Lettera di Amodeo agli economisti anti euro: Perché denunciate l’arma del delitto ma non l’assassino ?

bagnai borghi

Mi rivolgo agli ormai famosi economisti che stanno (giustamente) professando con energia e professionalità l’uscita dell’Italia dall’euro. Mi rivolgo a quei partiti che ultimamente hanno fatto dell’antieurismo il proprio cavallo di battaglia anche perché le due figure si stanno fondendo in vista di queste elezioni europee.                                                                  Premetto che ritengo fondamentale il lavoro da voi svolto da un punto di vista tecnico, siete riusciti a dimostrare con grafici e numeri i danni della moneta unica, siete riusciti a smascherare le menzogne degli economisti e dei disinformatori prezzolati. Avete reso chiari i vantaggi della sovranità monetaria e gli svantaggi dei cambi fissi per le economie più deboli. Avete dimostrato che dall’entrata nell’euro ad oggi tutti gli indici economici sono peggiorati per il nostro paese. E’ aumentata la disoccupazione perchè legata alla bassa inflazione imposta dai vincoli europei, è aumentato il debito pubblico perchè siamo costretti a prendere in prestito i nostri soldi e a restituirli con gli interessi, siamo vittime delle speculazioni dei mercati e non siamo più competitivi con una economia che retrocede ed una moneta che invece avanza sulle altre valute. Avete reso a tutti chiaro quello che l’euro sta facendo alla nostra economia, al nostro paese e quindi alle nostre vite.                       Ma questo non basta più. Per quanto voi siate economisti ed inclini a trattare unicamente con dati e numeri usando un approccio scientifico, questo non giustifica più il vostro silenzio sulle reali cause del problema. Chi pensa che l’euro sia stato semplicemente un errore tecnico o il frutto di scelte economiche sbagliate, chi pensa che l’euro oggi stia fallendo, mente. Mente allo stesso modo di chi dice che uscire dall’euro sarebbe un disastro. Si mente in entrambi i casi per nascondere la verità. Per mesi ho sperato nella vostra buona fede (nella quale ancora sono fiducioso) ma se non è cattiva fede è miopia ed allora questo è un mio tentativo di aprirvi gli occhi. Speravo che avreste avuto prima un approccio scientifico e poi avreste cominciato a chiedervi il perchè di tutto questo ed allora avreste capito anche voi che l’euro non è un fallimento ma la piena realizzazione del piano di chi l’ha voluto. La crisi dell’euro non è un incidente di percorso, ma un arma per soggiogare popoli e stati. Non si decide di creare una moneta unica in un area valutaria non ottimale pensando che possa funzionare. Non si decide di separare il Ministero del Tesoro dalla Banca d’Italia ignorando di aprire così alle speculazioni finanziarie. Non si può remare contro la divisione tra banche commericiali e banche speculative pensando di fare del bene all’economia reale invece che agli speculatori. Non si decide di privatizzare le banche nazionali ignorando di togliere potere agli stati. Non si decide di cedere sovranità ignorando di rendere nulle le costituzioni nazionali ed abolire le democrazie partecipative. Non si decide di aderire ad un cambio fisso con economie più forti ignorando di andare in deficit nella bilancia dei pagamenti. Non si decide di tenere l’infalzione a livelli così bassi ignorando che parallelamente schizzerà il tasso di disoccupazione. Non si decide di introdurre in costituzione il pareggio di bilancio senza sapere che si sta firmando una condanna a morte per gli stati, non si firma il fiscal compact ignorando che si sta firmando un programma di macelleria sociale non si firma il Mes ignorando che sia un ente sovranazionale con pieni poteri nato per salvare le banche e non gli stati.                                                                                                                        Chi ha firmato questi trattati, chi ha voluto la moneta unica, chi ha accettato i vincoli europei non ha sbagliato come volete farci credere voi indicandoci la luna ma invitandoci a porre l’attenzione sul dito. Chi ha firmato sapeva cosa firmava, sapeva quali sarebbero state le conseguenze, sapeva già prima quelle che voi oggi sbandierate come scoperte dell’acqua calda. Avevano già in mano i vostri grafici con i futuri indici di disoccupazione, di calo della produzione industriale, di diminuzione dei salari, di deficit nelle esportazioni, di aumento degli interessi pagati alle banche, di aumento esponenziale del debito pubblico. Sapevano già tutto ed è per questo che hanno deciso tutto da soli. Non rispondevano al popolo ma rispondevano ai potentati finanziari che da quegli indici avevano tutto da gudagnare. A voi va il merito di aver denunciato i danni che stanno causando e tutto quello che ci stanno sottraendo ma se denunciate la refurtiva senza rendervi conto del ladro che avete in casa, se fate la descrizione dell’arma ma non di chi ha sparato, il vostro lavoro sarà vano anzi dannoso perchè la gente comincerà a credere che il problema nasca dalle scelte economiche che sono state fatte, dai vincoli europei, dalla moneta unica, si creeranno le fazioni del “fuori dall’euro” e del “più europa” e anche all’interno degli anti europeisti si formaranno diverse fazioni, tra chi vuole l’uscita immediata dall’eurozona, chi bleffa e inganna i propri elettori chiedendo un referendum, chi vorrà il riconoscimento di averlo detto per prima e chi verrà accusato di averlo detto solo in campagna elettorale, chi è complice e chi si è pentito. Non potrà mai nascere un piano unitario di liberazione nazionale se non si è capito di aver subito un golpe finanziario e di essere governati dai golpisti. Allora statemi a sentire come io sono stato per mesi a sentire voi guardando le vostre conferenze e leggendo i vostri libri, ultimamente condite il tutto accompagnandovi da filosofi e ben venga la filosofia, ma ora passiamo alla concretezza, smettetela di farvela sotto di essere giudicati complottisti se per un attimo lasciate l’approccio scentifico e ragionate su dati non numerici. Io l’ho fatto per voi, sono partito dalla fine degli accordi di Bretton Woods che ha cambiato il sistema monetario mondiale, all’abolizione del Glass Steagal act sulla divisione delle banche, ho letto i nomi di chi ha voluto il divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia, chi ha privatizzato la nostra banca nazionale, chi ha tolto al governo il potere di decidere il costo del denaro, chi ha firmato il Trattato di Maastricht cedendo la nostra sovranità, chi ha voluto il cambio lira/euro, chi ha voluto cedere il potere di emettere moneta ad un entità sovranzionale, chi ha esautorato i governi, chi ha firmato il Trattato di Lisbona causando la spoliazione della sovranità e della democrazia. Sono andato a leggere chi ha firmato il Mes, chi ha firmato il fiscal compact, chi ha introdotto in costituzione il pareggio di bilancio, il six pack. Ho preso tutti questi nomi, di esponenti americani, europei, italiani e sono andato a ricercare cosa avessero in comune. Ho scoperto che erano tutti collegati alle stesse organizzazioni. Erano tutti una grande famiglia, tutti rispondenti agli stessi diktat. Avevano tutti gli stessi burattinai con degli obiettivi chiari. Dissolvere gli stati nazionali, generare crisi economiche per sostituire i governi eletti con tecnocrati imposti dalle lobby finanziarie, annientare lo stato sociale per abbassare il costo del lavoro, annullare la produzione industriale italiana, impoverire i popoli, cedere sovranità ad entità sovranzaionali che non dovevano rispondere a nessun cittadino e a nessun governo. Non abbiate paura non è una teoria del complotto. Ho anche io i miei dati scientifici, o anche io i miei grafici e le mie slide con le prove da mostrare. Anzi se le vostre teorie economiche sono confutabili da chi ha teorie economiche opposte dato che sempre di teorie si tratta, i miei sono dati reali, sono documenti scritti, sono realtà incontrovertibili. Allora aprite le orecchie. Già vedo la faccia di Claudio Borghi storcere il naso sentendo odore di complotto. Stia tranquillo Borghi se fossi stato un complottista non mi sarei rivolto a qualcuno che è cresciuto a Piazza Affari passando per Deutsche Bank per poi finire alla Lega Nord. Apprezzo il suo lavoro a favore dei cosiddetti sovranisti ma è arrivato il momento di capire se lei ha gli attributi e la volontà di spiegare alla gente chi ha voluto tutto ciò che lei ci racconta parlando dell’euro. Tranquillizzo anche il mio idolo Alberto Bagnai non voglio parlare di gente incappucciata che cospira segretamente contro il mondo come spesso dice lei ironicamente. Queste persone di cui parlo io, non sono per nulla incappucciate, anzi, hanno una bella faccia tosta che non nascondo mai e le organizzazioni in questione non sono segrete, hanno dei loro statuti, un loro sito e delle loro liste di partecipanti. Tutti quelli che voi chiamate errori, tutte quelle che voi chiamate scelte sbagliate, tutte quelle che voi additate come causa della crisi sono state firmate tutte da esponenti di alcune lobby finanziarie come il Gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale, il RIIA, il CFR, che guarda caso hanno tutti gli stessi fondatori e finanziatori, tutti i trattati europei che voi definite capestro sono nati in seno ad alcune lobby di tecnocrati e industriali come la Business Europe, la European Roundtable of Industrialists, potrei andare avanti ancora per un po ma sarebbe superfluo tanto i finanziatori e gli ideatori sono sempre gli stessi, e gli obiettivi pure ma soprattutto è unica l’ideologia distruttiva che portano avanti.                                                                                                                        Io sono andato a cercare di capire quale fosse il pensiero degli ideatori e finanzaitori di questi gruppi perchè sono dell’idea che l’anima di un’ organizzazione la si capisce solo dal respiro del proprio fondatore:                                                                                       “La sovranità sovranazionale di una elite di banchieri è sicuramente preferibile all’autodeterminazione degli stati”. “Datemi il potere di controllare la moneta degli stati e non mi importa più di chi farà le sue leggi”. “ Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la giusta crisi”. “Bisogna mettere gli stati nelle condizioni di cedere sovranità”. “Dovete stracciare le vostre costituzioni”.                                Questi sono i loro pensieri, questo è il loro obiettivo. Questo è quello che hanno volutamente realizzato usando quelli che voi definite incidenti di percorso. Confrontiamoci su questi dati, andiamo a ripercorrere gli eventi, analizziamo le liste dei partecipanti a queste organizzazioni di cui nessuno ci ha mai detto nulla e troveremo i padri fondatori dell’Europa e dell’euro, i vari Delors, Perroux, Giscard D’estaing, Attali, Kalergi, Schuman, Monnet, a proseguire il lavoro in Europa, troveremo la Merkel, Van Rompuy, Barroso, Juncker, Schultz, per l’Italia Guido Carli, Ciampi, Amato, Napolitano, Prodi, D’Alema, Monti, Enrico Letta, Draghi ed altri ancora tutti legati dallo stesso filo. Andiamo a vedere che ruolo ricoprono o hanno ricoperto questi personaggi in Italia e in Europa, che trattati hanno firmato in Italia e in Europa. Poi andiamo a leggere i documenti redatti nelle organizzazioni dalle quali provengono, i loro statuti, diamo uno sguardo alle loro relazioni e ai loro manifesti. Proviamo ad analizzare i loro scopi, le azioni che hanno messo in campo per raggiungerli ed analizziamo la situazione attuale per capire quanto sia aderente ai loro obiettivi. Quando il quadro sarà completo (e se vi scrivo è perchè quel quadro è già completo) allora dovete anche voi aprirvi ad un approccio diverso, dovete mettere in discussione le vostre idee, dovete cacciare gli attributi e spiegarlo a chi vi segue.                                                                                        Chi ha detto che per comandare ha bisogno del potere di battere moneta non ha dato un nome a quella moneta, non l’ha chiamata euro e neanche lira. A cosa serve allora continuare a dire che dobbiamo uscire dall’euro se non diciamo che contemporanemente vogliamo togliere alle persone provenienti da queste organizzazioni il potere di gestire la nostra moneta, qualunque essa sia. A cosa serve nazionalizzare le banche e metterle in mano agli stati se al governo continuiamo ad accettare esponenti dichiarati di queste lobby sovranazionali. A che serve discutere di trattati, di vincoli, se non si prende prima coscienza della necessità di liberare il paese. A cosa serve chiamarla crisi se in realtà si chiama truffa, a che serve chiamarle politiche in favore delle banche se in realtà si chiama golpe finanziario. A che serve fare appello ai popoli senza aver avuto il coraggio di spiegare al popolo stesso quello che sta subendo.                                                            Avete scritto libri, avete preparato diversi opuscoli per spiegare l’Euro e non avete saputo spendere un solo capitolo per spiegare l’euro chi l’ha voluto, dov’è stato deciso e da chi eppure il progetto iniziale parte dalle organizzazioni che vi ho appena elencato, i documenti preparatori li hanno preparati gli esponenti di quelle lobby non rappresentanti del popolo. E cosa credete che avessero preparato per noi ? Jaques Attali era uno di loro e lo ha detto chiaramente “cosa pensava la plebaglia europea che l’euro fosse nato per loro”; Anche Jean Monnet il padre universalmente riconosciuto dell’Unione Europea in un discorso del 1952 lo disse chiaramente: “Le nazioni europee dovrebbero essere guidate verso un superstato senza che le loro popolazioni si accorgano di quanto sta accadendo. Tale obiettivo potrà essere raggiunto attraverso passi successivi ognuno dei quali nascosto sotto una veste e una finalità meramente economica”.                                                          Alcuni di voi stanno consolidando carriere nella lotta all’euro non potete saltare questi passaggi fondamentali. Stessa cosa vale per i partiti, tutti pronti a cavalcare l’onda dell’antieuropeismo eppure hanno vissuto per anni naso a naso con questi personaggi, nel peggiore dei casi erano collusi nel migliore dei casi si sono fatti truffare sotto al naso.      Ora la potenza l’abbiamo perchè c’è un popolo che sta capendo che non si può trattare di errori, non si può trattare di scelte economiche e non si tratta di crisi passeggere. Questo popolo ha bisogno di essere unito, questa battaglia ha bisogno di compattezza, ha bisogno di generali capaci di gridare la verità. Ma se i nostri paladini della sovranità sono i primi a non aver capito o ancor peggio sono i primi a non voler capire allora ritorniamo allo solita linea che io ormai traccio ad ogni occasione. Una linea che non permette ambiguità, non permette “se” e non permette “ma”, una linea che non ha un tragitto che preveda il passaggio nel mezzo ma ha solo due sponde. O con noi (popolo italiano) o contro di noi. Ma voi da che parte state ?                                    Scusatemi se stavolta sono io ad essere stato brutale.

Francesco Amodeo

 

Gli italiani della Commissione Trilaterale di Rockeffeler

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                       (Tratto dal libro Azzannate le iene di Francesco Amodeo)

“Se votare servisse a qualcosa, non ce lo lascerebbero fare.”
(Marc Twain)

È superfluo dire che i membri del Bilderberg ed i membri della CommissioneTrilaterale, seppur due associazioni strutturate in maniera apparentemente diversa, sono quasi gli stessi. Mario Monti lo troviamo, ovviamente, anche qui con un ruolo di prim’ordine: infatti è stato addirittura il presidente europeo della Commissione Trilaterale, posto che oggi è ricoperto da Jean-Claude Trichet, che guarda caso era già stato, proprio come Mario Monti, presidente della lobby belga Brugel. C’è bisogno, anche in questo caso, che le coincidenze siano tre per arrivare ad una prova? Allora vado avanti. Trichet è anche
Presidente del Gruppo dei 30, potenti della finanza mondiale di cui fa parte anche Mario Draghi. E come se non bastasse è proprio Trichet che ha preceduto Draghi alla presidenza della Banca Centrale Europea. Il gioco delle coincidenze è presto fatto. Anche qui i rapporti che legano i membri delle diverse lobby con le istituzioni sono davvero incredibili. Come presidente onorario europeo della Commissione Trilaterale, infatti, abbiamo un tale Peter Sutherland, e indovinate chi è? È il Presidente della Goldman Sachs, la stessa per la quale hanno lavorato proprio Monti, Prodi, Draghi, la stessa della crisi in America dei mutui subprime, la stessa della crisi in Italia con la vendita dei BTP, la stessa che ha aiutato la Grecia a truccare i conti con operazioni di finanza “creativa”, e che poi ha imposto in Grecia il suo uomo, Papademos.
Nella Commissione Trilaterale troviamo anche il nostro attuale Presidente del Consiglio Enrico Letta, che è anche vicepresidente di Aspen Italia, e che ha partecipato al Bilderberg nel 2012, ossia l’anno prima di essere scelto come Presidente del Consiglio italiano. Poi abbiamo John Elkann, presidente della Fiat, altro vicepresidente di Aspen Institute Italia, assiduo frequentatore del Bilderberg. Egli è inoltre presidente dell’Editrice La Stampa e di Itedi, ed è nel consiglio di amministrazione di RCS MediaGroup, e di “The Economist”.
È membro della Commissione Trilaterale anche Enrico Tommaso Cucchiani, che proprio nel 2013 ha partecipato al Bilderberg in sostituzione di Corrado Passera come CEO di Intesa Sanpaolo, la principale banca italiana e maggiore azionista della Banca d’Italia, che è rappresentata nella Trilaterale anche dal vicepresidente Marcello Sala, che ha ricevuto dal consiglio di gestione l’incarico di sviluppare le relazioni internazionali e seguire i progetti di internazionalizzazione del gruppo bancario. Presente anche Giuseppe Vita, presidente di UniCredit, altra banca azionista della Banca d’Italia. Cominciate a capire dove prendono le decisioni che riguardano i nostri soldi?                                                       Anche Gianfelice Rocca, presidente Techint Group, proprio come Cucchiani, ha partecipato al Bilderberg nel 2013, ed anche lui è membro del comitato esecutivo
di Aspen Institute. Queste lobby sembrano davvero essere onnipresenti, ed i partecipanti indissolubilmente interconnessi. Non faccio in tempo a cominciare la conta delle “tre”coincidenze che mi ritrovo subito davanti ad una prova.
Nella Commissione Trilaterale non poteva mancare Marco Tronchetti Provera, presidente della Pirelli, componente del consiglio di amministrazione di RCS Quotidiani, membro dell’esecutivo di Confindustria, vicepresidente di Mediobanca. Anche Tronchetti Provera ha ovviamente in passato partecipato alle riunioni del Gruppo Bilderberg. Ormai diventa quasi scontato e quindi superfluo ribadirlo. Poi troviamo Marta Dassù, che, oltre ad essere membro della Commissione Trilaterale, è Direttore Generale per le Attività Internazionali di Aspen Institute, ed è stata anche consulente per la politica estera di D’Alema.
Dassù è stata sottosegretario al ministero degli Affari Esteri nel Governo Monti (Bilderberg) e viceministro della Bonino (Bilderberg), agli Esteri nel Governo Letta (Bilderberg). Come noterete, si scelgono tra di loro. Su questo non ci può essere più alcun dubbio, alla faccia del popolo sovrano.                                                                                                               La Dassù scrive come editorialista su vari quotidiani e periodici, tra cui quelli che abbiamo
già visto essere interni a questi network, ossia il “Corriere della Sera”, “Il Sole 24 Ore” e “La Stampa”. Poi c’è Federica Guidi, vicepresidente di Ducati, che ha partecipato alle riunioni della Commissione Trilaterale, e guarda caso proprio recentemente la Ducati è stata venduta ai tedeschi di Audi. Sarà anche questa una coincidenza? Ovviamente sono in pochi gli italiani a saperlo: tutti invece pensano che la casa motociclistica sia ancora italiana. La Guidi è anche Presidente dei giovani imprenditori di Confindustria. E perché no? è giusto che in queste lobby si cominci ad essere indottrinati fin da giovani (chissà che non ce la troveremo come Ministro al prossimo governo).
Cosa dire dei rappresentanti delle principali aziende da privatizzare?
Ovviamente li ritroviamo tutti sugli attenti anche in quest’altra lobby di matrice neoliberista. Abbiamo infatti Giuseppe Recchi del gruppo Eni, e Pier Francesco Guarguaglini, presidente di Finmeccanica.
Abbiamo visto che le banche sono tutte in prima fila nella Commissione Trilaterale, ed, infatti, possiamo aggiungere oltre alle principali, già citate, anche Maurizio Sella, presidente del Gruppo Banca Sella ed ex Presidente della Associazione Banche Italiane; Ferdinando Salleo, vicepresidente di Mediocredito ed ex ambasciatore italiano negli Stati Uniti. Ma non si sono fatti mancare proprio nulla, ed infatti abbiamo anche Stefano Silvestri, presidente dell’Istituto Affari Internazionali, editorialista de “Il Sole 24 ore”,
che è stato anche sottosegretario di stato alla Difesa ed è membro del consiglio d’amministrazione della Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza; ed ancora, Franco Venturini, giornalista, storico commentatore per gli affari esteri del “Corriere della Sera”, un altro gruppo che abbiamo visto essere sempre presente in vari modi in queste lobby. E per concludere, proprio come Mario Monti abbiamo Carlo Secchi, professore ordinario di politica economica europea, e Rettore dell’Università Bocconi dal 2000 al 2004.                                                                               Io ho ricevuto da una mia fonte una locandina assolutamente inedita che dimostra che addirittura nel 1983, in occasione dei dieci anni della Commissione Trilaterale, la riunione si svolse a Roma, e come relatori per L’Italia ci furono proprio Romano Prodi in veste di presidente dell’IRI, incredibilmente insieme a Mario Monti, che non sono riuscito a capire a che titolo sia stato scelto, a quei tempi, come relatore per l’Italia in una così importante commissione, essendo semplicemente un professore di economia.
Soltanto l’anno dopo quella riunione, infatti, diventerà professore della Bocconi di Milano, e poi comincerà la sua carriera alla Commissione Europea.
Tra i relatori per l’America c’era il pericoloso, controverso e potentissimo Segretario di Stato Henry Kissinger. Per quanto riguarda i nostri politici che partecipano alle riunioni di queste lobby di potere, come il Bilderberg o la Commissione Trilaterale, la domanda che mi pongo è la seguente: non c’è un evidente conflitto d’interessi con gli incarichi pubblici che svolgono?
Nel 2003 l’eurodeputato Patricia McKenna deposita un’interrogazione parlamentare in cui chiede chiarimenti in merito alle partecipazioni di Mario Monti, commissario UE alla competitività, alle conferenze del Gruppo Bilderberg, ed alla sua qualità di membro della Commissione Trilaterale:

“I Commissari Mario Monti, Erikki Liikanen, Pedro Solbes Mira, Gunther Verheugen, Antonio Vitorino e Frederik Bolkestein hanno, in passato, partecipato a riunioni del Gruppo Bilderberg e sono, pertanto, membri di fatto, dato che vengono
mantenuti informati sulle sue attività. Romano Prodi, Presidente della
Commissione, è stato membro del comitato direttivo di tale gruppo negli
anni ’80, epoca in cui il Presidente della BCE, Wim Duisenberg, era tesoriere.
Tre Commissari sono o sono stati membri della Commissione Trilaterale:
Mario Monti, Chris Patten e Pedro Solbes Mira. Può la Commissione indicare
il nome dei Commissari che parteciperanno alle prossime riunioni del Gruppo
Bilderberg e della Trilaterale, precisare se essi parteciperanno a nome della
Commissione o a titolo apparentemente privato e se beneficeranno di indennità
giornaliere o di altri rimborsi per le spese associate a tali riunioni?”

Qualche mese dopo, indovinate chi fu chiamato a rispondere a questa interrogazione?
Fu Romano Prodi, allora presidente della commissione stessa. La sua risposta fu “geniale”:

“Numerosi membri della Commissione sono stati invitati e hanno partecipato
alle riunioni del Gruppo Bilderberg, alcuni durante il loro mandato alla
Commissione, altri sono stati invitati e hanno partecipato prima di essere
membri della Commissione [ops, che coincidenza! N.d.A.] e non hanno più
partecipato durante il loro mandato. È necessario precisare che la qualità di
membro non è previsto dallo statuto di tale Gruppo. Esiste solo la figura di
“membro dello Steering Committee”. Nessun membro della Commissione è
membro dello Steering Committee. [Monti lo diventerà qualche anno dopo:
ecco perché ritengo geniale la risposta di Prodi - N.d.A.]. Persone non appartenenti
allo Steering Committee del Gruppo Bilderberg possono essere invitate
alle sue riunioni. La partecipazione occasionale a una riunione [Monti
parteciperà da lì in poi praticamente quasi ogni anno - N.d.A.] non giustifica
una citazione sulla dichiarazione d’interessi prevista dal Codice di condotta
applicabile ai Commissari. Infatti, la partecipazione occasionale a una conferenza
o il fatto di ricevere informazioni sulle attività di un gruppo non implicano
necessariamente l’appartenenza o la qualità di membro del gruppo stesso.
Quanto alla partecipazione alla prossima riunione del Gruppo Bilderberg, che
avrà luogo dal 16 al 18 maggio 2003 a Versailles, è necessario precisare che tre
Commissari hanno accettato l’invito che hanno ricevuto a causa delle funzioni
che essi esercitano, anche se non partecipano a nome del Collegio. Si tratta
di Mario Monti, F. Bolkestein e P. Lamy. La loro trasferta si effettuerà sulla
base delle norme generalmente applicabili in materia. Per quanto riguarda la
Commissione Trilaterale, il suo statuto esclude la partecipazione di un membro
che esercita una funzione pubblica. Nessun Commissario è quindi membro della
Commissione Trilaterale e nessun Commissario ha manifestato, fino ad oggi,
la sua intenzione a partecipare a una delle prossime riunioni della Commissione”

[Mario Monti diventerà il Presidente europeo della Commissione Trilaterale ecco perché io continuo a trovare questa risposta "geniale" - N.d.A]”.
Prodi, in pratica, dall’alto della sua autorevolezza in Europa, certificò implicitamente l’inopportunità per un pubblico funzionario di essere membro del Comitato Direttivo del Bilderberg o membro della Commissione Trilaterale, puntualizzando che a nessuno dei suoi commissari poteva ascriversi questa sovrapposizione di interessi; certo non poteva sapere che un membro della sua assemblea, il professor Mario Monti, un giorno sarebbe succeduto a lui nel ruolo di Presidente del Consiglio, contravvenendo a entrambe le condizioni oggetto delle sue rassicurazioni, anzi aggravandole

Francesco Amodeo.

Amodeo: Intervista esclusiva all’ex Kgb Daniel Estulin sui legami tra i politici italiani e il Gruppo Bilderberg

francesco-daniel

(Tratta dal libro Azzannate le iene di Francesco Amodeo)

Nel 1996 cercarono di uccidermi, nel 1998 di sequestrarmi, nel 2000 di arre- starmi; l’anno dopo mi offrirono un assegno in bianco se avessi taciuto una volta per tutte.                  (Daniel Estulin)

Lo scrittore e giornalista Daniel Estulin, ex collaboratore del KGB, è la persona che ha dedicato e dedica la sua vita all’investigazione sulle trame sporche dei “capi del mondo”; è considerato, su questi temi, tra i principali giornalisti d’investigazione del mondo, tra gli unici ad essere riuscito ad avere fonti interne al Club Bilderberg, grazie alle quali ha cercato di fare luce sull’agenda segreta del gruppo. Il suo libro ha venduto milioni di copie in settanta paesi, e persino il presidente cubano Fidel Castro lo ha citato in un suo controverso articolo sul Bilderberg, descrivendo Estulin come un giornalista “onesto e ben informato che ha scritto una storia fantastica e reale”. Lo stesso Fidel Castro infatti ha confermato che il gruppo in questione rappresenta una sorta di “go- verno mondiale che non solo controlla la politica e l’economia internazionale, ma che ha come scopo quello di controllare le popolazioni e le culture.”

“Salve, Mr Estulin! Io sono Francesco Amodeo, io ed i miei colleghi siamo venuti a cercarla perché siamo molto preoccupati per quello che sta accadendo nel nostro Paese.”

Estulin mi guarda fisso ed annuisce.

“Abbiamo ragione di credere che l’Italia non sia più un paese sovrano. Sembra che non siano più gli italiani a scegliere i propri governanti, ma che a farlo sia invece un’élite di potenti che sta minando la nostra democrazia. Abbiamo avuto modo di constatare che i media stanno contribuendo a nascondere la verità. Noi, infatti, abbiamo personalmente provato a denunciare alle TV ed ai giornali questo stato di cose, ma loro si sono rifiutati di trattare ed approfondire determinati argomenti.”

“Mi sarei meravigliato se fosse avvenuto il contrario”, risponde Daniel Estulin facendo spallucce.

“Uno di questi gruppi di potere, che sembra stia prendendo le decisioni al nostro posto, è il Club Bilderberg, a cui lei ha dedicato anni di ricerche ed indagini. Mi può spiegare in poche parole che cos’è questo gruppo? Ho bisogno di sentirmelo dire da lei.”

“Prima di tutto bisogna chiarire che il Bilderberg non è una teoria della cospi- razione, ma è una realtà. È stato il mezzo usato da una élite politica e finanzia- ria per promuovere il controllo dei governi sovrani. Il Bilderberg è un’organiz- zazione che si trova ad un livello intermedio, e serve per smistare le informazioni e le decisioni prese segretamente a livelli più alti. Per questo i partecipanti cambiano spesso, perché le informazioni vanno passate di volta in volta a chi è nella posizione di poterle mettere in pratica. Ecco perché la maggior parte delle volte è proprio in queste riunioni che vengono indicati o scelti coloro che dovranno ottenere incarichi ai vertici dei diversi governi. Incarichi che per- metteranno poi di realizzare quanto deciso dai livelli più alti di potere. Questo è per esempio quello che è successo in Italia ed in Grecia, dove i primi ministri dei due governi tecnici sono stati scelti segretamente per gli interessi delle élite, ed imposti nei rispettivi paesi. Quello che i membri di queste organizzazioni stanno progettando e realizzando per il futuro del pianeta è un governo unico mondiale – con un singolo mercato globale, un solo esercito ed una moneta unica – governato da una ristretta élite che quindi deciderà da sola, per i propri interessi, le sorti dell’intera popolazione.

Lei ha parlato di quanto è successo in Italia; quindi mi conferma che Mario Monti, il nostro ex primo ministro, non eletto dal popolo ma scelto come tecnico, proviene dal gruppo Bilderberg e dalla Commissione Trilaterale, e che ha partecipato all’ultima riunione nel 2011 prima di ricevere l’incarico come Presidente del Consiglio nel 2012 da Giorgio Napolitano?”

“Assolutamente sì”, conferma il giornalista. “Mario Monti ha partecipato al Bilderberg quasi ogni anno, io l’ho anche più volte fotografato ai meeting”; e, sfogliando la mia copia del suo libro, mi mostra tutte le foto che lui stesso ha scattato nei luoghi dove si svolgevano le riunioni del gruppo, fino ad indicarmi quella scattata nel 2005 proprio a Monti.

“È una coincidenza che anche Enrico Letta abbia partecipato al Bilderberg nel 2012, e sia stato poi incaricato – sempre da Napolitano – Presidente del Consiglio nel 2013 ?”

“Assolutamente, non credo che qualcuno possa ritenerla una coincidenza, è piuttosto evidente che anche lui sia stato messo in quella posizione per eseguire degli ordini per conto dei gruppi di potere di cui fa parte. Questo sta succedendo nella maggior parte delle nazioni europee in crisi. In Grecia è successo esattamente lo stesso con Papademos. Quello che hanno in comune le personalità che mi hai appena nominato, e tanti altri come Prodi, per esempio, altro membro del Bilderberg e della Trilaterale, è che sono tutti dei fedeli maggiordomi di questi potenti mondialisti. Prodi è stato un loro maggiordomo, Monti è un loro maggiordomo, Letta è il loro nuovo maggiordomo. Loro vengono messi nelle posizioni che occupano solo per eseguire degli ordini, e ci rimangono fino a quando sono in grado di eseguirli. È importante, per capire bene questi mec- canismi, essere consapevoli del fatto che organizzazioni come il Bilderberg o la Commissione Trilaterale non sono i luoghi dove le decisioni vengono prese, ma sono i luoghi dove le decisioni precedentemente prese da organizzazioni a livelli superiori, vengono poi trasmesse a chi deve eseguirle.”

“Ma qual è il piano del Bilderberg in Italia?”

Vogliono togliere potere al Governo. Ed è quello che sta accadendo proprio adesso. L’idea dietro tutte queste organizzazioni è quella di distruggere gli stati nazionali per creare un governo unico che funzioni come una multinazionale. Questo è il comune denominatore di tutte queste società segrete da centinaia di anni.”

“Lei che ha avuto addirittura la possibilità di fotografare i partecipanti alle riunioni, e mi ha confermato che Prodi è stato invitato varie volte, Mario Draghi è stato invitato più volte, Mario Monti ha sempre partecipato, la Bonino ha partecipato, Enrico Letta ha preso parte alla riunione, se la sente di poter affermare con certezza che esistono poteri sovranazionali che hanno messo i propri uomini nelle posizioni di potere all’interno degli stati, per fare in modo che questi possano eseguire le decisioni precedentemente prese a livelli più alti dai membri che promuovono e finanziano queste organizzazioni stesse?” 

“Ma certo! Ed è ampiamente dimostrabile: le persone che mi hai appena nominato, infatti, hanno tutte dei ruoli chiave nel vostro attuale governo. Chi non esegue gli ordini, o non è in grado di far accettare determinate cose nei Paesi che governa, allora viene messo da parte. Ma stai sicuro che Monti vuole continuare a fare parte di questo gruppo, Prodi ha sempre voluto fare parte di questi gruppi, Letta vuole fare lo stesso, ed è per questo che la loro priorità al governo sarà sempre e solo quella di riuscire a fare quello che gli chiedono.”

“Mario Monti, proprio come Romano Prodi in passato, è membro del Comitato Direttivo del Gruppo Bilderberg e quindi non un semplice invitato.”

“Sì, è vero, Mario Monti è uno dei pochi membri italiani del Comitato Direttivo del Gruppo.”

“Èstato anche Presidente europeo della Commissione Trilaterale. Un ruolo assolutamente di enorme prestigio, perché in pratica ha rappresentato l’Europa in quella importante Commissione.”

“Esattamente. Fu nel Bilderberg del 1972 che Rockefeller, su suggerimento di Brzezinsky, che vedeva la necessità di far nascere un movimento che avesse come scopo principale quello di limitare le sovranità nazionali, propose a Kissinger di istituire la Commissione Trilaterale; infatti, questa fu istituita due mesi dopo quella riunione, e ti confermo che Monti ne divenne, dopo tempo, il Presidente europeo, come dichiarato anche sul sito ufficiale della Commissione stessa.”

“Anche Enrico Letta, che ha partecipato al Bilderberg nel 2012, è membro della Commissione Trilaterale.”

“Sì, è vero, e non credo sia una casualità.”

“Lo stesso è accaduto in passato con Prodi, ossia membro del Bilderberg Group e membro della Commissione Trilaterale, e lo stesso è accaduto con Mario Draghi, anch’egli appartenente ad entrambi questi gruppi. In più c’è da aggiungere che sia Draghi che Prodi che Monti provengono incredibilmente anche dalla Goldman Sachs, la banca d’affari americana che secondo molti analisti avrebbe indotto la crisi sui mercati. Letta non ha avuto ruoli ufficiali nella Goldman Sachs, ma solo contatti; però c’è suo zio, Gianni Letta, che ha invece ricoperto ruoli di prestigio proprio in quella controversa banca.”

“Sì, tutto esatto; e come vedi è tutto collegato. È un sistema chiuso.”

“Perché Berlusconi non ha mai partecipato al Bilderberg?”

“Perché per loro non è affidabile. Non è una persona prevedibile, e non è uno che seguirebbe le regole imposte, non credo che farebbe quello che gli chiedono di fare, ma come sempre farebbe solo quello che è meglio per lui. Berlusconi lavora per Berlusconi, e questo non è il tipo di persone che quelli del Bilderberg vogliono avere tra di loro.”

“Ma quindi non è mai stato invitato?”

“Credo che non sia mai stato invitato personalmente, e che non goda delle simpatie di questa élite”.

“Però lui possiede i media: perché non ha mai usato le sue TV o i suoi giornali per denunciare queste riunioni, alle quali lui non ha neanche preso parte?”

“I media sono di proprietà di multinazionali quotate in borsa, e se lui comin- ciasse a fare questo tipo di cose, i poteri forti che hanno la possibilità di mani- polare il mercato azionario farebbero in modo di far crollare i suoi titoli. Lui non è il tipo che si immola per la Patria.”

A sentire queste parole mi viene in mente la scena di un video che devo quindi assolutamente inserire nel mio lavoro, perché riguarda un vecchio intervento dell’ex presidente della Camera Luciano Violante, in cui denunciò una cosa gravissima in Parlamento con una frase che ora vedo in una prospettiva molto più chiara: “L’Onorevole Berlusconi – affermò Violante – sa per certo che già nel ‘94 gli era stata data la garanzia certa che non sarebbero state toccate le sue televisioni quando c’è stato il cambio di governo, e questa cosa la sa bene lui, e la sa l’Onorevole Letta.”

Estulin continua a spiegare:

“Kennedy e Moro li hanno eliminati perché disobbedivano alla volontà di questi gruppi, ma oggi non c’è più bisogno di ammazzare, perché hanno trovato altri sistemi per distruggere un politico e farlo fuori politicamente. Si servono dei media per creare dei falsi scandali su quella persona.”

Nel suo libro Estulin riporta anche le dichiarazioni di John Coleman, un ex agente dell’intelligence che rivelò che l’ex Presidente del Consiglio Aldo Moro fu ucciso perché si opponeva alle politiche pianificate dal Bilderberg per il suo paese. A questo proposito è da ricordare che la moglie del leader assassinato della Democrazia Cristiana ha sempre sostenuto che il marito, prima di essere ammazzato, aveva ricevuto minacce, e l’invito categorico a cambiare politiche proprio da un alto esponente del governo degli Stati Uniti. Dalle dichiarazioni di un intimo collaboratore della vittima, rilasciate al giudice inquirente, si evince che questo politico fosse proprio Henry Kissinger, uno dei padri fondatori di questa élite di cui stiamo parlando.

“Ho fatto bene, allora, nel mio libro a definire i media il braccio armato dei poteri forti.”

I media sono sicuramente parte di questa élite globale, ed i giornalisti, che la gente pensa che lavorino per informarli, in realtà lavorano per divulgare le informazioni utili a chi li paga, e chi li paga sono le multinazionali: è quindi soltanto a loro che essi sono leali, e non certo ai lettori, come purtroppo la gen- te crede. I direttori e gli editori dei principali media vengono invitati a quelle riunioni, e quindi sanno bene che di certe storie non ne devono parlare.”

“Infatti io ed il mio collega abbiamo fatto pressione su alcuni giornalisti per spingerli a chiarire alcuni aspetti del Bilderberg, ma non l’hanno fatto.”

“Non lo faranno perché non vogliono che la gente sappia cosa succede a quegli incontri. Non possono certo raccontarti cosa hanno detto in passato a Prodi, poi a Monti, poi a Letta a Van Rompuy, altrimenti ti accorgeresti che quello che gli hanno chiesto di fare è esattamente quello che loro hanno eseguito, fin- gendo che fossero azioni messe in campo per il bene del popolo. Le carriere di tutti i politici che hanno partecipato a questi incontri hanno immediatamente ricevuto dei benefici, ma loro ti continueranno a dire di votare perché il tuo vota conta; in realtà, il tuo voto non conta nulla, e credo che in Italia questo sia ormai sotto gli occhi di tutti.”

Estulin unisce le mani, si ferma per qualche secondo, poi riprende a parlare:

“La NATO è uno dei maggiori strumenti nelle mani degli uomini del Bilderberg, in quanto dà loro la possibilità di realizzare i loro piani di guerra permanente e le loro politiche di ricatto nucleare. Dal 1971, infatti, praticamente tutti coloro che hanno ricoperto l’incarico di segretario generale hanno partecipa- to al Bilderberg, e quasi ogni Presidente degli Stati Uniti ha fatto parte del Bilderberg Group, magari non tutti hanno partecipato, ma quasi tutti hanno inviato almeno uno dei loro rappresentanti, ed è tutto documentato.”

Nel suo libro Estulin ha infatti scritto che hanno partecipato alle riunioni Hillary e Bill Clinton, John Kerry, l’ex segretario della Difesa degli Stati Uniti Donald Rumsfeld, ma anche personaggi come Bill Gates. Altri suoi membri eccellenti sono l’ex primo ministro britannico Tony Blair, e buona parte dei mem- bri del governo britannico ed i magnati dell’editoria, come Rupert Murdoch e Summer Redstone, direttore esecutivo della Viacom, una multinazionale che copre ogni segmento del mercato mondiale di tutto quello che vediamo e che leggiamo. Quindi la segretezza del gruppo è stata portata avanti proprio gra- zie alla collaborazione di questi personaggi. Nel suo bestseller, lo scrittore di origini russe spiega anche che le prime riunioni del Bilderberg erano state fi- nanziate dalla CIA, lo dimostra citando un articolo di una agenzia di stampa olandese, ma pone anche l’accento sul fatto che le riunioni del Gruppo violerebbero il Logan Act valido negli Sati Uniti, che fa esplicito divieto, ai rap- presentanti del popolo in carica, di incontrarsi segretamente con importanti uomini d’affari per discutere gli indirizzi della vita politica pubblica. Cosa che nella riunione Bilderberg avviene, invece, puntualmente, senza che nessuno abbia mai fatto appello alla continua violazione di questo Atto.

“Lei come ha tutte queste informazioni?”

“Io seguo il Bilderberg da anni ed anni.”

“Sì, ma queste informazioni, così circostanziate, può averle solo chi ha preso parte a queste riunioni.”

“Io, infatti, ho informatori interni al gruppo che mi passano le notizie.”

“Allora devo farle una domanda su una questione che non sono riuscito a chiarire da altre fonti. Riguarda Franco Bernabè, l’amministrarore delegato di Telecom Italia, che è membro anch’egli del Comitato Direttivo del Bilderberg: a novembre 2012 a Roma, l’allora primo ministro Mario Monti ed alcuni ministri del suo governo sono stati invitati ad una riunione proprio da Bernabè. Potrebbe trat- tarsi di una riunione Bilderberg, come pensano in tanti, vista anche la segretezza dell’evento? È molto strano che un Presidente del Consiglio ed i suoi ministri vadano ad una riunione di un’azienda privata, e soprattutto è strano che i media non ne abbiano parlato né prima, né dopo.”

Bernabè non è soltanto membro del Comitato Direttivo del Bilderberg da molti anni, ma è stato anche vicepresidente del Gruppo Rothschild in Europa, egli è stato quindi a contato diretto con questi potenti di cui abbiamo parlato, anche perché Bernabè è forse l’unico italiano ad essere membro anche del CFR. Quella di Roma, però, non è stata una riunione ufficiale del Bilderberg.”

Estulin sembra esserne sicuro, però precisa:

“Con molte probabilità – trattandosi di due personalità come Monti e Bernabè, che sono proprio membri del Comitato Direttivo del Gruppo – non è stata, come vogliono far credere, una riunione Telecom, bensì una riunione di persone vicine al Bilderberg per discutere di qualche tematica urgente d’interesse per il gruppo.”

Qualche mese dopo quella strana riunione che si è svolta in Campidoglio, ci sono state le dimissioni del Papa proprio da Roma. Non ci sono elementi per collegare i due eventi, ma questo ha sicuramente agitato i complottisti gettan- do nuove ombre sulla riunione. Daniel Estulin continua a spiegare:

“Mario Monti e Giorgio Napolitano nel 2012 hanno ratificato il MES, ossia il meccanismo europeo di stabilità; cosa puoi dirci a riguardo?”

“Quello che vogliono fare è trasferire i debiti da istituzioni private ai governi, e questi debiti sono assolutamente impagabili, perché, come ti dicevo prima, stanno distruggendo i governi di proposito. Lo stanno facendo in Italia, in Spagna, lo hanno fatto in Grecia, in Portogallo, e continueranno a farlo ovunque. Questo meccanismo di stabilità è l’esempio di come voglio distruggere gli stati nazionali, facendo in modo che i governi di questi paesi siano talmente indebitati da non poter più funzionare in maniera autonoma. Vedi quello che è successo in Spagna, dove la Troika (BCE, Unione Europea e FMI), non eletta da nessuno, è andata a dire al presidente eletto dagli spagnoli come doveva organizzare la propria economia, e questo concetto verrà esteso a tutti i paesi europei.”

“Ci chiedono di pagare tutti questi soldi per un fondo per salvare i paesi in crisi, ma poi l’Italia, che è oggettivamente in crisi, non ne beneficia.”

“Il loro reale motivo è quello di mandare i paesi in bancarotta, e come vedi ci stanno riuscendo. Stanno distruggendo gli stati nazionali. Nessuna nazione è ormai più indipendente.”

“La gente non lo sa neanche che sta pagando per il MES.”

La gente non s’informa. La colpa è sicuramente dei media che ci tengono all’oscuro di tutto, ma anche della gente che ancora non ha capito che deve informarsi indipendentemente da quello che dicono i media tradizionali. Perché io e te lo sappiamo, e loro no? Perché la maggior parte delle persone preferi- scono seguire gli scandali e tutto quello che gli propinano per distrarla. Facci caso, tutti conoscono le riunione che Berlusconi organizzava a casa sua per divertirsi, ma nessuno sa nulla delle riunioni organizzate, invece, da questi potenti per decidere le sorti dei cittadini e delle nazioni. Il fatto che tu sia qui, e che presto a Londra ci saranno migliaia di manifestanti fuori all’albergo dove si svolgerà la nuova riunione, dimostra che, anche se i media tradizionali non ne parlano, le notizie si possono trovare, ma bisogna avere la volontà di farlo. Le vere società segrete, in cui pochi uomini prendono realmente le decisioni al posto dei governi, sono riunioni che continuano a rimanere nella massima segretezza. Puoi forse conoscerne i nomi, ma non saprai mai quando si riuniscono.                                                                         Il Bilderberg non è una società segreta, come lo è per esempio la Skull & Bones, con sede nella università di Yale, della quale fanno parte alcuni degli uomini più importanti del mondo.”

Torno, quindi, a rivolgermi ad Estulin:

“Quando i nostri politici promettono di cercare le soluzioni per uscire dalla crisi, bisogna credergli?”

“Assolutamente! Faresti meglio a non credergli.”

“Cosa possiamo fare noi per contrastare questo sistema di cose?”

“La prima cosa importante è che le persone capiscano e diventino consapevoli di quello che stanno subendo. Devono capire che quello che noi ci stiamo dicendo sono realtà che vengono tenute nascoste.”

“Ma avremmo bisogno dei media per informare la gente, ci sarebbe bisogno di parlarne in TV, che entra nelle case di milioni di persone.”

“Il problema è proprio questo potere che ha la televisione, e da chi viene gestito. Il ruolo dei media è stato sempre quello di convincere la gente che ciò che dicono loro corrisponde alla realtà, e di conseguenza tutto il resto è falso. Ecco perché la gente non crede che queste cose siano reali. Se la realtà che noi raccontiamo è diversa da quella che raccontano in TV, allora nella concezione della maggior parte della gente quello che io dico nei miei libri è falso, quello che tu dici nei tuoi video è falso, perché se fosse vero allora lo troverebbero anche scritto sulla prima pagina del “Corriere della Sera”, sulla prima pagina di “Le Monde” in Francia, e sulla prima pagina del “New York Times”. Se invece non è su questi giornali, allora vuol dire che non è una notizia vera, ma una teoria da complottista.”

“Come fare allora per informare ed essere creduti?”

“Esattamente come state facendo voi: usando You Tube o internet in generale. Oggi fortunatamente, rispetto al passato, c’è la possibilità di bypassare i media tradizionali e lanciare comunque un messaggio. Avete visto i risultati che avete raggiunto voi stessi. Fino a dieci anni fa sarebbe stato impossibile mandare il vostro messaggio a oltre due milioni di persone, come siete invece riusciti a fare.”

“Quindi è inutile continuare a chiedere ai media di aiutarci…”

“Puoi chiedere ai media di aiutarti, ma ti consiglio di fare come hai già fatto in precedenza: ossia devi chiederglielo e devi filmare le loro risposte, così potrai dimostrare alla gente che essi mentono per nascondere la verità.”

“Sì, questa è proprio la strategia che ho intenzione di portare avanti.”

“Bisogna capire che i media, le multinazionali ed i politici al governo sono concatenati tra loro ed interdipendenti. Nessuno farà mai nulla a discapito dell’altro.”

“Quindi non ci racconteranno mai le vere cause della crisi?”

“Nono solo non spiegheranno mai le vere cause della crisi, ma terranno sempre nascoste cose ben più gravi, come il fatto che tra i punti dell’agenda di queste élite mondialiste c’è la precisa volontà di ridurre drasticamente la popolazio- ne mondiale, ed hanno tutti i mezzi per farlo. Il controllo demografico della popolazione avviene infatti anche distruggendo le economie di proposito. Un paese che sviluppa il progresso e le tecnologie, diventando un paese avanzato, avrà anche una popolazione in crescita: ecco perché loro stanno lavorando per distruggere appositamente le economie ed ostacolare questa crescita demografica.”

Estulin espone un esempio concreto riferito al passato, ma attinente anche alla crisi attuale:

“Se pensi al periodo della grande depressione in America, ti accorgi che esso non è stato un periodo che ha visto la distruzione del capitalismo americano: al contrario i veri capitalisti si sono arricchiti proprio in quegli anni. La crisi del ‘29 in America ha distrutto il popolo, le classi medie ed ha affamato i poveri, perché altro non è stato che un trasferimento di ricchezze da coloro che hanno perso tutto, a coloro che erano nelle condizioni di poter rilevare tutto quello che la gente perdeva. Anche le banche si sono sviluppate in questo modo. La stessa Banca d’America è nata in quel periodo.”

Estulin continua a spiegare:

“Se guardiamo la situazione dal punto di vista strettamente americano, ci ac- corgiamo che la politica estera (e non solo) è decisa dal Council on Foreign Relations, ossia il CFR – com’è stato dichiarato anche sul “Newsweek” –, così come il RIIA, Royal Institute of International Affair, è il braccio esecutivo della monarchia britannica in politica estera. Quasi tutti quelli che stanno al governo, presidenti compresi, provengono puntualmente dal CFR, i cui mem- bri e finanziatori coincidono spesso proprio con quelli del Bilderberg e della Trilaterale, perché è sempre tutto concatenato. Il sistema è unico, l’ideologia è unica, l’obiettivo è unico, ma le varianti possono essere diverse a seconda del raggio d’azione. Anche se cambiano i nomi di queste organizzazioni, esse hanno sempre ai vertici le stesse persone e la stessa mission, che è quella di distruggere gli stati nazionali e creare un governo mondiale che operi come operano le multinazionali. Bilderberg, CFR e Trilaterale hanno come scopo quello di arrivare ad un capitalismo di stato con un’unica società per azioni mondiale. Ora con l’Europa Unita e la Banca Centrale Europea con poteri enormi sono in parte riusciti a realizzare questo punto del programma. Non si tratta di intenti isolati di un piccolo gruppo di individui potenti, ma di un vero e proprio movimento di ideali in evoluzione con dinamiche di processi sociali, che nel corso di generazioni stanno plasmando la storia. Per loro il progresso e lo sviluppo degli individui e delle singole nazioni sono da combattere. La riduzione demografica, la crescita zero, il libero commercio in forma radicale ed il nuovo ordine mondiale sono i veri obiettivi, e per la maggior parte oggi sono stati già completamente realizzati, come l’eliminazione degli stati nazionali, la distruzione delle costituzioni, dei confini, delle diverse monete e delle bandiere, a favore di una società costruita intorno a trattati vincolanti: tutte cose che sono assolutamente dimostrabili, e che nulla hanno a che vedere con semplici- stiche visioni cospirazionali”.

“Perché si parla poco del CFR, nonostante il suo ruolo di primo piano nella politica estera americana, e quindi nelle scelte che influenzano il mondo?”

“Il CFR è rimasto per molti anni nel totale anonimato, e questo perché nella lista dei suoi membri ci sono i dirigenti di tutti i principali media americani e di tutte le principali testate giornalistiche. Uno dei segreti meglio custoditi riguarda l’accordo con cui un gruppo di grandi multinazionali, tutte appartenenti al Bilderberg, alla Trilaterale o al CFR, controlla il flusso mondiale di informazioni, decidendo quello che vediamo in televisione, ascoltiamo alla radio, leggiamo sulle riviste, sui libri o su internet. Il CFR coinvolge quasi esclusivamente membri americani, ed è finanziato sempre da Rockefeller, che ne è il presidente emerito. I membri del CFR occupano quasi tutti i posti di potere all’interno della Casa Bianca, com’è successo per esempio con Clinton, ma il CFR annovera anche tra i suoi membri quasi tutti i direttori della CIA. Ècapitato spesso che entrambi gli sfidanti alla presidenza degli Stati Uniti fos- sero membri del CFR , così come i rappresentanti di tutte le maggiori multina- zionali del mondo, come la Monsanto degli OGM. Ci sono stati anche – dal 1947 ad oggi – quattordici segretari della Difesa appartenenti al CFR, ma anche diversi membri della Corte Suprema e di segretari del Tesoro, tant’è vero che Gary Allen, nel suo libro The Rockefeller file, ha scritto che «Rockefeller ha tra- sformato il Dipartimento del Tesoro in una filiale della sua Chase Manhattan Bank».”

Estulin, nel suo libro, cita una frase significativa di Richard Salant, ex pre- sidente della CBS News, che ha dichiarato:“ Il nostro lavoro non consiste nel dare alla gente quello che vuole, ma nel decidere cosa deve volere”; spiega an- che che molti dei giornalisti vincitori del premio Pulitzer sono stati sia membri del Bilderberg che del CFR, ed hanno sempre taciuto su quelle riunioni. Quello che ormai è chiaro, ma che è utile ribadire ancora una volta, è che, indipenden- temente dal fatto che si chiami CFR, Trilaterale o Bilderberg, quello che conta è che la loro comune ideologia mondialista e la loro idea di corporatocrazia, os- sia di un mondo dominato dalle grandi corporations, verranno sempre portate avanti. Si tratta, infatti, di una ideologia tramandata da anni, che ha come scopo quello di far sì che la sovranità sovranazionale dei banchieri mondiali possa cancellare l’autodeterminazione dei singoli stati. Questa è la base di que- sta ideologia, anche se i nomi di chi la porta avanti possono variare, così come i metodi per conseguirla. Sicuramente il metodo principale è, per il momento, quello di scaricare i governi eletti dalle democrazie rappresentative creando delle crisi economiche e politiche a tavolino tramite un terzo potere, che è quello delle banche centrali, che di fatto li finanzia. La Chase Manatthan Bank di Rockefeller, per esempio, attraverso il suo settore d’investimenti, controlla parte dei tre network come la NBC, la CBS e la ABC, che sono quindi solo apparentemente in competizione tra loro. Stessa cosa succede con la J.P. Morgan dei Rothschild. Così che, quando le banche di questi due colossi si sono fuse, il controllo dei media da parte loro è diventato totale. Estulin, infatti, fa notare che i dirigenti della triade Rockefeller-Rothschild-Morgan, che gestisce il network dei media ABC, sono gli stessi che siedono nel consiglio del network NBC, che dovrebbe essere sua concorrente.                    Anche Murdoch, che detiene un’altra fetta consistente dei media mondiali e dei canali Sky, è una figura importantissima all’interno del Bilderberg. Il più recente aggiornamento del libro Il nuovo monopolio dei media evidenzia che è sceso addirittura a cinque il numero delle multinazionali che controllano i media americani. A questo punto è da citare la frase scritta dal fondatore del CFR Edwar Mandell House: “La gente, i governi e le economie di tutte le nazioni devono essere al servizio degli interessi delle banche internazionali e delle multinazionali.”

In un recente consiglio del CFR, però, Zbigniew Brzezinski ha espresso l’avvertimento che un risveglio politico globale combinato con i conflitti interni all’élite, stesse minacciando di sabotare l’avanzata verso un unico governo mondiale.                       Questo dimostra che il nostro nemico è vulnerabile, e che dobbiamo con- tinuare a lavorare in questo modo, portando alla luce quante più cose possibili e coinvolgendo un sempre maggiore numero di persone. Invece di un’unione monetaria debole e disfunzionale, dobbiamo tornare ad essere stati nazionali indipendenti; una sola Europa può essere concepita, ed è l’Europa delle patrie, una fratellanza di nazioni sovrane che vedano nella diversità culturale il segno del progresso dell’umanità. Inizialmente, forse, l’intento del Bilderberg poteva anche essere nobile, ma non c’è dubbio che sia poi andato decisamente oltre i propri idealistici propositi, fino a deviare totalmente, diventando un vero governo ombra mondiale al servizio di pochi. Con Daniel Estulin voglio dare anche uno sguardo alla situazione europea, analizzando alcune frasi riportate nel suo libro: «Il nazionalismo britannico – scrive il giornalista – è spesso causa di tensioni all’interno del Bilderberg, ed in passato fu proprio il Bilderberg a volere la rimozione di Margareth Thatcher, ex primo ministro britannico, perché si opponeva al passaggio della sovranità nazionale britannica all’Unione Europea, come volevano i membri di questi gruppi di potere. Avvenne quindi la sua sostituzione con John Major, uomo di fiducia dell’élite.» Fu proprio la Thatcher a dichiarare al famoso giornalista investigativo Jim Tucker di aver “dovuto pagare un alto prezzo” al Bilderberg, che voleva dimostrare che né la Gran Bretagna, né nessun altro paese può difendere la propria sovranità. Se in queste organizzazioni, come abbiamo visto, si decide spesso chi deve es- sere deposto dal suo ruolo, è pur vero che è sempre in queste organizzazioni che viene scelto anche chi dovrà, invece, ricoprire incarichi di prestigio. Nella riunione del 2005, per esempio, organizzata proprio in Germania, si discusse delle strategie per cambiare l’immagine di Angela Merkel, quella che fu definita la futura leader della Germania dopo le imminenti prossime elezioni. Secondo Estulin, i membri del Bilderberg decisero di appoggiare la Merkel e di mollare Schroeder perché questi, insieme al presidente francese Chirac, era stato uno dei più accaniti critici dell’invasione statunitense dell’Iraq, creando grossi tensioni tra i membri americani ed europei del Gruppo.

Sfogliando il libro di Estulin in cerca delle principali informazioni che avevo sottolineato, trovo quelli che lui considera i punti principali dell’agenda del Gruppo:

1. Creare un’identità internazionale. Distruggere l’identità nazionale e la sovrani- tà degli stati, per costruire un unico governo mondiale [questo, a mio avviso, si è pienamente realizzato con la firma del Trattato di Lisbona, N.d.A.].

2. Disporre di un controllo centralizzato di tutta la popolazione. Lavare il cervello alla popolazione attraverso mass media, internet e farmaci, per renderci servi obbedienti alla loro volontà. Questo, che è l’argomento inviso ai più scettici, è invece ampiamente spiegato ed annunciato proprio nel libro di Brzezinski A cavallo di due epoche. Egli infatti ha previsto anche la scomparsa del ceto medio e l’affermar- si di due uniche categorie, quella dei padroni e quella degli schiavi. Tutto era stato scritto prima, e tutto si sta realizzando nel tempo.

3. Realizzare una società a crescita zero. Se c’è prosperità, c’è progresso, e questo impedisce d’esercitare la repressione.

4. Indurre uno continuo stato di squilibrio psicologico. Si creano crisi a tavolino che spingeranno gli individui verso una continua prigionia mentale ed emozionale, che li costringerà ad accettare passivamente qualunque decisione [e chi può negare che questo sia proprio quello che sta accadendo adesso in tutti i paesi europei?].

5. Disporre di un controllo centralizzato dell’educazione, sterilizzando e censuran- do il più possibile la storia del mondo.

6. Avere un controllo centralizzato di tutte le politiche nazionali ed internazionali e di tutti i sistemi educativi [questo si è pienamente concretizzato con l’avvento dell’Unione Europea].

7. Ottenere la concessione di un maggior potere all’ONU, per poi opera- re una tassazione diretta su tutti i cittadini, in quanto “cittadini mondiali”.

8. Determinare un mercato unico occidentale.

9. Espandere la NATO. Man mano che l’ONU continuerà ad intervenire sempre più nei conflitti bellici in Medio Oriente, Africa e così via, la NATO si conver- tirà nell’esercito mondiale, sotto comando dell’ONU [questo punto sta per essere pienamente realizzato in Europa con l'ormai prossimo impiego della Eurogendfor - la European Gendarmerie Force - ossia la Polizia Europea sotto la regia della NATO].

10.Creare un sistema giuridico unico. Il tribunale Internazionale di Giustizia diventerà l’unico sistema giuridico del mondo.

“Perché ha deciso di fare questo libro, con tutti i rischi che esso comporta?”

“Perché credo che la gente debba essere informata, o davvero sarà la fine per tutti. Chi ha queste informazioni deve trasmetterle, in modo che nessuno pos- sa avere la scusa di non sapere. Come ti dicevo prima, chi si vuole informare, ora ha la possibilità di farlo.”

“Lei crede sia utile quello che abbiamo fatto noi sul web? ”

“Assolutamente! Avete avuto un idea brillante, ed il numero di persone che ha seguito il vostro video ve lo dimostra.”

“Ha un appello da fare agli italiani?”

Estulin si avvicina alla telecamera e guarda fisso nell’obiettivo:

“Rendetevi conto che le persone che avete al governo non vi rappresentano e non faranno mai i vostri interessi: dovete cercare di liberarvene prima che sia troppo tardi.”

“Dire che ci sforziamo di arrivare a un unico governo mondiale è esagerato, ma non del tutto ingiusto. Nel Bilderberg abbiamo avvertito che non potevamo andare avanti per sempre combattendo l’uno contro l’altro per niente, e uccidendo persone e rendendone povere milioni. Così abbiamo ritenuto che una singola comunità che attraversa il mondo sarebbe stata una buona cosa.”       (Denis Healey – tra i più importanti ministri inglesi e Cancelliere dello Scacchiere; membro del direttivo del Bilderberg fin dalle sue origini – 2001)

Francesco Amodeo

 

La Commissione Trilaterale: Il nemico delle democrazie.

 

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La Commissione Trilaterale

Tratto dal libro Azzannate le iene di Francesco Amodeo

“Oggi siamo di nuovo testimoni dell’emergere di una élite transnazionale [i cui] legami oltrepassano i confini nazionali. È probabile che tra non molto le élite della maggior parte dei paesi avanzati saranno estremamente internazionaliste o globaliste nello spirito e nelle pro- spettive. Lo stato-nazione sta gradualmente cedendo la sua sovranità.”                                                                              (Zbigniew Brzezinski, tra i fondatori della Commissione Trilaterale)

“Il vero obiettivo della Trilaterale è di esercitare una pressione politica concertata sui governi delle nazioni industrializzate, per portarle a sottomettersi alla loro strategia globale.”                                                                        (Jacques Bordiot)

Sono gli anni ’70, quando un gruppo di uomini potenti, americani, europei e giapponesi decidono che alla parola “politica” dovesse essere sostituita la parola “tecnocrazia”. È questo principio che scandisce la nascita della Commissione Trilaterale, un’organizzazione nata per rappresentare gli obiettivi dei potenti d’Europa, Giappone e America settentrionale, voluta da David Rockefeller, Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski nel 1973 per ridisegnare il futuro del mondo politico e non solo.                       Tutti uomini che avevano il potere di gestire le sorti dei governi. Rockefeller, infatti, è tra i più ricchi del mondo, capo della Chase Manhattan Bank; è anche azionista dei principali network di notizie, come la ABC, la CBS e la RCA (Radio Corporation of America). Insomma, controlla che tipo di informazione deve essere veicolata dalle televisioni e dai giornali. Kissinger, invece, nato da una famiglia ebraico-tedesca, fu consigliere per la Sicurezza Nazionale e Segretario di Stato degli Stati Uniti durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford, ed è considerato uno dei più influenti consiglieri dei presidenti americani; mentre Brzezinski è stato consigliere per la Sicurezza Nazionale durante il mandato presidenziale di Jimmy Carter, ed è considerato uno dei maggiori esperti di politica internazionale ed un fermo sostenitore del totalitarismo, non solo inteso come controllo totale della politica, ma anche delle coscienze individuali e delle masse.                            La Commissione Trilaterale ha la struttura di un Parlamento globale, ma i membri non sono eletti da nessuno, sono solo invitati. Banchieri, politici, industriali, capi delle multinazionali, accademici ed editori importanti non hanno mai smesso di riunirsi una volta all’anno. Già alla fine degli anni ‘70 l’analisi della crisi globale da parte della Commissione Trilaterale imputava le cause alla troppa democrazia ed ai troppi poteri del Parlamento.                                  Sin dall’inizio il loro intento era quello di creare un nuovo ordine economi- co internazionale, e per riuscirci elaborarono il concetto di “tecnocrazia” come mezzo per controllare la società, sostituendolo sempre più al concetto di politica come dovrebbe essere inteso nelle nostre democrazie. Sono convinti che non ci sia più bisogno dello Stato, così come lo si è inteso per centinaia di anni, e quindi agiscono per poter eliminare il concetto di sovranità nazionale e di autodeterminazione degli Stati. All’interno di questa oligarchia della politica internazionale, le cui riunioni annuali si svolgono in varie città della triade, i temi vengono dibattuti in una discrezione che nessun media sembra voler disturbare, e quello che alle origini poteva sembrare solo la visione di una ristretta cerchia di super potenti, oggi si è trasformata in una realtà, con un sistema finanziario talmente interconnesso tra gli stati, che basta che una nazione vada in crisi per trascinare nel baratro tutte le altre.

La prima mossa che fece l’industria bancaria sotto l’amministrazione Clinton – ex membro della Commissione Trilaterale – fu riuscire ad ottenere l’aboli- zione del Glass-Steagall Act, la legge che dopo la forte crisi del 1929 regola- mentava il sistema bancario americano, e che vedeva da una parte le banche commerciali, con le attività commerciali tradizionali garantite dallo stato, e dall’altro lato le banche d’affari con attività speculative. Venne quindi lasciato al mercato l’incarico di regolare tutto, così che le banche di tutto il mondo si misero a fare ogni genere di cosa, dalla raccolta del risparmio alle speculazioni, acquisti e vendita di titoli di debito.        Nel 2012 per la prima volta due membri della Commissione Trilaterale sono diventati nello stesso momento i primi ministri di due nazioni in Europa: Mario Monti in Italia e Papademos in Grecia. Monti è stato il presidente europeo della Commissione Trilaterale con il compito di portare avanti le operazioni europee seguendo qualsiasi strategia politica delle Trilaterale, con o senza il consenso del popolo. Leggendo il rapporto della Trilaterale The crisis of democracy, si evince che i membri della Commissione sono convinti che l’eccessiva partecipazione democratica sia un male, e che i popoli vadano tenuti all’oscuro: infatti, la Commissione stessa è nata dalla volontà dichiarata proprio da David Rockefeller di superare quelli che lui definisce “lenti e farraginosi processi di discussione parlamentare”, e per stabilire processi decisionali che scavalchino le decisioni delle assemblee istituzionali.

“La popolazione, i governi e le economie di tutti i paesi devono soddi- sfare le necessità delle banche e delle imprese multinazionali”, frase del fondatore del CFR, Edward Mandell House                                                              (fonte: Between two ages: America’s role in the Technetronic Era)

 

I media italiani nel Gruppo Bilderberg.

 

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I Media e il Bilderberg                                                                 (tratto da Azzannate le iene di F.Amodeo)

“Siamo riconoscenti al Washington Post ed al New York Times e alle testa- te giornalistiche, i cui direttori hanno partecipato ai nostri incontri ed han- no rispettato la loro promessa di segretezza e discrezione per quasi quarant’an- ni. Sarebbe stato impossibile per noi sviluppare un progetto per il mondo se fossimo stati nel mirino pubblico per tutto questo tempo. Ma adesso il mondo è più sofisticato e pronto a marciare verso un governo mondiale. La sovranità dell’élite intellettuale, insieme a quella dei banchieri mondiali, è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli scorsi.”                                     David Rockefeller alla Commissione Trilaterale, giugno 1991

Per quanto riguarda i rappresentanti dei media, un dato singolare è sicuramente costituito dal fatto che non si rilevi mai la presenza di Silvio Berlusconi o di qualche esponente del Gruppo Mediaset. Hanno partecipato invece alle riunioni: Ferruccio de Bortoli, CEO di RCS libri e successivamente Direttore de “Il Sole 24 Ore”, e oggi del “Corriere della Sera”. La maggioranza assoluta del capitale ordinario di RCS MediaGroup è controllata da un Patto di Sindacato siglato tra i maggiori azionisti, e quasi tutti hanno preso parte al Gruppo Bilderberg.                                                                             Oltre ai già citati Fiat e Banca Intesa, infatti, c’è anche Marco Tronchetti-Provera, presidente della multinazionale italiana Pirelli. Pure presente, anche se in minor misura, è l’impero economico che ruota attorno alla famiglia De Benedetti. Rodolfo de Benedetti, primogenito del più noto Carlo, è presente agli incontri del 2003 e 2004 come amministratore delegato della CIR (Compagnie Industriali Riunite). Egli è consigliere di amministrazione del Gruppo Editoriale l’Espresso, ovvero uno dei maggiori gruppi editoriali del paese, attivo anche nel settore radiofonico, televisivo e del digitale (setti- manale “Espresso”, quotidiano “Repubblica” e diciassette quotidiani locali).                                                                            Ferruccio De Bortoli e Rodolfo De Benedetti nel 2004 hanno partecipato insieme alla riunione Bilderberg. Su nessuna delle testate da loro controllate è apparso un resoconto di quella riunione. Tra coloro che hanno ricoperto incarichi da direttori abbiamo anche Gianni Riotta, opinion maker e giornalista del “Corriere della Sera” e de “La Stampa” di Torino, di proprietà della famiglia Agnelli. Riotta è stato poi direttore del TG1 e direttore de “Il Sole 24 Ore”. Egli, infatti, partecipa al Bilderberg nel 2000 e nel 2001, mentre nel 2006 viene nominato direttore del TG1 e nel 2009 direttore de “Il Sole 24 Ore”. In pratica, il nostro maggiore quotidiano economico, quello che dovrebbe darci le informazioni sul reale stato della nostra economia e sull’andamento dei mercati, quello che dovrebbe svelarci le insidie dei trattati economici firmati e delle scelte economiche di chi ci governa, manda invece i suoi Direttori a riunioni come quella del Bilderberg, senza però raccontarci quali sono state le decisioni intraprese. Tenendo conto che a quelle riunioni partecipano anche i nostri ministri dell’Economia, è lecito credere che vadano lì solo per ricevere il “manuale delle istruzioni” su come gestire la nostra economia ed organizzare la comunicazione per giustificare al popolo le ragioni del- le scelte economiche intraprese. Questo spiegherebbe la totale disinformazione degli italiani rispetto a trattati come il Fiscal Compact ed il MES. Ma questa sudditanza ai poteri forti è davvero vergognosa. Poi abbiamo Carlo Rossella, editore de “La Stampa”, e Marco Panara di Repubblica a seguire nel 2012, e nel 2013 la signora Lilli Gruber, che non a caso lavora per una testata televisiva che, all’epoca, era di proprietà di un grande gruppo industriale, Telecom Italia di Franco Bernabè, rappresentante italiano nel Comitato Direttivo del Bilderberg. “Non è obbligata a parlare della sua partecipazione al Bilderberg”, ha risposto Luca Telese, collega della Gruber, incalzato dalle mie domande in diretta proprio su La7, ed anzi ha aggiunto che potrebbe aver scelto di non parlarne a causa di un non specificato “conflitto d’interesse”.

Luca Telese sembra impassibile quando gli racconto che il nostro attuale Presidente del Consiglio Enrico Letta è membro del Bilderberg e vicepresidente dell’Aspen Institute Italia, alle cui riunioni ha preso parte anche Giorgio Napolitano, nostro attuale Presidente della Repubblica. Molto strana la reazione del giornalista, che fa di tutto per minimizzare le partecipazioni degli italiani al Bilderberg, tanto che, in un esempio, cita anche il “club di Topolino”. Ancora più strano se si pensa che proprio su La7 hanno gridato allo scandalo quando Carlo Freccero, durante la trasmissione Piazza Pulita, ha raccontato che, “girando su internet”, ha scoperto, badate bene, che Enrico Sassoon, socio della Casaleggio Associati, creatori del blog di Grillo, era membro dell’Aspen Institute, definita succursale del Bilderberg, e quindi, su questa base, Freccero paventava l’idea che ci fosse proprio il Bilderberg dietro il Movimento di Beppe Grillo, con lo scopo di organizzare e gestire l’opposizione in Italia. Tutto ad un tratto il Bilderberg, nelle parole dell’ex direttore di Rai 2, diventa “il male oscuro”, ed è sempre l’intervistato (al quale è evidente che non si possa nascondere nulla) che addirittura racconta: “Sembra che del Bilderberg faccia parte anche Monti”.                     Qui siamo davvero all’assurdo e al ridicolo. Ricapitoliamo: i media si allarmano e si occupano del fatto che un socio di Casaleggio, socio di Grillo, avendo partecipato all’Aspen potrebbe, quindi, appartenere anche al Bilderberg (pur non essendo mai presente nelle liste ufficiali dei membri), e a nessuno importa, invece, che il nostro attuale Presidente Del Consiglio sia presente nelle liste ufficiali del Bilderberg, e sia anche vicepresidente della stessa Aspen, alle cui riunioni Sassoon è accusato di partecipare e nelle quali, però, troviamo anche il nostro Presidente della Repubblica. L’idea che ci possa essere il Bilderberg dietro l’opposizione politi- ca italiana turba il sonno dei nostri media, mentre invece la certezza assoluta che il Bilderberg abbia organizzato interamente gli ultimi governi in Italia li lascia del tutto indifferenti. Questo è il più palese esempio di disinformazione mediatica e di media al servizio dei poteri forti.                                                                                          Nella riunione del Bilderberg 2013 di Londra per l’Italia hanno partecipato il solito Franco Bernabé (Telecom Italia), che, come abbiamo visto, è anche membro del Comitato Direttivo; Enrico Tommaso Cucchiani (Intesa San Paolo), la maggiore azionista della Banca d’Italia, presente anche nel patto di sindacato del gruppo editoriale RCS; Mario Monti (ex Primo Ministro), tornato al Bilderberg nonostante avesse dichiarato, dopo la sua elezione a Presidente del Consiglio, di aver lasciato tutti gli incarichi nel gruppo; Gianfelice Rocca (Techint) considerato uno degli uomini più ricchi d’Italia e tra i primi duecento del mondo, membro anche lui sia della Commissione Trilaterale che dell’Aspen Institute, oltre ad essere stato anche vicepresidente di Confindustria; Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, altra banca che, come abbiamo visto, ha partecipazioni nel Gruppo editoriale RCS. Nagel è anche consigliere d’amministrazione della ABI (associazione bancaria italiana), ed infine Lilli Gruber (giornalista anchorwoman La7), che si troverà insieme ad autorevoli editorialisti, direttori, editori di giornali come “Financial Times”, “Economist”, “Washington Post”, “Les Echos”, ma anche esponenti di quotidiani turchi e greci.             La Gruber non ci racconterà mai nulla di quanto discusso a queste riunioni nei programmi d’informazione da lei condotti. Questa realtà apre a due scenari entrambi inquietanti. O la segretezza del Club le vieta di parlarne, oppure, se vogliamo prendere in parola l’ultimo articolo de “La Stampa”, dal titolo Bilderberg all’insegna della trasparenza, allora dovremmo credere che lei sia stata invitata come giornalista italiana per fare un resoconto dettagliato della riunione. Ma dove ha pubblicato gli articoli al riguardo? Quando ne ha parlato nella sua trasmissione? Se invece non è andata in veste di giorna- lista, come il suo silenzio lascia supporre, che ci faceva per tre giorni in un albergo tra i banchieri più importanti del mondo ? Scegliete voi quale potrebbe essere lo scenario peggiore. Anche se il primo è sicuramente il più plausibile. Anche “Repubblica”, che non ha mai posto particolare attenzione agli oltre cinquant’anni di segretezza delle riunioni del Gruppo, guarda caso, decide di porre attenzione proprio a quella che gli organizzatori hanno dichiarato che sarà all’insegna della “trasparenza” e gli dedica un articolo fazioso dal titolo “Bilderberg si mette a nudo e smaschera i complotti.”              Una bufala, tra l’altro, quella diffusa dagli organizzatori stessi mediante i loro media servili, che la giornalista di “Repubblica” è riuscita solo parzialmente a nascondere: infatti, al di là del titolo ingannevole, all’interno dell’articolo si legge anche che: “C’è una specie di tribuna stampa per i giornalisti che vogliono seguire l’evento, si fa per dire perché è a cinque chilometri di distanza dall’albergo”. Per tenere a bada i manifestanti provenienti da tutto il mondo, infatti, era stata assicurata la diffusione delle notizie per la prima volta mediante un Ufficio Stampa che “fornirà informazioni ai giornalisti, cameramen, fotografi, bloggers, ricercatori presenti”, e “dettagli” sui delegati invitati, foto comprese. Ovviamente non è stato permesso ai giornalisti di assistere alla riunione, ma soltanto di avere un comunicato stampa preparato apposta per loro, il che rende la notizia del tutto irrilevante, se non addirittura comica, ma i nostri giornalisti sono stati ugualmente pronti a cavalcarla. Nonostante le promesse di trasparenza, i nostri media alla fine hanno preferito glissare sulla questione Bilderberg 2013, ignorando persino il fatto che, bloccati tra i manifestanti a Londra, ci fossero anche due deputati del Parlamento italiano, come Carlo Sibilia e Paolo Bernini del M5S, ai quali non è servito a nulla mostrare la tessera parlamentare per poter avvicinarsi all’albergo sede della riunione. Una riunione talmente “trasparente” che a due parlamentari è stato addirittura impedito di avvicinarsi all’entrata dell’hotel.

I nostri giornalisti, quindi, hanno prima annunciato la trasparenza, e poi ignorato “inspiegabilmente” una riunione tra i centoventi uomini più potenti del mondo, come Henry Kissinger – tra i più influenti politici americani – o come il presidente in carica della Commissione Europea, Manuel Barroso, oltre appunto agli importanti rappresentanti italiani. In quei giorni preparai io stesso un video per mostrare le prove di questa inspiegabile ed inaccettabile censura, mostrando le immagini che avevo raccolto con la mia telecamera, sfogliando, nei tre giorni che era in corso la riunione in Inghilterra, i maggiori quotidiani come “Repubblica”, il “Corriere della Sera”, “Il sole 24 ore”, e dimostrando che non è stato pubblicato nessun articolo per spiegare, anche se in maniera non esaustiva, quello che stava avvenendo a Londra. Nella sezione esteri la principale notizia di quei giorni è stata quella riguardante l’imminente divorzio di Vladimir Putin dalla moglie, mentre la notizia del giorno maggiormente battuta dall’ANSA e dai nostri TG riguardava, addirittura, le dichiarazioni di Nicole Minetti sul suo passato amore per Silvio Berlusconi. Dichiarazioni riprese da tutti i quotidiani, e spesso anche in prima pagina. Questo mette gli italiani davanti ad una realtà incredibile fatta di disinformazione, distrazione di massa e censura.

Francesco Amodeo

 

 

La “Liretta” ed il miracolo economico. Quello che i disinformatori non ti diranno mai.

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Sento spesso parlare i disinformatori economici di quella che loro definiscono la LIRETTA ma non ho mai sentito nessuno ricordare a tutti cosa accadde in Italia quando aveva sovranità monetaria e prima che fosse presa la catastrofica decisione di attuare il divorzio tra il Ministero del Tesoro e la Banca D’Italia. Ve lo dico io cosa successe e che nessuno più vi ha mai raccontato:

Nel maggio 1959 il quotidiano inglese Daily Mail affermò che il livello di efficienza e di prosperità raggiunto dall’Italia era «uno dei miracoli economici del continente europeo» ill Financial Times, quotidiano della City di Londra, l’11 gennaio 1960 conferì alla lira l’OSCAR delle monete per il 1959 come moneta più stabile ed affidabile responsabile del miracolo economico.

In quegli anni infatti il prodotto interno lordo crebbe a ritmi annuali mai prima sperimentati, 5,8% in media,  nel 1959 sfiorò il 7% e superò l’8% nel 1961 mentre il costo della vita aumentava solo del 3,5% l’anno. Il debito pubblico non andò oltre il 30% del prodotto, il cambio della lira restò fisso, si incrementarono le riserve in oro e valuta. Venne assicurata la stabilità bancaria e finanziaria; il peso dell’industria sul valore aggiunto si avvicinò al 40%; nel Mezzogiorno il reddito pro capite salì dal 50 al 55% rispetto a quello del Centronord.

Nel 1964, il reddito nazionale netto era aumentato del 50 per cento. Fra il 1953 e il 1961, la crescita media della produttività fu del l’84%, accompagnata da un incremento dei salari del 49 per cento. In quegli anni, per la prima volta nella storia millenaria delle popolazioni stanziate nella penisola, la quota della popolazione attiva che lavorava nell’industria e nei servizi superò i lavoratori del settore agricolo. In poco più di un decennio, l’Italia era diventata irreversibilmente un Paese industrializzato. Fu la più radicale trasformazione economica mai avvenuta nella penisola.

QUESTO ERA QUELLA CHE I CRIMINALI DELLA DISINFORMAZIONE CHIAMANO IL PAESE DELLA LIRETTA.

Francesco Amodeo

Dati consultabili: http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-10-23/miracolo-umano-081547_PRN.shtml

 

 

 

I Cinquestelle alle Europee: Cronaca di un inganno geniale.

grillo

Da quando studio le logiche delle elite assolutiste che muovono le fila dei nostri governi, dei nostri media, che scelgono i nostri politici, che impongono i trattati e che inducono e strumentalizzano le crisi economiche sono sempre riuscito a mettere insieme tutti i pezzi del mosaico seguendo la loro ideologia che alimentata dall’arroganza del potere li porta a commettere numerosi errori a lasciare prove e tracce evidenti del loro operato spesso anche volutamente in segno di disprezzo e sottovalutazione dei popoli che intendono soggiogare. Ma i tempi sono cambiati, hanno accelerato troppo i loro progetti e seminato distruzione e disperazione finendo per accendere un riflettore sul loro operato. I fili con i quali hanno mosso i loro burattini non passano più inosservati, i governi fantoccio che hanno instaurato hanno una precisa tracciabilità e cominciano a destare sospetti. Continuando di questo passo la gente sarebbe insorta davanti ad un evidenza che neanche la miopia di un popolo anestetizzato da decenni poteva ancora lasciar passare inosservata. Così hanno cambiato strategia ed hanno vinto. Hanno ancora maledettamente vinto loro con uno scacco matto al mondo sovranista e antisistema. L’operazione che stanno portando avanti con il Movimento Cinquestelle è un’operazione impeccabile, studiata nei minimi termini, così minuziosamente congeniata da essere invisibile persino dall’interno. Non possono continuare ad usare tecnocrati provenienti dalle lobby finanziarie internazionali, non si possono più servire di politici di vecchia guardia che sono ingrassati talmente tanto ai danni del popolo da aver fatto dei faccioni che non possono essere più nascosti da una maschera. Non possono più avvalersi di vecchi politici navigati o imprenditori di successo che promettono miracoli per l’azienda Italia per mandarli poi in pasto al momento opportuno a schiere di lavoratori disperati. Hanno capito persino che le vecchie etichette, destra, sinistra, fascista, comunista, sono superate ed hanno perso aderenza. Ora sanno che devono utilizzare persone come noi, persone per bene, persone pulite, persone che provengono dalla società civile, senza macchia, senza curriculum, ma soprattutto senza consapevolezza del ruolo che stanno giocando. Persone ignare del disegno che le vede protagoniste e che riescano a fare breccia nei cuori della gente comune che finalmente si sente rappresentata, presa in considerazione, ascoltata, aiutata. Il vero potere (termine coniato da Barnard )questa volta si è creato uno scudo che lo rende inattaccabile, inavvicinabile, insindacabile. Ma come hanno fatto a mettere insieme tante persone provenienti da esperienze diverse, da culture diverse da interessi diversi, con colori politici spesso opposti in un unico Movimento ?

L’hanno fatto in maniera geniale creando un programma che è un non programma, uno statuto che è un no statuto, come quei quadri antichi che raffigurano un volto che sembra che ti guardi da qualsiasi lato ti sposti. Il programma Cinquestelle alle europee è studiato in modo da dare la possibilità ai sovranisti di credere di essere rappresentati ma la stessa cosa accade agli europeisti. Allo stesso modo si crederanno rappresentati i nazionalisti e gli autonomisti, i meridionalisti ed i padani, i conservatori e i progressisti. Perchè quel programma dice tutto ed il contrario di tutto ed usa come collant, come cortina fumogena gli unici due punti che accomunano tutti coloro che fanno parte delle categorie che ho elencato. Questi due punti sono: Democrazia e trasparenza.                                     L’importante sarà far credere che tutto venga fatto in trasparenza e tutto in nome della democrazia ed il gioco è fatto. Hai tutti in pugno.                                                                         Il sovranista accetterà di far parte di un movimento che non si schiera apertamente per la sovranità monetaria perchè gli avranno fatto credere che per democrazia bisognerà prima consultare il popolo (non importa se non si può fare, se è assolutamente controproducente o se avrebbe tempi proibitivi) l’importante è aver trovato il modo di imbrigliare il sovranista e reprimere le sue obiezioni. L’europeista a sua volta andrà tenuto a bada con parole come euro bond, nuova europa, europa dei popoli (non importa che non esiste e non esisterà mai, che è infattibile, che non ci sono le basi ) l’importante e fargli credere che loro andranno li e vogliono cambiare tutto. Non importa se si tratta di scardinare un progetto che è stato architettato e portato avanti per quasi un secolo dalle elite più potenti e strutturate del mondo. Loro devono continuare a nutrire la convinzione che l’Europa si possa cambiare, che i trattati si possano riscrivere e che non servirà per forza andare via ma basterà sottrarre tutto ai potenti del mondo e metterlo nelle mani di boy scout a cinquestelle in quella che loro vogliono rinominare Europa dei popoli.                             Perchè non dirlo chiaramente che siamo europeisti si domandano una parte dei pentastellati. La risposta è la medesima data precedentemente: “Non si può dire. Bisogna prima aspettare il responso del popolo ( lo stesso di prima, quello infattibile, quello che non avverrà mai, quello controproducente, quello dai tempi proibitivi) ed ecco che anche gli europeisti rimangono imbrigliati e silenziati.

L’esaltazione della democrazia è lo scudo che ripara tutti. Stessa cosa per la trasparenza. Perchè il pentastellato che viene da un trascorso ideologico di destra dovrebbe accettare l’abolizione del reato di immigrazione clandestina ? perchè gli diranno che è stata una scelta trasparente, che è stato votato. Ma votato da chi ? dai 60 milioni di italiani che potrebbero subire gli effetti dell’immigrazione selvaggia ? No forse da 6000 attivisti o poco più ma non importa, questo è marginale perchè non ci si può opporre alla trasparenza. Hanno votato.

E quando votarono per far si che avvenisse il confronto tra Renzi e Grillo e quel confronto invece fu reso nullo dal leader pentastellato ci si poteva opporre ? Certo che ci si può opporre ma con chi si è opposto è stata poi usata la democrazia e la trasparenza e con un voto li hanno sbattuti via. Ma è corretto ? certo che lo è. Anzi è democratico e trasparente. Ma torniamo alle cose concrete.                                                                                                   Questi ragazzi dovranno andare in Europa per cambiare un qualcosa che è stato messo su da menti criminali ma di veri e propri geni della truffa, intelligenze eccelse, strateghi internazionali, esperti di geopolitica, economisti, giuristi, costituzionalisti, diplomatici che hanno accettato di lavorare più o meno consapevolmente al servizio del male. Come si può riuscire a disarmarli ? Come bisogna addestrarsi per entrare in guerra con questo sistema ? Ci vorrà senza dubbio un esercito di intelligenze eccelse, di strateghi internazionali, di esperti di geopolitica, di economisti, di giuristi, di costituzionalisti, disposti a lavorare sul fronte opposto a favore del bene.                                                                       Ed invece i leader Cinquestelle come pensano di sconfiggerlo questo sistema ? chi manderanno in trincea ? con che requisiti sceglieranno i loro generali ? Nessuno.                      Puoi essere chiunque, una massaia, un animatore, un cantante, basta che sei iscritto al Movimento almeno dal 31/12/2012 e che hai accettato di scannerizzare il tuo viso e la tua identità su un computer. Ma com’è possibile ? Certo che è possibile perchè nel Movimento c’è democrazia e trasparenza. Qualcuno potrebbe pensare che almeno un 30% di candidature dovranno essere di natura puramente tecnica visto l’importanza e la specificità dei temi che andranno ad affrontare i futuri eletti. E invece no. Chi pensa questo vuol dire che non ama la democrazia e non ama la trasparenza. E visto che i Cinquestelle sono democratici e trasparenti, tutti accetteranno che per ottenere una nuova Europa, rescindere i trattati, concordare i vari eurobond, fiscal compact, two pack e trattare con Van Rompuy, Barroso, con la Merkel, con i spietati lobbisti europei, con gli intoccabili della World Trade Organization, della Business Europe, della Round Table Of Industrialists, a scontrarsi con i responsabili dei potentati finanziari ci potranno andare anche la massaia e l’ex imbianchino purchè siano stati scelti in maniera democratica e trasparente.                 Sorge il dubbio che questi potrebbero essere, in alcuni casi, di buona volontà ed onesti ma non esserne capaci. Pazienza vuol dire che prima impareranno, faranno degli errori ma impareranno. Attualmente nel Parlamento italiano a distanza di un anno abbiamo ancora chi dice che si deve informare sull’euro in un periodo in cui mezza Europa già pensa di uscirne ma in compenso abbiamo finalmente persone oneste e pulite e vorrà dire che in Europa l’anno prossimo troveremo qualcuno che si starà ancora informando sugli eurobond. Pazienza. Questa è la democrazia, questa è la trasparenza.                               Sono in atto in queste ore le selezioni dei candidati, quelli che si batteranno per condurci fuori dalla dittatura finanziaria.

Si propongono sul web con un video democratico e trasparente che nel peggiore dei casi sembra un provino del grande fratello, e nel migliore dei casi uno per The apprentice, manca solo la Marcuzzi che li elimina o Briatore che li bacchetta prima di passarli alla fase successiva. Presto le bacheche di tutti saranno invase di appelli di questi guerrieri della jihad europea in cui lanceranno la propria fatwa contro i poteri forti mondialisti e comunque vadano le cose, di tutto si potrà dubitare ma mai del fatto che in Parlamento arriveranno persone per bene, incensurate, di buona volontà ed estranee a qualsiasi logica clientelare.

E questo sapete che vuol dire ? che chiunque muoverà una critica al Movimento sarà immediatamente bollato come uno che è contro le persone per bene, incensurate, di buona volontà ed estranee a qualsiasi logica clientelare. Quindi verrà considerato un venduto, un corrotto, un infiltrato, un massone.                                                                          Vi rendete conto della genialità di chi è riuscito a concepire e strutturare tutto questo.          Vi rendete conto che gli interessi di pochi sono ancora una volta intoccabili con la sola differenza che se prima provare a smascherali voleva dire avere il supporto del popolo oggi hanno creato un meccanismo talmente invisibile e sofisticato che se provi a mettere in guardia il popolo sarà il popolo stesso a combatterti perchè le masse hanno occhi per vedere solo le prime file e mai quello che c’è dietro. E in prima fila questa volta c’è gente come noi. Come loro. Provare a far cadere la maschera vuol dire toccare a mani scoperte un filo dell’alta tensione.                                                                                                            Chi poteva riuscire a concepire qualcosa del genere ? un politico ? No. Uno stratega ? neanche. Solo un geniale esperto di marketing. Solo uno che sa alla perfezione quello che la gente vuole vedere in questo momento, quello che la gente vuole sentire in questo momento. Da chi vuole sentirselo dire e come vuole sentirselo dire.                                     Solo uno che conosce alla perfezione queste tecniche e riesce a mettere insieme le persone giuste e i personaggi che incarnano queste istanze, può convincerli che si stanno battendo per la giusta causa come fanno gli estremisti islamici con i loro kamikaze.                    Ci vuole qualcuno che sappia mettere su una struttura che funzioni come quelle delle più sofisticate massonerie, dove ad ogni livello corrispondono persone e obiettivi ma nessuno è realmente a conoscenza degli obiettivi di chi è sopra di loro. Il gioco è fatto. Tutto quello che si dovrà continuare a fare per il successo dell’operazione è fare sentire il popolo realmente rappresentato. E il popolo si sente rappresentato semplicemente se in Parlamento ci trova persone per bene e oneste e questa è una cosa che nei Cinquestelle è sempre accaduta ed accadrà sempre. Se poi li vedono anche prendersi qualche pugno in Parlamento per difendere un loro diritto o fare una ramanzina pubblica al Presidente di turno tanto meglio. I consensi continueranno a salire.

E i poteri forti in tutto questo ? Ai poteri forti interessa solo che i loro esponenti che secondo le previsioni e le promesse sarebbero dovuti andare tutti a casa si ritrovino invece tutti al Governo (mai i vecchi partiti avrebbero immaginato, se non ci fosse stato l’avvento dei cinquestelle di trovarsi tutti insieme così compatti, concordi e blindati al Governo.)            Ai poteri forti interessa riuscire ad imporre indisturbati i propri burattini alla Presidenza del Consiglio (ci sono riusciti altre due volte). A loro interessa riuscire ad avere ancora un Presidente della Repubblica che risponda ai loro diktat (anche al costo di riconfermare quello uscente come hanno fatto). A loro interessa che tutti i trattati europei vengano firmati, che tutti i vincoli vengano rispettati e che le banche vengano ricapitalizzate con i soldi dei cittadini. Una volta che sono riusciti ad ottenere questo ( e ci sono riusciti) lasciano correre se qualcuno gli fa le ramanzine in Parlamento, se qualcuno si batte per evitare la modifica di un articolo di una Costituzione ormai tutta completamente esautorata. Tutto fa gioco, tutto è funzionale ai loro reali interessi. Se la gente si sente rappresentata in parlamento non scenderà nelle piazze. Se i propri rappresentanti rinunceranno anche ai loro rimborsi, li devolveranno alle aziende e si adopereranno per smascherare il politico ladro e quello che nell’aereo di stato porta con se anche il fidanzato allora non solo si sentiranno rappresentati ma si sentiranno giustamente fieri e orgogliosi dei loro rappresentanti. Tutto perfetto. Tutto secondo i piani.                                                               Ora tocca all’Europa. ma li il bottino è ancora più ghiotto. Il periodo è di estrema emergenza, la gente rischia di scoprire la truffa europea, il gioco rischia di saltare e l’Italia potrebbe avere un ruolo chiave per fare implodere l’euro sistema.                                       Dalla Francia stanno arrivando guerrieri guidati da una signora sanguigna che fa di cognome Le Pen eppure i francesi hanno avuto abbastanza da questa Europa, dall’Olanda stanno arrivando gli uomini di un folle di nome Wilders eppure anche l’Olanda ha avuto abbastanza da questa Europa, dall’Inghilterra stanno arrivando i guerrieri del mitico Farage eppure l’Inghilterra ha avuto tanto dall’Europa rifiutando anche l’euro.                                                                       Quelli che davvero dovrebbero stare incazzati e disposti a tutto in questa guerra siamo proprio noi italiani ma mentre gli altri si sono attrezzati, addestrati ed armati fino ai denti noi stiamo partendo solo con la tenda da campeggio e le divise da boy scout tutto però all’insegna della democrazia e della trasparenza.                                                                         Ma non dimentichiamoci che i parlamentari pentastellati sono tutti onesti, dal primo all’ultimo e questa volta potrebbero avere le idee chiare e rendersi conto, una volta arrivati in Europa, che quello che vogliono i leader non è proprio quello che vogliono loro e la  base del Movimento in cui credono fermamente.                                                                         A quel punto, se decidessero di non rendersi complici e di non andare avanti sulla linea imposta dovrebbero però essere disposti a pagare la modica cifra di 250.000 euro.                 Tutto calcolato. Tutto previsto.                                                                                                    Lo so sembra assurdo ma chi ha detto mai che il Movimento Cinquestelle è un movimento democratico e trasparente ?

Geniali. Tanto di cappello. Hanno vinto ancora.

Io comunque voto Antonio, l’ho conosciuto l’estate scorsa in un villaggio di Ostuni, ho appena visto il suo video-messaggio ed ho riconosciuto il cappello di paglia. Era quello che sapeva sempre la sigla a memoria. Mi fido di lui. #vinciamonoi

Francesco Amodeo

La truffa del Fiscal Compact e l’inganno tedesco. (in pillole)

fiscal_ammazza

Dopo il dibattito che ho sollevato sull’argomento motivando la necessità dell’immediato sforamento dei vincoli e di una richiesta di risarcimento alla Germania proponendo una manifestazione dimostrativa davanti la sede dell’ambasciata tedesca di Roma, vi propongo un condensato in pillole dei miei ultimi 3 articoli.

l fiscal compact prevede:

L’obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio (inserito in Costituzione) a partire dall’iniziale vincolo del 3% sul rapporto deficit/pil. La soglia del 60% nel rapporto fra debito pubblico e PIL .

Questo vincolerà il nostro Paese alla riduzione del debito pubblico per una cifra di 45 miliardi di euro l’anno per vent’anni.

E’strettamente dipendente dal fiscal compact per il conseguimento degli obiettivi finanziari da esso imposti  anche la vera ghigliottina per i comuni, causa principale della perdita di servizi erogati alla cittadinanza con un calo di quasi il 40% di investimenti da parte degli enti locali, il conseguente degrado di comuni, strade, scuole, nonché la causa di migliaia di licenziamenti, mancati pagamenti e chiusura di attività. Si chiama Patto di stabilità interno.

Come si legge nella relazione dell’UPI (Unione Province Italiane) sul caso della regione Marche dal titolo: Gli effetti depressivi del Patto di Stabilità sulle attività produttive: 600 milioni di euro di investimenti bloccati.

http://upimarche.it/rassegna_stampa/comunicato%20stampa%20Fabio%20Lo%20Savio.pdf

“I meccanismi del patto di stabilità interno bloccano i pagamenti alle imprese e le manutenzioni dei beni pubblici e di fatto ci rende i peggiori committenti per le aziende. Sono 600 milioni di euro gli investimenti tenuti fermi nella sola Regione Marche.

Non abbiamo potuto pagare lavori di emergenza che lo Stato ci ha chiesto di fare e diventiamo inattendibili. Solo modificando alcune regole vessatorie che riguardano il patto di stabilità probabilmente saremo in grado di pagare le imprese e commissionare qualche lavoro nuovo facendo fronte a qualche intervento di prevenzione per scongiurare danni ben più importanti. Si tratta di somme dovute alle imprese che in mancanza dei vincoli del patto si tradurrebbero in pagamenti nell’arco di pochi giorni.

I meccanismi del patto rendono inutilizzabile l’avanzo di amministrazione per finanziare investimenti in quanto l’operazione non determina riscossioni. Al momento attuale le priorità degli enti sarebbero date da manutenzioni straordinarie (riferite per esempio a strade e messa a norma di scuole) ma per effetto dei vincoli del patto gli avanzi di amministrazione sono destinati all’estinzione anticipata dei mutui.

Tutto ciò avviene a causa dell’obbligo di mantenere con precisione maniacale il vincolo del  3% del rapporto deficit/pil. (Una misura straordinaria fu addirittura applicata l’anno scorso a danno degli enti locali quando l’Italia era al 3,1% e ci fu richiesto dall’Europa di rientrare subito di quel (0,1%) che consisteva in 1 miliardo e mezzo circa di tagli immediati).

Ma il vincolo che inchioda i paesi europei all’austerity, che blocca la spesa sociale, che non permette agli stati e ai comuni di poter spendere a deficit neanche nelle emergenze, il vincolo che ha causato l’aumento dell’iva, che ha impedito allo stato di pagare le aziende creditrici con la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro del dilagare dei suicidi tra gli imprenditori, è stato deciso quasi 35 anni fa in meno di un’ora senza basi teoriche da un funzionario ai tempi non ancora trentenne del governo francese di Francois Mitterand per dei loro interessi interni.

( http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-01-29/parla-inventore-formula-3percento-deficitpil-parametro-deciso-meno-un-ora-102114.shtml?uuid=ABJHQ0s )

L’Italia è attualmente tra gli unici paesi europei a rispettare questo vincolo. La Francia nel 2012 quando a noi fu richiesto di rientrare con ogni mezzo era comodamente ferma al 4,7 – mentre l’Italia aveva già due punti di meno – ed è ancora ferma ben al di sopra del 4%.

Il Portogallo nel 2012 era fermo al 5% per poi scendere di mezzo punto. Per non parlare della Spagna che nel 2012 era al 7% o dell’Irlanda al 8,3%.

Perchè non tutti lo rispettano? La Commissione Europea (entità che non rappresenta i cittadini europei) ha raccomandato al Consiglio Europeo (altra entità non investita da legittimità popolare)di prorogare i termini per la correzione del disavanzo eccessivo per sei paesi (Spagna, Francia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia) escludendo senza motivo l’Italia da tale beneficio.

A chi va concessa la proroga ? Uno Stato membro può ottenere una proroga del termine per correggere un disavanzo eccessivo, senza che si passi alla fase successiva della procedura per i disavanzi eccessivi, purché: [[ si sia verificato un evento economico sfavorevole con importanti conseguenze negative per lo Stato membro soggetto a procedura per i disavanzi eccessivi, che gli impedisce di rispettare il termine per la correzione del disavanzo eccessivo ]]                 

Perché per l’Italia fu invece attuata nel 2009 la procedura per disavanzi eccessivi ? Un paese che ha un tasso di disoccupazione pari al 12,9 per cento (la più alta da 35 anni) con la disoccupazione giovanile (15-24 anni) che ha raggiunto il 42,24 per cento per un totale di 3.293.000 di senza lavoro costretti a vivere ai margini della società. Con i dati che mostrano che da gennaio a dicembre del 2013 in Italia hanno chiuso 72.367 imprese del commercio. Con una produzione industriale ai minimi storici per non parlare del dato più macabro che ha registrato nel 2013 il picco di suicidi di imprenditori a causa della crisi con la media di uno ogni due giorni e mezzo portando complessivamente a 149 le persone che si sono tolte la vita per motivazioni economiche spesso legate all’insolvenza dello Stato.

Possibile che un paese colpito dalla crisi in questo modo non possa essere considerato un paese con [[ eventi economici sfavorevoli che gli impediscono di rispettare il termine per la correzione del disavanzo eccessivo. ]]  Sono stati i nostri Governanti a non richiedere tale procedura o ci è stata negata ?

Nell’uno o nell’altro caso quali sono le ragioni che giustificherebbero una tale negligenza e quali sono le responsabilità di chi ha negato ossigeno al malato terminale ?  La possibilità o meno di una proroga spesso di vitale importanza viene scelta in maniera del tutto arbitraria. Ma da chi ? e chi si può opporre a questa scelta ?

Ci sono altri paesi oltre la Francia che sforano indisturbati ? Dal 2000 al 2005 (badate bene), prima dello scoppio della crisi del 2007 la spesa pubblica tedesca è aumentata di circa 120 miliardi di euro una cifra che fu allocata per circa 2/3 (90 miliardi di euro complessivi) in sussidi alle imprese e in politiche attive per il mercato del lavoro.

In pratica la Germania che per 4 anni di seguito sforò la regola del 3% nel rapporto deficit/pil  aveva finanziato a deficit le proprie imprese in aperta violazione del Trattato di Maastricht spendendo soldi pubblici per rendersi competitiva con le scorrette riforme Hartz – che quindi vanno inquadrate come il classico aiuto di stato vietato dai trattati – che porteranno ad un abbattimento del costo del lavoro tedesco, a colpi di precarietà con la flexicurity e i mini job, che determinarono un declino dei salari nominali e reali tedeschi che scesero fra il 2003 e il 2009 di circa il 6%.

Una svalutazione reale finanziata con sussidi diretti e indiretti al sistema produttivo tedesco. Queste azioni di vero e proprio dumping sociale avviate in Germania furono decise unilateralmente, senza consultare “i fratelli europei” violando palesemente l’articolo 119 del Trattato di Funzionamento dell’UE (TFUE).

Ma non è tutto: l’articolo 107 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea stabilisce che [[ sono incompatibili con il mercato interno, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza]].

Una banca pubblica tedesca invece creata nel dopoguerra dagli alleati per gestire i fondi del piano Marshall è diventata oggi il più importante strumento di politica industriale del paese ed una delle più grandi e potenti banche del mondo la Kreditanstalt fuer Wiederaufbau, (KfW) cioè Istituto di credito per la ricostruzione.

La KfW ha da decenni il ruolo di motore e finanziatore dello sviluppo, ossia quel ruolo che proprio Berlino e gran parte dell’Eurozona non vogliono attribuire alla Banca Centrale Europea. A trarne vantaggio è il solo sistema tedesco. Il rating di questa banca è ottimo, pari a quello dei Bund tedeschi, per cui alla KfW si approvvigiona a tassi bassissimi. Negli ultimi anni ha realizzato in media emissioni per circa 80 miliardi di euro come riportato in un articolo di Repubblica del 11 Febbraio 2013.

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2013/02/11/news/kfw_cos_funziona_il_motore_della_germania-52371618/

Operazioni e spesso salvataggi di banche e aziende che in altri Paesi figurerebbero nei conti statali incidendo nel rapporto debito/pil e che invece restano al di fuori del bilancio federale e non figurano nel debito pubblico tedesco che altrimenti sfiorerebbe il 100% nel rapporto deficit/Pil.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/23/germania-solo-berlino-puo-truccare-conti-eurozona-terra-di-disuguaglianza/718024/

Dal secondo trimestre del 2007 ossia quando è ufficialmente scoppiata la crisi, l’Italia è stato il paese che ha visto crescere meno di tutti, nell’area euro, il debito pubblico nominale (quello che comprende anche il tasso di inflazione) con un incremento del 27%. Nello stesso periodo il debito pubblico della Germania dove non viene conteggiata l’ingente quota della KfW è aumentato del (+34%).

Questo nonostante negli stessi anni la Germania abbia pagato tassi sul debito molto più bassi rispetto al nostro paese (da qui lo spread). La Francia nel frattempo ha visto crescere lo stock di debito del 57%, anch’esso vicinissimo ai 2 mila miliardi di euro. Ha mantenuto un elevato e continuo sforamento del vincolo del 3% senza subire una procedura d’infrazione.

( http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-12-03/il-debito-pubblico-e-peccato-originale-italia-dati-dicono-che-cresce-meno-tutti-paesi-euro-mentre-pil–110537.shtml?uuid=ABDnIYh )

La Germania che intima agli altri paesi di rispettare i parametri europei ha mantenuto un ampio surplus di conto corrente durante tutta la crisi finanziaria dell’area dell’euro, eccedendo la soglia [del 6%] ogni anno a partire dal 2007 ignorando ogni raccomandazione a ridurlo e a stimolare lo sviluppo della domanda interna per contribuire a portare gli altri paesi fuori dalla crisi. Approfittando in maniera scorretta del regime di cambi fissi della moneta unica che ha evitato che proprio il tasso di cambio  riflettesse il suo ampio surplus considerato un freno per la ripresa dei paesi dell’Eurozona che infatti fronteggiano un corrispondente deficit commerciale.

La Germania si è battuta con un ricorso per fare in modo che i paesi in crisi dell’area euro non potessero ricevere neanche gli aiuti dalla Banca Centrale Europea provando a bloccare il piano degli Omt ossia l’acquisto straordinario da parte della BCE di titoli di stato dei paesi in difficoltà definendola un’operazione che va oltre il mandato di politica monetaria della Banca centrale europea.

Il piano di dominio della Germania con la complicità della nostra classe politica trova evidenza nel fatto che i maggiori acquirenti di aziende italiane, indebolite dalla recessione e dal credit crunch sono proprio le imprese tedesche, che al contrario di quelle tricolori nuotano nella liquidità per le ragioni che abbiamo ampiamente spiegato. Come ha riportato il Financial Times, “sono ben 23 le Pmi italiane passate in mani tedesche nel 2013, dopo le 20 acquisizioni registrate nel 2012. E quasi sempre si tratta di gioiellini con conseguente perdita di posti di lavoro in Italia e l’addio definitivo a pezzi strategici della struttura industriale italiana. Con pesanti conseguenze, nel lungo termine, per il nostro Paese”.

( http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-02-02/ecco-perche-germania-sta-facendo-incetta-migliori-pmi-italiane-a-prezzi-saldo-161240.shtml?uuid=ABaILzt )

La Bundesbank tra l’altro elude il divieto di acquisto di titoli di Stato sul mercato primario.

ll famoso giurista di fama internazionale Giuseppe Guarino, già Ministro delle Finanze e dell’Industria definisce il Fiscal compact e quindi il pareggio di bilancio incostituzionale ed illegittimo secondo gli stessi Trattati europei e lo fa documentando le motivazioni in un saggio di 76 pagine zeppe di riferimenti legislativi e rimandi giurisprudenziali evidenziando la necessità di far cadere con effetto immediato questo vincolo esigendo il rispetto del proprio diritto alla corretta ed integrale applicazione del Trattato, cioè dell’art. 104 C TUE, oggi 126 TFUE”.

ll fiscal compact è stato firmato da un Presidente del Consiglio di un governo tecnico non eletto dai cittadini ma espressione dei vertici delle più spietate lobby finanziarie (Bilderberg, Trilaterale, Goldman Sachs, Brugel)

E’urgente, legittimo e necessario richiedere di:

1) Sospendere da subito i vincoli del fiscal compact invitando il Governo italiano a spendere a deficit oltre il limite del 3% fino al raggiungimento della soglia media del rapporto deficit/pil dei paesi europei (oltre il 4%) in modo da avere liquidità immediatamente disponibile per uscire dall’emergenza in attesa di rendere possibile la rescissione di tali trattati e l’uscita dalla moneta unica.

2) Sospendere il patto di stabilità interno agli enti locali invitandoli a spendere da subito per la popolazione i fondi bloccati a causa dei vincoli del patto stesso.

3) Istituire una banca nazionale per finanziare imprese e sviluppo nel modello della Kfw.

Francesco Amodeo

 

Denunciamo il Governo tedesco e chiediamo l’annullamento del Fiscal Compact. Ecco come fare per salvare il paese.

denunciati

In questi mesi si parla tanto del fiscal compact e dei famosi parametri che stanno mettendo o che metteranno in ginocchio il nostro paese condannandolo all’austerity ed a uno stato di crisi permanente. Mi riferisco al vincolo del 3% su rapporto defici/pil, al pareggio di bilancio introdotto in costituzione e alla necessità per i paesi con un rapporto debito/pil superiore al 60% di ridurre entro un ventennio l’eccedenza. Nel caso dell’Italia con un debito pubblico al 130% è stato già calcolato che questo vincolo potrà essere raggiunto nei tempi imposti solo con una media di 40 miliardi di euro di tagli o tasse ogni anno per vent’anni.

Ma c’è un patto strettamente collegato al fiscal compact in quanto mirato proprio a contenere lo stock di debito e di spesa pubblica  per rientrare in quei parametri, che è una vera ghigliottina per i comuni ed è la causa principale della crisi delle aziende che lavorano con la pubblica amministrazione, della perdita di servizi erogati alla cittadinanza e del degrado di comuni, strade, scuole, nonché la causa di migliaia di licenziamenti, mancati pagamenti e chiusura di attività . Si chiama il patto di stabilità interno.

Sul sito della Camera leggiamo che: “ le regole del patto di stabilità interno sono funzionali al conseguimento degli obiettivi finanziari fissati per le regioni e gli enti locali quale concorso al raggiungimento dei più generali obiettivi di finanza pubblica assunti dal nostro paese in sede europea con l’adesione al patto europeo di stabilità e crescita (poi divenuto fiscal compact)”

http://leg16.camera.it/522?tema=104&Patto+di+stabilit%C3%A0+interno

Questi nuovi obiettivi finanziari hanno imposto alle autonomie territoriali a partire dal 2012 un ulteriore inasprimento dei vincoli per concorrere alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica dato che come riportato nel trattato “ a partire dal 2011 il risparmio richiesto alle regioni deve essere tale da coprire il taglio di risorse effettuato nell’ambito delle manovre finanziarie di risanamento dei conti pubblici.” Questo ha causato un calo di quasi il 40% di investimenti da parte degli enti locali dato che “ il mancato raggiungimento degli obiettivi posti dal patto di stabilità interno comporta l’applicazione di una serie di misure sanzionatorie come il divieto di ricorrere all’indebitamento per finanziare gli investimenti.”

Come si legge nella relazione dell’UPI (Unione Province Italiane) sul caso Marche dal titolo: Gli effetti depressivi del Patto di Stabilità sulle attività produttive: 600 milioni di euro di investimenti bloccati.

http://upimarche.it/rassegna_stampa/comunicato%20stampa%20Fabio%20Lo%20Savio.pdf

I meccanismi del patto di stabilità interno bloccano i pagamenti alle imprese e le manutenzioni dei beni pubblici e di fatto ci rende i peggiori committenti per le aziende. Sono 600 milioni di euro gli investimenti tenuti fermi nella sola Regione Marche. Non abbiamo potuto pagare lavori di emergenza che lo Stato ci ha chiesto di fare e diventiamo inattendibili. Solo modificando alcune regole vessatorie che riguardano il patto di stabilità probabilmente saremo in grado di pagare le imprese e commissionare qualche lavoro nuovo facendo fronte a qualche intervento di prevenzione per scongiurare danni ben più importanti”.

Ma dall’UPI fanno anche sapere che:

“La violazione del patto di stabilità come atto di forza per evitare il fallimento di alcune aziende del territorio è una via comunque non praticabile perché significherebbe avere penalizzazioni, non avere più trasferimenti per la quota eccedente e non poter effettuare nessuna nuova assunzione per quanto gli organici siano già ridotti all’osso. Il patto di stabilità interno pone alla spesa degli enti locali un sistema di vincoli che si aggiunge agli equilibri di bilancio definiti dal testo unico secondo cui le entrate accertate devono essere maggiori o uguali alle spese impegnate e le entrate correnti devono essere pari o uguali alle spese correnti più le quote capitale delle rate dei mutui.”

Ciò significa che se un’Amministrazione deve pagare una fattura relativa ad un lavoro finanziato con un mutuo  è obbligata a riscuotere, nello stesso esercizio un’entrata in conto capitale di pari importo. Ciò si traduce in un forte rallentamento dei pagamenti  alle imprese e in una pesante riduzione delle manutenzioni di competenza di Comuni e Province.

Si tratta di somme dovute alle imprese che in mancanza dei vincoli del patto si tradurrebbero in pagamenti nell’arco di pochi giorni.

L’impossibilità di effettuare i pagamenti determina di fatto un rallentamento nell’esecuzione dei lavori anche se regolarmente finanziati ed appaltati.  I meccanismi del patto rendono inutilizzabile l’avanzo di amministrazione per finanziare investimenti in quanto l’operazione non determina riscossioni.

Al momento attuale le priorità degli enti sarebbero date da manutenzioni straordinarie (riferite per esempio a strade e messa a norma di scuole) ma per effetto dei vincoli del patto gli avanzi di amministrazione sono destinati all’estinzione anticipata dei mutui.

Conclusioni:

I vincoli del patto di stabilità tengono ferma una massa di investimenti pari a:

per gli Enti Locali delle Marche 598.132.159

per gli Enti Locali della provincia di Ancona 180.847.835

Questo delle Marche è solo un esempio e  forse tra i meno tragici rispetto alla situazione riscontrata in diverse altre regioni a dimostrazione che nonostante i soldi ci siano, si lascia che le aziende falliscano, che i comuni dichiarino il dissesto e che gli imprenditori continuino a suicidarsi non vedendo soluzione.

Per rendere ancora più chiari i disagi provocati alle amministrazioni locali da quando è entrato in vigore questo patto europeo e per mettere in evidenza le assurdità e le anomalie del suo perverso funzionamento ho allegato un video intervista a diversi sindaci di alcuni piccoli comuni che raccontano concretamente gli effetti devastanti del patto di stabilità interno sulla vita delle amministrazioni pubbliche locali.

https://www.youtube.com/watch?v=b96A66X_4Uc

A questo punto, tenendo conto che tutto ciò avviene a causa dell’obbligo di mantenere con precisione maniacale il vincolo del  3% del rapporto deficit/pil. (Una misura straordinaria fu addirittura applicata l’anno scorso a danno degli enti locali quando l’Italia era al 3,1% e ci fu richiesto dall’Europa di rientrare subito di quel (0,1%) che consisteva in 1 miliardo e mezzo circa di tagli immediati)

Tenendo conto che:

Il vincolo che inchioda i paesi europei all’austerity, che blocca la spesa sociale, che non permette agli stati e ai comuni di poter spendere a deficit neanche nelle emergenze, il vincolo che ha causato l’aumento dell’iva, che ha impedito allo stato di pagare le aziende creditrici causando così la chiusura di centinaia di imprese colpevoli di aver generato crediti con la pubblica amministrazione e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro e il dilagare dei sucidi tra gli imprenditori, è stato deciso quasi 35 anni fa in meno di un’ora senza basi teoriche da un funzionario ai tempi non ancora trentenne del governo francese di Francois Mitterand per dei loro interessi interni.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-01-29/parla-inventore-formula-3percento-deficitpil-parametro-deciso-meno-un-ora-102114.shtml?uuid=ABJHQ0s )

Tenendo conto che:

La Commissione Europea (entità che non rappresenta i cittadini europei) ha raccomandato al Consiglio Europeo (altra entità non investita da legittimità popolare)di prorogare i termini per la correzione del disavanzo eccessivo per sei paesi (Spagna, Francia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovenia) escludendo senza motivo l’Italia da tale beneficio.

http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-13-463_it.htm

Tenendo conto che:

l’Italia è attualmente tra gli unici paesi europei a rispettare questo vincolo. La Francia nel 2012 era comodamente ferma al 4,7 – mentre l’Italia aveva già due punti di meno – ed è ancora ferma ben al di sopra del 4%. Il Portogallo nel 2012 era fermo al 5% per poi scendere di mezzo punto. Per non parlare della Spagna che nel 2012 era al 7% o dell’Irlanda al 8,3%.

http://www.soldionline.it/infografiche/infografica-il-fiscal-monitor-dell-fmi

Tenendo conto che:

Il famoso giurista di fama internazionale Giuseppe Guarino, professore emerito di Diritto amministrativo alla Sapienza di Roma e già Ministro delle Finanze e dell’Industria definisce il Fiscal compact e quindi il pareggio di bilancio incostituzionale ed illegittimo secondo gli stessi Trattati europei e lo fa documentando le motivazioni in un saggio di 76 pagine zeppe di riferimenti legislativi e rimandi giurisprudenziali evidenziando la necessità di far cadere con effetto immediato questo vincolo esigendo il rispetto del proprio diritto alla corretta ed integrale applicazione del Trattato, cioè dell’art. 104 C TUE, oggi 126 TFUE”.

Tenendo conto che:

Il fiscal compact è stato firmato da un presidente del Consiglio di un governo tecnico non eletto dai cittadini ma espressione dei vertici delle più spietate lobby finanziarie (Bilderberg, Trilaterale, Goldman Sachs, Brugel)

Tenendo conto che:

Nel primo decennio dell’euro (1999-2008) il debito pubblico tedesco è aumentato (dal 61% al 67% del Pil), al contrario di quello di molti Pigs, Italia compresa (il cui debito nello stesso periodo scendeva dal 113% al 106% del Pil) questo perché dal 2000 al 2005 (badate bene), prima dello scoppio della crisi del 2007 la spesa pubblica tedesca è aumentata di circa 120 miliardi di euro una cifra che fu allocata per circa 2/3 (90 miliardi di euro complessivi) in sussidi alle imprese e in politiche attive per il mercato del lavoro. Le spese per l’istruzione invece aumentarono di soli 8 miliardi e quelle per l’edilizia popolare di 3. In pratica la Germania che per 4 anni di seguito sforò la regola del 3% nel rapporto deficit/pil  aveva finanziato a deficit le proprie imprese in aperta violazione del Trattato di Maastricht spendendo soldi pubblici per rendersi competitiva con le scorrette riforme Hartz – che quindi vanno inquadrate come il classico aiuto di stato vietato dai trattati – che porteranno ad un abbattimento del costo del lavoro tedesco, a colpi di precarietà con la flexicurity e i mini job, che determinarono un declino dei salari nominali e reali tedeschi che scesero fra il 2003 e il 2009 di circa il 6%. Una svalutazione reale finanziata con sussidi diretti e indiretti al sistema produttivo tedesco. Queste azioni di vero e proprio dumping sociale avviate in Germania furono decise unilateralmente, senza consultare “i fratelli europei” violando palesemente l’articolo 119 del Trattato di Funzionamento dell’UE (TFUE).

Tenendo conto che:

Una banca pubblica tedesca creata nel dopoguerra dagli alleati per gestire i fondi del piano Marshall è diventata oggi il più importante strumento di politica industriale del paese ed una delle più grandi e potenti banche del mondo la Kreditanstalt fuer Wiederaufbau, (KfW) cioè Istituto di credito per la ricostruzione.

La KfW ha da decenni il ruolo di motore e finanziatore dello sviluppo, ossia quel ruolo che i falchi di Berlino e di tutta l’Eurozona non vogliono attribuire alla Banca Centrale Europea. A trarne vantaggio è il solo sistema tedesco. Il rating di questa banca è ottimo, pari a quello dei Bund tedeschi, per cui alla KfW non è difficile approvvigionarsi a tassi bassissimi quasi esclusivamente sui mercati mondiali dove negli ultimi anni ha realizzato in media emissioni per circa 80 miliardi di euro come riportato in un articolo di Repubblica del 11 Febbraio 2013.

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2013/02/11/news/kfw_cos_funziona_il_motore_della_germania-52371618/

La KfW appartiene per l’80% alla Repubblica federale e al 20% ai Lander (ossia i 16 stati federati della Germania, sempre soggetti pubblici) e svolge molti compiti di finanziamento del settore pubblico non solo finanziando le piccole-medie imprese, ma rendendosi artefice di salvataggi di aziende e banche come nel caso della Ikb collassata a causa dei mutui subprime. Salvataggi che ad altri Paesi non sarebbero stati permessi ma che Berlino continua a far passare come interventi non pubblici, a dispetto della proprietà al 100% pubblica dell’istituto e sostenendo dei costi che restano al di fuori del perimetro del bilancio federale e che quindi non figurano nel debito pubblico tedesco.

Compiti e operazioni che, invece, in altri Paesi figurerebbero nei conti statali incidendo nel rapporto debito/pil in maniera considerevole infatti, conteggiando le spese di questa che può essere definita la Cassa depositi e prestiti tedesca, la Germania sfiorerebbe il 100% nel rapporto deficit/Pil come ha fatto notare l’economista Alberto Bagnai su “il Fatto” quotidiano dove ha spiegato che “questa operazione è consentita dai criteri contabili Esa95, che escludono dal computo del debito pubblico quello delle società pubbliche che coprono i propri costi per oltre il 50% con ricavi di mercato. La KfW rientra in questo criterio, ma ciò non toglie che se qualcosa le andasse storto, sarebbe il governo federale a garantire le sue obbligazioni, esattamente come gli altri Bund.”

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/23/germania-solo-berlino-puo-truccare-conti-eurozona-terra-di-disuguaglianza/718024/ )

Tenendo conto che:

dal secondo trimestre del 2007 ossia quando è ufficialmente scoppiata la crisi dei subprime e delle banche che negli anni successivi hanno chiesto aiuto agli Stati facendo quindi incrementare il debito pubblico che nell’Eurozona è passato dal 60 all’80% l’Italia è stato il paese che ha visto crescere meno di tutti, nell’area euro, il debito pubblico nominale (quello che comprende anche il tasso di inflazione).

Se a metà 2007 era a 1.628 miliardi, a metà  2013 era a quota 2.076 miliardi. Si tratta di un incremento del 27%. Nello stesso periodo il debito pubblico della Germania dove, come abbiamo visto, non viene conteggiata l’ingente quota della KfW è comunque passato da 1.597 miliardi a 2.146 miliardi (+34%). Questo nonostante negli stessi anni la Germania abbia generato un’inflazione inferiore di cinque punti rispetto all’Italia e abbia pagato tassi sul debito molto più bassi rispetto al nostro paese (da qui lo spread). E la Francia? Nel frattempo ha visto crescere lo stock di debito del 57%, anch’esso vicinissimo ai 2 mila miliardi di euro. Ha mantenuto un elevato e continuo sforamento del vincolo del 3% senza subire una procedura d’infrazione.

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-12-03/il-debito-pubblico-e-peccato-originale-italia-dati-dicono-che-cresce-meno-tutti-paesi-euro-mentre-pil–110537.shtml?uuid=ABDnIYh )

Tenendo conto che:

proprio la Germania che intima agli altri paesi di rispettare i parametri europei ha mantenuto un ampio surplus di conto corrente durante tutta la crisi finanziaria dell’area dell’euro, eccedendo la soglia [del 6%] ogni anno a partire dal 2007. Addirittura nel 2012 il surplus nominale di conto corrente della Germania era maggiore di quello della Cina ignorando ogni raccomandazione a ridurlo e a stimolare lo sviluppo della domanda interna per contribuire a portare gli altri paesi fuori dalla crisi. Inaccettabile è che la critica a tale operato sia arrivata dal governo degli Usa e da ambienti di ricerca e non dalla Commissione Europea sempre pronta a bacchettare il nostro paese dimostrando palesemente come queste procedure seguano una ingiustificata logica asimmetrica e totalmente arbitraria.

Tenendo conto che:

la Germania non ha fatto altro che sfruttare a danno di altri paesi gli enormi vantaggi avuti dalla moneta unica, una moneta troppo forte per i paesi come l’Italia che hanno quindi perso competitività nei confronti della Germania che invece ha giovato anche del regime di cambi fissi evitando che proprio il tasso di cambio  riflettesse il suo ampio surplus considerato un freno per la ripresa dei paesi dell’Eurozona che infatti fronteggiano un corrispondente deficit commerciale.

Tenendo conto che:

la Germania si è battuta per fare in modo che i paesi in crisi dell’area euro non potessero ricevere neanche gli aiuti dalla Banca Centrale provando a bloccare con un ricorso il piano degli Omt ossia l’acquisto straordinario da parte della BCE di titoli di stato dei paesi in difficoltà definendola un’operazione che va oltre il mandato di politica monetaria della Banca centrale europea.

Tenendo conto del

palese piano di dominio della Germania con la complicità della nostra classe politica che trova evidenza nel fato che i maggiori acquirenti di aziende italiane, indebolite dalla recessione e dal credit crunch sono proprio le imprese tedesche, che al contrario di quelle tricolori nuotano nella liquidità per le ragioni che abbiamo ampiamente spiegato.

Come ha riportato il Financial Times, “sono ben 23 le Pmi italiane passate in mani tedesche nel 2013, dopo le 20 acquisizioni registrate nel 2012. E quasi sempre si tratta di gioiellini con conseguente perdita di posti di lavoro in Italia e l’addio definitivo a pezzi strategici della struttura industriale italiana. Con pesanti conseguenze, nel lungo termine, per il nostro Paese”.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-02-02/ecco-perche-germania-sta-facendo-incetta-migliori-pmi-italiane-a-prezzi-saldo-161240.shtml?uuid=ABaILzt )

Tenendo conto che:

La Bundesbank elude il divieto di acquisto di titoli di Stato sul mercato primario.

http://www.economiaepolitica.it/index.php/primo-piano/leccezione-tedesca-nel-collocamento-dei-titoli-di-stato/#.UzMMJPl5Oao

Chiediamo nell’immediato:

1)    di denunciare il Governo tedesco nella persona della cancelliera Angela Merkel per le violazioni sopra citate.

2)    sospendere da subito i vincoli del fiscal compact invitando il Governo italiano a spendere a deficit oltre il limite del 3% fino al raggiungimento della soglia media del rapporto deficit/pil dei paesi europei (oltre il 4%) in modo da avere liquidità immediatamente disponibile per uscire dall’emergenza in attesa di rendere possibile la rescissione di tali trattati e l’uscita dalla moneta unica.

3)    Sospendere il patto di stabilità interno agli enti locali invitandoli a spendere da subito per la popolazione i fondi bloccati a causa dei vincoli del patto stesso.

Promuoveremo a tale scopo una manifestazione di sindaci e cittadini fuori alle sedi diplomatiche tedesche.

Invitiamo giuristi ed esperti di diritto internazionale a formalizzare tale denuncia.

Invitiamo i cittadini ad aderire e a farsi carico attivamente di coinvolgere i propri rappresentanti locali.

 Francesco Amodeo

Per info: Comitato Italiano Popolo Sovrano

http://www.popolosovrano.eu; cipopolosovrano@libero.it; 320.095.27.62

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecco come la Germania ha truccato i suoi conti e messo in ginocchio il nostro paese.

Quarter Final Germany vs Greece

Noi italiani siamo considerati Piigs e costretti a continue mortificazioni davanti all’integerrima Germania che ci richiede misure di austerity vestendosi di finto moralismo e di autoreferenzialità.                                                                                                           Che la Germania giocasse sporco lo avevamo già intuito quando l’ex Ministro delle finanze greco Nicos Christodoulakis denunciò a suo tempo che il Governo tedesco non aveva incluso gli ospedali nel settore pubblico falsando quindi i suoi conti dell’entrata nell’euro.   Il lupo perde il pelo ma non il vizio ed infatti la Germania continuerà a falsare i suoi conti da quel momento in poi.

L’articolo 107 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea stabilisce che [[ sono incompatibili con il mercato interno, nella misura in cui incidano sugli scambi tra Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza“. In pratica uno stato non può finanziare a deficit le sue imprese.]] Lo sa bene l’Italia che ha visto le proprie imprese perdere competitività nelle esportazioni registrando il più alto tasso di fallimento delle stesse. Eppure le eccezioni stabilite dal comma 3 dello stesso articolo 107 prevedono l’erogazione di aiuti di Stato nei casi in cui occorra favorire lo sviluppo economico di regioni il cui tenore di vita è anormalmente basso (in Italia ne abbiamo a iosa anche in quello che era il ricco nord) oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione (disoccupazione in italia record pari al 12,9% con quella giovanile al 42,24%) o si debba porre rimedio ad un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro (quella attuale è considerata la più grave crisi economica che ha investito l’italia dal dopoguerra ad oggi). In pratica proprio le eccezioni previste dal comma 3 permetterebbero oggi agli Stati in crisi d’intervenire per cercare di frenare gli effetti del disastro. Ma allora perchè non fanno appello a questo intervento ? Perchè è stato reso loro impossibile dato che ogni paese per richiederlo deve rispettare obbligatoriamente i parametri del fiscal compact. In pratica usando un gioco di parole potremmo dire che per accedere agli interventi destinati ai paesi in crisi è obbligatorio che il paese non stia in crisi.

Ma siamo sicuri che tutti i paesi dell’Unione Europea abbiano rispettato le regole imposte dai Trattati ? Analizziamo insieme alcuni dati: La crescita economica tedesca fra il 2000 e il 2003 era stata nulla mentre la disoccupazione cresceva. Nel primo decennio dell’euro (1999-2008) il debito pubblico tedesco è aumentato (dal 61% al 67% del Pil), al contrario di quello di molti Pigs, Italia compresa (il cui debito nello stesso periodo scendeva dal 113% al 106% del Pil) questo perché dal 2000 al 2005 (badate bene), prima dello scoppio della crisi del 2007 la spesa pubblica tedesca è aumentata di circa 120 miliardi di euro una cifra che fu allocata per circa 2/3 (90 miliardi di euro complessivi) in sussidi alle imprese e in politiche attive per il mercato del lavoro. Le spese per l’istruzione invece aumentarono di soli 8 miliardi e quelle per l’edilizia popolare di 3. In pratica la Germania che per 4 anni di seguito sforò la regola del 3% nel rapporto deficit/pil stava finanziando a deficit le proprie imprese in aperta violazione del Trattato di Maastricht spendendo soldi pubblici per rendersi competitiva con le scorrette riforme Hartz – che quindi vanno inquadrate come il classico aiuto di stato vietato dai trattati – che porteranno ad un abbattimento del costo del lavoro tedesco, a colpi di precarietà con la flexicurity e i mini job, che determinarono un declino dei salari nominali e reali tedeschi che scesero fra il 2003 e il 2009 di circa il 6%. Una svalutazione reale finanziata con sussidi diretti e indiretti al sistema produttivo tedesco. Queste azioni di vero e proprio dumping sociale avviate in Germania furono decise unilateralmente, senza consultare “i fratelli europei” violando palesemente l’articolo 119 del Trattato di Funzionamento dell’UE (TFUE).

Ma la Germania non ha mai smesso di finanziare le sue imprese in violazione dei trattati europei infatti in pochi sanno – dato che i media e i politici tendono a glissare su questo argomento – che la banca pubblica creata nel dopoguerra dagli alleati per gestire i fondi del piano Marshall è diventata oggi il più importante strumento di politica industriale del paese ed una delle più grandi e potenti banche del mondo la Kreditanstalt fuer Wiederaufbau, (KfW) cioè Istituto di credito per la ricostruzione.

La KfW ha da decenni il ruolo di motore e finanziatore dello sviluppo, ossia quel ruolo che i falchi di Berlino e di tutta l’Eurozona non vogliono attribuire alla Banca Centrale Europea. A trarne vantaggio è il solo sistema tedesco. Il rating di questa banca è ottimo, pari a quello dei Bund tedeschi, per cui alla KfW non è difficile approvvigionarsi a tassi bassissimi quasi esclusivamente sui mercati mondiali dove negli ultimi anni ha realizzato in media emissioni per circa 80 miliardi di euro come riportato da un articolo di Repubblica del 11 Febbraio 2013.

( http://www.repubblica.it/economia/affari-e finanza/2013/02/11/news/kfw_cos_funziona_il_motore_della_germania-52371618/ )

La KfW appartiene per l’80% alla Repubblica federale e al 20% ai Lander (ossia i 16 stati federati della Germania, sempre soggetti pubblici) e svolge molti compiti di finanziamento del settore pubblico non solo finanziando le piccole-medie imprese, ma rendendosi artefice di salvataggi di aziende e banche come nel caso della Ikb collassata a causa dei mutui subprime. Salvataggi che ad altri Paesi non sarebbero stati permessi ma che Berlino continua a far passare come interventi non pubblici, a dispetto della proprietà al 100% pubblica dell’istituto e sostenendo dei costi che restano al di fuori del perimetro del bilancio federale e che quindi non figurano nel debito pubblico tedesco.

Compiti e operazioni che, invece, in altri Paesi figurerebbero nei conti statali incidendo nel rapporto debito/pil in maniera considerevole infatti, conteggiando le spese di questa che può essere definita la Cassa depositi e prestiti tedesca, la Germania sfiorerebbe il 100% nel rapporto deficit/Pil come ha fatto notare l’economista Alberto Bagnai su “il Fatto” quotidiano dove ha spiegato che “questa operazione è consentita dai criteri contabili Esa95, che escludono dal computo del debito pubblico quello delle società pubbliche che coprono i propri costi per oltre il 50% con ricavi di mercato. La KfW rientra in questo criterio, ma ciò non toglie che se qualcosa le andasse storto, sarebbe il governo federale a garantire le sue obbligazioni, esattamente come gli altri Bund.”

( http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/23/germania-solo-berlino-puo-truccare-conti-eurozona-terra-di-disuguaglianza/718024/ )

In pratica anche se i tedeschi hanno trovato il modo per aggirare le norme resta il fatto che si tratta di operazioni estremamente scorrette e di vere e proprie falsificazioni dei conti.

Alla luce di queste nuove realtà cambia completamente l’immagine dell’Italia definito un paese spendaccione che vive al di sopra delle proprie possibilità nei confronti della Germania definita invece oculata e sempre attenta alla propria spesa per tenere i conti in ordine infatti se andiamo a vedere qualche grafico ufficiale ci rendiamo conto che dal secondo trimestre del 2007 ossia quando è ufficialmente scoppiata la crisi dei subprime e delle banche che negli anni successivi hanno chiesto aiuto agli Stati facendo quindi incrementare il debito pubblico che nell’Eurozona è passato dal 60 all’80% l’Italia è stato il paese che ha visto crescere meno di tutti, nell’area euro, il debito pubblico nominale (quello che comprende anche il tasso di inflazione). Se a metà 2007 era a 1.628 miliardi, a metà  2013 era a quota 2.076 miliardi. Si tratta di un incremento del 27%. Nello stesso periodo il debito pubblico della Germania dove, come abbiamo visto, non viene conteggiata l’ingente quota della KfW è comunque passato da 1.597 miliardi a 2.146 miliardi (+34%). Questo nonostante negli stessi anni la Germania abbia generato un’inflazione inferiore di cinque punti rispetto all’Italia e abbia pagato tassi sul debito molto più bassi rispetto al nostro paese (da qui lo spread). E la Francia? Nel frattempo ha visto crescere lo stock di debito del 57%, anch’esso vicinissimo ai 2mila miliardi di euro. Tutti dati riportati in un articolo del Sole 24.

( http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-12-03/il-debito-pubblico-e-peccato-originale-italia-dati-dicono-che-cresce-meno-tutti-paesi-euro-mentre-pil–110537.shtml?uuid=ABDnIYh

Incrociando questi dati emerge che le nuove misure del Governo dovrebbero soprattutto cercare di risollevare il Pil piuttosto che concentrarsi unicamente sulla riduzione del debito. Eppure in italia quando si parla del rapporto debito/pil tutta l’attenzione viene incentrata sul debito come se fosse quella la chiave di volta ignorando invece che se il debito sarà ridotto ma il Pil continuerà  a perdere colpi il parametro debito/Pil continuerà a peggiorare, in un preoccupante circolo vizioso. 

Ma perchè il nostro pil e le nostre esportazioni non crescono ?

Ancor una volta il ruolo scorretto della Germania ha le sue responsabilità.

Proprio i tedeschi che obbligano gli altri paesi a rispettare i parametri europei hanno mantenuto un ampio surplus di conto corrente durante tutta la crisi finanziaria dell’area dell’euro, eccedendo la soglia [del 6%] ogni anno a partire dal 2007. Addirittura nel 2012 il surplus nominale di conto corrente della Germania era maggiore di quello della Cina ignorando ogni raccomandazione a ridurlo e a stimolare lo sviluppo della domanda interna per contribuire a portare gli altri paesi fuori dalla crisi.

La cosa straordinaria è che la critica a tale operato sia arrivata dal governo degli Usa e da ambienti di ricerca e non dalla Commissione Europea sempre pronta a bacchettare il nostro paese dimostrando palesemente come queste procedure seguano una ingiustificata logica asimmetrica e totalmente arbitraria.

Ovviamente in questo caso la Germania non ha fatto altro che sfruttare a danno di altri paesi gli enormi vantaggi avuti dalla moneta unica, una moneta troppo forte per i paesi come l’Italia che hanno quindi perso competitività nei confronti della Germania che invece ha giovato anche del regime di cambi fissi evitando che proprio il tasso di cambio  riflettesse il suo ampio surplus considerato un freno per la ripresa dei paesi dell’Eurozona che infatti fronteggiano un corrispondente deficit commerciale.

Come se non bastasse la Germania si è battuta per fare in modo che questi paesi non potessero ricevere neanche gli aiuti dalla banca centrale facendo ricorso per bloccare il piano degli Omt ossia l’acquisto straordinario da parte della BCE di titoli di stato dei paesi in difficoltà che secondo i tedeschi è un piano va oltre il mandato di politica monetaria della Banca centrale europea.

La corte costituzionale tedesca ha fatto però un passo indietro in questo senso quando la Germania codardamente si è resa conto che senza aiuti a questi paesi sarebbe saltato l’euro ed ha quindi deciso di demandare la Corte Europea di giustizia sull’interpretazione del piano Omt della Bce per lasciare in pratica che fosse l’Europa a giudicare se stessa. Questo la dice lunga su quanto la Germania tema la distruzione dell’euro e quanto sarebbe disposta ad ogni tipo di concessione qualora i nostri governanti riuscissero davvero a dimostrare con fermezza la volontà di uscire dalla moneta unica.

Ma quello che fa ancora più rabbia e che rende palese il piano di dominio della Germania con la complicità della nostra classe politica è che i maggiori acquirenti di aziende italiane, indebolite dalla recessione e dal credit crunch sono proprio le imprese tedesche, che al contrario di quelle tricolori nuotano nella liquidità per le ragioni che abbiamo ampiamente spiegato.

Come ha riportato il Financial Times, “sono ben 23 le Pmi italiane passate in mani tedesche nel 2013, dopo le 20 acquisizioni registrate nel 2012. E quasi sempre si tratta di gioiellini con conseguente perdita di posti di lavoro in Italia e l’addio definitivo a pezzi strategici della struttura industriale italiana. Con pesanti conseguenze, nel lungo termine, per il nostro Paese”.

( http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-02-02/ecco-perche-germania-sta-facendo-incetta-migliori-pmi-italiane-a-prezzi-saldo-161240.shtml?uuid=ABaILzt )

Non entro nel merito della Bundesbank che elude il divieto di acquisto di titoli di Stato sul mercato primario perchè ci sono economisti autorevoli che si sono occupati dell’argomento che risulta molto complesso ma credo che abbiamo abbastanza materiale per poter formalizzare alla Germania e all’Europa una ingente richiesta di risarcimento e l’uscita immediata dai vincoli europei.

Francesco Amodeo