarire che personalmente, quando valuto la possibilità o meno di appoggiare Salvini, la mia intenzione non è mai quella di appoggiare tout court le istanze della Lega, ne vuol dire che mi sono fatto abbindolare dal bravo oratore di turno ma quello che io intendo è valutare se appoggiare il partito di Salvini con un trend in visibile crescita possa darci la possibilità, nell’immediato di creare dei gruppi di pressione anche qui al Sud e con essi diffondere informazione sulle cause e sui mandanti della crisi per dar vita ad un fronte Nord/Sud in funzione antieuropeista capace di imporsi su alcuni punti specifici di interesse nazionale: (1) No euro; 2) Rescissione trattati europei lesivi delle sovranità nazionali; 3) Alleanza con altri paesi del Mediterraneo che versano nelle nostre stesse condizioni; 4) Strategie di contrasto all’immigrazione clandestina. Se così fosse, allora, non sarebbe Salvini a sfruttare il Sud, ma sarebbe il Sud a sfruttare l’occasione fornita da Salvini per creare finalmente quel partito che manca sul territorio con gente del territorio. Per limitare i rischi, però, è fondamentale che i rappresentanti del partito di Salvini sul territorio così come quelli che ne gestiscono le pagine e la comunicazione siano radicati al Sud, attendibili e soprattutto in grado di fungere da cani da guardia in modo che, se il leader leghista dovesse venire meno alle promesse o fare alleanze strane con i vecchi amici ci vorrebbe un attimo a sciogliere le righe e a rendersi indipendenti. In questo caso, il gioco varrebbe la candela perché se, invece, le promesse venissero mantenute ci troveremmo a far parte di un fronte nazionale che copre da Sud a Nord già alleato con quello francese in un contesto sovranazionale, ed allora si che si aprirebbe uno spiraglio. Ci troveremmo a far parte di un progetto che, parliamoci chiaro, al Sud non siamo ancora in grado di creare da soli e di portare alle percentuali di Salvini. Il problema però, è che nel leggere le pagine face book dei gruppi di cui vi parlavo all’inizio, al momento percepisco (ma sicuramente è ancora presto per giudicare) solo una esaltazione del personaggio Salvini fine a se stessa ma pochi contenuti e poca contro informazione (reale informazione). Non vorrei che Salvini abbia intenzione di farsi rappresentare al Sud da qualche burattino fanatico o semplicemente inconsapevole, da poter manipolare a proprio piacimento a cui far condividere slogan da stadio senza che si arrivi a creare gruppi di discussione e di divulgazione gestiti da persone capaci di spiegare ai meridionali le vere ragioni di una scelta che apparentemente è una contraddizione per i cittadini del Sud ma che invece potrebbe essere per noi occasione di riscatto, se ben gestita. Personalmente sarei (ribadisco sarei) pronto a sostenere il neonato partito di Salvini al Sud sui temi sopraelencati. Sarei disposto a dialogare con i rappresentanti del partito qui in Campania e sarei anche pronto ad assumermi la responsabilità di fare da garante per gli amici della mia regione che volessero avvicinarsi al progetto ma che sono ancora scettici. Per questo faccio un appello a tutti i Campani e non solo: Cerchiamo di capire chi sono i rappresentanti del partito “Noi con Salvini “, chi sono i gestori delle pagine ufficiali, da dove vengono, cosa hanno fatto e cosa vogliono fare. Proponiamo un incontro con gli stessi nel capoluogo campano alla presenza di Salvini. E cominciamo a chiarire che…Qua nisciun è fesso !!!

Francesco Amodeo

Salvini e Grillo: Dove non possono loro possiamo NOI. Appello ad entrambi gli schieramenti.

2718899-salvini_grillo

L’anno scorso fu organizzata da alcuni miei followers una presentazione del mio libro ad Ancona in una sala riunioni sede di un centro sociale. Avendo io pubblicizzato l’evento sulla mia pagina semplicemente scrivendo l’indirizzo del luogo ma non la matrice politica del gruppo che mi ospitava, molti miei followers dell’estrema destra si presentarono all’appuntamento. Qualcuno temeva che la situazione potesse precipitare e ci interrogammo sul da farsi. Noi relatori decidemmo di assumerci la responsabilità di andare avanti. Io avevo il cuore in gola ogni qual volta qualcuno intervenendo dal pubblico, presentava se stesso facendo il nome dello schieramento di cui faceva parte ed a prendere poi la parola era spesso qualcuno di uno schieramento opposto. Incredibilmente, invece, sui temi e sulle questioni da noi proposte, erano tutti dalla stessa parte, al punto che la riunione andò avanti per ore finché finimmo tutti insieme a brindare aprendo bottiglie di spumante offerte dagli organizzatori. Quella serata mi ha insegnato tre cose importanti: 1) le divisioni sono solo nella testa di chi le fomenta. 2) La percezione del tuo nemico cambia al cospetto di un nemico comune. 3) Se si esce dal virtuale e ci si guarda negli occhi discutendo di questioni d’urgenza, ci rendiamo spesso conto che il nostro nemico era solo un amico visto di spalle. Questo non vuol dire che io non riconosca l’esistenza  di valori di destra e di sinistra, o che non debbano esserci ideali diversi da parte di chi patteggia per l’uno o per l’altro colore politico. Quello che io intendo dire è che le divisioni sono legittime quando si parla di questioni che hanno a che fare con i valori della persona, con il suo status sociale, con il suo background o con i suoi obiettivi ed interessi. In questi casi è ovvio che ci siano divisioni e che ogni persona riconosca in un determinato schieramento o colore politico l’espressione dei suoi ideali e la garanzia della loro salvaguardia. Ma quando si parla di questioni d’urgenza, di questioni che mettono in pericolo le sovranità di un popolo , quando si ha a che fare con un nemico che mette in discussione l’autodeterminazione e la sopravvivenza stessa di uno Stato. Quando si ha a che fare con qualcosa che genera drammi sociali, ingiustizie, povertà, crisi e la perdita della speranza in un futuro migliore allora io credo che vada tracciata una linea virtuale che deve passare attraverso le coscienze di tutti e che divide gli unici due schieramenti possibili, dove da un lato c’è chi ha urgenza di uscire da questa situazione e dall’altro chi, invece, ha interesse che questo stato di cose diventi permanente.                                                                                          Non è ammessa nessuna divisione tra chi vuole liberarsi dal tiranno fino a quando il tiranno non è stato sconfitto. Ecco perché ho deciso di chiedere il vostro supporto per organizzare una riunione come non c’è mai stata. Voglio unire insieme attivisti Cinquestelle e attivisti del partito di Salvini. Voglio vederli nella stessa sala mentre guardano le slide che mostrano il golpe finanziario che il nostro paese ha subito e farli riflettere su quelle che possono essere le conseguenze su milioni di persone se non si interviene in fretta per invertire la rotta di una nave che per fare un inchino davanti alle elites finanziarie rischia di arenarsi negli scogli fino ad affondare.                                                                                                                        Voglio mettere all’ordine del giorno solo 5 punti: 1) Uscita dall’euro; 2) rescissione dei trattati europei lesivi della sovranità nazionale; 3) rinegoziazione del debito; 4) gestione dell’immigrazione clandestina; 4) come aggirare la disinformazione mediatica. 5) come coinvolgere gli altri paesi del mediterraneo che versano nelle nostre medesime condizioni. Voglio guardare negli occhi chi ha il coraggio di creare divisioni su queste battaglie pur sapendo che si vincono solo se siamo tutti uniti. Voglio vedere chi ha il coraggio di puntare il dito contro l’altro quando ognuno verrà messo davanti all’evidenza che abbiamo tutti una spada che pende sul nostro collo. Sono sicuro, invece, perché l’esperienza che vi ho raccontato me lo ha insegnato, che potrei trovarmi difronte a decine di persone intente a parlare degli stessi temi e condividere le stesse soluzioni. Sono sicuro che non ci possono essere divisioni su certe priorità. I rispettivi leader si insultano, si accusano ? ed allora consegneremo loro il nostro video costringendoli ad uscire allo scoperto per vedere chi si tira indietro, chi rinuncia al dialogo. Qualcuno mi dirà che Salvini fa parte del sistema, che è manipolato dai soliti noti, qualcun’altro mi dirà che Grillo è stato messo li per inglobare la protesta dal sistema stesso. A me non interessa quali siano le verità ne quali siano le minchiate, a me interessa farvi prendere atto che dietro i due leader che ho nominato ci sono migliaia di teste pensanti, persone per bene che vogliono solo uscire da questa situazione. Se crediamo in un leader o in un altro non lo facciamo certo per attaccarci a vicenda ma soltanto perché ognuno prova a riporre la fiducia in qualcuno con la speranza che lo possa tirare fuori da tutto questo, perché abbiamo smesso di riporla in noi stessi. Grillo come Salvini per me potrebbero anche essere espressione dei peggiori poteri del mondo non me ne frega un cazzo. Per me la cosa che conta è che in questo momento sono leader che attorno a loro raggruppano migliaia di persone che vogliono lottare per porre fine a quello che può essere considerato il più subdolo piano di conquista contro i popoli e gli stati. Cazzo ci frega a noi chi li manovra ? Noi siamo noi. Qualcuno con Grillo qualcuno con Salvini ma siamo sempre NOI. Fanculo tutte le minchiate che dite dall’una e dall’altra parte. Posso capire che ad attaccarsi siano i due leader per una questione di conservazione del proprio elettorato e di istinto di sopravvivenza come soggetti politici, ma noi siamo NOI che salviamo noi stessi e nessuno ci può impedire di unirci in questa fase di liberazione per salvare il paese. Nomino (all’insaputa dei diretti interessati) il professore Antonio Maria Rinaldi come mediatore non schierato; Magdi Allam come persona informata dei fatti;  Salvo Mandarà come moderatore. Il professore Claudio Borghi Aquilini come rappresentante economico della Lega. Carlo Sibilia o un altro rappresentante del Direttorio Cinquestelle a vostra scelta; Raffaele Volpi promotore del movimento “Noi con Salvini”; Paolo Becchi come pensatore, espressione dei Cinquestelle; Me medesimo, Francesco Amodeo come amante della verità e sostenitore di alcune battaglie di entrambi gli schieramenti. Nomino tutti gli attivisti veri, liberi e pensanti di entrambi gli schieramenti che volessero presenziare. Nessun leader ammesso. I leader questa volta siamo NOI.                                                              Location: Roma come città neutrale nello scacchiere Nord/Sud. Aiutatemi a realizzare questo sogno. Facciamolo per NOI. Avete i nomi delle persone nominate. Twittate, taggate, telefonate. Ora tocca a voi. Francesco Amodeo

Vademecum del guerriero a Cinquestelle….se esiste.

guerra

Il Movimento Cinquestelle sta subendo attacchi su tutti i fronti. La gente comune, soprattutto quella estranea al mondo del web, non capisce il perchè.  Non glielo avete saputo spiegare. Se continuate a fargli credere che vogliono mettervi a tacere perchè siete gli unici che combattete la corruzione o lo spreco di auto blu e rimborsi, basterà la prima inchiesta giudiziaria contro i corrotti per smentire le vostre tesi.

Dovete spiegare a tutti qual è il vero potere, quali sono i veri nemici dei popoli e degli Stati, di quali organizzazioni si sono dotati, di come agiscono sui governi, di come hanno infiltrato i partiti e le istituzioni. Dovete fare i nomi, dovete dimostrare in maniera scientifica e incontrovertibile chi e come ci hanno tolto sovranità e autodeterminazione. Dovete mostrare come hanno indotto le crisi economiche e come le avevano pianificate per gli interessi di pochi. Dovete mostrare a tutti i loro documenti, i loro report dove si dichiarano avversi alla democrazia. Sono pubblici. Basta solo tirarli fuori e poi dimostrare che i membri del cartello finanziario oligarchico che li ha concepiti come dichiarazioni di guerra ai popoli e alle democrazie rappresentative hanno ora i loro rappresentanti al Governo. Dovete evidenziare a chi serviva deindustrializzare l’Italia, a chi serviva una moneta che togliesse agli Stati la propria ragione d’essere. Non basta schierarsi contro l’euro se non spiegate chi l’ha concepito e quali erano i loro obiettivi dichiarati. La gente sta imparando a conoscere l’arma del delitto ma ignora gli assassini della sovranità e della libertà. Dovete portare a conoscenza di tutti la cronologia del golpe finanziario facendo nomi dei mandanti e degli esecutori. Dovete dimostrare il ruolo dei media a sostegno del cartello finanziario, il loro coinvolgimento nelle organizzazioni in questione e le loro colpe nella silente svendita del paese agli oligarchi.                                                                                                      Solo così la gente capirà perché i media vi odiano, perché i partiti vi contrastano, perché qualcuno ai vertici può aver infiltrato il vostro Movimento per portarlo alla deriva. Solo così potete essere il cambiamento. Avete uno dei blog più seguiti al mondo, avete oltre cento parlamentari ed avete centinaia di meet up sul territorio:

Selezionate gente preparata, formatela per spiegare alla gente cosa sta accadendo senza se e senza ma. Create un opuscolo unico, delle slide uniche e diffondeteli ovunque.

Lasciate stare tutte le tesi in cui credete ma che non potete dimostrare scientificamente. Tacete su 11 Settembre, sui marziani, sull’atterraggio dell’uomo sulla luna e su tanti altri temi che non giovano alla causa. Le vostre idee a riguardo sono spesso veritiere ma indimostrabili e quindi vi rendono facile bersaglio di chi vuole additarvi come complottisti. Il parlamentare che usa argomenti che non può dimostrare non vi aiuta ma vi danneggia. Ci sono cose, invece, che sono assolutamente dimostrabili, ma che la gente ignora del tutto, utili a far capire a tutti l’attacco perpetrato ai danni del nostro paese. Puntate su quelle verità nascoste per mettere tutti a tacere. Diventate una macchina da guerra, organizzata, coordinata, infallibile. Prendete a calci in culo i dissidenti, fate pulizia, siate autoritari. Lasciate stare l’utopica democrazia diretta, che deve servire solo a ratificare le vostre scelte, ma siete voi che dovete dire a chi vi segue cosa fare e non sono loro che devono dirlo a voi. Il popolo è smarrito, confuso, manipolabile e spesso ignorante quindi incapace di prendere decisioni veloci e concrete per il proprio bene. Create una leadership di persone capaci, oneste e preparate e lasciate che siano loro a guidare. Vietate ai vostri leader ogni collegamento con i membri del cartello oligarchico o diffidate anche di loro. Invadete i media ed entrate nelle case degli italiani con argomenti che non hanno mai sentito, con realtà che non gli sono mai state svelate prima. Tornate nelle piazze. Fate in modo che le azioni dei parlamentari siano speculari ad azioni dei cittadini sul territorio. Diventate un eco che dai palazzi si propaghi per le strade. Diventate sovranazionali come il vostro nemico. Cercate alleanze con altri paesi del mediterraneo nelle nostre medesime condizioni. Se dovete manifestare, non fatelo al foro italico, fatelo sotto l’ambasciata greca per quello che stanno facendo a quel popolo che è il riflesso di quello che faranno a noi. Manifestate sotto l’ambasciata tedesca che chiede il rispetto di vincoli che loro hanno sempre infranto. Manifestate sotto le sedi dei principali media, per il loro silenzio su argomenti che voi porterete fuori; fatevi sentire sotto le sedi di rappresentanza dell’Unione Europea. La gente è da sempre abituata a vedere manifestazioni di piazza. Le piazze non servono più, servono i punti strategici, quelli che costringono i media a rompere il silenzio e mandano un segnale forte al popolo costretto ad informarsi per capire perché avete scelto quei punti precisi che avranno una cassa di risonanza anche nei paesi interessati. Diventate dei guerrieri altrimenti “agonizzanti in un letto fra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi, per avere l’occasione, solo un’altra occasione di tornare qui sul campo ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà!”

Francesco Amodeo

Mondo delle favole contro Mondo reale. Prima puntata: Signoraggisti e auritiani.

bank

Il mondo delle favole (ma giusto) dei signoraggisti e degli auritiani:

Siamo per la proprietà popolare della moneta, non devono esistere titoli di Stato ne banche private perché la moneta è del popolo ed al massimo può esistere una sola banca nazionale ad azionariato popolare dove ogni cittadino italiano ha una azione che conserva dalla nascita alla morte.

Non devono più esserci debiti verso istituti finanziari, quello che già è stato fatto diventa debito detestabile e quindi non lo paghiamo, vogliamo la chiusura delle sedi della BCE del FMI e di tutti gli altri organismi finanziari.

Questa teoria è in assoluto la più giusta di tutte, chi potrebbe avere solo una virgola da obiettare ad un sistema del genere che mette al centro l’uomo, la giustizia sociale, la dignità, la vita, mandando invece Ko la finanza speculativa, gli spietati membri del cartello finanziario; gli interessi dei potentati bancari,  le lobbies che c’hanno tolto tutto.

 La realtà:

Il cartello finanziario che i signoraggisti/auritiani aspirano giustamente ad annientare è parte integrante del cartello farmaceutico/alimentare, parte integrante del cartello petrolchimico e parte integrante del cartello militare. Non è una teoria del complotto, vi basterà stampare gli organigrammi delle multinazionali e dei conglomerati bancari in questione per accorgervi che tutto è riconducibile sempre agli stessi personaggi e alle stesse organizzazioni. In pratica questi signori hanno in mano tutto quello che vediamo e tocchiamo da quando ci svegliamo la mattina a quando andiamo a dormire e questo non è che avviene da qualche anno ma dalla notte dei tempi. Hanno fomentato guerre, rivoluzioni, attentati, crisi economiche ma hanno gestito anche accordi di pace, armistizi, boom economici, scoperte scientifiche. Hanno gestito, in pratica, tutto ed il contrario di tutto ma sempre e solo per due unici motivi: Il profitto ed il potere.

Molte sono state le persone nella storia che hanno provato ad opporsi a questo sistema perché erano nelle condizioni di poterlo fare. Non faccio nomi per non alimentare teorie complottiste (ma tanto li conoscete bene) e sono stati letteralmente polverizzati.           Tanti sono stati anche quelli che si sono opposti a questo sistema ma senza avere i mezzi o la posizione per poter incidere in un reale cambiamento ed a loro è stato riservato, per questo un destino meno cruento. Li hanno lasciati, gridare, scrivere, denunciare, lottare,  guardando spesso le loro gesta con ilarità e scherno.                                                            C’è qualcuno tra questi che grazie alla perseveranza e alla efficacia delle proprie tesi è anche riuscito ad attirare le attenzioni suscitando un velo di preoccupazione, fortunatamente per lui non tale da spingere i suoi rivali a neutralizzarlo. E’ questo il caso di Giacinto Auriti, per esempio, (ma anche di molti altri) , un grande uomo, una grande teoria, una grande preparazione, che però il sistema riteneva assolutamente irrilevante e per questo gli hanno permesso di continuare la sua opera fino al giorno della sua morte (per cause naturali). Certo qualche funzionario locale gli ha provato a mettere i bastoni tra le ruote in più occasioni e questo fa onore alla sua battaglia, ma poca roba. Un dato è certo, Auriti con tutte le capacità che gli vanno attribuite,  non ha cambiato il paese, ne il sistema monetario, ne è riuscito ad applicare la sua stessa teoria non per demeriti suoi (era un grande) ma perché la sua teoria sulla proprietà della moneta non è mai stata applicata in nessuna parte del mondo occidentale. Nessun paese moderno (e non) ha mai avuto la proprietà popolare della moneta; neanche la repubblica popolare cinese, figuriamoci un po’.  Non perché non sia una teoria giusta ma perché è troppo giusta per un mondo ingiusto.

Se noi vogliamo raccontarcela tra di noi sul web e ricordare Auriti parlando al bar con gli amici, la cosa ci fa onore e rendiamo omaggio ad un grande uomo, ma se vogliamo parlare di real politik, proporre soluzioni per cercare di arginare li dove possibile il potere di questi potentati, incidere a livello politico e dare soluzioni concrete, noi questa teoria ce la dobbiamo dimenticare.

Il compromesso tra sogno e realtà.

Fin quando si è incudine (e vi assicuro che lo siamo ancora e dipende da noi per quante generazioni lo saremo ancora) ci sono compromessi che vanno raggiunti se si vuole lavorare al cambiamento concreto, altrimenti si resta sognatori del nulla, utopisti che smanettano sul web e nel peggiore dei casi fobici complottisti (che è ben diverso dai complottisti con ragion di causa.)

La nostra ambizione, allo stato attuale delle cose, dovrebbe essere quello di rendere concreto un sistema monetario che sia a metà strada tra l’inferno (il sistema attuale) ed il mondo delle favole.

Questo vuol dire pensare ad un sistema monetario dove la moneta venga finalmente accreditata ai cittadini e non addebitata. Dove la moneta sia la nostra ricchezza e non il nostro debito. Ma non possiamo pensare che ad emetterla siano i play mobil o i puffi perché le banche non scompariranno mai (purtroppo) perché la finanza non scomparirà mai, perché i titoli di Stato, probabilmente (aihime) non scompariranno mai. Non lasceranno mai che saremo noi ad arricchirci dall’emissione della moneta ma proviamo per lo meno a fare in modo che quella moneta, una volta emessa, diventi la nostra ricchezza. Se vogliamo tutto alla fine non stringiamo niente. Questo modello, che credo sia quello della Mmt, (dico credo perché di economia non ne capisco nulla) forse non sarà etico come la proprietà popolare della moneta perché per forza di cosa implica un ruolo delle banche, della finanza ed un debito (anche se con una funzione diversa) ma per lo meno non appartiene al mondo delle favole. Per me è comunque di difficilissima realizzazione ma quanto meno su questo si può provare, c’è ragione di credere che se continuiamo ad informare con la giusta perseveranza ci sia un margine di riuscita.

Quindi vi prego, quando io scrivo il nome di un politico, di un movimento o di un partito non ve ne uscite con il solito commento del cazzo che “ non è credibile perché non parla di Auriti, di signoraggio o di proprietà popolare”. Auriti non c’è più, il signoraggio ci sarà sempre e la proprietà popolare della moneta non c’è mai stata. Prendetene atto.

Siete sul blog di una persona a cui non importa essere per forza credibile agli occhi di tutti, ma che ama essere concreto. Sempre. Qui si fa politica e contro informazione, chi vuole sentire le favolette può anche togliere il “Mi piace”….. ed è così che vissero tutti felici e contenti.

 

Francesco Amodeo

 

Sono napoletano, potrei appoggiare Salvini e non smetterò mai di oppormi alla Lega nord.

lega sud

Le regionali sono alle porte ed il sud ancora una volta non è preparato ad offrire un’alternativa alla classe politica che ha distrutto l’economia ed il tessuto sociale delle nostre regioni.

Non solo non ha costruito l’alternativa ma ha addirittura rinforzato i propri carnefici che oggi si propongono a carte mischiate come alternativa di se stessi.

Il Movimento Cinquestelle che rischia di implodere a livello nazionale non è mai decollato qui al Sud dove i cittadini per lo più ancora si orientano verso i media tradizionali per avere informazioni rendendosi facili burattini di un sistema che quei media li monopolizza.           A questo si aggiunge che i pentastellati stessi hanno fatto di tutto per ridimensionarsi. Dove potevano sbagliare hanno sbagliato. Dove potevano rimediare lo hanno fatto troppo tardi. Sono nati come Movimento che inglobava il voto di protesta contro il sistema ed ora si sono trasformati in un serbatoio di voti per i partiti del sistema stesso avendo ribaltato la protesta al loro interno. Dovevano mandare tutti i vecchi politici a casa e invece, ironia della sorte, li hanno spinti tutti insieme al Governo tranne poi mandare a casa una ciurma dei loro stessi parlamentari. Tante cose buone le hanno fatte, anzi tantissime, ma se le sono raccontate tra di loro ai meet up senza farle sentire a nessuno seguendo il diktat suicida del “No alle Tv”. Oggi al Sud non possono quindi essere considerati l’alternativa utile. Votarli sarebbe cosa buona e giusta ma poco rilevante nella sostanza su scala regionale.

I movimenti meridionalisti, invece, sono fermi al palo ancora a rimpiangere i Borboni e a prendersela con Mazzini e Garibaldi (giustamente) ma con delle tesi anacronistiche ed una spinta reattiva che giunge con oltre 150 anni di ritardo rispetto ad un mondo globalizzato ed un Europa Unita tenuta insieme dal filo spinato che ha reso questo paese un paese del Sud Europa colonizzato da quei paesi del nord (Germania in testa) seguendo la stessa prassi e le stesse modalità con cui le regioni del nord italia colonizzarono a suo tempo le regioni meridionali. Oggi noi siamo colonie di una colonia. I meridionalisti non se ne sono accorti. Inseguono Garibaldi e ignorano Juncker, accusano Mazzini ma lasciano passare Draghi. Vogliono liberare le regioni del sud dalla gabbia italiana ma ignorano che questo non li porterebbe alla libertà bensì a sbattere in delle sbarre ben più grosse perché il carceriere della sovranità e della libertà oggi si chiama Europa e non Italia. Oggi i meridionalisti vecchio stampo, al Sud non possono essere considerati l’alternativa utile. Votarli sarebbe cosa buona e giusta ma sarebbe un voto ideologico poco rilevante nella sostanza.

Poi c’è Forza Italia ed i suoi alleati che dal centro-destra sono passati al centro-e basta  per poi diventare stampella della sinistra. Loro alle regionali ripropongono tutta la vecchia guardia come se in questi anni li avessero ibernati. L’unica ragione per votarli in Campania sarebbe quella di premiare Caldoro che è stato un ottimo presidente di regione, forse uno dei migliori ma se il commissario di bordo, per quanto esperto ed onesto, ha come comandante uno che ha il vizio di fare inchini per i propri interessi, prima o poi la nave può arenarsi negli scogli e affondare anche contro il suo volere.

Poi c’è il Pd, ossia i referenti del cartello finanziario sovranazionale che ci hanno tolto tutto sottraendoci sovranità e dignità mettendo il nostro paese in svendita al mercatino dell’usato e che quindi non andrebbero neanche nominati.

Ed infine c’è Salvini che presenta al sud un partito nuovo. Quello che non meridionali non siamo stati in grado di creare e che dobbiamo importare dal nostro principale antagonista che oggi ci viene a chiamare perché abbiamo un nemico comune che è la priorità per entrambi.

Per me Salvini in Italia ha sempre rappresentato l’antagonista, non voglio essere ipocrita come tanti qui al sud che ora lo sostengono. Per me rimane quello della Lega nord formata in maggioranza di personaggi che vedrebbero di buon grado un sisma dalle nostre parti tale da spaccare in due la penisola facendo arenare le nostre regioni sulle coste dell’Africa. Salvini è quello del “terremotati che col sapone non vi siete mai lavati”.  Salvini è quello che odiava il Sud, parliamoci chiaro, ed avrebbe continuato ad odiarlo se non si fosse svegliato una mattina rendendosi conto che sono diventate Sud anche le sue regioni; che è diventata colonia anche la sua aria geografica e che c’è qualcuno più al nord che sta distruggendo l’economia del settentrione perché ai loro occhi sono anch’essi terroni che non lavorano abbastanza, che non pagano abbastanza e che sono corrotti e spreconi. Cazzo questa si chiama legge del contrappasso. Ci siamo tolti una bella soddisfazione.

Ma ora passiamo alle cose concrete: Salvini poteva essere considerato un nemico del sud quando non combatteva contro una moneta che ha distrutto soprattutto l’economia del meridione; quando non combatteva contro una Unione Europea tirannica perché frutto di un golpe del peggior cartello finanziario. Salvini era un nemico dei meridionali quando non combatteva contro l’invasione di immigrati che arrivano diretti sulle coste del sud per poi invadere i quartieri e le periferie delle nostre regioni.

Oggi Salvini non è un nemico, oggi Salvini è un’opportunità se riusciamo ad intercettarlo. Se lo lasciamo fare da solo potrebbe venire al sud fare il pieno dei voti di protesta di chi è contro l’euro, contro l’Europa, contro l’immigrazione selvaggia e poi scappare via con il bottino e riversarlo nei caveau della Lega. Noi meridionali questo non possiamo permetterlo e per evitarlo dobbiamo esporci e fare da garanti. Se il treno Salvini oggi va nella stessa direzione in cui dovremmo andare noi ma siamo ancora a piedi; noi su quel treno dobbiamo saltarci su e prendere il passaggio perché non c’è tempo per costruire la nostra carovana e metterci in moto da soli. Salvini ha già un “esercito” organizzato, ha già il riflettore puntato dei media, ha già alleati sovranazionali del calibro di Le Pen, ha già una percentuale di voti che gli permette di incidere realmente su quelle battaglie che sono vitali anche per noi. Non è lui che sfrutta noi venendo al sud siamo noi che approfittiamo di questa chance per creare il partito di cui abbiamo bisogno. Se vuole i voti del sud deve far salire a bordo persone che ci rappresentano davvero così se un giorno dovesse rimangiarsi la sua parola e tornare con i vecchi compagni di merenda noi avremo già il nostro cavallo di troia dentro la fortezza. Il partito che Salvini vuole formare al sud deve essere formato da esponenti del sud, per rendere la sua scelta irreversibile e non da gente dell’ultima ora ma da attivisti ed esponenti della società civile che in questi anni si sono esposti sul territorio e per il territorio. La Lega deve avere ben chiaro il concetto che ciò che prende al sud è nostro e non loro.

Ma detto questo lasciatemi dire che non si può continuare a giustificare chi ancora qui al sud se vede Salvini per strada lo insulta perchè per anni ha fatto gli interessi della sua area geografica anche quando questi interessi, per ovvie ragioni, erano in contrasto con quelli delle nostre regioni.
Non possono fare i moralisti gli stessi che permettono ancora a Bassolino di organizzare manifestazioni pubbliche e guidare indisturbato addirittura la protesta dei lavoratori. Quei lavoratori del sud che lui ha condannato alla miseria, distruggendo l’economia di una regione, lasciando dilagare clientelismo, criminalità e degrado dopo essere stato commissario ai rifiuti in una città in cui i rifiuti hanno ucciso più della camorra.
Non è possibile giustificare ancora quelli per cui il cattivo è Salvini che faceva gli interessi del Nord al Nord. E non la nostra classe politica regionale che distruggeva gli interessi del Sud al Sud con la complicità di tutti.

Il napoletano non può ancora essere giustificato se per decenni si è tenuto in casa Iervolino, Bassolino e compagnia cantante e solo ora ha imparato a scendere nelle piazze a gridare “vai via”. Io non ci sto. Certo abbiamo le nostre ragioni a prendercela con il leghista di turno ma non la considero più dimostrazione di dignità e di orgoglio se fatta da rappresentanti di quelle regioni che tutto il resto lo subiscono in silenzio senza organizzarsi, senza ribellarsi. Questa ipocrisia non fa parte della mia persona e sono sicuro che non faccia parte neppure della mia città ne della mia gente.

A restare a guardare passivamente Io non ci sto e se per difendere la mia regione devo sporcarmi le mani. Non sarà il fango a fermarmi.

Francesco Amodeo